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Serbia, la vittoria degli studenti e le incognite della nuova maggioranza

Dalle proteste nate dopo la tragedia di Novi Sad alla vittoria elettorale contro Aleksandar Vučić, la Lista Studentesca ha cambiato gli equilibri politici della Serbia. Il programma promette nuove riforme e una maggiore lotta alla corruzione, ma trasformare il movimento di protesta in un governo stabile sarà la sfida più ardua, tra divisioni ideologiche, contraddizioni interne e interessi difficili da conciliare.

Una vittoria che ridisegna la politica serba

Alle 21:31 di domenica 25 ottobre 2026, nella sede del Partito Progressista Serbo (SNS) a Belgrado, Aleksandar Vučić ammette la sconfitta. «È chiaro che abbiamo perso queste elezioni», dice l’ex presidente della Repubblica, dimessosi poche settimane prima per tentare il ritorno alla guida del governo. «La Lista Studentesca ha vinto».

Pochi minuti dopo, il centro della capitale viene sommerso da cortei spontanei, clacson e fuochi d’artificio. Migliaia di cittadini occupano piazza Slavija e rimuovono le recinzioni di “Ćaciland“, l’accampamento pro governo allestito nel parco dei Pionieri davanti alla presidenza. Scene simili si sono registrate a Novi Sad e Niš.

Infografica sui risultati delle elezioni parlamentari in Serbia del 25 ottobre 2026
[Grafico a cura della Redazione. Fonte: Commissione elettorale serba (RIK)]

I dati della Commissione Elettorale Repubblicana (RIK) hanno tradotto la gioia della piazza in un successo elettorale senza precedenti. L’affluenza è salita al 68,85%, ben dieci punti percentuali sopra la tornata del 2023 (quando l’affluenza si era attestata al 58,77%), un picco che nel Paese non si registrava dalle prime elezioni dopo la dissoluzione della Jugoslavia, la Lista Studentesca (Studentska lista) è arrivata al 53,6% dei voti validi, conquistando 140 dei 250 seggi dell’Assemblea Nazionale e garantendosi la maggioranza assoluta senza bisogno di alleanze con altri partiti. Per il blocco guidato dall’SNS e da Vučić, fermatosi al 39,48% e a 103 seggi con una perdita di 26 deputati, la sconfitta ha certificato la caduta di tutti i vecchi partiti.

La polarizzazione del voto ha infatti eliminato le forze storiche dell’opposizione e gli alleati di fiducia: il Partito Socialista è scivolato al 2,16% finendo fuori dal parlamento, mentre sia la coalizione liberale “Serbia Europea” sia i nazionalisti di “Destra Autentica” si sono fermati sotto l’1%: tutti lontani dalla soglia di sbarramento del 3%. La lista numero tre sulla scheda elettorale ha vinto e ha trasformato un’Assemblea da sempre frammentata in un bipartitismo quasi puro, consegnando la maggioranza a un movimento spontaneo nato in strada e in università.


Dalla tragedia di Novi Sad alla svolta elettorale


La grande vittoria parte da una tragedia accaduta due anni fa esatti. Nel novembre del 2024 la pensilina di cemento della stazione ferroviaria di Novi Sad crollò e uccise sedici persone.

L’edificio era stato ristrutturato pochi mesi prima come parte di un grande progetto di infrastrutture voluto dal governo, ma divenne immediatamente la prova regina di un sistema di appalti non trasparente, subappalti truccati, nessun controllo e legami scorretti tra politica e privati. I collettivi universitari si mossero subito e chiesero al governo la pubblicazione dei contratti e indagini sulle responsabilità penali sulla strage. Le facoltà a Novi Sad vennero occupate e a Belgrado ci fu una reazione a catena che portò alle dimissioni del ministro delle infrastrutture e del ministro del commercio.

Tra la fine del 2024 e i primi mesi del 2025, le proteste si estesero oltre i campus universitari, coinvolgendo ampi settori della società serba. Il 22 dicembre oltre centomila persone scesero in piazza a Belgrado. Dopo un’aggressione contro alcuni studenti a Novi Sad, il 28 gennaio 2025 il primo ministro Miloš Vučević annunciò le dimissioni. La mobilitazione proseguì fino alla grande manifestazione del 15 marzo, alla quale parteciparono, secondo stime indipendenti, tra 275.000 e 325.000 persone. Nemmeno la nomina dell’accademico Đuro Macut alla guida del governo, nell’aprile 2025, riuscì a fermare le proteste, che si trasformarono progressivamente in una richiesta di elezioni anticipate.

