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Regolamento Anti-deforestazione: la prima sfida della Commissione von der Leyen II

Il Regolamento 2023/1115, detto anche Regolamento anti-deforestazione, ha per obiettivo di ridurre l’impatto dell’Unione sul fenomeno globale della deforestazione e della degradazione delle risorse boschive. Proposto dalla Commissione nel 2019 e approvato in via definitiva nel 2023, il Regolamento è immediatamente finito sotto la lente della nuova Commissione von der Leyen, che ne ha proposto un’entrata in vigore più graduale. Ma quali sono i principali obiettivi del Regolamento? E quali le implicazioni politiche della mossa della Commissione europea?

Il Regolamento anti-deforestazione: obiettivi e principali misure

Il Regolamento (UE) 2023/1115, entrato in vigore il 29 giugno 2023, mira a dotare l’UE degli strumenti necessari per contrastare il fenomeno della deforestazione e della degradazione delle foreste a livello globale. In tal senso, si inserisce in una strategia più ampia adottata dall’Unione a partire dal 2019, delineata nella Comunicazione della Commissione del luglio 2019 “Intensificare l’azione dell’UE per proteggere e ripristinare le foreste del pianeta”.

In particolare, il Regolamento stabilisce l’obiettivo di fermare l’importazione nell’UE di prodotti non solo direttamente legati alla pratica della deforestazione, ma anche realizzati su terreni ottenuti illegalmente o violando i diritti umani. La normativa si applica a specifici prodotti agricoli e forestali ad alto impatto ambientale, tra cui l’olio di palma, il cacao e il caffè, ma anche ai derivati della soia e al cioccolato. Quando importano nell’UE questi prodotti, le aziende saranno obbligate a fornire prove che non siano associati alla pratica della deforestazione, garantendo la tracciabilità delle filiere di approvvigionamento. Nel complesso, dunque, il Regolamento stabilisce un sistema di due diligence, che si concretizza nell’obbligo per le aziende che commercializzano tali beni di verificarne l’origine e garantire che non siano collegati a pratiche di deforestazione, avvalendosi di strumenti come le mappe georeferenziate.

L’impatto economico per le imprese: quali gli obblighi per le PMI

Considerati i nuovi obblighi introdotti, il Regolamento comporterà con tutta probabilità dei costi aggiuntivi per gli operatori economici. A titolo di esempio, i sistemi che le imprese dovranno adottare per tracciare i prodotti lungo la catena di approvvigionamento, così come le certificazioni ufficiali di sostenibilità quali il Roundtable on Sustainable Palm Oil (RSPO) per l’olio di palma, si tradurranno in costi per le imprese. A questi si aggiungono anche le possibili sanzioni pecuniarie per gli operatori che non dovessero adeguarsi nei tempi previsti.

Particolari criticità riguardano le Piccole e Medie Imprese (PMI). In primis, le PMI potrebbero non disporre dei mezzi finanziari per assorbire i costi indotti dal Regolamento, a differenza dei grandi gruppi internazionali che già destinano quote di bilancio aziendale più significative per far fronte agli obblighi di reporting e due diligence. In aggiunta, le PMI hanno una capacità di tracciamento delle catene di approvvigionamento senza dubbio più limitata, e spesso non sono dotate delle competenze interne necessarie per gestire gli obblighi di compliance.

Per far fronte a queste criticità, il Regolamento prevede un trattamento differenziato per gli operatori economici più piccoli. Per esempio, le PMI potranno fare affidamento sulla due diligence effettuata dalle imprese più grandi presenti nella loro catena di approvvigionamento, pur mantenendo la responsabilità legale in caso di violazione del Regolamento. Inoltre, le PMI avranno sei mesi in più per adattarsi al Regolamento.

Le reazioni dei Paesi dell’America Latina

Alle preoccupazioni espresse dal settore produttivo si sono aggiunte anche le reazioni negative dei partner commerciali dell’UE, ed in particolare dei Paesi dell’America Latina. Tra questi, il Brasile, il principale fornitore dei prodotti coperti dal Regolamento. In base ai dati forniti dal Ministero per lo sviluppo, l’industria ed il commercio estero del Paese, il Regolamento impatterebbe circa 15 su 46 miliardi di euro di export che il Brasile trae dalle proprie foreste, in una mossa che le autorità brasiliane hanno definito come punitiva. Tali effetti vanno inseriti anche nel quadro più ampio delle relazioni tra l’UE e il blocco dei Paesi dell’America del Sud, ed in particolare quelli che appartengono al Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay). Anche alla luce della recente conclusione dell’accordo di libero scambio tra i due blocchi (seppur ancora in attesa della decisione finale degli Stati membri dell’UE) i Paesi del Mercosur hanno espresso la loro preoccupazione circa gli effetti negativi che una stratificazione degli obblighi provenienti dalla legislazione europea potrebbe avere sulle economie nazionali.

Il Green Deal alla prova della Commissione von der Leyen II

Non dovrebbe dunque sorprendere che il Regolamento anti-deforestazione sia stato al centro delle tensioni politiche nei mesi precedenti alle elezioni europee del giugno 2024. Il Partito Popolare Europeo (PPE), principale gruppo nel nuovo Parlamento europeo, era arrivato a proporre una sostanziale revisione della normativa, prevedendo un’esenzione per quei Paesi ritenuti a basso rischio di deforestazione. Pur avendo fatto marcia indietro, la pressione su Ursula von der Leyen ha indotto la presidente della Commissione a proporre, ancor prima della conferma a Palazzo Berlaymont, dodici mesi aggiuntivi per la graduale introduzione degli obblighi derivanti dal Regolamento. Approvata dal Parlamento e dal Consiglio dell’UE nel dicembre 2024, questa modifica sposterà l’entrata in vigore degli elementi più significativi del Regolamento al 30 dicembre 2025 (dal 30 dicembre 2024 inizialmente previsto) per le grandi imprese, e al 30 giugno 2026 per le microimprese e piccole imprese.

La mossa, accolta da reazioni contrastanti dei gruppi ambientalisti, da un lato, e dai settori produttivi, dall’altro, si inserisce nel contesto più ampio delle sfide che la nuova Commissione europea dovrà affrontare. Costretta ad un gioco da equilibrista tra la protezione dello European Green Deal, al centro del suo primo mandato, e la necessità di costruire alleanze con i gruppi parlamentari a destra del PPE, Ursula von der Leyen dovrà decidere che orizzonte dare alla politica ambientale dell’Unione. Se la scelta di assegnare alla socialista Teresa Ribeira il pesante dossier della transizione ecologica rappresenta un segnale di fermezza quanto agli obiettivi stabiliti nella Normativa europea sul clima del 2021, l’obiettivo dichiarato dal PPE di concentrarsi (quasi) esclusivamente sulla riconversione industriale del continente potrebbe progressivamente indebolire la potenza di fuoco del Green Deal.

L’esempio del Regolamento anti-deforestazione potrebbe dunque essere il primo segnale di un cambio di rotta dell’UE sul tema della lotta ai cambiamenti climatici e della transizione ecologica. La domanda è: resterà ancora uno European Green Deal alla fine di questa legislatura?

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