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La candidata libertaria: Jo Jorgensen

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L’emergenza coronavirus non ha impedito al Partito Libertario di svolgere la propria Convention. Durante questi incontri la nomina è stata affidata a Jo Jorgensen, preferita ad altri candidati come Justin Amash e Vermin Supreme. La Jorgensen sarà quindi la prima candidata del Partito Libertario come Presidente degli Stati Uniti.

La sua carriera politica non è tuttavia spoglia di tentativi, di cui il più importante fu la candidatura come Vice Presidente, sempre per il Partito Libertario, nel 1996 a fianco di Harry Browne. In quell’occasione i libertari non ebbero molto successo, riuscendo ad intercettare solo una parte infinitesimale dell’elettorato americano. D’altronde da allora c’è stata una continua ascesa culminata con i risultati delle presidenziali del 2016, quando Gary Johnson superò il 3% dei consensi.

I Libertari sperano di poter ripetere quei risultati e la Jorgensen ne è assolutamente convinta. Si è infatti posta più volte in rottura con Biden e Trump, rei, dal suo punto di vista, di non essere adatti a governare il Paese. Jo Jorgensen proviene infatti da un altro mondo rispetto ai suoi avversari: quello accademico. È infatti Docente Associata alla Clemson University in Psicologia, stessa Università nella quale ha svolto il suo dottorato di ricerca in Psicologia Aziendale.

Posizioni Politiche

La concezione libertaria di Stato implica una sua minima intromissione nella vita del cittadino. Il Programma politico con cui si presenta Jo Jorgensen incorpora perfettamente questa visione di Stato e la contestualizza in quest’epoca.

Economia

Il programma elettorale si concentra in particolare su due aspetti: il debito pubblico e la tassazione individuale. Dal punto di vista dell’indebitamento la Jorgensen propone di istituire un patto intergenerazionale che preveda come obiettivo annuale di finanza pubblica il pareggio di bilancio. Quest’operazione si inserirebbe nel progetto di ridimensionamento dello Stato, svolta attraverso specifici tagli operati ad ogni Dipartimento. Dal punto di vista impositivo, invece, i libertari opererebbero in direzione di una riduzione drastica della tassazione. Questo sia per garantire ad ogni cittadino la libertà di utilizzo dei propri risparmi, sia congiuntamente alla minore necessità dei fondi dell’apparato statale.

Istruzione

In un campo a lei molto caro, come quello accademico, le proposte della Jorgensen si concentrano su una decentralizzazione dell’istruzione e su un conseguente abbattimento dei costi. Il punto di svolta della riforma da lei proposta è infatti l’abolizione del Dipartimento dell’Educazione, colpevole, secondo la dottoressa, di non aver saputo sfruttare i fondi messi a sua disposizione per incrementare la qualità dell’istruzione statunitense. In particolare l’attenzione della candidata si concentra su un sistema che obbliga la maggior parte degli studenti americani a doversi indebitare per poter usufruire di un’educazione universitaria. L’obiettivo a lungo termine di un’amministrazione libertaria consiste quindi nel garantire agli studenti la possibilità di laurearsi senza dover contrarre un debito che li accompagnerebbe per buona parte della loro vita lavorativa.

Sistema Sanitario

Uno dei problemi principali del sistema sanitario statunitense è la forte presenza di non assicurati, che ammontano quasi a 30 milioni di cittadini. Le amministrazioni precedenti (Obama Care) avevano provato a risolvere questa problematica riducendo le barriere all’ingresso nel mercato assicurativo. Jo Jorgensen promette invece di intervenire in senso diametralmente opposto. Il partito libertario si propone infatti di liberalizzare completamente il mercato delle assicurazioni sanitarie. Il ragionamento alla base di questa proposta è creare un ambiente dove possa svolgersi un mercato sanitario in condizioni di concorrenza. Secondo Jorgensen ciò ridurrebbe i costi sanitari del 75% rispetto a quelli attuali. Il sostegno dello Stato in tal senso dovrebbe concretizzarsi con l’eliminazione della maggior parte dei requisiti burocratici.

