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La Russia in Africa: la strategia del Cremlino per influenzare il continente

Tempo di lettura stimato: 8 min.

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Nell’ottobre del 2019, 43 capi di stato e di governo africani si sono recati a Sochi, una città di villeggiatura russa situata sul Mar Nero, per prendere parte al summit Russia-Africa presieduto dal padrone di casa, il presidente Vladimir Putin. Una manovra diplomatica che il Cremlino intende ripetere nel luglio prossimo a San Pietroburgo nel tentativo di dimostrare al mondo il fallimento dell’isolamento imposto dall’Occidente. Secondo la narrazione di Mosca, i paesi in via di sviluppo dovrebbero sfruttare la presunta debolezza del campo occidentale per rafforzare i loro rapporti con potenze alternative. Non a caso negli ultimi anni l’Africa è stata oggetto di un rinnovato attivismo della politica estera russa, pressoché assente sul continente dalla fine del regime sovietico. Le recenti iniziative economiche, politiche e militari di Mosca le hanno permesso di costruire una considerevole sfera d’influenza. Così, seppur il commercio con la Russia rappresenti appena il 2% dell’interscambio commerciale dell’Africa col resto del mondo, circa la metà degli stati africani si è rifiutata di schierarsi apertamente contro l’invasione russa dell’Ucraina durante una sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Un successo dello sforzo diplomatico russo in Africa, atto ad espandere l’influenza di Mosca nella regione e mettere le mani sulle risorse del continente a spese degli interessi europei, in particolare della Francia.

I mercenari russi

Uno degli strumenti principali della politica africana di Mosca è il Gruppo Wagner, una fitta rete di compagnie private attive nel settore finanziario, minerario e soprattutto militare, un esercito vero e proprio che risponde più o meno direttamente agli ordini del Cremlino. Al vertice dell’organizzazione c’è Yevgeny Prigozhin, un oligarca russo molto vicino al presidente Putin. La Wagner opera in maniera complementare e spesso alternativa alle forze armate russe in quei contesti dove Mosca preferisce che quest’ultime non siano esposte per dissimulare la presenza russa in loco.

I mercenari della Wagner fanno la loro prima apparizione sul campo nel 2014 durante l’annessione russa della Crimea, oggi sono in prima linea contro le forze di Kyiv nell’Ucraina orientale. In seguito al loro coinvolgimento nella campagna militare siriana in soccorso al regime di Bashar Al-Assad e in Libia a supporto al generale ribelle Khalifa Haftar, il Cremlino ha poi iniziato a usare gli uomini di Prigozhin come testa di ponte della sua politica africana. Il fulcro delle operazioni della Wagner in Africa si concentra nella regione subsahariana, dove abbondano i vuoti di potere.

La strategia della Russia in Africa

Paesi in rosso: Libia, RCA, Somalia, Sud Sudan; paese in nero: Guinea; paesi in rosso e nero: Burkina Faso, Mali, Sudan.

Mosca è ben consapevole di non essere in grado di imporsi in contesti dove altre potenze hanno interessi radicati da difendere o dove l’esecutivo locale è abbastanza forte da non cedere la sovranità del proprio paese, e dunque interviene dove la situazione politica instabile spinge i governi ad affidarsi a forze esterne

Quando nel 2016 le truppe francesi si ritirarono dalla Repubblica Centrafricana (RCA), concludendo il settimo intervento militare di Parigi nel paese dal 1960, si lasciarono alle spalle solo una manciata di soldati e un paese ancora fortemente instabile sotto la leadership dell’allora neoeletto presidente Faustin-Archange Touadéra. Il Cremlino colse la palla al balzo per sostituire la tradizionale influenza francese nel paese con la propria. Il governo centrafricano, insoddisfatto dell’operato delle forze di peacekeeping delle Nazioni Unite, si è rivolto nel 2017 alla Wagner per armare ed addestrare le sue forze armate. I mercenari svolgono nel paese due mansioni principali: tenere in vita il regime di Touadéra, sempre meno democratico e sempre più ostaggio degli interessi russi, e tenere le forze ribelli lontane dalle miniere di oro e diamanti.

