fbpx

IMPARZIALI, COSTRUTTIVI, ACCESSIBILI

Home Regionali 2020 Tutti i risultati delle elezioni regionali

Tutti i risultati delle elezioni regionali

Tempo di lettura stimato: 7 min.

-

Veneto

Il governatore leghista si aggiudica il terzo mandato con un risultato plebiscitario che conferma l’apprezzamento della leadership di Zaia in Veneto. La partita era già vinta in partenza e i risultati hanno confermato quanto previsto dai sondaggi degli ultimi mesi.Il candidato del centrosinistra Arturo Lorenzoni è riuscito a raccogliere solamente 1/5 dei voti ottenuti dal centrodestra. Per il padovano, la campagna elettorale non è stata facile: oltre alla difficoltà di gareggiare in una regione ormai da 25 anni in mano alla destra, nelle ultime settimane ha dovuto condurre la campagna elettorale da casa, essendo risultato positivo al Covid. Se il risultato regionale era scontato, il dato più atteso era legato alla ripartizione dei voti all’interno della coalizione di centro-destra. Infatti, si può dire che la vera “sfida” sia stata tra la Lista Zaia e la Lista Salvini. La differenza enorme tra le due liste (quasi 30%), indica come l’elettorato veneto preferisca la visione del Presidente uscente, più vicina alla pensiero leghista originario: attaccamento al territorio e lotta per l’autonomia. Le mire espansionistiche del Segretario della Lega Matteo Salvini hanno portato i loro frutti a livello nazionale, ma potrebbero aver deluso l’elettorato natio. Infine, il Movimento 5 stelle non è riuscito ad ottenere alcun seggio e si ritrova senza rappresentanti. È stato molto deludente anche il risultato di Italia Viva, che non è riuscita a superare il punto percentuale.

Toscana

Per forse la prima volta nella sua storia la Toscana è parsa contendibile, ma infine non ha cambiato bandiera. Il distacco tra le due formazioni è stato più largo di quanto predicato dai sondaggisti. Per il centrosinistra hanno pagato una campagna elettorale iniziata in anticipo rispetto agli avversari e la forte presenza sul territorio (186 sindaci, su un territorio di 273 comuni complessivi, hanno sottoscritto il Patto di San Gimignano in sostegno di Giani). Ha inoltre saputo cavalcare la buona gestione della crisi sanitaria da parte delle strutture pubbliche, contrapposta più volte al modello lombardo plasmato dal centrodestra. La garanzia di continuità nelle politiche amministrative nella regione, che ad oggi non presenta gravi problematiche strutturali, ha poi avuto un ruolo nel persuadere una parte dei cittadini a non tentare la sorte, cambiando la guida politica della regione in un momento storico ancora molto delicato. Sull’altro fronte il centrodestra non ha certamente perso in senso assoluto. Il 40% conferma comunque una base elettorale solida. Sul finale della corsa ha forse sofferto, come fu in Emilia, la poca preparazione istituzionale della Ceccardi, la sua assenza dal territorio (dal 2019 ha abbandonato il municipio di Cascina per l’Europarlamento) e l’ombra di Salvini, il quale in campagna elettorale ha la tendenza ad oscurare i propri candidati.

Puglia

Risultato forse inaspettato in Puglia, dove Michele Emiliano ribalta le previsioni dei sondaggi ed un futuro che, poche settimane prima del voto, sembrava quanto mai incerto. Sono infine 8 i punti percentuale tra lui e Fitto, un distacco consistente, frutto, secondo Fitto, della maggiore visibilità di cui hanno goduto i governatori di regione in questi mesi. Non solo, nell’analisi della sconfitta c’è spazio per l’autocritica. Il partito di Giorgia Meloni si è confermato, a sorpresa, primo partito nella coalizione di centrodestra col 12,6%, contro il 9,5% della Lega. Sull’altro fronte sorride Michele Emiliano, che ammette di aver sentito vicina la sconfitta e nel ringraziare gli elettori include tutto quel popolo 5stelle che lo ha votato grazie alla possibilità del voto disgiunto. Ciò denota quanto i temi sui quali si era reso attaccabile negli scorsi anni, come la sanità o la xylella, e che avevano fatto temere per un’abdicazione non abbiano retto di fronte alla percepita necessità, non solo degli elettori Pd, di continuare col progetto che guida la regione da quindici anni. Per i 5 stelle la candidata Antonella Laricchia arriva all’11%, mentre Ivan Scalfarotto, candidato di Italia Viva e sostenuto da Azione, si ferma all’1,6%, sotto la soglia di sbarramento nonostante la campagna aggressiva contro Emiliano che hanno condotto Renzi, Calenda e la Bellanova negli scorsi mesi.

Campania

Nel terzo confronto elettorale con l’ex Presidente della Regione Stefano Caldoro, il governatore uscente Vincenzo De Luca non ha tradito i sondaggi, superando anzi le aspettative, e garantendo il controllo del centrosinistra sulla regione. De Luca, con il 69,48% dei voti, ha infatti ottenuto più del triplo delle preferenze riservate al candidato del centrodestra (18,06%). La pandemia ha giocato un ruolo fondamentale nelle elezioni regionali e ciò è confermato dalla rielezione di tutti i governatori uscenti. In particolare, il neo-governatore campano è stato infatti una delle figure più carismatiche durante il lockdown e la gestione dell’epidemia è stata un punto cardine della campagna. La sfida più interessante era tuttavia quella tra De Luca e il Partito democratico. Il candidato di centro sinistra non si è infatti mai identificato come il candidato del Pd, ma ha considerato quest’ultimo come una delle liste a suo sostegno. Nonostante il Partito democratico sia stata la lista con più preferenze in Campania, i rapporti di forza risultanti da questa tornata denotano come si vada sempre più verso la centralità della figura di un leader rispetto a quella del partito. In particolare la lista De Luca Presidente ha subito un distacco di soli 3 punti percentuali circa rispetto alla lista del Partito democratico e l’analisi di questo equilibrio sarà fondamentale per le elezioni comunali a Napoli del 2021.