Politica Estera e Immigrazione

Il programma elettorale di Jo Jorgensen in termini di politica estera prevede di “Trasformare l’America in una grande Svizzera, armata, ma neutrale”. Secondo i libertari l’esercito statunitense, il più grande al mondo, dovrebbe occuparsi esclusivamente di proteggere il suolo americano e la vita, la libertà e la proprietà dei suoi cittadini da ogni tipo di ingerenza esterna. Ciò comporterebbe il ritiro di tutte le truppe americane impegnate in operazioni belliche, e non, in territorio straniero. Inoltre implicherebbe un blocco immediato di ogni forma di ingerenza anche economica, sia di finanziamento che di embargo di prodotti e risorse naturali. La politica quindi che Jo Jorgensen auspica di poter mettere in atto è una politica non interventista e pacifica.

Le dichiarazioni della candidata libertaria si applicano anche alla politica diplomatica portata avanti dall’amministrazione Trump negli ultimi quattro anni. In particolare nell’ultimo anno, l’attuale Presidente degli Stati Uniti, ha imposto dazi su prodotti europei, ma soprattutto cinesi. I libertari prevedono di abolire ogni tipo di dazio e tariffa doganale al fine di far prosperare il libero mercato, che identificano come motore principale della rinascita economica americana post covid.

Il disimpegno dell’amministrazione statunitense dai conflitti esteri provocherebbe anche una riforma radicale delle politiche di immigrazione. Attualmente per poter regolarmente entrare negli Stati Uniti i cittadini di Paesi esteri devono avere un visto particolare a seconda che la ragione per cui lo richiedono sia turistica, lavorativa od educativa. Con la riforma promessa dalla Jorgensen, il governo abolirebbe questa barriera burocratica, al pari delle restrizioni riguardanti i cittadini provenienti da alcuni paesi mediorientali.

Riscaldamento Globale

Dal punto di vista ambientale la politica dei libertari si muove apparentemente su due binari paralleli. Da un lato infatti Jo Jorgensen approva la scelta dell’amministrazione repubblicana di ritirarsi dagli Accordi di Parigi sul cambiamento climatico per due principali motivi. Innanzitutto i libertari non credono sia possibile fermare l’inquinamento seguendo esclusivamente indicazioni derivanti da calcoli matematici. Inoltre sono i paesi in via di sviluppo che attualmente producono maggior inquinamento, per cui una limitazione in termini di risorse provocherebbe l’unico risultato di svantaggiare gli Stati Uniti sul mercato internazionale.

D’altra parte, tuttavia, la Jorgensen si impegna ad eliminare ogni barriera che impedisca un rinnovamento della fornitura energetica statunitense da impianti a carbone, e quindi inquinanti, a fonti di energia rinnovabile, con un attenzione particolare all’energia solare e al nucleare. Di conseguenza quella che potrebbe sembrare una contraddizione è esclusivamente un’estensione dell’ideologa libertaria basilare, una mancata ingerenza dello stato nel mercato, che sia esso sanitario, educativo o energetico.

Aborto e diritti LGBTQ

La posizione di Jo Jorgensen per quanto riguarda i diritti civili è la più aperta se rapportata ai suoi avversari. La candidata libertaria si è infatti apertamente schierata a favore dell’equiparazione dei diritti in ambito matrimoniale e adottivo per qualsiasi tipologia di coppia si consideri. Supporta inoltre ampiamente la mozione per cui l’identità di genere dovrebbe essere inserita all’interno della legge anti discriminazione.

La sua posizione in materia di aborto è invece più controversa. Infatti nonostante pensi sia diritto di ogni donna poter abortire, crede che lo stato non debba essere coinvolto in tale scelta. In particolare crede che lo Stato non debba regolamentarlo, né fornire sussidi di alcun genere per chi scegliesse di abortire.

La candidatura di Jo Jorgensen secondo i sondaggi non dovrebbe contare troppo in termini di delegati. Tuttavia la presenza di una candidata di rottura col sistema americano tradizionale, specie in un’elezione che sarà sicuramente influenzata dalla gestione Covid e dalle proteste del movimento Black Lives Matter, potrebbe modificare gli equilibri elettorali di Trump e Biden.

Alessandro Carrata
Nato a Monopoli all’inizio del millennio. Di giorno studio Economia e Finanza all’Università Bocconi, di sera alterno sport e politica. In OriPo ho trovato uno spazio di confronto e un gruppo di persone che non mi prende per folle se comincio a parlare di politica in un bar.

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