AnalisiSicurezza Internazionale

L’interesse nazionale dell’Italia nella difesa dell’Ucraina

Pochi giorni fa si è tenuto in Puglia l’incontro annuale dei capi di stato e di governo dei paesi del G7, al quale ha preso parte anche il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky, a dimostrazione dell’interesse dell’Italia nella difesa dell’Ucraina. Il summit è stato un’occasione per i presenti di ribadire il loro sostegno alla causa ucraina. Kyiv sta vivendo momenti critici in queste ultime settimane, Mosca ha infatti lanciato una nuova offensiva dalla regione di Belgorod nella speranza di aprire un nuovo fronte in direzione di Kharkiv, la seconda città ucraina per estensione, nel mezzo di una sistematica campagna di bombardamenti contro le infrastrutture civili strategiche del Paese aggredito. 

Tra i vari pacchetti di aiuti all’Ucraina promessi di recente dagli Stati occidentali, Roma ha annunciato la consegna di un secondo sistema di difesa aerea SAMP/T di produzione franco-italiana per far fronte ai bombardamenti russi. Dall’inizio dell’invasione del Paese nel 2022, l’Italia ha fornito in totale 8 pacchetti di aiuti militari, 5 con il Governo Draghi e 3 con il Governo Meloni, il cui contenuto è in gran parte finora coperto da segreto di stato. Il tema del sostegno militare italiano all’Ucraina ha inevitabilmente trovato posto all’interno del dibattito pubblico, soprattutto durante la recente campagna elettorale per le europee, dove le parti politiche ne hanno fatto una questione prettamente morale, andando raramente nel dettaglio su quale sia l’interesse nazionale l’Italia in Ucraina e l’impatto del conflitto sulla nostra sicurezza nazionale.

Gli impegni internazionali dell’Italia

Crediti foto: NATO via Flickr

Quando si parla di sicurezza nazionale italiana, è imperativo tenere in considerazione l’appartenenza del nostro Paese alla NATO e all’UE, due realtà imprescindibili nel breve e medio periodo. Sia il Patto Atlantico che il Trattato sull’Unione Europea hanno al loro interno clausole che prevedono l’obbligo di assistenza in caso di aggressione nei confronti di uno qualsiasi degli Stati membri, ciò implica un coinvolgimento pressoché automatico dell’Italia in una guerra con la Russia qualora quest’ultima lanci un attacco contro i suoi vicini euro-atlantici.  Per quanto questa eventualità appaia ancora oggi molto remota, un possibile successo militare russo in Ucraina potrebbe spingere il Cremlino a testare ulteriormente la risolutezza occidentale. Putin non ha mai tenuto nascosta la sua frustrazione nei confronti del ridimensionamento dei confini russi al termine della Guerra Fredda, i Paesi baltici rappresentano in quest’ottica un probabile obiettivo futuro, specialmente l’Estonia con il 20% circa della sua popolazione di etnia russa.  Un attacco diretto ad un Paese NATO resta estremamente improbabile nel breve termine, ma il collasso dell’Ucraina e il fallimento dei Paesi occidentali nel tenere testa all’aggressione russa potrebbero incoraggiare Putin ad intraprendere azioni ancora più rischiose. In breve, l’Italia e i suoi alleati optano per il sostegno alla difesa ucraina per evitare di dover mandare i propri soldati a combattere in Europa orientale. 

Con la realizzazione della serietà della minaccia russa, i Paesi europei stanno gradualmente prendendo coscienza del bisogno di rafforzare le proprie difese e dell’importanza di mettere insieme le proprie risorse per rafforzare l’industria bellica. Anche senza condividere un confine con una Nazione ostile come i Paesi est-europei, è nell’interesse dell’Italia mettere in atto una seria revisione della sua politica e industria della difesa, a prescindere dalla situazione in Ucraina. Si fa sempre più pressante la questione del 2% del PIL da dedicare alle spese per la difesa (l’Italia ci ha dedicato l’1,46% l’anno scorso e la tendenza è calante), come richiesto a tutti i Paesi dell’Alleanza Atlantica, il conflitto russo-ucraino ha evidenziato la rilevanza dei droni sul campo di battaglia e i continui attacchi informatici russi contro i Paesi europei rappresentano un monito per l’Italia di quanto sia urgente rafforzare le proprie difese nel campo cibernetico. 

