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L’Unione Europea nell’Artico: un ritrovato interesse

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Se storicamente l’Artico non ha mai suscitato un interesse significativo da parte dell’Unione Europea, l’aumentare dell’importanza internazionale della regione, principalmente a causa del cambiamento climatico, ha cambiato questa situazione, e l’UE sembra essere più che mai interessata a ritagliarsi uno spazio all’interno della regione artica.

Un iniziale disinteresse

Le interazioni precedenti all’allargamento dei confini europei a Finlandia e Svezia del 1995 erano principalmente incentrate sulla considerazione della Groenlandia di aderire all’UE, la successiva intenzione di ritirarsi dalle trattative in merito, e varie iniziative UE riguardanti l’utilizzo delle risorse viventi nella regione.  Di conseguenza, non sono mai stati istituiti un quadro istituzionale formale o strumenti specializzati per affrontare le questioni legate all’Artico dal punto di vista europeo.

L’espansione del 1995 ha introdotto due paesi della zona artica nell’UE, che partecipavano attivamente alla cooperazione della regione mantenendo forti legami con altre nazioni  come la Norvegia. Inoltre, ha conferito all’Unione un confine condiviso con la Russia.  Nel 1999, l’Artico ha finalmente ottenuto riconoscimento all’interno del quadro UE come la cosiddetta “finestra artica” nella Politica di Vicinità della Dimensione Settentrionale, un programma politico congiunto che include la Commissione europea, la Norvegia, l’Islanda e la Russia. Tuttavia, nonostante sia stata designata come regione prioritaria, l’Artico ha continuato a occupare un ruolo periferico nelle politiche UE.

Il cambiamento climatico e la nuova attenzione verso l’Artico

La giustificazione fornita per il recente engagement verso l’Estremo Nord è la protezione della biodiversità e dell’ambiente artico, profondamente minacciati dal cambiamento climatico. L’Unione Europea è indubbiamente ben posizionata per contribuire in modo significativo alla lotta contro i cambiamenti climatici e, in quanto partecipante di rilievo nei negoziati internazionali, ha l’opportunità di affrontare specificamente le problematiche riguardanti l’Artico contro le ripercussioni del riscaldamento globale.

Tuttavia, i motivi alla base di un impegno nei confronti della questione artica sono ben più egoistici. Le sfide e le conseguenti opportunità che l’Artico presenta per l’UE operano a vari livelli. In primo luogo, lo scioglimento dei ghiacci porta all’apertura di nuove rotte di navigazione e all’accesso a notevoli riserve di materie prime prima inaccessibili, in particolare per quanto riguarda riserve di petrolio e gas naturale, e ad ampi depositi di minerali. Di conseguenza, l’Artico diventa una potenziale fonte di energia rinnovabile e un fornitore affidabile di materie prime cruciali per conseguire gli obiettivi climatici dell’UE, tra cui il raggiungere l’indipendenza energetica dalla Russia, specialmente dopo lo scoppio della guerra in Ucraina.

In secondo luogo, il fatto di possedere territori artici pone l’Europa in una posizione di interesse significativo nel sostenere la sicurezza e la stabilità nella regione. Sebbene questa sia una zona storicamente caratterizzata da bassa tensione, la possibilità di attività militari intensificate a causa dell’apertura delle rotte marittime introduce nuove sfide in materia di sicurezza.

Dall’altro lato, la regione artica offre all’Unione l’opportunità di rafforzare la sua posizione di potenza geopolitica e mediatorice globale. L’UE, nel suo costante sottolineare il rispetto del diritto internazionale nella regione, si è recentemente impegnata nel partecipare attivamente a diversi forum, con l’obiettivo di affrontare sfide e opportunità condivise.