La svolta decisiva si è compiuta nell’estate del 2026, quando il movimento ha compreso che il rallentamento della protesta di piazza rischiava di esaurirsi senza risultati concreti. Il 15 settembre 2026, con il deposito formale degli atti presso la Commissione Elettorale Repubblicana (RIK), la rabbia generazionale si è trasformata in un’operazione precisa: in pochi giorni sono state raccolte quasi settanta mila firme di cittadini a sostegno della Studentska lista, un numero quasi sette volte superiore alla soglia legale richiesta (10.000 firme autenticate) e superato soltanto dal partito al governo, l’SNS.

Diverse formazioni storiche hanno scelto di farsi da parte o di ritirare le proprie liste, mettendo persino i propri rappresentanti di seggio a disposizione degli studenti attraverso il gruppo parlamentare d’appoggio guidato dal Partito Democratico. Chi invece ha tentato di mantenere la propria corsa è stato penalizzato fortemente dagli elettori.

Oltre gli studenti: i volti della nuova maggioranza

Vučić ha cercato di liquidare la lista come un capriccio passeggero di “ragazzini universitari pilotati”. Dietro la sigla della Studentska lista ha preso forma un’operazione molto più razionale, capace di unire i giovani, gli intellettuali e la piccola borghesia. Il leader della lista non è un politico di professione o un portavoce senza esperienza, ma Ilija Srdanović, medico cardiologo, insieme ad accademici di primo piano come il professor Radomir Saičić, ordinario di chimica alla facoltà di Scienze Naturali e Matematica dell’Università di Belgrado, e da figure tecniche come l’ex governatore della Banca Nazionale di Serbia, Dejan Šoškić.

La varietà delle candidature lascia però aperta una questione: quale identità politica assumerà il movimento? La Lista Studentesca riunisce sensibilità progressiste e conservatrici, accomunate soprattutto dall’opposizione a Vučić e al sistema di potere costruito dall’SNS. Il successo elettorale ha dato forza a questa convergenza, senza cancellarne le differenze.

Altrettanto importante è stato il superamento geografico. Il movimento ha saputo evitare la trappola delle grandi città che aveva condannato all’irrilevanza le vecchie coalizioni, storicamente invisibili nelle province. I 250 candidati sono stati selezionati anche in base alla loro provenienza, in modo da coprire tutta la Serbia: i poli universitari regionali di Novi Sad e Niš, i distretti rurali, le cittadine minerarie della Serbia orientale e i comuni della Vojvodina. Questa distribuzione ha permesso un’enorme partecipazione delle periferie più povere ed escluse.

Anche i cittadini serbi residenti all’estero hanno risposto in massa agli studenti. L’affluenza nei consolati in Germania, Austria, Francia e Nord America ha raggiunto livelli mai visti prima. Nelle 93 sezioni aperte in 37 Paesi, lo spoglio ha certificato un distacco chiaro: oltre il 67% delle preferenze è andato alla Studentska lista.

Un programma tra riforme interne e pragmatismo internazionale

Il programma elettorale ha dato una traduzione concreta alle richieste delle piazze, indicando nella trasparenza amministrativa, nell’autonomia delle istituzioni e nella gestione delle risorse pubbliche le priorità della Lista Studentesca. Accanto alle riforme interne, il documento affronta il ruolo internazionale della Serbia, sul quale le diverse anime del movimento hanno cercato un punto d’incontro.

La voce più importante del programma è ristabilire le istituzioni democratiche e lottare contro la corruzione. Il testo prevede la revisione immediata di tutti i contratti pubblici secretati negli ultimi dieci anni per presunte ragioni di sicurezza o interesse strategico, a partire dai grandi cantieri, dai progetti legati all’Expo 2027 e dagli accordi sullo sfruttamento minerario del litio nella valle dello Jadar, che avevano scatenato violente contestazioni di gruppi ambientalisti. A questa misura si aggiunge il divieto totale per i vertici di partito di ricoprire ruoli dirigenziali nelle aziende a partecipazione statale e nei consigli d’amministrazione delle società pubbliche, ponendo fine al meccanismo del clientelismo. Sul fronte del giornalismo, la piattaforma obbliga il nuovo esecutivo al ripristino dell’indipendenza editoriale della radiotelevisione pubblica RTS.

