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Le vicende in Medio Oriente si concatenano con la guerra a Gaza

Tempo di lettura stimato: 7 min.

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La situazione regionale in Medio Oriente è più controversa di quanto si possa pensare e con l’inizio del conflitto israelo-palestinese, il 7 Ottobre dello scorso anno, alcuni conflitti rimasti latenti negli anni precedenti sono riemersi, portando vari attori regionali a prenderne parte nello scontro a Gaza. La solidarietà di Hezbollah nei confronti del popolo palestinese, così come quella degli Houthi ad Hamas, è chiara. A sostegno di questi attori, l’Iran gioca un ruolo chiave. 

La complessa situazione del Medio Oriente: Hezbollah e il conflitto latente con Israele

Nel 1978, Israele per la prima volta invade il Libano con lo scopo di creare una fascia di sicurezza all’interno del territorio libanese. Successivamente, all’inizio degli anni ‘90, grazie al sostegno finanziario dell’Iran, che fornisce denaro e armi, nasce Hezbollah, potente organizzazione paramilitare islamica sciita libanese, la quale inizia a lottare per mandare via le truppe israeliane dal Paese. Oltre che opporsi all’occupazione israeliana, Hezbollah nasce anche con l’obiettivo di creare uno Stato di stampo iraniano. Oltre all’appoggio iraniano, il movimento gode del supporto della Siria in cambio della protezione degli interessi siriani nel Paese vicino. Negli anni 2000 il movimento diventa popolare, ma la prova più grande deve affrontarla nel 2006 quando alcuni combattenti vengono catturati e alcuni uccisi da parte dei soldati israeliani. Questo evento porta ad una guerra di un mese con Israele, finita con due Risoluzioni da parte delle Nazioni Unite, la 1559 e la 1701, che impongono il cessate il fuoco fermando la guerra. L’organizzazione viene etichettata come “organizzazione terrorista” prima fra tutti dagli Usa, e in seguito, tra il 2004 e il 2006, da Paesi come Canada, Australia, Paesi Bassi e Israele. Il 7 Ottobre 2023 la relativa stabilità al confine tra Libano e Israele inizia ad incrinarsi e la popolazione libanese teme che vi possa essere una nuova guerra simile al 2006. Infatti, poco dopo iniziano una serie di scontri tra Israele ed Hezbollah. Negli attacchi israeliani a Gaza, da ottobre a gennaio si parla di almeno 23.210 persone uccise e più di 59.100 feriti. Il bilancio invece delle vittime in Israele è di 1.139 persone. Intanto Hezbollah dichiara di essere “solidale al popolo palestinese” e le ostilità aumentano con attacchi al nord di Israele, facendo inoltre rinascere il conflitto rimasto latente dal 2006. 

Attacco all’Occidente: gli attacchi degli Houthi come risposta a Israele e alleati

Il conflitto in Palestina non ha avuto effetti solo sulle tensioni tra Israele e Libano ma anche nel resto della regione mediorientale. In Yemen, gli Houthi, gruppo armato in prevalenza sciita zaydit nato negli anni ’90, prendono il loro nome dal fondatore Hussein Al-Houthi e nell’attuale conflitto israelo-palestinese lanciano degli attacchi nei confronti degli alleati di Israele. Dagli anni 2000 questo gruppo armato ha combattuto contro il capo del governo yemenita riuscendo ad ottenere il potere nel 2014 e a conquistare larga parte della popolazione yemenita. Questa presa di potere da parte del gruppo sciita ha destabilizzato la nazione, che, già poverissima, oggi si trova in una guerra civile catastrofica. Dal 2015 al 2022 la coalizione a guida saudita ha cercato di ripristinare il governo riconosciuto a livello internazionale nella capitale Sana’a, ma ha fallito.  Come per Hezbollah, i legami degli Houthi con l’Iran sono molto forti e sostengono Hamas nell’attuale conflitto in Palestina. Da fine ottobre 2023 l’esercito israeliano afferma di aver distrutto un “obiettivo aereo” non identificato e di aver intercettato separatamente un missile terra-superficie sul Mar Rosso. Contemporaneamente, gli Houthi dichiarano di aver lanciato un “gran numero” di missili balistici e droni verso Israele e avvertono di ulteriori attacchi in arrivo. In particolare, il 27 Ottobre, alcuni droni hanno causato esplosioni nelle città egiziane di Taba e Nuweiba al confine con Israele sul Mar Rosso e il Ministero degli Affari Esteri israeliano dichiara che gli Houthi, sostenuti dall’Iran, lanciano droni e missili “con l’intenzione di danneggiare Israele”. Intanto il portavoce delle forze armate degli Houthi, Yahya Saree, dichiara che l’attacco è il terzo contro Israele e minaccia di mettere in atto altri attacchi “fino a quando non cesserà l’aggressione israeliana”Inoltre, da metà Novembre gli Houthi usano il loro arsenale di missili e droni per colpire le navi che passano vicino lo Stretto di Bab Al-Mandeb, che collega il mar Rosso al Golfo di Aden e snodo mercantile fondamentale per il commercio internazionale. L’obiettivo degli attacchi sono le imbarcazioni che hanno legami con Israele. Tra questi attacchi, il 9 Gennaio 2024, gli Houthi si sono scontrati con la US Navy e la Royal Navy perdendo tre dei loro motoscafi e 10 marinai. Nonostante nello Yemen nord-orientale vi sia una forte resistenza anti-Houthi, gli attacchi statunitensi e britannici non riescono a rallentare gli attacchi degli Houthi, anzi guadagnano popolarità nello Yemen settentrionale. Inoltre, sembra che i combattenti Houthi abbiano una scorta infinita di munizioni da lanciare contro le navi, in gran parte fornite dall’Iran con parti contrabbandate in mare su piccole imbarcazioni o attraverso il confine desertico con l’Oman. 

