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Dalla copertura alla velocità: l’Italia e i divari nelle telecomunicazioni

Tempo di lettura stimato: 9 min.

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Dopo aver esaminato le principali tappe della storia recente dell’industria telefonica nel nostro Paese, dalla liberalizzazione nella prima metà degli anni ’90 del secolo scorso fino alla comparsa sul mercato dei cosiddetti operatori “virtuali” di telefonia mobile, rimane ancora un altro aspetto cruciale da analizzare, ossia quello relativo ai divari territoriali che caratterizzano il settore delle telecomunicazioni in Italia

Tale questione risulta particolarmente rilevante, in quanto, in un momento storico come l’attuale, internet e la telefonia rappresentano dei pilastri fondamentali non solo per la comunicazione e la connettività, ma anche per lo sviluppo economico del Paese: avere un’Italia che corre a velocità diverse nell’ambito delle telecomunicazioni significa dunque avere una nazione poco competitiva, oltre che disomogenea anche a livello economico e sociale, con un significativo numero di cittadini che rischia di vedersi tagliato fuori dal progresso tecnologico. Il fenomeno è molto più complesso di quanto possa sembrare in prima battuta e presenta numerose sfaccettature: si va, infatti, dai gap tra aree urbane ed aree rurali a quelli tra nord e sud della Penisola, sino a quelli tra l’Italia e gli altri principali Paesi europei. 

Ma com’è messa l’Italia a livello di infrastrutture digitali? Quali sono i fattori che determinano i divari territoriali in quest’ambito? Quali misure sono state adottate per colmare i gap nei prossimi anni?

Lo status quo delle infrastrutture delle telecomunicazioni in Italia

Nell’analizzare la situazione attuale delle infrastrutture delle telecomunicazioni nel nostro Paese, è necessario innanzitutto un distinguo fra infrastrutture legate alla telefonia mobile e infrastrutture legate alla telefonia fissa.

Con riferimento alla prima categoria, l’Italia dispone di una rete che copre diverse generazioni, dalle frequenze 2G Global System for Mobile Communications (GSM) o 3G Universal Mobile Telecommunications System (UMTS) fino alle più recenti 5G (tuttora in corso di implementazione), passando per la ormai diffusissime 4G, declinate anche in 4G+.
Le mere reti, tuttavia, non sono l’unico tipo di infrastruttura riscontrabile in ambito mobile, in quanto si stanno compiendo notevoli passi in avanti con riferimento all’Internet of Things (IoT) e alle reti di sensori, con applicazioni in ambiti come le Smart Cities, l’industria e l’agricoltura intelligente.

Per quanto concerne invece la telefonia fissa, le infrastrutture che compongono la rete italiana sono basate su cavi in rame (il cui numero è in continuo calo, -20% nel 2022) o, ormai sempre più frequentemente, in fibra ottica (in forte crescita, +31% nel 2022, con un aumento di 800mila linee che porta a 3,5 milioni il numero di accessi totali); la banda larga è disponibile nella stragrande maggioranza del Paese, con velocità che tuttavia, come si vedrà, variano molto a seconda – tra le altre cose – della tecnologia e dell’area geografica. Secondo i dati AGCOM, il numero di linee di rete fissa risulta in leggera decrescita (-1%) per un valore complessivo di quasi 20 milioni di linee (circa 6 milioni in meno rispetto al numero di households).
Per la prima volta dalla loro introduzione, le linee a banda larga risultano, nel 2022, in riduzione (-1%), a causa soprattutto di un aumento delle famiglie con abbonamenti mobile only.

Nel 2022, le spese relative agli investimenti infrastrutturali nelle telecomunicazioni da parte degli operatori italiani sono diminuite del 4% rispetto all’anno precedente, attestandosi a circa 7 miliardi di euro e mantenendo un’incidenza sui ricavi del 26% circa: tale riduzione è da attribuire, tra le altre cause, anche ad un risparmio per far fronte alla spesa relativa all’ultima rata per l’acquisto delle frequenze 5G (circa 4,6 miliardi di euro). Per ridurre i costi per gli operatori e consentire un efficientamento dei processi, un’importante opportunità è rappresentata dalla condivisione delle infrastrutture di rete, una soluzione già adottata da operatori tedeschi e britannici e in corso di sperimentazione anche nel nostro Paese, grazie a partnerships Tim/Vodafone e WindTre/Iliad per gestire congiuntamente le reti nelle aree meno densamente popolate.

