AnalisiEuropa

Elezioni europee 2024: what’s next

European Parliament building in Strasbourg

Tra il 6 e il 9 giugno 2024, oltre 370 milioni di cittadini europei sono stati chiamati per la decima volta alle urne per eleggere il Parlamento europeo – l’unica assemblea transnazionale direttamente eletta dai cittadini. Tale caratteristica rende l’Europarlamento l’istituzione del panorama europeo responsabile di rappresentare gli interessi dei cittadini, dando voce alle loro preferenze e preoccupazioni. Inoltre, è bene ricordare che, dal trattato di Lisbona del 2007, il Parlamento europeo beneficia di sempre maggiori poteri, a partire dall’elezione del Presidente della Commissione europea e la nomina dei Commissari. In altre parole, il Parlamento europeo ha anche voce in capitolo nel determinare la composizione dell’organo esecutivo dell’UE, che di fatto determina la direzione dell’Unione per 5 anni. Quali sono stati gli esiti di queste ultime elezioni europee e com’è quindi composto il nuovo Parlamento? 

Resoconto generale delle ultime elezioni europee

Per quanto non sia possibile comparare con esattezza la distribuzione dei seggi dal 2019 ad oggi dato l’aumento dei seggi da 705 a 720, le elezioni europee del 2024 hanno portato ad alcune variazioni importanti rispetto alla precedente composizione. 

In primis, notevole è l’avanzata dei partiti europei di destra Conservatori e Riformisti europei (ECR) e Identità e Democrazia (ID), caratterizzati dalla difesa delle identità nazionali, dalla lotta per una maggiore autonomia politica ed economica degli Stati membri, e da posizioni Euroscettiche. ECR ha aumentato i suoi seggi da 69 a 83, mentre ID è passato da 49 a 58 seggi. 

Se da un lato la destra avanza, gli sconfitti di queste elezioni sono i Verdi e il gruppo Renew Europe (RE), di matrice liberale. I primi, che hanno fatto di  un’Europa carbon-free il punto cardine del programma, perdono 19 seggi, passando dai 71 a 51. I secondi, contraddistinti da un marcato europeismo e dalla volontà di aumentare l’integrazione europea, scendono da 102 a 81 seggi, retrocessione dovuta in parte alle performance negative in paesi come Francia e Spagna​. 

Rimangono invece in vetta i due gruppi storicamente dominanti del Parlamento europeo: il Partito Popolare Europeo (PPE), di cui la Presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen è il candidato di punta, e i Socialisti e Democratici (S&D). Seppure piccole fluttuazioni sono presenti rispetto alla scorsa legislatura, i due partiti restano centrali nella formazione delle coalizioni, ottenendo rispettivamente 189 e 136 seggi. 

Le previsioni pre-elettorali trovano in parte conferma nella nuova configurazione del Parlamento europeo. Infatti, se da un lato si è verificato un aumento dei seggi per i partiti di destra, dall’altro lato tale aumento è stato di entità minore rispetto a quanto prospettato. Inoltre, benché le stime prevedessero una perdita di seggi anche per il PPE, il partito esce di fatto vincitore da queste elezioni, ottenendo 13 seggi in più rispetto al periodo 2019-2024. 

Risultati per Paese

Oltre a considerare i risultati a livello europeo, interessante è analizzare i risultati dei paesi di maggior rilevanza politica ed economica all’interno dell’UE. Partendo dall’Italia, il numero più elevato di preferenze è stato ottenuto dal partito principale di governo. Infatti, Fratelli d’Italia ha ottenuto il 28,8% alle elezioni e, di conseguenza, 24 seggi all’Europarlamento per ECR. Allo stesso modo, anche il principale partito d’opposizione ha ottenuto discreto supporto, con un 24,1% per il Partito Democratico, assicurandosi 21 seggi per SD. Lega, Movimento 5 Stelle e Forza Italia hanno ottenuto 8 seggi ciascuno.

Per quanto riguarda Francia e Germania, la situazione è ben diversa. In Francia, il Rassemblement National di Marine Le Pen ha ottenuto una vittoria schiacciante con il 31,4% dei voti, conquistando 30 seggi per ID. La coalizione europeista di Macron, Renaissance, ha ottenuto solo il 14,6%, traducendosi in una significativa sconfitta per Renew Europe e dimostrando una spinta verso l’euroscetticismo e le politiche nazionaliste​. La sconfitta del principale partito di governo caratterizza anche il panorama tedesco. L’Unione Cristiano-Democratica di Germania (CDU/CSU) ha mantenuto il primo posto con 29 seggi, seguita dall’Alternative für Deutschland (AfD), formazione di estrema destra che ha totalizzato uno dei risultati elettorali migliori dalla sua fondazione. Al contrario, il Partito Socialdemocratico (SPD) del cancelliere Scholz ha subito una significativa perdita di seggi, riflettendo un malcontento nazionale verso il governo attuale e un rafforzamento delle forze di estrema destra e populiste, con potenziale impatto sulle politiche europee riguardanti l’immigrazione, la sicurezza e l’economia

Cosa comporta questo scenario per la politica dell’Unione e dei suoi Stati membri?

