La Commissione europea ha appena presentato il Technological Sovereignty Package (Pacchetto per la Sovranità Tecnologica). Ecco che cos’è, cosa contiene e cosa intende cambiare – con le parole della Vicepresidente esecutiva Henna Virkkunen, che è stata invervistata da OriPo alla vigilia del lancio.
Bruxelles, 3 giugno 2026. La Commissione europea ha presentato il Pacchetto per la sovranità tecnologica (European Technological Sovereignty Package): un insieme di misure pensate per rafforzare la capacità dell’Europa in quattro ambiti considerati critici – semiconduttori, intelligenza artificiale, cloud e open source – e per ridurre la dipendenza dell’Unione europea dai fornitori esterni.
Secondo il rapporto del Parlamento europeo sulla sovranità tecnologica e le infrastrutture digitali, l’Europa dipende per circa l’80% da prodotti digitali non europei, le imprese statunitensi controllano quasi il 69% del mercato cloud europeo e il continente produce appena il 10% circa dei semiconduttori a livello globale. Nel frattempo, la domanda di capacità di calcolo cresce rapidamente con la diffusione dell’IA. La presidente Ursula von der Leyen ha legato esplicitamente il pacchetto alla protezione dei cittadini e alla possibilità, per l’Europa, di compiere autonomamente le proprie scelte sulle tecnologie da cui dipendono ospedali, reti energetiche e servizi essenziali.
“La sovranità tecnologica non vuol dire autarchia”
La Commissione definisce la “sovranità tecnologica” come la capacità dell’Europa di agire in modo indipendente nel mondo digitale, sviluppando e controllando tecnologie, dati e infrastrutture chiave, riducendo al tempo stesso il ricorso a fornitori extra-UE. Il punto delicato è che indipendenza non significa chiusura (per la quale molti erano preoccupati alla vigilia del lancio) ed è qui che si gioca la differenza tra autonomia strategica e protezionismo.
È il primo nodo che OriPo ha posto alla Vicepresidente. «Chi controlla le tecnologie e chi fissa le regole, oggi, di fatto guida l’economia, la sicurezza e il mondo», ha spiegato Virkkunen. «Per questo è importante che l’Unione europea non dipenda da un’unica grande azienda tech o da un solo Paese terzo in settori molto critici»: dall’IA al calcolo quantistico, dai semiconduttori alla cybersicurezza, l’obiettivo è avere «una certa capacità nostra» e, soprattutto, delle alternative. Uno dei punti chiave resta quello di non isolarsi: «Non vogliamo fare tutto da soli, perché nessuno può essere competitivo in solitudine. È importante non dipendere da un’unica soluzione e lavorare con partner che condividono i nostri valori, perché nessuno debba avere una sorta di kill switch sulle nostre tecnologie».
II quattro pilastri della sovranità tecnologica
l Pacchetto per la sovranità tecnologica poggia su due proposte legislative e due strategie di seguito riportare.
Chips Act 2.0
La prima proposta aggiorna il Regolamento europeo sui semiconduttori in vigore dal 2023. Punta a rafforzare la resilienza della catena di approvvigionamento e a mettere l’Europa in condizione di progettare e produrre al proprio interno i chip per l’IA, attesi a oltre il 70% del mercato dei semiconduttori entro il 2030.
Tra gli strumenti si enumerano: procedure di autorizzazione più rapide, una cooperazione più stretta con partner affini, un nuovo “marchio di eccellenza” per le regioni europee dei semiconduttori e un approccio “di ecosistema” che avvicini i produttori ai loro clienti – data center, fornitori cloud e gigafactory dell’IA. «In futuro vogliamo progettare e fabbricare i chip per l’IA nell’Unione europea», ha confermato Virkkunen: «e tutti i data center che stiamo costruendo creano proprio la domanda che serve per disegnare i chip qui».
Cloud and AI Development Act (CADA)
La seconda proposta è il cuore dell’AI Continent Action Plan. L’obiettivo dichiarato è triplicare la capacità europea dei data center nell’arco di cinque-sette anni, introducendo un quadro unico a livello UE per valutare la “sovranità” di servizi cloud e IA, regole sulla localizzazione dei dati più sensibili, criteri di sostenibilità per i data center e i cosiddetti Experience and Acceleration Centres come poli locali per l’adozione dell’IA.
Su questo terreno si innesta l’investimento più visibile: secondo Virkkunen l’Europa sta costruendo, insieme agli Stati membri, diciannove “AI factory”, e presto lancerà un bando per le gigafactory, infrastrutture quattro volte più potenti delle maggiori AI factory, pensate per addestrare modelli avanzati. L’idea, ha detto, è «democratizzare l’IA», aprendo questa capacità di calcolo a startup e ricercatori. Non per colmare un vuoto di talento: la Vicepresidente ricorda che l’Europa ha «il 30% in più di ingegneri dell’IA pro capite rispetto agli Stati Uniti» e 45.000 startup attive nel settore, il cui ostacolo principale è sempre stato l’accesso alla potenza di calcolo. Un esempio europeo concreto è il supercomputer Leonardo di Bologna, su cui – ha ricordato Virkkunen – agli inizi è stato addestrato anche Mistral AI.
