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The ageing bomb, l’invecchiamento nell’economia del futuro

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Disse un giorno Anna Magnani, rivolgendosi ai suoi truccatori: “Non togliermi neppure una ruga. Le ho pagate tutte care”. Ebbene, invecchiare costa e non poco. E la popolazione italiana, così come quella mondiale, sta invecchiando pericolosamente. Il nostro indice di dipendenza – il rapporto tra over 65 e individui in età lavorativa (15-64 anni)- oggi al 36,2%, si stima possa arrivare al 43,9% nel 2030, secondo Eurostat. L’invecchiamento e l’economia hanno un rapporto da ripensare. La spesa per pensioni e spesa sanitaria riflettono l’andamento crescente dell’età della popolazione in Italia, e non solo. Che effetto ha, sull’economia di un Paese come l’Italia, l’invecchiamento della popolazione? 

Le cause di una popolazione sempre più anziana

Come riporta l’Istituto superiore di sanità (Iss), l’invecchiamento demografico implica una “redistribuzione demografica senza precedenti”, dove “entro il 2050 la proporzione di anziani tenderà a raddoppiare, passando dall’11% al 22% della popolazione mondiale”. A livello italiano, invece, il dato è molto diverso: 22,7% è la percentuale degli anziani sul totale della popolazione nel 2018. Per trovare un anno in cui la popolazione era all’11%, invece, bisogna risalire al 1974. Parallelamente ad una popolazione sempre più anziana, poi, cambiano anche le patologie prevalenti: oggi le malattie prevalenti sono di carattere cronico, neurodegenerative. Sempre più persone avranno bisogno di cure, e le cure costano. 

Questi fattori vanno uniti ad un sempre più decrescente rapporto tra popolazione attiva – in grado di lavorare – e non attiva – non in grado. Tenderanno quindi ad aumentare anche le relative spese, in quanto gli anziani in questa categorie sono spesso non autosufficienti. Da qui, la necessità di un impiego di spesa ingente, tanto in termini sanitari, quanto in termini pensionistici. Il Fondo monetario internazionale ha definito questo fenomeno “longevity shock“. Da un lato è vero che, in prima istanza, l’aumento della longevità è segno di un crescente miglioramento delle condizioni di vita, oltre che dimostrazione lampante dei progressi della ricerca medica. Tuttavia, va altresì sottolineato come questo progresso vada controbilanciato da interventi di politica economica – e sanitaria – che tutelino tanto il benessere degli anziani, quanto la stabilità dei conti pubblici. 

Invecchiamento e economia sanitaria

L’aumento della spesa sanitaria non è nulla di nuovo. In rapporto al Pil, è cresciuta ininterrottamente dal 1995, per poi stabilizzarsi durante la crisi finanziaria. Una componente demografica ed una componente epidemiologia – aumento delle prevalenze di patologie d’impatto per il sistema – contribuiranno, secondo l’ultimo rapporto Meridiano Sanità, ad intaccare ulteriormente l’andamento della spesa sanitaria in Italia. Il rapporto sottolinea come la spesa sanitaria sia influenzata anche da variabili difficilmente prevedibili, come il progresso scientifico e tecnologico. Variabili che impattano quindi sui costi delle prestazioni sanitarie, sulla fornitura di servizi di investimento e su altri fattori chiave della spesa sanitaria. 

Da un precedente report di Ambrosetti emerge inoltre una previsione in crescita della spesa sanitaria, che “nel 2050 potrà superare i 281 miliardi di euro rispetto ai 112 miliardi spesi nel 2011, con un rapporto spesa/pil pari al 9,7% a fronte dell’attuale 7,1%”.

Spesa pensionistica: il riflesso della popolazione che invecchia

Oltre alla spesa sanitaria, un altro grande componente della spesa pubblica verrà stravolto dall’invecchiamento della popolazione: le pensioni. L’aumento di abitanti over 65 si riflette in un incremento della spesa pensionistica. Dal 1980, per più di 30 anni la spesa pensionistica è cresciuta quasi stabilmente, superando il 16% del Pil nel 2013, anno da cui è leggermente scesa anche a causa degli effetti della crisi. Nel 2018, secondo l’Istat la spesa è salita a 293 miliardi di euro, con un incremento di più di 2 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Nel 2020, questa ha raggiunto un totale pari al 17% del Pil, record assoluto per il nostro Paese.

Le previsioni del Mef

La Ragioneria generale dello Stato ha stilato un’analisi in merito all’effetto dell’inveccchiamento sull’economia delle pensioni. Secondo il Mef questa è destinata a crollare dopo il picco di quest’anno, a causa di principalmente due fattori: insieme agli effetti della crisi, si farà infatti sentire il graduale esaurirsi delle pensioni dei baby boomers ed una ottimistica crescita del nostro Prodotto interno lordo in termini reali (1,1% annuo lungo l’intero arco di tempo oggetto dello studio). Diverse sono invece le opinioni di Fmi e Inps. 

Il primo, infatti, nota come le previsioni fatte dal Mef siano eccessivamente ottimistiche in quanto a occupazione, produttività e trend demografici. Diversamente, considerando queste variabili macroeconomiche maggiormente in linea con i loro andamenti storici, la conclusione del Fondo monetario internazionale è che la spesa pensionistica, dall’attuale 16% del Pil circa, possa arrivare al 20,3% nel 2045. 21%, se la riforma Quota 100 fosse stata permanente. L’Inps, dal canto suo, sostiene che la spesa pensionistica, da qui al 2040 è stimata al 18,4%. E attorno al 2040 la transizione demografica stimata implica che ci saranno quasi 19 milioni di cittadini over 65, che secondo la proiezione Istat sarebbero 5 milioni in più di oggi. Al contempo, la popolazione attiva si sarà ridotta a sua volta di 5 milioni di unità (fino a 33,7 milioni). Le pensioni peseranno di più sul Pil, e il rapporto tra anziani e lavoratori aumenterà.

Cosa aspettarsi nei prossimi anni

Sia la spesa sanitaria che la spesa pensionistica sono destinate ad aumentare nei prossimi anni. La popolazione italiana continua ad invecchiare, ed aumenta sempre di più la presenza di malattie croniche a forte impatto sul sistema sanitario. Le risorse pubbliche saranno quindi più vincolate nel loro uso, riducendo la possibilità di utilizzarle con un maggior grado di discrezionalità. Nel pensare all’economia del futuro, dunque, l’invecchiamento della popolazione giocherà un ruolo che non ci possiamo permettere di ignorare. 

Mattia Moretta
Italiano, prima di tutto. Nato in un posto in riva al mare d’Abruzzo, vivo dal 2000. Studio Economia e Management in Bocconi. In OriPo ho trovato lo strumento migliore per esprimere la mia passione per la politica. Tre punti di riferimento: la libertà, il mare e la musica. P.S. I capelli grigi sono naturali.

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