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L’ascesa dei socialisti democratici negli USA

DSA

Dalle campagne presidenziali di Bernie Sanders alla vittoria di Zohran Mamdani a New York, i Democratic Socialists of America (DSA) sono un gruppo in costante crescita negli ultimi anni.

Quali elementi sono alla base del successo dei socialisti democratici? E in che modo l’ascesa dei DSA potrà influenzare le elezioni di metà mandato?

Chi sono i DSA e perché se ne sta parlando

Il 4 luglio 2026 i DSA sono ufficialmente diventati l’organizzazione politica socialista più grande della storia statunitense, superando i 120.000 membri. Una cifra significativa, in un Paese storicamente ostile al socialismo come gli USA, ma che è anche il compimento di un percorso di crescita iniziato negli ultimi anni.

I DSA (Democratic Socialists of America) sono nati nel 1982, dalla fusione di due movimenti femministi e di sinistra. Non si tratta di un partito, bensì di un grande contenitore che raccoglie numerose associazioni e collettivi. L’obiettivo è quello di esercitare pressione verso il Partito Democratico statunitense affinché adotti una linea politica più orientata a sinistra.

L’approccio orizzontale dell’organizzazione le ha permesso di allargarsi e di accogliere fra le sue fila realtà anche molto diverse tra di loro. Una svolta decisiva per la crescita del movimento è stata la campagna per la candidatura presidenziale di Bernie Sanders nel 2016.

Sanders perse il confronto con Hillary Clinton, candidata della fazione liberale del partito. Ma la sua campagna, organizzata dai DSA, portò all’ingresso di molti nuovi membri nell’organizzazione, in particolare tra i più giovani. I DSA supportarono Sanders anche nel 2020, quando a vincere le primarie democratiche fu Joe Biden.

Un altro momento importante per la crescita del gruppo è stata l’elezione di Alexandra Ocasio-Cortez e Rashida Tlaib alla Camera, nel 2018. Entrambe sono attualmente le uniche due esponenti dei DSA al Congresso e sono certe di essere rielette alle elezioni di metà mandato di novembre 2026.

Recentemente, l’elezione di Zohran Mamdani, membro dei DSA, ha dato nuova risonanza all’organizzazione. Mamdani è il primo sindaco socialista della storia di New York e la sua campagna è stata elogiata anche per le sue doti comunicative e per aver dato rilevanza al tema del costo della vita.

La società statunitense sta virando a sinistra?

La popolarità dei DSA potrebbe indicare una nuova tendenza della società statunitense a sostenere posizioni più a sinistra, almeno su certi temi. Una recente ricerca di Gallup riporta che il 43% degli adulti statunitensi ha un’opinione positiva del socialismo, il valore più alto mai registrato. Inoltre, Sanders rimane il politico democratico più apprezzato dopo Barack Obama.

Il socialismo è particolarmente apprezzato dai più giovani, dalle donne e dagli afroamericani. Tuttavia, gli statunitensi continuano a preferire modelli economici capitalistici, come la libera impresa. Inoltre, altri istituti come YouGov riportano valori ancora più bassi per il socialismo (31% di favorevoli).

Un altro fattore da tenere in considerazione è la definizione di socialismo stessa, che negli Stati Uniti è molto diversa rispetto a quella europea. L’asse politico statunitense si regge su un sistema bipolare di lunga data, che ha quasi sempre impedito l’ascesa di attori politici al di fuori degli schieramenti tradizionali.

Il sistema elettorale maggioritario non favorisce la costituzione di nuovi partiti e il socialismo è stato a lungo considerato una posizione estrema, negli USA. Pertanto, lo spostamento a sinistra della popolazione potrebbe essere legato solo ad un generico sostegno di politiche sociali più ampie ed inclusive.

Un altro elemento determinante potrebbe essere l’indice di gradimento del Presidente Trump, ai minimi storici dalla sua rielezione. L’amministrazione è stata duramente criticata per la guerra in Iran e per gli effetti che ha prodotto sul costo della vita, tematica centrale per le prossime elezioni.

Anche il sostegno ad Israele ha messo in difficoltà il governo, con la maggioranza della popolazione ora più vicina alle posizioni dei palestinesi. Un supporto potenzialmente decisivo a livello elettorale, che arriva in particolare dai giovani e dagli elettori indipendenti, su tematiche storicamente care ai candidati sostenuti dai DSA.

