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Dopo la pandemia il futuro delle città è smart

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I dati raccolti dall’Organizzazione delle Nazioni Unite (Onu), che sottolineano come entro i prossimi trent’anni due terzi della popolazione mondiale risiederà in aree urbane, fanno comprendere come il bisogno di rendere le città sempre più innovative e confortevoli appaia piuttosto impellente. Le città europee devono infatti evolversi, trasformarsi, in modo tale da soddisfare nel migliore dei modi i bisogni dei propri abitanti: devono, in poche parole, diventare sempre più “smart”.

Cosa sono le smart cities?

La Commissione europea definisce le smart cities come luoghi dove le reti e i servizi tradizionali sono resi più efficienti grazie all’uso delle tecnologie digitali e delle telecomunicazioni, migliorando la qualità della vita degli abitanti e i risultati delle attività economiche. I requisiti fondamentali per far sì che una città sia considerata smart fanno riferimento agli ambiti più disparati. Prima di tutto sono necessari il coinvolgimento e la cooperazione dei cittadini, nell’ottica di una profonda sinergia tra questi e l’autorità pubblica, la quale deve operare con politiche mirate e trasparenti. Un altro dei punti chiave è quello della mobilità, con il traffico che va gestito in modo intelligente, la disponibilità di mezzi pubblici che non deve mai venire meno e gli spostamenti dei cittadini che devono essere rapidi e agevoli, oltre che sostenibili. Proprio con riferimento all’aspetto dei trasporti, ad esempio, Anne Hidalgo, sindaco di Parigi, ha proposto un piano per rendere la capitale francese una “città di un quarto d’ora”: l’idea è quella di fare in modo che ciascun cittadino abbia a disposizione tutto ciò di cui necessita a meno di 15 minuti dalla propria abitazione. Un altro dei principali aspetti delle smart cities è l’attenzione al clima e all’ambiente, con riguardo alla riduzione delle emissioni e all’utilizzo di fonti di energia rinnovabili. Le iniziative in favore dell’ambiente sono volte al miglioramento della qualità della vita dei cittadini (altro pilastro su cui le città intelligenti si fondano), così come lo sono la riduzione del degrado urbano, la creazione di infrastrutture moderne e l’implementazione di servizi sempre più innovativi. Come riportato sopra, l’auspicio è che si assista a un progresso anche dal punto di vista economico: vanno quindi messe a punto le più moderne strategie, ad esempio in termini di sfruttamento dei dati raccolti grazie all’Internet of Things (IoT) al fine di ottenere profitti, in modo da migliorare le prestazioni delle imprese locali ed attrarne anche di nuove. 

Ma quali sono i costi di progetti così all’avanguardia? Secondo un report di Frost & Sullivan, nel 2025 gli investimenti a livello globale in tecnologie per le smart cities raggiungeranno i 327 miliardi di dollari, generando un mercato di 2,46 trilioni di dollari. Va considerato, però, che una città intelligente ben funzionante ripaga gli investimenti fatti, sia dal punto di vista della qualità della vita che da quello economico.

Smart cities oggi: a che punto siamo?

Secondo lo IESE Cities in Motion Index (CIMI), la città più smart d’Europa è Londra, seguita da Parigi e dalle capitali scandinave Reykjavík e Copenhagen. Se invece guardiamo soltanto al nostro Paese, Milano è ben salda al primo posto, anche se la distanza dalle inseguitrici, Firenze e Bologna su tutte, si sta riducendo sempre di più.

Da diversi anni si stanno mettendo a punto moltissime innovazioni volte a rendere le città europee più funzionali e sostenibili e queste riguardano diversi campi. Nell’ambito dell’illuminazione urbana, per esempio, i lampioni ora sono intelligenti: questi dialogano tra loro e con altri oggetti smart, e ospitano sensori in grado di svolgere anche altri servizi, che vanno dalla videosorveglianza al controllo delle vibrazioni negli edifici storici per la prevenzione di terremoti, dal monitoraggio del traffico alla raccolta di informazioni per le previsioni meteo. Ma i lampioni non sono gli unici dispositivi in grado di raccogliere informazioni di questo tipo: il sistema di sensori e rilevatori cittadini è via via più complesso e, grazie all’IoT, sta diventando sempre più funzionale e in grado di rispondere ai bisogni dei cittadini, che possono spaziare dalle informazioni preventive sul traffico fino al monitoraggio della qualità dell’acqua potabile pubblica. Anche la tecnologia aerospaziale sta prendendo sempre più piede e attualmente è già importantissima per la costruzione delle smart cities, grazie alla fornitura di dati geospaziali che garantisce e al contributo nell’analisi e l’applicazione di questi (ad esempio, nella realizzazione di una strada, queste tecnologie forniscono modelli accurati di rilevamento topografico che portano ad una progettazione efficace). Infine, per l’integrazione di tutti i dispositivi intelligenti sarà fondamentale il 5G: la più moderna tecnologia di rete mobile, in grado, nella pratica, di raggiungere una velocità di 1,4 Gbps con una latenza inferiore ai 10 millisecondi, sta completando proprio ora il suo sviluppo e già oggi è presente nelle principali metropoli d’Europa.