La propaganda russa dipinge l’intervento come l’unica ancora di salvezza per i cittadini centrafricani contro il terrore jihadista, affiancando alle operazioni militari uno sforzo mediatico e culturale. Mosca ha finanziato la restaurazione della cattedrale ortodossa di Bangui il cui monsignore è passato dal patriarcato di Costantinopoli a quello di Mosca, un primo centro culturale russo è stato aperto nella capitale e Touadéra ha reso l’apprendimento della lingua russa obbligatorio nelle università. A tutto questo si aggiunge l’operato della fabbrica di trolls di Prigozhin che ha inondato i social africani di contenuti propagandistici russofili e francofobi, cercando di ingraziarsi la popolazione locale. Il clima ostile ha spinto la Francia a ritirare dal paese le ultime poche centinaia di soldati rimasti.

Nel frattempo le milizie Wagner sono accusate di aver commesso crimini contro i civili in nome della lotta al terrorismo con l’intento di estrarre le risorse naturali del paese ed esportarle clandestinamente in Russia passando per il Sudan. Quest’ultimo gioca infatti un ruolo cruciale nella strategia russa: il Cremlino ha coltivato buoni rapporti con le Rapid Support Forces (RSF), le milizie che ad aprile hanno dato inizio ad un feroce scontro con il regime militare per il controllo del paese. Soldati della Wagner sono presenti in Sudan con il beneplacito delle RSF da prima dello scoppio delle violenze. La loro missione è proteggere gli interessi minerari in loco e assicurare il passaggio delle risorse estratte verso il porto di Port Sudan, sul Mar Rosso, dove Mosca da tempo vorrebbe installare una base navale. Il ruolo del Cremlino nel neonato conflitto in corso non è ancora chiaro ma sembra che la Wagner abbia già offerto il suo supporto ai golpisti.

Consolidata la sua presenza nella RCA, la Russia ha trovato nella regione terreno fertile per esportare il modello centrafricano. Il Mali è stato teatro di ben due colpi di stato in meno di un anno, l’ultimo, avvenuto nel maggio 2021, ha consolidato il controllo dei militari sul paese sotto la guida del colonnello Assimi Goïta, autoproclamatosi presidente. Subito dopo l’ascesa di Goïta, i rapporti tra il Mali e la Francia, l’ex padrone coloniale,  sono precipitati. La cooperazione militare contro l’insurrezione jihadista nel nord del paese è stata interrotta e il nuovo regime ha prontamente ingaggiato il supporto dei soldati della Wagner per sostituire le truppe di Parigi. Con l’arrivo dei mercenari russi nel paese, la popolazione civile nelle zone a rischio è stata colpita dalla brutale violenza dei nuovi arrivati che, attraverso un’aggressiva campagna di disinformazione, hanno incolpato gli insorti e talvolta persino i francesi dei loro stessi crimini.

Ormai invise al governo e alla popolazione locale, le truppe francesi si sono ritirate dal paese nell’agosto del 2022 lasciandolo nelle mani del Cremlino. Un mese dopo il ritiro francese dal Mali, il secondo colpo di stato  in un anno colpisce il Burkina Faso, confinante col Mali. La nuova giunta militare segue l’esempio dell’omologa maliana e impone ai militari francesi di lasciare il paese, un ritiro ultimato nel febbraio del 2023. Anche il Burkina Faso è alle prese con una violenta insurrezione jihadista e secondo le autorità della confinante Repubblica del Ghana, democrazia vicina agli Stati Uniti, la Wagner sarebbe già arrivata.

Possibili sviluppi futuri

Paesi in blu: Costa d’Avorio, Ciad, Gabon, Gibuti, Niger, Senegal; paesi in rosso: Libia, Mali, RCA, Sudan; paese in arancione: Burkina Faso; paese in rosa: Mozambico.