Chi sono i candidati sostenuti dai DSA alle elezioni di metà mandato

La struttura interna dei DSA lascia una certa autonomia alle sezioni locali e ai gruppi affiliati per quanto riguarda il sostegno ai singoli candidati. Se in totale sono state conteggiate più di 200 candidature, a livello federale i candidati supportati dai DSA sono nove, di cui nessuno per il Senato.

Tra i nomi nuovi più importanti svetta Melat Kiros, avvocatessa ventinovenne che alle primarie democratiche ha sconfitto l’uscente Diana DeGette. Quest’ultima, candidata dell’establishment del partito, era in corsa per il sedicesimo mandato consecutivo e la sua sconfitta era inattesa.

Kiros rappresenta al meglio le principali posizioni politiche dei DSA: sostiene l’abolizione dell’ICE, l’approvazione di un nuovo Green Deal e ha definito le azioni di Israele in Palestina un genocidio. Come la maggior parte dei candidati appoggiati dai DSA, Kiros gareggerà in un distretto “safe dem”, ovvero seggi considerati sicuri per i democratici.

Un’altra candidata è Darializa Avila Chevalier, la cui campagna elettorale si è incentrata in particolare sull’aumento del costo degli affitti. In particolare, sostiene la necessità di aumentare i fondi federali per la costruzione di alloggi pubblici. Altre posizioni popolari tra i candidati DSA riguardano l’estensione della sanità pubblica e l’istruzione pubblica gratuita.

Se i candidati DSA dovessero riuscire a vincere le proprie rispettive elezioni, formerebbero un piccolo gruppo che difficilmente potrebbe orientare l’azione politica del Congresso. Ma potrebbe essere un punto di partenza verso progetti più importanti a lungo termine, come la nomina – a lungo vociferata – di Alexandra Ocasio-Cortez a leader democratica per il Senato.

A livello statale, i DSA non appoggiano nessun candidato a governatore. In estate ha fatto scalpore la campagna di Francesca Hong, candidatasi per il Wisconsin. Con un margine di appena 4000 voti di distacco, Hong è stata sconfitta dal moderato Crowley, superando comunque le aspettative iniziali.

I candidati dei DSA: il caso di Abdul El-Sayed

Alcuni candidati dei democratici alle elezioni di metà mandato non sono ufficialmente membri dei DSA ma condividono alcune delle posizioni più popolari del gruppo. Un esempio particolare è quello di Abdul El-Sayed, candidato democratico per il Senato in Michigan.

Il Michigan ha votato per Donald Trump nel 2016 e nel 2024, ma il seggio è considerato in bilico. El-Sayed è riuscito a vincere le primarie democratiche contro Haley Stevens, candidata sostenuta dalla maggioranza del partito e che disponeva di molte più risorse economiche del suo sfidante.

Contro El-Sayed si era infatti schierato il capogruppo dei democratici al Senato Chuck Schumer, oltre che l’influente lobby filoisraeliana AIPAC. El-Sayed ha criticato duramente le azioni di Israele in Palestina ed è un convinto sostenitore di Medicare for All, ovvero l’estensione del programma di sanità pubblica a tutti i cittadini statunitensi.

El-Sayed è stato perciò dipinto dai repubblicani e dai suoi rivali interni come antisemita e radicale, ma non è un membro dei DSA. Anche altre candidate come Angie Nixon sono state impropriamente definite socialiste democratiche dai media, nonostante non siano affiliate al gruppo. Le posizioni sostenute dai DSA sono però sempre più popolari anche all’interno del partito.

Recentemente, Ocasio-Cortez ha donato un milione di dollari per sostenere la campagna di El-Sayed. Anche Barack Obama, che fin dall’inizio delle midterm ha partecipato a pochissimi comizi, si è recato in Michigan per affiancarlo. Le fazioni centriste e liberal del partito stanno perciò investendo molte risorse per contrastare i candidati vicini ai socialisti.

Le elezioni di metà mandato di novembre saranno cruciali per testare la competitività elettorale dei candidati DSA, specie negli Stati in bilico. Una buona performance permetterebbe al gruppo di trovarsi in una posizione migliore rispetto ai rivali moderati, in particolare in vista delle primarie democratiche per la candidatura presidenziale del 2028.

*Immagine di copertina: [Foto di DimiTalen via Wikimedia Commons]
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