La Commissione Europea ha preso l’iniziativa nel promuovere per la prima volta nella storia dell’Unione una strategia comune per l’industria della difesa, questo significa, tra le altre cose, standardizzare la produzione di materiale bellico a livello europeo, aumentare l’interoperabilità e l’intercambiabilità, sfruttare l’economia di scala tipica dell’industria. Quest’ultimo elemento potrebbe implicare che ogni Paese europeo si specializzi nella produzione di ciò che sa fare meglio evitando ridondanze, per l’Italia si tratterebbe principalmente di navi e armi leggere. 

Oltre all’aspetto strategico, il messaggio politico dell’invasione russa rappresenta un grosso pericolo per l’Italia. Laddove Mosca riuscisse a piegare la risolutezza occidentale e ad imporre le sue conquiste a Kyiv, Roma si troverebbe in un mondo più pericoloso, con un’Alleanza Atlantica indebolita e relativa impunità per le guerre di conquista.

La rivalità italo-russa

I rapporti commerciali tra la Russia e l’Italia sono spesso menzionati come esempio dell’amicizia tra i due Paesi nel periodo pre-bellico, ma sarebbe riduttivo limitare le relazioni tra due Stati al loro interscambio commerciale, infatti uno sguardo più attento alle aree di interesse per entrambi dimostra una rivalità strategica tra Roma e Mosca

In Libia il Cremlino ha elevato il generale Haftar, l’uomo forte della Cirenaica (la metà orientale della Libia), a campione dei suoi interessi nel Paese, in un periodo durante il quale l’Italia era considerata il miglior alleato del Governo di Accordo Nazionale (GNA), in controllo della Tripolitania (la metà occidentale). Nel 2020, un’offensiva delle forze di Haftar verso Tripoli ha messo a rischio la sopravvivenza del GNA. La manovra è stata appoggiata materialmente da Mosca con il coinvolgimento diretto dei mercenari della Wagner nei combattimenti sul terreno. Solamente l’intervento della Turchia è stato capace di fermare l’offensiva del fronte di Haftar, e lo scarso supporto fornito da Roma ha poi fatto sì che Ankara l’abbia di fatto sostituita come partner privilegiato del GNA, con grandi ricadute soprattutto dal punto di vista migratorio.

Più recentemente, l’arrivo di aerei militari russi in Tunisia ha sollevato preoccupazioni a Roma, specialmente alla luce dell’accordo sui migranti firmato da Bruxelles e Tunisi con il patrocinato del governo Meloni. La Russia infatti è nota per l’utilizzo di migranti come strumento di pressione nei confronti dell’Europa, come dimostrato dagli eventi ai confini russo-finlandese e polacco-bielorusso; è senza dubbio possibile che uno schema simile possa in futuro riprodursi nel Mediterraneo. 

Alcune contromosse, almeno apparentemente, sono comunque in cantiere. Il cosiddetto Piano Mattei per l’Africa dell’esecutivo italiano è in diretto contrasto con l’estensione della sfera d’influenza russa nel continente. Sebbene il piano di investimenti sia ancora agli esordi, l’Africa e il Sahel in particolare sono aree rilevanti per la sicurezza italiana e una possibile espansione della sua influenza. Il Sahel, oltre a possedere risorse naturali utili nel campo energetico, è plagiato da una serie di conflitti, insurrezioni, crisi alimentari e consequenzialmente da un esodo di rifugiati in cerca di una vita migliore e dalla tratta di armi; elementi potenzialmente destabilizzanti per l’area mediterranea, sulla quale spesso si riversano le conseguenze della tragedia saheliana. La regione è stata recentemente investita da una serie di colpi di stato militari, le giunte ora al potere hanno sistematicamente cacciato le forze occidentali presenti nei loro Paesi, specialmente quelle francesi, per accogliere mercenari russi sotto il controllo del Cremlino. Se la Russia dovesse riuscire ad infiltrarsi stabilmente in Africa, sarà più difficile far valere i suoi interessi.

Il ruolo dell’Italia nella regione mediterranea e nel continente africano è ancora più cruciale nel contesto della NATO, dove il cosiddetto “Fianco Sud” assume una rilevanza sempre maggiori nelle discussioni in seno all’Alleanza Atlantica, e all’Italia spetta un ruolo chiave nell’occuparsi della regione per via della sua posizione geografica. Con la NATO concentrata a sostenere la difesa ucraina contro l’aggressione russa, spetta all’Italia ricordare agli Alleati che Mosca avanza anche su altri fronti, come ad esempio quello africano, e la necessità di una strategia globale che identifichi determinati Paesi come i punti cardine della strategia atlantica e occidentale nelle rispettive zone di interesse.

*La presidente del consiglio italiana Meloni incontra il presidente ucraino Zelensky a Kyiv [crediti foto: presidenza dell’Ucraina via Flickr]

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