La rivoluzione “green” delle città smart

Tra le principali mire delle smart cities vi sono la sostenibilità e l’autosufficienza energetica: ciò significa molto se si considera il sentiero, verso una futura neutralità climatica, tracciato dal Green Deal europeo, piano a medio-lungo termine proposto dalla Commissione europea. Uno dei principali obiettivi del piano riguarda la costruzione edilizia, settore in cui ad oggi vengono impiegate molte risorse non rinnovabili. La sfida è quella di realizzare edifici dalla massima sostenibilità, e negli ultimi anni ci si è mossi sempre di più lungo questa linea, con esempi quali il Bosco verticale di Milano – in grado di assorbire fino a 30 tonnellate di CO2 l’anno – oppure The Edge di Amsterdam, definito “l’ufficio più sostenibile del mondo” grazie anche alla sua capacità di autoprodurre elettricità sfruttando una facciata composta da pannelli solari pressoché invisibili.

Si stanno poi compiendo passi significativi anche per quanto concerne la mobilità urbana a basse emissioni: qui l’obiettivo è ambizioso, si parla di decarbonizzazione dei trasporti entro i prossimi 20 anni. Per conseguirlo, è già in atto la progressiva elettrificazione dei mezzi pubblici, oltre che la delimitazione di vaste zone a emissioni limitate, il sorgere di sempre più servizi di vehicle sharing e gli incentivi ai cittadini per far sì che essi utilizzino, quando possibile, la micromobilità (elettrica e non). 

Infine è da considerare il fondamentale obiettivo di impiegare energia rinnovabile per l’autosufficienza delle metropoli europee. Si tratta di un tema molto caro alla Commissione, che si sta impegnando con numerose politiche in questo senso, come ad esempio l’energy union strategy del 2015 (che mira ad un’integrazione a livello europeo in termini di sicurezza energetica, mercato dell’energia, efficienza energetica, sforzo per la decarbonizzazione e ricerca), o lo Smart Cities Information System (SCIS), una piattaforma europea di scambio di dati, informazioni e risultati di esperienze pratiche, con lo scopo di creare città sempre più smart, in un ambiente climate-friendly ed energeticamente efficiente.

Il futuro delle smart cities dopo la pandemia

A seguito del cambiamento delle abitudini della popolazione imposto dalla pandemia, è molto probabile che si verifichi un’accelerazione verso le città intelligenti: già durante i mesi più critici del 2020, infatti, si è assistito a un boom di alcuni servizi tipici dell’area urbana del futuro, su tutti delivery, servizi di tracciamento (fondamentali per il monitoraggio a livello sanitario), smart working ed e-learning. I limiti alla capienza dei mezzi di trasporto pubblici hanno fatto sì che i cittadini ricorressero più del solito alla micromobilità, ed è proprio il crescente utilizzo di questo tipo di mezzi a sollecitare il realizzo di infrastrutture adeguate, ad esempio le piste ciclabili; di cambiamenti di tale portata, inoltre, beneficerebbe immediatamente anche l’ambiente.

Il Covid, però, ha messo anche in evidenza come in diversi ambiti, nonostante tutto il progresso già verificatosi, ci siano ancora ampi margini di miglioramento. È il caso della sanità, ad esempio, che deve essere resa ancora più efficiente, aumentando il numero di posti letto a disposizione (soprattutto in terapia intensiva) e implementando le reti di distribuzione di farmaci e dispositivi di protezione, oltre che il servizio di medicina di base; un ulteriore apporto potrà arrivare poi dalla medicina personalizzata, che consentirà di ottimizzare ulteriormente le cure, concepite a livello del singolo paziente. Anche per quanto riguarda le infrastrutture digitali va compiuto un importante passo in avanti: senza un’ampia copertura delle reti a banda larga, sia fisse che mobili, ad esempio, non si hanno le basi per concepire una smart city. Ma ciò di cui si sente ancora la mancanza, in Italia più che nel resto del continente, è la smart governance. Prima di tutto c’è bisogno di investire in modo adeguato i fondi che l’Ue erogherà per promuovere la ripartenza. I servizi pubblici poi, al pari di una parte di quelli privati, devono essere digitalizzati il più possibile, in modo da evitare lunghe code agli sportelli. Va molto sollecitato, infine, l’impegno digitale da parte dei cittadini, in modo che essi collaborino con l’amministrazione per rendere più efficaci procedure quali ad esempio i tracciamenti in ambito sanitario.

Vittorio Fiaschini
Nato a Perugia quasi 20 anni fa, studio economia e finanza alla Bocconi. Amante di sport, cinema e storia, la mia passione numero uno è però la politica. Fanatico della Prima Repubblica, rischio spesso di venire alle mani con chi pensa che Andreotti sia solo un meme.

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