La Russia si è quindi gradualmente imposta in una regione tradizionalmente sotto la protezione francese, sfruttando la diffusa instabilità e il malcontento popolare nei confronti degli ex colonizzatori, Mosca è riuscita a spacciarsi come potenza benevola agli occhi di popolazioni sfiancate dalla povertà e dalla violenza continua. Visto il profilo tipico degli stati dove la Wagner è riuscita a mettere i propri soldati in campo, si possono intuire i potenziali nuovi obiettivi della strategia del Cremlino.

Con il ritiro francese dal Mali, Burkina Faso e dalla RCA, Parigi ha deciso di espandere la sua presenza militare nei vicini Ciad e Niger, altri due stati francofoni dove sono in corso insurrezioni violente di varie matrici tra cui quella jihadista. Il primo ha recentemente subito un brusco cambio di potere dopo che l’autocrate filo-francese Idriss Déby è stato ucciso al fronte durante uno scontro aperto con dei gruppi ribelli nel Ciad settentrionale, il figlio Mahamat Déby gli è succeduto alla guida del paese. La natura violenta ed autocratica del regime di Déby lo rende particolarmente inviso alla popolazione, secondo l’intelligence americana la Wagner potrebbe sfruttare questa debolezza dando manforte all’opposizione armata e seminando discordia con l’obiettivo di portare a termine il primo cambio di regime targato Wagner. Mettere piede in Ciad e in Niger per Mosca significherebbe creare un collegamento terrestre contiguo tra i suoi mercenari in Mali e Burkina Faso e quelli in Sudan e RCA. Nella regione è presente anche la Guinea, anch’essa francofona e reduce da un colpo di stato nel settembre del 2021, la cui leadership si è dimostrata amichevole nei confronti della Russia, ma per ora non ci sono elementi concreti che indichino un imminente coinvolgimento più diretto.

In tutto questo la Francia appare in difficoltà, oltre a ritirarsi e provare a riorganizzare le forze sulla difensiva, non sembra avere una strategia per contrastare l’avanzata russa nella sua tradizionale sfera d’influenza. Il presidente Emmanuel Macron ha provato a rattoppare la situazione con una serie di visite di stato in Africa per scrollarsi di dosso l’immagine di potenza imperialista e rilanciare le missioni militari francesi in un’ottica più cooperativa.

Ma sarebbe un errore credere che la Russia abbia gioco facile in Africa. Uno dei primi dispiegamenti della Wagner nel continente è stato in Mozambico nell’ottobre 2019 ed è passato quasi del tutto inosservato. I mercenari sono stati ingaggiati dal governo di Maputo, grazie alle relazioni amichevoli con Mosca, per combattere la branca locale dello Stato Islamico, dal loro arrivo nel paese hanno subito perdite significative e dopo una ritirata dietro l’altra hanno lasciato il Mozambico con la coda tra le gambe. Nella RCA gli scontri continuano senza sosta e nel Mali procede l’avanzata dello Stato Islamico con la recente cattura di uno strategico punto nevralgico nel nord del paese nonostante la presenza dei wagneriani. La Francia non è riuscita a porre fine alle lotte armate nelle sue ex colonie e al momento non ci sono elementi a sostegno di un potenziale successo di Mosca laddove Parigi ha fallito, specialmente tenendo conto della maggiore esperienza dei militari francesi nella regione. Inoltre più si prolunga la presenza dei russi in loco e meno le popolazioni locali tollereranno i loro metodi e la loro inefficienza nel fermare le violenze settarie. La Russia si è inserita in una regione estremamente complessa e le sue numerose esigenze all’estero, prima fra tutte l’invasione dell’Ucraina, ne complicano la permanenza, non è affatto detto che riuscirà a mantenere la sfera d’influenza recentemente acquisita.

*Sessione plenaria del Summit Russia-Africa [crediti foto: South African Government, via Flickr, CC BY-ND 2.0]
Iacopo Andreone
Studente di economia presso l'università Bocconi e appassionato di politica internazionale

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