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Disinformazione alle elezioni europee 2024: come ha cercato di delegittimare la democrazia

Disinformazione elezioni europee 2024

Nuovo appuntamento con gli approfondimenti dedicati a PROMPT (Predictive Research On Misinformation & Propagation Trajectories). L’iniziativa, promossa dall’European Narratives Observatory, impiega l’intelligenza artificiale per individuare e contrastare la diffusione della disinformazione online. In questo contributo si analizzano i risultati del primo report PROMPT sulle elezioni europee del giugno 2024.

Elezioni in un’Europa sotto pressione

Le elezioni del Parlamento Europeo del giugno 2024 si sono svolte in un clima segnato da molteplici e differenti crisi, tra queste figurano la guerra in Ucraina, le difficoltà economiche, la crisi climatica e una crescente tensione sociale. Questi fattori hanno storicamente costituito un terreno fertile per il populismo e la disinformazione e il voto europeo ne ha rappresentato il banco di prova più significativo degli ultimi anni.

Nonostante la criticità del momento, la partecipazione al voto si è mantenuta stabile al 50,74%, confermando il dato positivo del 2019. Il risultato politico, però, ha segnato una chiara virata a destra del Parlamento europeo, con una crescita significativa dei partiti populisti ed euroscettici, dai Patrioti per l’Europa al gruppo Europa delle Nazioni Sovrane.

In questo contesto, la disinformazione che riguarda l’UE è cresciuta significativamente nei mesi precedenti al voto: secondo i dati dell’EDMO Task Force, è passata dal 5% del totale rilevato a gennaio 2024 al 15% nel maggio dello stesso anno. Il report PROMPT analizza in dettaglio come questa ondata si sia sviluppata, su quali piattaforme e attraverso quali strategie retoriche.

Un ecosistema costruito sulla delegittimazione

Il report ha analizzato oltre 1,2 milioni di post sui social media tra gennaio e giugno 2024, su piattaforme come Bluesky, Facebook, TikTok, Instagram, X e YouTube, in otto lingue europee. Di questi, 57.331 corrispondevano a narrazioni di disinformazione. Ciò che emerge è che l’obiettivo principale era quello di delegittimare l’Unione europea.

La narrazione più diffusa, con oltre 5.200 contenuti rilevati, è quella che presenta le elezioni europee come truccate. Seguono, con numeri decisamente inferiori, le narrazioni che presentano l’UE come una minaccia alla sovranità nazionale degli Stati membri (1.161 post) e quelle che denunciano la corruzione e l’illegittimità delle istituzioni europee (546 post).

Accanto a questi filoni principali, il report documenta una serie di narrazioni secondarie ma molto rilevanti: l’UE come fantoccio degli interessi americani, come progetto neocoloniale nei confronti dei Paesi del Sud del mondo, o addirittura come sistema meno efficiente dei regimi autoritari.

Un secondo grande tema riguarda la guerra in Ucraina. Le narrazioni più diffuse mettono in discussione la legittimità del governo di Zelensky, presentato come a capo di una dittatura corrotta in uno “Stato fallito” (577 contenuti), oppure smontano le accuse di crimini di guerra russi come “propaganda occidentale” (473 contenuti). Completano il quadro le narrazioni sulle politiche ambientali, sull’immigrazione e sulle questioni di genere e diritti LGBTQ+, tutte costruite attorno alla stessa idea di fondo: un’Unione europea percepita come distante dai cittadini, ideologicamente compromessa e pericolosa per le identità nazionali.

Le quattro comunità online

Una delle sezioni più interessanti del report riguarda la mappa delle comunità che hanno coordinato la diffusione di queste narrazioni. L’analisi ha identificato quattro reti principali, diverse per provenienza e orientamento ideologico, ma convergenti su temi simili.

La prima, e più numerosa, è una rete di 13 account italiani legati alla Lega, che hanno prodotto quasi mille post. Il loro messaggio era incentrato sulla difesa della sovranità italiana contro le imposizioni di Bruxelles, con attacchi alle politiche del Green Deal, alle norme agricole e all’immigrazione. Ursula von der Leyen viene descritta come responsabile di un vero e proprio “colpo di stato” contro la volontà popolare.

La seconda comunità è composta da 18 account collegati a Blaze Media, il network conservatore americano. Il loro contributo è stato quello di introdurre nel dibattito europeo le teorie cospirative di matrice statunitense: dal “sistema elettorale corrotto” al “grande complotto globalista” di ONU, UE e OMS.

La terza rete, più piccola, è quella attorno al giornale Il Fatto Quotidiano. Pur non condividendo l’ideologia delle prime due, ha contribuito alla creazione di un clima di sfiducia istituzionale attraverso narrazioni sulla corruzione della politica, i conflitti di interesse e il peso economico del sostegno all’Ucraina.

