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Quali sono le condizioni delle carceri in Italia?

Le carceri italiane tornano ciclicamente al centro dell’attenzione a causa delle condizioni di vita spesso ritenute, appunto, invivibili e ampiamente denunciate dai mezzi d’informazione. Il periodo della pandemia da Covid-19 ha esasperato molte delle problematiche già presenti nelle carceri, ma come si è evoluta la situazione? Come sono organizzate le carceri? Si può pensare a nuovi modelli e interventi di policy che siano efficaci nel lungo periodo?

A cosa ci si riferisce quando si parla di carcere?

Il carcere in Italia viene formalmente chiamato casa circondariale, casa di reclusione o istituto di pena ed indica il complesso degli istituti di pena indicati dall’ordinamento penitenziario italiano. Possono essere reclusi sia i soggetti già condannati, sia coloro che sono in attesa di giudizio quando si è in presenza di reati di particolare allarme sociale o pericolosità, come nel caso di chi commette atti di violenza con finalità di terrorismo o eversione dell’ordine democratico.

Nell’ordinamento italiano attuale le pene sono divise in pene detentive (arresto, reclusione, ergastolo) e pene pecuniarie (ammenda, multa). All’art. 27 della Costituzione si indica che la pena non può consistere in trattamenti contrari al senso di umanità, ribadendo il rifiuto per la pena di morte – che è stata abolita in Italia nel 1945 –, e sottolineando l’importanza della rieducazione del condannato.

Nella giurisprudenza della Corte costituzionale si esprime la volontà di superare l’idea della pena come un risarcimento per il male sociale commesso (teorie retributive della pena), e il rifiuto dell’attribuzione dei reati a caratteristiche intrinseche e non modificabili degli individui (dottrine positiviste). Permane però la convinzione che vi sia una funzione di dissuasione, prevenzione e difesa sociale alla radice della pena. Inoltre, la Corte costituzionale segnala che il recupero sociale del condannato e la rieducazione sono un diritto, oltre che una qualità essenziale della pena.

Dove e come avviene la reclusione?

L’art. 59 della legge 354/1975 stabilisce che gli istituti penitenziari per adulti si distinguano in diverse tipologie:

  • Istituti di custodia cautelare per i reclusi in attesa di giudizio; 
  • Istituti per l’esecuzione delle pene: case di arresto per scontare i reati di contravvenzione e le case di reclusione per scontare i delitti;
  • Istituti per l’esecuzione delle misure di sicurezza adottate per reinserire nel tessuto sociale il condannato: nelle Colonie Agricole si svolgono lavori agricoli; nelle Case di Lavoro si svolgono attività artigianali o industriali; nelle Case di Cura e di Custodia vengono detenuti gli affetti da infermità psichica, cronica intossicazione da alcool o da sostanze stupefacenti, o da sordomutismo. In questa categoria erano inclusi gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, che sono stati aboliti formalmente nel 2012;
  • Centri di osservazione: centri introdotti per osservare la personalità dei detenuti, ma tale sperimentazione è stata interrotta e mai ripresa.

Al contempo, diversa è la gestione degli istituti penali per i minorenni, che eseguono le pene di minori e giovani adulti.

Le norme prevedono differenti modalità di esecuzione della pena, che vanno dalla privazione totale della libertà alle limitazioni parziali di questa. I luoghi dove scontare la pena sono il carcere e l’area penale esterna, detta probation. Quest’ultima è una misura che porta a scontare la sanzione nella comunità esterna per facilitare il reinserimento sociale del detenuto fuori dal carcere.

Come vengono gestiti i detenuti?

La legge 345/1975 stabilisce all’art. 1 delle norme sul trattamento penitenziario e la rieducazione, tra cui il rispetto della dignità umana, l’imparzialità, l’assenza di discriminazioni tra i detenuti, la necessità di garantire ordine, disciplina e pene che siano eque e giustificate. Si sancisce l’obbligo di chiamare i detenuti con il loro nome e di rispettare la presunta innocenza fino a condanna definitiva. Infine, si specifica che la pena deve portare al reinserimento sociale dei detenuti, garantendo il rispetto degli individui e delle loro personalità.

Il carcere, quindi, non è un luogo in cui vige un regime di extraterritorialità rispetto alle garanzie fondamentali assicurate dallo Stato, bensì vige il rispetto della dignità sociale e umana. Si deve consentire il godimento di tutti i diritti fondamentali tra cui la salute, il mantenimento delle relazioni familiari, lo studio, la professione del proprio culto e l’accesso alla giustizia.

Il decreto-legge 23 dicembre 2013 n. 146 ha istituito il Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà per vigilare sul rispetto delle norme nel trattamento dei detenuti. Inoltre, è stato istituito un procedimento giudiziario per l’accertamento ed il rimedio ad eventuali abusi, oltre ad un risarcimento per coloro che hanno subito trattamenti in violazione dell’art. 3 della CEDU. A tal riguardo, nel 2022 – segnala Antigone, l’associazione per i diritti e le garanzie nel sistema penale – sono pervenute agli uffici di sorveglianza italiani 7.643 istanze, di cui oltre la metà sono state accolte.