Rispetto all’istruzione, la priorità è combattere la fuga dei cervelli: la piattaforma fissa un aumento dei fondi statali per l’istruzione superiore e gli assegni di ricerca, garantendo l’autonomia economica degli atenei dalle pressioni della politica ed eliminando il favoritismo nelleuniversità. Ci sono anche piani per il lavoro giovanile, la riforma del fisco e un piano straordinario di edilizia studentesca e residenziale pubblica.

È sulla politica estera che emergono alcune delle principali ambiguità della Lista Studentesca. Il programma riconosce l’Unione Europea come principale partner economico della Serbia e propone di rafforzare la cooperazione con Bruxelles, senza però impegnarsi esplicitamente all’adesione. Il capolista Ilija Srdanović ha confermato la volontà di proseguire l’integrazione europea (dei 35 capitoli negoziali per l’adesione all’UE, 22 sono stati aperti e solo due chiusi in via provvisoria), mentre Dejan Šoškić ha sottolineato che un eventuale ingresso dovrebbe passare anche dalla volontà dei cittadini espressa attraverso un referendum.

Su Russia e Kosovo il documento mantiene posizioni tradizionali: neutralità militare, nessuna sanzione contro Mosca e rifiuto di riconoscere l’indipendenza kosovara, pur sostenendo il rispetto dell’integrità territoriale dell’Ucraina. Dopo il voto, Srdanović ha tuttavia aperto alla possibilità di un dibattito pubblico sulle sanzioni alla Russia, introducendo un elemento di incertezza rispetto alla posizione ufficiale della lista.

Gran parte della stampa europea ed occidentale ha interpretato la vittoria della Lista Studentesca come una svolta europeista e progressista, prospettando un cambiamento radicale anche nella politica estera serba. La sera stessa del voto, la commissaria europea all’Allargamento Marta Kos ha dichiarato che «la porta dell’UE è aperta». Anche Ursula von der Leyen si è congratulata con la Lista Studentesca e ha offerto il sostegno della Commissione alle riforme sullo stato di diritto, sulla libertà dei media e sulla lotta alla corruzione. La scelta per Belgrado riguarda il grado di allineamento alla politica estera dell’UE. La Lista Studentesca può cercare di far avanzare i negoziati di adesione mantenendo i rapporti con Mosca, ma dovrà chiarire se la linea sulle sanzioni resterà quella indicata nel programma o se il confronto prospettato da Srdanović potrà rimetterla in discussione, inoltre il ruolo economico della Cina in Serbia apre una questione distinta, legata alla scelta dei partner per finanziare e realizzare le infrastrutture.

La prova del governo e le incognite della transizione

Con 140 seggi in Parlamento, la Lista Studentesca ha i numeri per governare, ma deve ancora dimostrare di possedere la coesione necessaria per farlo. Il modello delle assemblee universitarie, decisivo durante le proteste, dovrà ora confrontarsi con la scelta del primo ministro, la formazione dell’esecutivo e l’assunzione di responsabilità politiche precise.

I primi segnali di cambiamento sono già arrivati. Il giorno dopo il voto, la radiotelevisione pubblica della Vojvodina (RTV) si è scusata in diretta per anni di informazione parziale, mentre nei giorni successivi sono arrivate le dimissioni di alcuni dirigenti. La transizione, tuttavia, si annuncia complessa: l’SNS conserva una presenza significativa in Parlamento e nelle istituzioni, mentre il Paese si prepara alle elezioni presidenziali entro dicembre, fino a quel momento Ana Brnabić sarà la guida ad interim dello Stato.

Il 25 ottobre gli studenti hanno dimostrato di saper trasformare la protesta in una vittoria elettorale. Resta da capire se sapranno restare uniti anche quando non basterà più essere “tutti contro Vučić”.

*Immagine di copertina: [Foto di Stefan Kostić via Unsplash]

Analisi a cura di Francesco De Giorgi e Leonardo Vecchietti


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