La Strategia per l’open source
L’Europa conta oltre tre milioni di sviluppatori open source e centinaia di imprese che ne fanno un modello di business. La strategia vuole far crescere alternative open source nei settori prioritari – cloud, IA, tecnologie di rete, cybersicurezza, semiconduttori – investendo in competenze, sostegno alle startup e manutenzione a lungo termine dell’infrastruttura digitale europea. Previsto anche un uso più sistematico dell’open source nelle pubbliche amministrazioni, tramite linee guida sugli appalti e iniziative come l’Open Internet Stack. «Usando soluzioni open source rafforziamo le nostre tecnologie nate in casa», ha osservato Virkkunen, «ed è fondamentale per la nostra competitività e la nostra sicurezza economica».
La Roadmap su digitale ed energia
A completare il quadro c’è una Roadmap strategica per la digitalizzazione e l’IA nel settore energetico. Il rapporto tra IA ed energia è a doppio senso: i data center consumano molta elettricità, ma l’IA può anche ottimizzare la gestione delle reti e rendere il sistema più efficiente.
La Roadmap mira a integrare i data center nel sistema energetico in modo sostenibile e trasparente, ad accelerare la diffusione dei contatori intelligenti e a sviluppare modelli di IA “sovrani” per l’energia, addestrati su dati europei. «L’IA e l’energia sono una combinazione molto importante», ha sintetizzato Virkkunen: «l’IA ha bisogno di molta energia, ma allo stesso tempo, usando l’IA, possiamo ottimizzare il modo in cui gestiamo le reti».
Cosa cambia per imprese, startup e cittadini
Il pacchetto non riscrive da un giorno all’altro il panorama digitale, ma indica una direzione. Per le imprese e le startup, l’obiettivo è dare più visibilità alle alternative europee, spesso più piccole e meno note. In questa sede, Virkkunen smonta un luogo comune: «C’è l’impressione che scegliere alternative europee costi di più, ma la nostra esperienza dice che spesso non è così, la qualità può essere ottima e i prezzi anche inferiori a quelli dei grandi hyperscaler». Lo strumento che considera più efficace, però, non è un incentivo ma la domanda pubblica: «Lo strumento più importante per sostenere le nostre tecnologie sono gli appalti pubblici, perché governi, comuni, regioni e Commissione Europea sono clienti enormi. Conta moltissimo quali criteri fissiamo quando acquistiamo i servizi».
Sul fronte dei dati, il pacchetto introduce criteri di localizzazione per i settori più sensibili: «In alcune aree è fondamentale che i dati restino in Europa e che siamo sempre in grado di controllarli», un principio che la Vicepresidente collega direttamente alla collocazione fisica dei data center e che si affianca al Data Act, attualmente in discussione tra Parlamento e Consiglio.
La localizzazione dei data center come colpirà i più giovani, che vivono su app e social di proprietà statunitense? Virkkunen è stata netta: il pacchetto non interviene direttamente sui social media. La scommessa è a monte, costruire una capacità europea nell’IA, «sviluppata e addestrata su contenuti europei, sulle nostre lingue, sui nostri valori». Sul piano della coesione, infine, l’Europa promette di sostenere con i propri fondi – e con il prossimo bilancio pluriennale (MFF) – gli Stati membri rimasti indietro su connettività e competenze digitali, dalla Romania in giù, «perché l’Unione europea è fatta di solidarietà e coesione».
I prossimi passi per la sovranità tecnologica
Le proposte legislative del Chips Act 2.0 e Cloud and AI Development Act passano ora al negoziato tra Parlamento europeo e Consiglio prima dell’adozione e dell’entrata in vigore. Il bando per le gigafactory dell’IA è atteso a luglio 2026, dopo l’accordo di principio raggiunto il 1° giugno dall’organo di governance dell’impresa comune europea per il calcolo ad alte prestazioni (EuroHPC). La Commissione avvierà inoltre una consultazione con Stati membri, gruppo BEI (Banca Europea per gli investimenti) e altri attori per costituire una capacità europea di capitale di rischio in grado di finanziare, su larga scala, le ambizioni di sovranità tecnologica.
La stessa Commissione parla di un cambio di passo nell’approccio europeo alla tecnologia. La scommessa di fondo è essere sovrani e aperti allo stesso tempo: avere capacità e alternative proprie senza chiudere la porta ai partner affini. Come dice Virkkunen, nessuno dovrebbe avere un kill switch sulle tecnologie su cui contano gli europei. Se quell’equilibrio reggerà non si deciderà nel giorno del lancio, ma nei mesi di negoziato e attuazione che verranno – e in quanto, alla fine, imprese, amministrazioni e cittadini europei sceglieranno davvero le alternative che il pacchetto vuole creare.
*Immagine di copertina: [EC - Audiovisual Service - Photographer: Lukasz Kobus]. © European Union, 2026, licensed under CC BY 4.0