I numeri della detenzione

Nella Relazione annuale del Garante nel 2023 si è sottolineato che la percentuale di persone straniere in carcere è diminuita rispetto all’anno precedente, scendendo dal 34% al 31,4%, così come anche coloro che sono in carcere senza una condanna definitiva, che dal 35,2% scende al 28,3%. Si nota, però, che il numero di persone ristrette in carcere per scontare condanne molto brevi è alto: sono 1.478 coloro che hanno una pena da scontare inferiore ad un anno. Inoltre, si ribadisce la problematica dei suicidi di coloro che lavorano in carcere, oltre a quelli di chi vi sconta una pena, così come l’estensione dell’area del controllo penale. L’intervento del sistema penale dovrebbe essere inteso come extrema ratio e non come prima e unica forma di intervento contro coloro che commettono dei reati, tant’è che si parla di tendenza all’overcriminalization.

Secondo il Ventesimo rapporto sulle condizioni di detenzione redatto da Antigone, al 31 marzo 2024 le persone detenute erano 61.049, circa 10.000 persone oltre la capienza ufficiale di 51.178 posti nelle carceri. Il tasso di affollamento ufficiale raggiunge a livello nazionale il 119,3%

Il rapporto di Antigone segnala, in aggiunta, che non solo sono cresciuti gli ingressi in carcere, ma che sono aumentati anche i residui di pena da scontare: le persone con una quantità di pena ancora da scontare superiore ai tre anni – ergastolani inclusi – sono passati dal 36,2% dei presenti del 2010 al 48,7% del 2023. Questo fenomeno non dipende dall’aumento della criminalità per fatti più gravi, bensì dall’innalzamento delle pene.

Trattamenti inumani e degradanti

Crescono i suicidi nelle carceri, che sono 44 dall’inizio dell’anno al 20 giugno 2024. Aumentano anche i numeri dei morti in carcere per cause diverse dal suicidio, che sono 42 ad aprile 2024, mentre nel 2023 erano 88 in toto. Gli atti di autolesionismo sono 18,1 ogni 100 detenuti, i tentati suicidi 2,4, le aggressioni al personale 3,5 e le aggressioni verso altri detenuti 5,5, tutti rispettivamente ogni 100 detenuti.

Anche gli spazi dove le persone vengono recluse vanno segnalati: nel 2021 Antigone ha visitato 96 istituti penitenziari sui 189 in funzione e tra questi il 39% è stato costruito prima del 1950, il 26% prima del 1900, anche se le condizioni degli istituti più recenti, spesso non sono migliori di quelli più antichi. Inoltre, le celle stesse sovente non rispettano le norme di igiene, vivibilità e privacy, tra cui 3 m2 calpestabili per persona, riscaldamento funzionante, acqua calda, un wc separato dalla stanza e una doccia.

E altrove?

Dal rapporto Global Prison Trends 2023 si segnalano dei progressi globali riguardanti il modo di intendere l’incarcerazione e la privazione della libertà, rifiutando il carcere come l’unica risposta automatica all’infrazione della legge. Inoltre, vi è un miglioramento nella proporzionalità delle sentenze.

Nel mondo sono diversi i sistemi di gestione delle carceri, da quelli totalmente centralizzati a quelli decentralizzati, ma i problemi sono comuni. In molti sistemi di carcerazione la scarsità del personale impiegato e l’alto tasso di turnover conducono a problemi come il confino nelle celle, la mancanza di opportunità di riabilitazione e poche visite concesse. Tali problematiche, unite al sovraffollamento, e alle scarse condizioni di detenzione esacerbano la situazione carceraria portando ad un aumento degli episodi di violenza segnalati.

Gli episodi di violenza in carcere sono diffusi e in certi casi coinvolgono anche gang o gruppi che hanno il controllo del territorio anche fuori dalle mura del carcere.

Infine, un problema comune in tutte le carceri è l’alto tasso di mortalità: si stima che questo sia un valore doppio per i detenuti rispetto alla comunità esterna. Inoltre, le morti in prigione, con rare eccezioni, appaiono essere meno segnalate e scarsamente investigate.

Buone pratiche

European Prison Observatory ha pubblicato un manuale di buone pratiche frutto di uno studio empirico per trovare vie alternative all’imprigionamento, in modo da migliorare le condizioni delle persone condannate alla reclusione.

Tra le misure alternative da attuare prima del processo si cita la messa alla prova attuata dall’Italia, la quale consiste nella sospensione della pena per svolgere un periodo di prova in un ambiente lavorativo esterno. La messa alla prova vuole conseguire il reinserimento sociale del detenuto tramite l’esecuzione di una pena alternativa al carcere. Se portato a termine positivamente, il periodo di messa alla prova può portare all’estinzione della pena. 

Invece, tra le misure alternative da eseguire durante lo svolgimento del procedimento figurano i lavori socialmente utili, la supervisione e il controllo del detenuto con o senza riabilitazione. Infine, come misure di rilascio dal carcere si cita la libertà condizionale, la detenzione domiciliare e il monitoraggio elettronico.

Finora l’uso di sanzioni alternative, purtroppo, non ha ridotto il numero dei carcerati, ma questo potrebbe essere dovuto alla recente implementazione delle misure o alla crescente criminalizzazione delle condotte.

*Immagine di copertina [Foto di Ichigo121212 via Pixabay]
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