Infine, la quarta e più numerosa comunità è quella dei 38 canali regionali francesi affiliati a BFM TV. Accanto a contenuti neutri come orari di voto e programmi elettorali, circolavano messaggi sulla sicurezza nazionale, l’islamismo e il conflitto in Ucraina, in linea con i temi più divisivi del dibattito politico francese.

Complessivamente, 74 account hanno prodotto oltre 2.000 post coordinati, con messaggi spesso identici pubblicati a distanza di minuti l’uno dall’altro, stessi slogan, stessi hashtag, stesse strutture argomentative.

Le tecniche della persuasione 

Il report non si limita a catalogare i contenuti, ma ne analizza il funzionamento interno. La disinformazione attorno alle elezioni europee non ha operato principalmente attraverso notizie false, ma attraverso un repertorio sofisticato di tecniche persuasive e figure retoriche progettate per erodere la fiducia e amplificare la percezione del pericolo.

Le tecniche più diffuse appartengono alla categoria degli attacchi alla reputazione: il “name calling” (dare etichette denigratorie agli avversari) compare in oltre 4.500 occorrenze. La “guilt by association” (associare persone o idee a fenomeni disdicevoli come il nazismo) in quasi 2.900. Seguono il “casting doubt” (seminare dubbi sulla credibilità di istituzioni o persone, 2.636 occorrenze), gli attacchi a persone precise e le accuse di ipocrisia.

Sul piano retorico, tre gruppi di figure dominano l’analisi. La prima è quella dell’amplificazione e dell’esagerazione che trasforma le critiche politiche in immagini catastrofiche (“l’UE ci porta dritti all’inferno”, “un suicidio puro e semplice”). La seconda è quella del confronto e del contrasto che costruisce opposizioni nette, come il popolo contro le élite. La terza è la ripetizione di messaggi memorabili.

Queste dinamiche si adattano alle specificità linguistiche e culturali di ciascun Paese: i post italiani prediligono le metafore teatrali (ad esempio, le elezioni come “farsa”, i candidati come “burattini”), quelli francesi usano l’antitesi per contrapporre una “verità nascosta” alla versione ufficiale. I post dei Paesi baltici ricorrono all’aneddoto locale come “prova” di una cospirazione più grande, quelli russi impiegano l’iperbole e l’anafora per dipingere l’Europa come caotica e l’istituto russo come stabile e legittimo.

La struttura della rete

L’analisi di rete condotta dal report mostra una struttura gerarchica. Al centro si trovano narrazioni anti-UE (corruzione, illegittimità, minaccia alla sovranità, politiche ambientali come strumento di controllo, immigrazione come invasione) che condividono un elevato numero di account produttori. Queste narrazioni non vengono diffuse in modo isolato: gli stessi account pubblicano su più temi contemporaneamente, creando ridondanza ideologica e rinforzo reciproco.

Attorno a questo nucleo si dispongono le narrazioni geopolitiche sulla guerra in Ucraina e quelle culturali su genere e LGBTQ+

La concentrazione della produzione narrativa è elevatissima: l’1% degli account più attivi genera, infatti, tra il 20% e il 30% di tutti i contenuti nelle principali narrazioni. Il report documenta anche la precisione temporale della campagna di disinformazione. Le narrazioni, infatti, non si sono diffuse in modo uniforme: a partire da inizio maggio 2024 si registra un picco concentrato nei giorni immediatamente precedenti e successivi al voto del 6-9 giugno.

La disinformazione come infrastruttura

Quello che emerge dal report PROMPT non è un sistema caotico di notizie false, ma un’infrastruttura narrativa strutturata. Come ricordano Wardle e Derakhshan, la forza della disinformazione non sta tanto nelle falsità che contiene, quanto nella sua capacità di mobilitare emozioni, sfruttare identità e ripetersi fino a diventare familiarità.

L’81% dei cittadini europei considera la disinformazione e l’interferenza straniera minacce urgenti, in particolare durante le elezioni. Le elezioni del 2024 hanno confermato questa percezione, mostrando come le campagne di disinformazione riescano ad adattarsi ai contesti nazionali mantenendo una coerenza di fondo: stessi temi, stesse strutture argomentative, stesse emozioni.

Il caso delle elezioni europee 2024, come quello moldavo o ucraino analizzati in precedenza, mostra che la tutela della democrazia non può più limitarsi alla dimensione formale del voto. Deve includere la protezione delle informazioni e questo richiede strumenti di analisi, come quelli sviluppati dal progetto PROMPT, capaci di leggere le dinamiche narrative prima che queste riescano a sedimentarsi nell’opinione pubblica.

*Immagine di copertina: [PROMPT project logo via The European Narrative Observatory/PROMPT]
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