Mappa dell'attività degli Houthi vicino alla costa yemenita
Mappa dell’attività degli Houthi vicino alla costa yemenita:Governo dello Yemen controllato dagli Houthi (PLC) e (STC) Attacchi Houthi (rosso) e dirottamenti (blu) (crediti foto: Ecrusized, via wikimedia,https://creativecommons.org/publicdomain/zero/1.0/deed.en)

Il ruolo dell’Iran nella regione

Un elemento in comune tra questi movimenti ritenuti dall’Occidente di carattere terroristico e criminale è il supporto e finanziamento da parte dell’Iran, che da anni gioca il ruolo di controparte agli Stati Uniti nella regione. Il generale maggiore israeliano Michael Edelstein che lavora con il Comando delle Forze di Difesa Israeliane (IDF), dal 7 ottobre afferma di avere prove del “coinvolgimento” iraniano nell’attacco di Hamas, che ha causato più di 1.400 morti e oltre 200 sequestri, ma  che “non può approfondire”, sottolineando come gli attacchi di Hamas fossero “ben addestrati ed equipaggiati” e che erano stati allestiti dei siti di addestramento all’interno di Gaza.D’altra parte invece, l’Iran respinge le accuse israeliane di aver avuto un ruolo nell’attacco del 7 ottobre e il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Nasser Kanani, riferisce ai giornalisti che l’accusa è “basata su ragioni politiche”. Di fatto Teheran non partecipa in modo diretto nei conflitti aperti ma lo fa indirettamente in termini finanziari, di addestramento e fornitura di armi. Nonostante ciò, sembra che lo stesso finanziatore sia rimasto sorpreso dell’attacco di ottobre di Hamas. A fine Gennaio di quest’anno, le milizie filo-iraniane hanno attaccato un avamposto delle forze Statunitensi che sembra aver cambiato le regole del gioco nel conflitto in Medio Oriente. Joe Biden, presidente degli Stati Uniti, sottolinea come questa sia opera dell’Iran in quanto ritiene che questi forniscono le armi ai gruppi che attaccano le truppe Usa stazionate nella regione. Hezbollah afferma che avrebbe sospeso gli attacchi contro gli Usa e i Pasdaran, nonché “guardiani della rivoluzione islamica” hanno suggerito alle milizie sciite filo-palestinesi di interrompere gli attacchi contro i militari Usa in Siria e Iraq. Dopo aver colpito 85 obiettivi in tutta la regione, l’Iran sottolinea come gli attacchi nei confronti degli aerei statunitensi in Iraq e Siria siano stati un “errore strategico” spiegando anche come questi porteranno solo a un’intensificazione della tensione e ad un’instabilità all’interno della regione. La Siria al contempo fa presente il fatto che l’occupazione statunitense nel suo territorio non può andare più avanti.

La risposta degli alleati alla situazione in Medio Oriente

Sullo scacchiere internazionale anche le grandi potenze si schierano e partecipano indirettamente nel conflitto mediorientale. Da un lato ci sono gli Stati Uniti come stretti alleati di Israele e dall’altra parte la Russia come stretto alleato dell’Iran, che chiede insieme alla Cina una riunione al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per la minaccia alla pace e alla sicurezza creata dagli attacchi statunitensi in Siria e in Iraq. Vassily Nebenzia, ambasciatore Russo all’Onu afferma che gli Stati Uniti  invece che trovare un modo per risolvere il conflitto, lo stanno intensificando con i ripetuti attacchi nei territori palestinesi, Libano, Mar Rosso e Yemen. La Cina tramite le parole dell’ambasciatore Zhang Jun si unisce alle preoccupazioni Russe e sottolinea il timore di un possibile peggioramento del conflitto. Robert Wood, vice ambasciatore statunitense, replica che gli Usa hanno “il diritto all’autodifesa contro gli attacchi alle loro truppe da parte dei gruppi alleati con l’Iran e che le azioni intraprese sono necessarie e proporzionate”. Gli Stati Uniti dopo aver risposto con attacchi aerei in Iraq e in Siria il 2 febbraio, hanno fatto presente, durante l’incontro, che non stanno cercando un conflitto con l’Iran ma anzi stanno lavorando per contenerlo. La potenza nordamericana ha chiesto, infatti, agli altri membri del Consiglio di “fare pressioni sui leader iraniani affinché mettano fine alle loro milizie e fermino questi attacchi” aggiungendo inoltre che “Dovrebbero anche fare pressione sul regime siriano affinché smetta di dare all’Iran una piattaforma per destabilizzare la regione”. Amir Saeid Iravani, ambasciatore iraniano,  ha risposto dicendo che “tutti i gruppi di resistenza nella regione sono indipendenti” e di porre fine “all’illegale presenza degli Stati Uniti in Iraq e Siria, di fermare le uccisioni a Gaza e di porre fine all’occupazione israeliana dei territori palestinesi”. Per ora la situazione nel sud del Mar Rosso rimane in stallo, con una possibile instabilità futura nella zona del Mar Rosso meridionale e dell’adiacente Golfo di Aden.

*Truppe Israeliane lascino il Libano nell’agosto del 2006 (crediti foto: IDF Spokesperson’s Unit, via wikimedia https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/)

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