I gap infrastrutturali in Italia: Nord/Sud e città/campagna 

Come affermato nel paragrafo precedente, la velocità delle connessioni a banda larga nel nostro Paese è molto variabile e dipende da molti fattori. Quest’ultima rappresenta però soltanto la punta dell’iceberg del vasto insieme di divari territoriali nell’ambito delle infrastrutture delle telecomunicazioni. Analizzando la situazione nel complesso, si notano infatti importanti disparità sia tra nord e sud del Paese che tra aree urbane e rurali: ciò sottolinea la necessità di adottare delle contromisure per ovviare a questo problema.

Quello tra il settentrione ed il meridione della Penisola è sicuramente il gap più sostanziale e persistente, con regioni quali Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna che possono beneficiare di infrastrutture più avanzate e copertura molto più estesa sia per quanto riguarda la rete mobile che per quanto concerne quella fissa: ad esempio, secondo dati AGCOM del 2022, la provincia di Milano può vantare il 99.3% di copertura nell’ambito della banda ultra-larga contro il 43.4% della provincia di Isernia. Tale divario, imputabile a fattori quali la maggiore densità di popolazione, il maggiore sviluppo economico e l’attrattività per gli investimenti privati, fa sì che la fibra ottica sia presente nella stragrande maggioranza delle aree del nord, contrariamente a quanto si può affermare per il sud, dove alcune zone si trovano purtroppo in una condizione di stallo digitale.

Vi è poi il gap urbano-rurale: le città principali, infatti, vantano naturalmente una maggiore disponibilità di servizi ed una copertura particolarmente diffusa, contrariamente alla connettività limitata propria delle comunità rurali, le quali sono spesso ostacolate nell’accesso ad alcuni servizi digitali di primaria importanza. In questo ambito, maggiori criticità sono rintracciabili nelle regioni italiane interne, caratterizzate da una complessità a livello topografico che va a rendere particolarmente costosa la realizzazione di infrastrutture per le telecomunicazioni.

Bisogna tenere conto anche delle intersezioni tra le aree protagoniste dei due tipi di gap sin qui evidenziati: se si mette a confronto la connettività in un’area urbana e ben collegata del nord con quella in un’area nell’entroterra rurale del sud, può sembrare di trovarsi di fronte a due nazioni diverse, oppure alla stessa nazione in due epoche differenti.
Le conseguenze di tali divari sono tangibili e non si limitano agli svantaggi a livello economico, comprendendo anche, ad esempio, una grande difficoltà nell’accesso a servizi online ormai essenziali quali l’istruzione online, la telemedicina ed il lavoro da remoto; ciò rischia di generare importanti ripercussioni a catena in sfere quali quella sociale e quella culturale.

L’Italia alla rincorsa degli altri Paesi europei: i divari nelle telecomunicazioni a livello continentale

Analizzando i dati del Rapporto AssTel 2023 sulla filiera delle Telecomunicazioni in Italia, si può affermare che il Bel Paese deve affrontare numerose sfide per tenere il passo di nazioni (quali Francia, Germania e Spagna) che hanno raggiunto livelli avanzati di digitalizzazione; i ritardi che caratterizzano l’Italia in materia si riferiscono infatti sia alla velocità di adozione di nuove tecnologie che alla copertura, anche se non riguardano la totalità degli aspetti sotto esame.

Vi sono, infatti, indicatori con riferimento ai quali il nostro Paese performa molto meglio rispetto ai competitor: è il caso, ad esempio, del livello di copertura della banda larga fissa base, dove l’Italia fa registrare un notevole 99,8%, ossia un dato superiore di 2,5 punti percentuali rispetto alla media UE, nonché migliore rispetto a quanto riportato da Paesi come Francia, Germania e Spagna.
Anche per quanto riguarda la copertura della banda larga fissa con tecnologie Next Generation Access (NGA, ossia quella che garantisce una velocità di connessione di almeno 30 Mbps), l’Italia fa meglio del resto del continente, con un 97.6% a fronte di una media europea del 91.5, performando anche in questo caso meglio dei comparables.

La nota dolente, però, arriva analizzando la copertura delle reti in fibra: qui il nostro Paese fa registrare una performance al di sotto della media UE (53,7% vs 56,5%), e molto negativa se rapportata a quella della Francia (73,3%) o della Spagna (addirittura 91%), benché decisamente migliore rispetto a quella tedesca (soltanto 19,3%), dove però la copertura FTTH è inferiore per via della maggiore diffusione della tecnologia via cavo; oltretutto, allargando la visione dalla sola fibra a tutte le tecnologie Very High Capacity Network (VHCN, con velocità di connessione garantita maggiore di 100 Mbps), arriva il vero tracollo, dal momento che il nostro Paese fa registrare un dato (53,7%) inferiore di 20 punti percentuali alla media europea, e resta indietro rispetto a tutti i competitor, Germania (70,1%) inclusa.
Per quanto riguarda la penetrazione della banda larga fissa, l’Italia si trova al di sotto della media europea nel caso della banda larga veloce ma al di sopra in quello della banda larga ultraveloce, performando in entrambe le circostanze meglio di Francia e Germania ma peggio della Spagna.

