La storia dell’Italia è da sempre profondamente legata a quella dell’Africa, un rapporto che si è evoluto nel tempo: dagli scambi dell’epoca romana al commercio dei secoli successivi, dall’esperienza coloniale alle sfide moderne legate alla migrazione e alla sicurezza energetica. Negli ultimi anni, l’Italia ha manifestato un rinnovato interesse verso il continente africano, arrivando a proporre una nuova visione di cooperazione attraverso il Piano Mattei.
Questo articolo si propone di approfondire tale iniziativa, esaminando i progetti che verranno sviluppati, gli obiettivi principali, le opportunità per entrambe le parti e le sfide da affrontare per garantire una collaborazione sostenibile, equa e vantaggiosa per tutti i soggetti coinvolti.
Il modello di cooperazione proposto dal Piano Mattei è in grado di promuovere un partenariato sostenibile ed equo tra Italia e paesi africani, garantendo benefici reciproci e rispettando le esigenze di sviluppo locale?
Il contesto storico e geopolitico
Partiamo dal contesto storico e geopolitico: dopo la fine dell’era coloniale, i legami tra l’Italia e i paesi africani hanno subito significativi cambiamenti, sviluppandosi in una rete di contatti commerciali. L’Italia cerca infatti di inserirsi in uno scenario complesso attraverso numerosi progetti, con particolare enfasi sull’energia (con aziende quali ENI). A partire dal governo Renzi, il Paese ha adottato una strategia finalizzata a consolidare alleanze a lungo termine e a rafforzare i rapporti internazionali, come testimoniato dalle recenti frequenti visite di stato nei paesi subsahariani e dall’apertura di nuove ambasciate in diversi Stati in Africa.
Parallelamente, altri attori globali stanno tracciando percorsi distinti per espandere la loro influenza sul continente. Paesi come la Cina, che ha intensificato gli investimenti infrastrutturali tramite la Belt and Road Initiative, la Russia, che ha rafforzato la propria presenza attraverso alleanze strategiche in ambito militare attraverso gruppi paramilitari come la Wagner, e la Francia influenzano il panorama in cui l’Italia si muove, evidenziando l’importanza di posizionarsi in modo strategico in questo contesto internazionale.
L’Italia come ponte tra Europa e Africa
La posizione strategica dell’Italia nel cuore del Mediterraneo la consacra come un ponte naturale tra Europa e Africa, un ruolo che si manifesta con particolare evidenza nei settori energetico e migratorio. Questo posizionamento le permette di influenzare le dinamiche geopolitiche e di sicurezza nella regione, facilitando la cooperazione tra i due continenti e promuovendo lo sviluppo economico.
L’interesse dell’Italia a rafforzare la propria presenza in Africa è quindi motivato da diverse ragioni:
– Sicurezza energetica: l’Africa è ricca di risorse, e l’Italia mira a diversificare le proprie fonti di approvvigionamento energetico e minerario, riducendo la dipendenza da fornitori tradizionali.
– Gestione dei flussi migratori: la collaborazione con i paesi africani è essenziale per affrontare le cause profonde della migrazione, promuovendo lo sviluppo economico e sociale nelle regioni di origine dei migranti. Questo approccio non solo avvantaggia l’Italia, ma contribuisce anche alla stabilità dell’intera Europa.
– Opportunità economiche: l’Africa rappresenta un mercato emergente, con numerosi stati che registrano tassi di crescita del PIL superiori al 5% annui, mentre in molte economie europee la crescita media si attesta intorno all’1-2% annuo. Questo divario evidenzia la dinamicità del continente e le possibilità di investimento in settori chiave come infrastrutture, energia e tecnologia. Il commercio bilaterale con l’Africa costituisce il 6% del commercio estero totale italiano.

Gli obiettivi del Piano Mattei
In risposta a queste sfide geopolitiche e alle opportunità economiche che emergono nel contesto africano, l’Italia ha strutturato il Piano Mattei. Il Piano si configura come una strategia articolata per rafforzare la cooperazione tra l’Italia e i paesi africani sul piano economico, con l’obiettivo di promuovere uno sviluppo condiviso e sostenibile attraverso investimenti mirati e progetti a lungo termine. Annunciato ufficialmente nel novembre 2023 con decreto convertito in legge nel gennaio 2024, il Piano è dotato di una Cabina di Regia presso la Presidenza del Consiglio, incaricata di coordinare le attività delle diverse amministrazioni pubbliche italiane coinvolte, tra cui il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e Cassa Depositi e Prestiti. Il governo si è impegnato a fare investimenti a partire da una dotazione iniziale di oltre 5,5 miliardi di euro tra crediti, operazioni a dono e garanzie.
Nella sua fase iniziale, il Piano si concentrava su nove paesi pilota: Egitto, Tunisia, Algeria, Marocco, Costa d’Avorio, Mozambico, Repubblica del Congo, Etiopia e Kenya, selezionati sulla base di priorità strategiche legate alla sicurezza energetica, alla stabilità regionale e alle opportunità economiche. Le aree di intervento prioritarie includono sanità, istruzione e formazione, agricoltura, acqua, energia e infrastrutture.