Liguria

Risultato prevedibile in Liguria. Cinque anni fa la vittoria di Toti fu forse una sorpresa, a questo giro la riconferma giunge con un risultato che lascia poco spazio a interpretazioni. È un voto che dice tanto sulla solidità dell’elettorato di centrodestra in Liguria, e della fiducia di cui gode la giunta. Le piccole polemiche nate intorno alla scissione di Toti da Forza Italia, partito che l’ha lanciato nel 2014, e alla sua candidatura per queste elezioni con la Lega non hanno scalfito minimamente la credibilità del governatore uscente. La sua lista è infatti risultata la più votata in senso assoluto, col 22,6% dei consensi, arrivata prima in quasi tutti i comuni della regione. Oltre alla visibilità di cui ha goduto durante la pandemia, un altro fattore decisivo è stata l’inaugurazione del ponte San Giorgio laddove sorgeva il ponte Morandi, impugnata dalla giunta come una dimostrazione d’efficienza e vissuta dalla città di Genova come un obiettivo fortemente richiesto e finalmente raggiunto. Per il centrosinistra non è bastata l’alleanza con i 5stelle, unica in tutto il panorama nazionale, sotto la figura di Ferruccio Sansa. Il circa 40% che le forze di governo hanno ottenuto è una sconfitta che pesa sopratutto ai 5stelle, che perdono due terzi dei voti ottenuti nel 2015, in linea con la crisi in corso a livello nazionale. Per il solo centrosinistra una retromarcia di 5 punti, che però, dato il contesto e il periodo, conferma comunque una base elettorale stabile alla quale fare riferimento.

Marche

Dopo 25 anni le Marche cambiano bandiera, unica regione a questa tornata. A uscire vincitori dalle elezioni sono in due: il governatore eletto Acquaroli, che quasi triplica i voti ottenuti alle elezioni del 2015, e Giorgia Meloni. Fratelli d’Italia compie infatti un exploit non di poco conto, passando dal 6% del 2015 al 18,7%, e affermandosi seconda forza del centrodestra ad un fiato dalla Lega (22,3%) e superando il trend di crescita a livello nazionale. Il ribaltone era nell’aria, complice la sfiducia maturata nei cinque anni trascorsi nei confronti del governatore uscente Ceriscioli in particolare su due temi: la gestione dell’emergenza post terremoto del 2016, percepita come troppo burocratizzata e per questo incapace di reagire prontamente, e la sanità, incolpata di poca efficienza. Giudizio quest’ultimo che non è mutato a seguito della crisi sanitaria e delle difficoltà della giunta marchigiana a gestirla. Questi i motivi che non hanno suggerito la ricandidatura di Ceriscioli, spostando la preferenza su Maurizio Mangialardi. A sinistra c’è però spazio per i rimpianti. Zingaretti in conferenza stampa si lascia scappare che forse, se la compagine di governo si fosse presentata unita, il risultato sarebbe stato diverso, anche se i numeri aggregati non gli danno ragione.

Valle d’Aosta

Il sistema elettorale valdostano si differenzia in maniera sostanziale da quello del resto delle altre regioni italiane. Non viene infatti eletto direttamente il Presidente della Giunta, ma sulla scheda elettorale la preferenza viene attribuita esclusivamente ai consiglieri e al loro partito di riferimento. Il Presidente viene nominato successivamente dal neo-consiglio regionale a maggioranza assoluta. Nonostante non si conosca quindi il prossimo Governatore o Governatrice, questo sistema ha impedito la rielezione della Governatrice uscente, Emily Rini, indicata da Antonio Tajani come futura Presidente della Valle d’Aosta. Per soli venticinque voti infatti, la lista di centrodestra non è riuscita a ottenere i due seggi rimanenti che sono stati spartiti tramite il meccanismo dei resti. La vincitrice di questa tornata elettorale è sicuramente la Lega, che, a fronte del 23,9% delle preferenze otterrà undici seggi nel consiglio regionale, ribaltando i rapporti di forza all’interno della coalizione rispetto alla scorsa legislatura. Staccati di diversi punti si trova l’Union Valdôtaine e il Progetto civico progressista, primo partito di centrosinistra in regione, che con circa il 15% delle preferenze hanno ottenuto sette seggi ciascuno. È importante da segnalare la scomparsa del Movimento 5 stelle dal consiglio regionale. I pentastellati non sono riusciti infatti a superare la soglia di sbarramento, confermando il trend negativo iniziato alle scorse elezioni europee.

Redazione
Orizzonti Politici è un think tank di studenti e giovani professionisti che condividono la passione per la politica e l’economia. Il nostro desiderio è quello di trasmettere le conoscenze apprese sui banchi universitari e in ambito professionale, per contribuire al processo di costruzione dell’opinione pubblica e di policy-making nel nostro Paese.

Commenta

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

3,138FansMi piace
9,225FollowerSegui
1,565FollowerSegui
620FollowerSegui