Il summit bilaterale tra Cina e USA si è chiuso con pochi risultati e molte questioni lasciate in sospeso. Ad attirare l’attenzione è stato soprattutto il riferimento di Xi Jinping alla teoria della “trappola di Tucidide”.
Da dove proviene l’espressione usata dal leader cinese? Che cosa significa? E perché citarla proprio in questo momento?
Che cos’è la trappola di Tucidide?
Con “trappola di Tucidide” si fa riferimento ad un concetto coniato nel 2012 da Graham Allison, scienziato politico statunitense. In un articolo pubblicato sul Financial Times, Allison sostenne che l’attuale relazione tra Cina e USA ricordava la dinamica tra Atene e Sparta ai tempi della Guerra del Peloponneso.
Per inciso, la Guerra del Peloponneso fu combattuta dal 431 al 404 a.C. e segnò il decadimento di Sparta. Atene emerse come vincitrice e potenza predominante dell’antica Grecia: fu lo storico Tucidide a narrarne le gesta in un’opera monumentale, titolata “Le Storie”.
Nella parte iniziale dell’opera, Tucidide tratteggia le cause remote della guerra, individuandole nell’ascesa di Atene e nel conseguente timore di Sparta di perdere la sua posizione come potenza egemone.
Secondo Allison, si tratterrebbe di una legge inevitabile e ricorrente delle relazioni internazionali: ogni qualvolta una potenza emergente, come la Cina o come fu per Atene ai tempi, minaccia il primato di una potenza egemone, il confronto tra le parti si risolverà sempre in una guerra.
Per dimostrare la sua teoria, Allison analizza sedici casi storici differenti. Dalla sua analisi emerge che in dodici casi, il confronto tra la potenza egemone e quella emergente è effettivamente terminato in un conflitto militare.
La storia della trappola di Tucidide
L’interpretazione di Graham Allison è l’esito finale di una lunga opera di rilettura del pensiero storico di Tucidide. L’autore greco, padre della storiografia moderna, ha influenzato molti filosofi politici e teorici delle relazioni internazionali.
Un esempio è Thomas Hobbes, autore inglese del celebre Leviatano (1651) e teorico dello Stato moderno. Hobbes fu ispirato molto, nel suo scritto, dalla visione antropologica di Tucidide, fortemente pessimistica. Non a caso, è stato anche il primo traduttore in lingua moderna della sua opera storica.
Tucidide divenne un autore centrale nelle facoltà di scienze politiche statunitensi a partire dagli anni ’70 del secolo scorso. Stansfield Turner, direttore della CIA durante la presidenza di Jimmy Carter, promosse una riforma del sistema educativo della marina militare per includervi lo studio delle sue opere. Un gesto che fu emulato da molte accademie militari e diplomatiche del Paese.
Su questa linea, il suo approccio storico fu reinterpretato in chiave realista. In particolare, Tucidide fu rivalutato dalla scuola neoconservatrice di Leo Strauss, come un autore centrale. Il neoconservatorismo è stato un gruppo politico molto influente nei repubblicani, fino agli anni 2000.
I suoi membri hanno più volte giustificato l’interventismo militare statunitense in politica estera. Si pensi alla fondazione del think tank neoconservatore Project for the New American Century, attivo nella costruzione del sostegno alla guerra in Iraq del 2003.
Si intende, dunque, che a nove anni dall’articolo di Allison, Tucidide era già pienamente inserito nel dibattito accademico e pubblico statunitense.
Una critica filologica alla trappola di Tucidide
Per quanto popolare, la teoria di Allison è stata contestata sotto molti punti di vista. Il più interessante è quello filologico, che pone l’accento sul passo delle Storie su cui si basa la teoria del politologo statunitense.
Tradotto spesso come “ciò che rese la guerra inevitabile fu la crescita della potenza ateniese e la paura che questa incuteva a Sparta”, alcuni hanno proposto una versione meno netta. L’aggettivo “inevitabile” deriva infatti dal verbo greco “anankasai”, che può avere anche il significato di “spingere”. Una sfumatura che terrebbe in maggior considerazione l’influenza delle azioni e decisioni dei singoli sugli avvenimenti che portarono allo scoppio della guerra.
È l’opera stessa di Tucidide a suggerire questa sfumatura. “Le Storie” sono uno scritto molto profondo: ben otto libri, ricchi di particolari sulle scelte politiche dei capi ateniesi. L’obiettivo di Tucidide non è quello di individuare leggi storiche ricorrenti, bensì di narrare dettagliatamente la complessità della guerra tra Sparta e Atene.
Anche lo storico italiano Luciano Canfora ha sottolineato l’importanza di determinate azioni politiche come cause remote del conflitto in Peloponneso. Ad esempio, prima della guerra erano sorte tensioni legate a un duro blocco commerciale imposto da Atene sui rivali, il cosiddetto “decreto di Megara”.
Infine, lo stile letterario di Tucidide conferma il suo intento descrittivo: è denso e complesso da tradurre, prestandosi a facili fraintendimenti. Questo anche perché “Le Storie” sono un’opera incompleta: un’aura di mistero che alimenta speculazioni e tentativi maliziosi di “completarne” il significato.
Le critiche politiche alla trappola di Tucidide
Dal punto di vista delle relazioni internazionali, la trappola di Tucidide si inserisce nel filone del realismo politico. Alcuni assunti centrali del realismo sono il primato dell’interesse nazionale sull’etica e l’anarchia del sistema internazionale, che generano la competizione fra gli Stati.