Ad esempio, in Marocco è in fase di realizzazione un Centro di eccellenza per la formazione nel settore delle energie rinnovabili e dell’efficienza energetica, mirato a formare esperti e tecnici locali. Un ulteriore intervento italiano di rilievo è nel Corridoio di Lobito, che mira a collegare la città di Luacano, in Angola, con Chingola, in Zambia, passando per la Repubblica Democratica del Congo. Questo corridoio faciliterà il trasporto di minerali e prodotti agricoli, rappresentando uno dei maggiori progetti infrastrutturali nell’ambito del Global Gateway dell’Unione Europea. La partecipazione finanziaria italiana massima è stimata a 320 milioni di euro.
Il Piano mira, inoltre, a mobilitare capitali del settore privato attraverso un nuovo strumento finanziario in collaborazione con Cassa Depositi e Prestiti e l’African Development Bank, al fine di incentivare e facilitare gli investimenti nei paesi africani.
Il Piano Mattei quindi ambisce, almeno sulla carta, a segnare una svolta nelle relazioni tra Italia e Africa, proponendo una cooperazione fondata su investimenti strategici e benefici reciproci, lontana da logiche assistenzialistiche o puramente estrattive.
Critiche e sfide del Piano
A un anno dall’implementazione del Piano Mattei, è possibile tracciare un primo bilancio evidenziando sia i progressi compiuti che le criticità emerse.
Alcuni dei progressi compiuti:
– Il governo italiano ha espresso soddisfazione per i risultati ottenuti, sottolineando l’adozione del Piano da parte dell’Unione Europea nell’ambito del Global Gateway e il riconoscimento ricevuto anche in sede G7. Ciò rafforza la legittimità del Piano a livello internazionale.
– Secondo la relazione annuale sullo stato di attuazione del Piano Mattei sono stati avviati 21 progetti, per un totale iniziale già stanziato di 600 milioni di euro, delineando un reale impegno italiano.
– L’aggiunta di cinque nuovi paesi nella lista prioritaria del Piano Mattei: Angola, Ghana, Mauritania, Tanzania e Senegal. Questa espansione strategica consente di ampliare ulteriormente la portata degli investimenti italiani.

Alcune delle criticità emerse:
– Alcuni osservatori sottolineano come il Piano Mattei possa essere percepito come una forma di sfruttamento piuttosto che di cooperazione paritaria. In occasione di una conferenza a Roma, il presidente della Commissione dell’Unione Africana, Moussa Faki Mahamat, ha dichiarato: “avremmo auspicato di essere consultati”, sottolineando la necessità di un dialogo preventivo e costruttivo con i Paesi africani.
– La mancanza di trasparenza nei criteri di selezione delle organizzazioni coinvolte e la scarsa collaborazione con la società civile potrebbero rappresentare un problema. Un sistema di monitoraggio efficace è cruciale per evitare sprechi o corruzione, spesso responsabili del fallimento di numerosi progetti di sviluppo internazionale.
– La capacità dell’Italia di mantenere un impegno costante nel lungo periodo è fondamentale. Infatti, la famosa instabilità politica italiana caratterizzata da cambi di governo rischia di compromettere la continuità e l’efficacia del Piano Mattei.
Prospettive Future
Il Piano Mattei è uno strumento proposto per promuovere uno sviluppo reciprocamente vantaggioso e sostenibile, che segna una svolta nelle relazioni tra Italia e Africa. Il suo obiettivo non è solo iniziare grandi investimenti, ma soprattutto stabilire un modello di cooperazione che aiuti le nazioni africane a diventare più autosufficienti, evitando di trasformarsi in un mero mezzo di sfruttamento o in una promessa senza senso. La vera sfida, infatti, sarà tradurre gli impegni annunciati in risultati concreti, attraverso interventi che abbiano un impatto tangibile sulle comunità locali. Il Piano non può limitarsi, come evidenziato da importanti voci, a finanziare infrastrutture o a facilitare accordi commerciali ai soli fini geopolitici ed economici, ma deve integrare politiche che favoriscano la partecipazione attiva delle popolazioni beneficiarie, ascoltando le loro esigenze e valorizzando le risorse locali.
La sostenibilità nel lungo periodo è un altro fattore importante da considerare. Un gran numero di progetti di cooperazione può fallire a causa di cambiamenti politici e della mancanza di continuità istituzionale. Per questo motivo, l’Italia dovrà dimostrare una determinazione politica costante, in grado di impegnarsi per un lungo periodo di tempo e di perseguire risultati concreti. Dovrà evitare che il Piano si trasformi in un episodio isolato o in un mero mezzo di propaganda internazionale. Il Piano Mattei potrà essere considerato un modello di cooperazione solo se è focalizzato su obiettivi a lungo termine e sottoposto a un rigoroso monitoraggio che tenga conto delle dinamiche sociali e territoriali reali.
* Immagine di copertina: [Foto di AnteKante via Pixabay]