In tale contesto, l’UE funge da osservatore ad hoc in seno al Consiglio Artico, fornendo un sostegno finanziario attivo e collaborando con i gruppi di lavoro organizzati del Consiglio. Inoltre, attraverso la Commissione europea, aderisce al Consiglio Euro-Artico di Barents (BEAC), un organismo intergovernativo incentrato sullo sviluppo sostenibile e sulla promozione della cooperazione internazionale. Queste attività si occupano di rispondere alle chiamate di diversi esponenti politici svedesi e finlandesi che si sono espressi a favore di un maggiore coinvolgimento dell’Unione europea nell’Artico. Nel 2019, Antti Rinne, l’allora primo ministro finlandese, ha sottolineato la necessità di un’Unione più presente nell’Artico, allineandosi alla prospettiva che l’Artico sia anche di competenza dell’UE. Queste affermazioni sembrano però dare man forte alle ambizioni della Commissione von der Leyen di identificarsi in una “Commissione geopolitica”, una caratterizzazione che sottolinea il ruolo in evoluzione dell’Unione europea come attore geopolitico attivo. Seguendo questa retorica, la visione dell’UE per l’Artico è di mantenere la regione “sicura, stabile, sostenibile, pacifica e prospera”, con l’obiettivo di contribuire alla stabilità regionale attraverso mezzi diplomatici. Poiché le minacce poste dal cambiamento climatico stanno trasformando l’Artico in un’arena di concorrenza locale e geopolitica che potrebbe mettere a repentaglio gli interessi dell’Unione nella regione, l’UE non solo vuole salvaguardare tali interessi, ma considera anche il suo intervento nella regione in quanto geopolitica, come passo necessario per garantire la sicurezza globale.

La politica dell’Unione Europea per l’Artico

Anche se l’Unione europea è coinvolta nella regione artica dal 1995, è solo dal 2008 che ha iniziato a sviluppare una strategia specifica per l’area. Questa iniziativa è stata caratterizzata dalla pubblicazione della prima comunicazione sull’Artico, un documento sottolinea il ruolo cruciale della regione nell’ambiente e nel sistema climatico della Terra, riconoscendone la crescente importanza strategica. Successivamente, nel 2012, la Commissione europea e l’Alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza (AR) hanno pubblicato congiuntamente una comunicazione per delineare una tabella di marcia per il futuro impegno con i partner artici.

In una nuova comunicazione congiunta del 2016, la Commissione e l’AR hanno riconosciuto la necessità per l’UE di definire una politica artica lungimirante, che avrebbe dovuto concentrarsi su tre settori principali: il cambiamento climatico e la salvaguardia dell’ambiente artico, lo sviluppo sostenibile nell’Artico e nei suoi dintorni, e la cooperazione internazionale sulle questioni artiche. Tale politica è stata pubblicata ufficialmente nel 2021; al momento della pubblicazione, la sfida geopolitica posta dalla Russia non era così immediata e pressante come lo è nel contesto attuale. Di conseguenza, il quadro generale della politica si è incentrato sull’allineamento della partecipazione dell’UE all’European Green Deal e come obiettivo principale è inserita la salvaguardia dell’ambiente artico, con la promozione dello sviluppo sostenibile e cooperazione scientifica nella regione per mitigare gli impatti dei cambiamenti climatici.

I recenti avvenimenti geopolitici hanno ne hanno completamente cambiato l’approccio istituzionale. Le attività militari della Russia nella regione hanno sollevato non poche preoccupazioni a livello UE in merito alla sicurezza nella regione. In particolare per quanto riguarda il ruolo della penisola di Kola, che funge da frontiera tra la Finlandia e la Russia, delinea contemporaneamente il confine tra la Russia e l’Unione europea. Poiché lo scioglimento dei ghiacci ha permesso alla Russia di accedere alla base militare stabilita nella penisola per un periodo più lungo, rafforzandone e modernizzandone la sua capacità militare. Sviluppi sono interpretati come una minaccia per la sicurezza dell’Unione europea.  Questi elementi, combinati con lo scoppio della guerra in Ucraina, sono la ragione per cui l’Unione europea ha finalmente affrontato le questioni geopolitiche che circondano la regione artica nel suo Strategic Compass per la sicurezza e la difesa del 2022. Nel documento, l’UE riconosce l’Artico come parte dell’ambiente strategico dell’UE e sottolinea l’importanza della sicurezza marittima nella regione.

L’attuale situazione incerta nell’Artico e in Europa metterà alla prova l’ambizione e la preparazione dell’UE, che dovrà finalmente usare la sua voce in ambito geopolitico, costituita dalle quattro D – difesa, deterrenza, dialogo e diplomazia – nella sua prospettiva artica.

 

 

 

Asia Corsano
Studentessa di Relazioni Internazionali e Studi Europei presso l'Università di Firenze. Per OriPo scrivo di Stati Europei e sicurezza internazionale, anche se ammetto che le mie vere aree di interesse sono il gossip e il true crime. Tra i miei talenti: conoscere tutti i bar delle città in cui vivo(che cambiano periodicamente), organizzare viaggi low cost e creare playlist in base al mood.

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