Per quanto concerne infine la rete mobile, il tasso di copertura della rete 4G in Italia (100%) è in linea con quello dei comparables europei, mentre quello della rete 5G (99,7%) è di 18,5 punti percentuali superiore alla media continentale e migliore rispetto ai dati fatti registrare da tutti gli altri Paesi paragonati sin qui al nostro. A livello di penetrazione delle reti mobili l’Italia è al di sopra della media nel caso del 4G e al di sotto per quanto concerne il 5G.
Con riferimento, infine, alla velocità delle reti mobili registrata dai consumatori, l’Italia (32,7 Mbps) è davanti alla Spagna (30,1) ma molto dietro a Francia (53,1) e Germania (48,4).
In sintesi, l’impressione è quella di un Paese che si trova costantemente ad inseguire, facendo registrare dati (spesso anche molto) migliori rispetto agli altri Paesi per tecnologie obsolete o comunque non estremamente innovative ma peggiori con riferimento alle ultime tecnologie.

Piani per colmare i divari e prospettive future dell’industria telefonica in Italia

Come si può dedurre dai paragrafi precedenti, l’azzeramento dei divari digitali che caratterizzano il nostro Paese, nonché il futuro dell’intera industria telefonica italiana, sono strettamente legati alle contromisure che verranno adottate dalle istituzioni.
Per affrontare al meglio il divario tra nord e sud, ad esempio, la sfida principale riguarda la realizzazione di investimenti infrastrutturali – tramite progetti mirati che tengano conto delle specificità regionali e territoriali – nelle regioni del meridione: tali progetti dovranno includere ad esempio l’espansione delle reti di fibra ottica, nonché una modernizzazione delle infrastrutture già realizzate in passato.

Dal momento che risulta pressoché impossibile realizzare tutto ciò facendo affidamento soltanto su fondi pubblici, è fondamentale coinvolgere attori privati quali le imprese che operano nel settore telefonico, cercando di attrarre i loro investimenti in zone non particolarmente profittevoli tramite appropriati meccanismi di incentivo.

Per quanto riguarda la digitalizzazione delle aree rurali, invece, i progetti dovrebbero focalizzarsi sul fornire servizi internet ad alta velocità e promuovere l’accesso digitale attraverso programmi di alfabetizzazione digitale, soprattutto laddove l’età media della popolazione è più avanzata. L’utilizzo di tecnologie quali quelle satellitari, inoltre, potrebbe essere d’aiuto nell’affrontare le complicazioni determinate dalla topografia.

Infine, per restare in linea con le economie europee più avanzate, l’Italia dovrebbe accelerare ulteriormente il passaggio alle frequenze 5G, tramite la riduzione degli ostacoli burocratici per la costruzione di infrastrutture dedicate e, anche in questo caso, mediante meccanismi di incentivo per quegli operatori che supportano l’implementazione di tali infrastrutture, ma anche tramite investimenti in ricerca e sviluppo nel settore delle telecomunicazioni, ed un continuo monitoraggio del contesto competitivo.
Una grande mano, in tal senso, potrebbe arrivare dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr), nell’ambito del quale sono stati stanziati oltre 6,3 miliardi di euro per le reti ultraveloci (banda ultra-larga e 5G), quasi 1,5 miliardi per le tecnologie satellitari e 900 milioni per le infrastrutture digitali: gli investimenti previsti nel Piano assicurano la fornitura di banda ultra larga e connessioni veloci in tutto il Paese, puntando a portare la connettività a 1 Gbps in rete fissa a circa 8,5 milioni di famiglie e a 9.000 edifici scolastici che ancora ne sono privi, nonché ad assicurare connettività adeguata ai 12.000 punti di erogazione del Servizio Sanitario Nazionale.

Vittorio Fiaschini
Nato a Perugia 22 anni fa, dopo una triennale in Economia e finanza studio Economics of government and international organizations alla Bocconi. Amante di sport, cinema e storia, la mia passione numero uno è però la politica. Fanatico della Prima Repubblica, dico frequentemente "quando c'era lui", ma con riferimento a De Gasperi.

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