Un difetto della teoria realistica è che spesso finisce per essere una profezia che si autoavvera. Il solo fatto di presentare un avvenimento come inevitabile – come la guerra tra Cina e USA – accresce la sua possibilità di avverarsi. Se politici e diplomatici si convincono che la guerra ci sarà, faranno di tutto per non arrivarvi impreparati, alimentando così un clima di tensione, sfiducia e riarmo.
L’errore di Allison non è solo teorico. Empiricamente, lo studioso è stato criticato per aver selezionato pochi casi, concentrati in poche zone del mondo. Principalmente tra i casi studio figurano Paesi della sfera occidentale ed europea. Così facendo, avrebbe ignorato numerosi casi di transizione del potere pacifiche che lo contraddirebbero.
Non solo: la teoria non tiene conto di differenze contestuali talvolta notevoli, ponendo sullo stesso piano periodi storici molto diversi. La Guerra Fredda e la rivalità tra Spagna e Portogallo in epoca moderna non sono sconfinate in conflitto diretto, ma ciò non significa che vi siano state altre forme di scontro.
Anche traslare il caso ateniese a quello odierno è un’operazione complicata. La politica dell’antica Grecia era profondamente diversa da quella odierna. Ad esempio, non esisteva una diplomazia istituzionalizzata né un diritto internazionale codificato, né un’integrazione economica come quella di oggi.
L’interdipendenza economica tra Cina e USA
Il dibattito sullo sviluppo dei rapporti tra Cina e USA passa inevitabilmente anche dal piano economico. Nonostante i ripetuti scontri sui dazi e le minacce di Trump, le due economie restano profondamente dipendenti l’una dall’altra.
La Cina è storicamente uno dei Paesi che esporta di più negli USA al mondo, per un valore stimato di 430 miliardi di dollari. Le multinazionali statunitensi basano la propria ricchezza su componenti chiave prodotti in Cina. L’esempio più chiaro sono le terre rare, di cui la Cina detiene un monopolio de facto e sono sfruttate per la produzione di molte tecnologie.
Inoltre, il Dragone è uno dei maggiori creditori statunitensi. Nonostante stia programmando di dismettere progressivamente la cifra, detiene una porzione considerevole del debito pubblico USA, minacciandone la stabilità finanziaria.
È chiaro che se la Cina dipende dagli USA per allocare le sue merci, Trump non può fare a meno di quest’ultime. Le minacce e le imposizioni di dazi sono una leva politica, più che commerciale, per l’amministrazione statunitense.
Tant’è che le discussioni più importanti dell’ultimo incontro sono state quelle riguardanti il commercio di idrocarburi. Il blocco dello stretto di Hormuz è diventato un’opportunità di profitto per gli Stati Uniti, che pare abbiano ottenuto l’impegno da parte cinese a riprendere ed incrementare l’importazione di greggio. In attesa di conferma ufficiale, c’è già stata una conseguenza concreta: i recenti colloqui con la Russia sul gasdotto Power of Siberia 2 non hanno portato ad un’intesa definitiva.
Lo scontro non è conveniente per due economie così interdipendenti. Se da una parte l’opinione pubblica statunitense è sempre meno affascinata dalla guerra, dall’altro l’economia cinese ha bisogno di quella statunitense per crescere e contrastare il suo imminente declino demografico.
La trappola di Tucidide non esiste, ma conviene
Analizzando la teoria e i rapporti bilaterali, sembrerebbe dunque assurdo leggere la relazione tra Cina ed USA tramite le lenti della trappola di Tucidide. Eppure, lo stesso Graham Allison è tenuto in notevole considerazione tanto dai leader cinesi, che ha incontrato più volte, quanto dall’amministrazione Trump, che lo invitò nel 2017 ad una riunione del Consiglio di sicurezza nazionale.
La trappola di Tucidide è un efficace espediente propagandistico, perché è un’immagine evocativa e semplificata della realtà. Raccontare la guerra come inevitabile conviene tanto agli Stati Uniti quanto alla Cina.
La teoria serve a giustificare una postura più aggressiva ed interventista degli USA in politica estera, strumentalizzando la crescita cinese come minaccia non solo alla sua egemonia, ma alla sicurezza globale. La prova è l’influenza della rilettura di Tucidide sul movimento neoconservatore, così come sulla formazione della classe diplomatica e militare stessa.
D’altro canto, Xi Jinping ha interesse a citare la trappola per ribadire la propria posizione di potenza emergente, in un momento in cui il soft power statunitense è in difficoltà. Il capo di Stato cinese ha suggerito di scongiurare un simile scenario, ma evocarlo è una pressione strategica posta sugli USA.
Il concetto è presente da tempo anche nel lessico politico cinese: in una visita a Seattle nel 2015, lo stesso Xi Jinping affermò che “la trappola di Tucidide non esiste”. Una consapevolezza che oggi scricchiola, di fronte all’incertezza dello scenario internazionale.
La guerra non è inevitabile, ma la pace si costruisce con scelte politiche precise. Scegliere di rifiutare la deleteria narrazione della trappola di Tucidide è un primo, decisivo passo per ricostruire un ordine multilaterale pacifico.
*Immagine di copertina: [foto di Vilkasss via Pixabay]





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