What’s next: conseguenze per l’Europa

Queste ultime elezioni hanno contribuito a ridisegnare il panorama politico; l’ascesa dei partiti di destra, il calo dei Verdi e di Renew Europe, e la frammentazione del Parlamento Europeo indicano un cambiamento nelle priorità politiche degli elettori europei. Tuttavia, a livello europeo, le coalizioni su questioni politiche tendono a non essere il risultato di accordi formali, ma vengono decise questione per questione. In particolare, come sottolineato in un’analisi dell’European Council on Foreing Relations, le diverse coalizioni tendono a distinguersi nel modo seguente: 

  • una grande coalizione centrista (PPE + S&D, spesso con RE) ha tendenzialmente prevalso su bilanci, affari economici e monetari, affari esteri e protezione dei consumatori;
  • una coalizione centro-sinistra (S&D + RE + G/EFA + Sinistra) ha di solito vinto su libertà civili, giustizia, affari interni, ambiente e diritti delle donne;
  • una coalizione centro-destra (PPE + RE + ECR, a volte con ID) ha tipicamente vinto su agricoltura, pesca, industria e commercio internazionale. 

Dopo queste elezioni, ci si aspetta un cambiamento significativo in queste coalizioni. La diminuzione della grande coalizione centrista, anche con il supporto di RE, porterà probabilmente a uno spostamento a destra su questioni di affari economici e protezione dei consumatori. Questo perché il PPE potrebbe cercare partner alla sua destra piuttosto che al S&D. Inoltre, l’aumento del blocco euroscettico, composto da ECR e ID, potrebbe portare a maggiori libertà economiche e regolamentari per gli Stati membri e meno interferenze da Bruxelles. La maggiore influenza della destra, inoltre, potrebbe portare a politiche migratorie più restrittive e ad una riforma del quadro delle politiche di asilo dell’UE, sempre per consentire maggiore discrezionalità agli Stati membri.

Sebbene un quadro più chiaro emergerà solo quando una nuova leadership sarà al timone della Commissione europea, è probabile che le implicazioni più significative della nuova ripartizione dei seggi riguarderanno probabilmente la politica ambientale. In precedenza, una coalizione di centro-sinistra ha vinto su molte questioni ambientali per piccoli margini. Tuttavia, i risultati delle elezioni europee riflettono un sentimento già sempre più evidente: la necessità di allineare una politica climatica ambiziosa con un programma di competitività e resilienza che garantisca crescita e sicurezza economica. Il significativo spostamento a destra nel nuovo parlamento significa che una coalizione “anti-azione politica climatica” potrebbe dominare, minacciando il Green Deal dell’UE e l’adozione di politiche comuni per raggiungere gli obiettivi di neutralità climatica. 

Conclusione 

Le elezioni europee del 2024 hanno visto quasi 400 milioni di cittadini chiamati al voto, per la prima volta insieme ad altri 76 paesi, segnando un anno con il maggior numero di elezioni mai registrato. Ciononostante, un’efficace e diffusa campagna sui social media volta a sensibilizzare gli elettori non sembra essere particolarmente riuscita ad aumentare la partecipazione, notando una riduzione dell’astensionismo non significativa rispetto al 2019. Allora, si era registrato un netto aumento della partecipazione rispetto agli anni precedenti (l’affluenza è infatti diminuita dal 62% del 1979 al minimo storico del 42% nel 2014, per poi invertire il trend e migliorare negli anni successivi), mentre quest’anno il miglioramento è stato decisamente più contenuto.

In Italia, il tasso di affluenza non è riuscito a superare il 50%, indicando una persistente apatia elettorale tra i cittadini italiani, addirittura in calo rispetto al 2019. Alla luce degli sforzi compiuti per coinvolgere più elettori, l’astensionismo si è dimostrato il partito vincente, sottolineando la necessità di continuare a lavorare su strategie efficaci per stimolare la partecipazione.

Analisi a cura di Claudia Morbidini e Iris Landi

Condividi:

Post correlati