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Ecco come cambierà il sistema fiscale italiano

Dopo 6 mesi di lavoro e 60 audizioni parlamentari, lo scorso 30 giugno le Commissioni Finanze di Camera e Senato hanno presentato al Governo il documento finale contenente le proposte di riforma del fisco italiano. Il progetto di ristrutturazione elaborato tocca molti “pilastri” del sistema fiscale italiano, tra cui le importanti imposte Irap, Ires e Irpef.   

IRAP E IRES: principali caratteristiche

L’Irap (Imposta Regionale sulle Attività Produttive) è una delle imposte che ricade su professionisti, imprenditori o più in generale rivolta a tutti coloro che svolgono delle attività produttive.

Le società chiamate a versarla sono le società per azioni, di persone, le cooperative, imprenditori commerciali, ditte individuali e professionisti. Esentati sono invece il settore agricolo e la pesca. 

Il calcolo dell’Irap avviene su una base imponibile ottenuta dalla differenza tra il ricavato complessivo e i principali costi di gestione (detto anche guadagno netto), sulla quale viene applicata un’aliquota proporzionale. L’imposta viene versata ogni anno alla regione di appartenenza, e sono le Regioni stesse a stabilire un’aliquota definitiva, con un margine di circa 0,92% in più o meno. Un esempio: nel 2018 l’aliquota Irap è stato del 2,90% in Lombardia, mentre in Abruzzo del 4,82%

L’Ires (imposta sul reddito delle società) invece riguarda solo le aziende, in particolare le società di capitali (S.r.l, S.p.a e S.a.p.a) che svolgono un’attività in Italia, anche se non residenti.

L’aliquota di questa imposta è fissata al 24% dal 2017 (precedentemente era 27,5%), ed è applicata sull’utile d’esercizio totale dell’impresa, con la possibilità di dedurre alcune spese che variano di anno in anno. 

Il calcolo dell’Ires varia a seconda del soggetto sul quale ricade l’imposta, che per semplicità viene distinto in tre categorie: società di capitali ed enti residenti che svolgono attività commerciale, società capitale ed enti non residenti ma che svolgono una parte dell’attività in Italia ed enti non commerciali senza scopo di lucro. 

Le persone fisiche: Irpef

Nel sistema fiscale italiano, l’Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche (Irpef) è la più importante. Contribuisce infatti al 40% delle entrate del Paese. È stata introdotta in Italia con la riforma fiscale attuata dal 1971 al 1973. Rientrano nell’imposta tutti i redditi in denaro, i redditi fondiari, da capitale, di lavoro dipendente e autonomo, redditi di impresa e redditi diversi. Il reddito imponibile è dato dal reddito totale al netto delle deduzioni. Queste ultime sono rappresentate da spese personali che incidono sulla capacità contributiva dell’individuo come i contributi previdenziali obbligatori o le spese mediche. L’Irpef è progressiva, dunque maggiore sarà la capacità contributiva dell’individuo, maggiore sarà l’aliquota marginale applicata in scala al reddito imponibile.

Applicata l’aliquota al reddito imponibile, si ottiene l’imposta lorda da cui si sottraggono infine le detrazioni. Queste ultime infatti si sottraggono dall’imposta per ridurne l’ammontare e sono un altro strumento, insieme agli scaglioni di reddito e alle deduzioni, per rendere il sistema di tassazione progressivo. Le detrazioni esistono per fonte di reddito, ad esempio se si è lavoratori dipendenti o autonomi, per carichi di famiglia (in base al numero di figli), per oneri personali come le spese mediche oppure, infine, esistono detrazioni per le ristrutturazioni edilizie o i canoni di locazione. Sottratte le detrazioni, dunque, si ottiene l’imposta netta che sarebbe l’ammontare effettivamente versato all’erario dal cittadino contribuente. Da anni è in atto un dibattito sull’iniquità di questa imposta che, proprio a causa di determinati tipi di detrazioni e deduzioni, non sembra rispettare nella pratica questo principio. Se consideriamo ad esempio due contribuenti con il reddito simile ma uno  di questi è un agricoltore, la rendita dei terreni di quest’ultimo non sarà soggetta all’Irpef. Questo è solo uno dei motivi per i quali si discute da tempo ormai di una necessaria riforma del sistema tributario in Italia. 

Il documento delle Commissioni

Il documento prodotto dai lavori delle Commissioni prevede che gli interventi debbano essere orientati su due principali fronti: la crescita economica e la semplificazione del sistema fiscale italiano.

Per raggiungere tali obiettivi, una delle idee partorite riguarda il graduale superamento dell’Irap che andrebbe a confluire probabilmente come addizionale nell’Ires, la quale gravi sulla stessa identica base imponibile dell’imposta sul reddito dell’impresa. È utile ricordare come l’Irap porti nelle casse dell’erario circa 25 miliardi di euro annui, di cui 10 prodotte da amministrazioni pubbliche e circa 15 da privati, rendendo perciò complicata l’immediata cancellazione.  

Sul versante Ires la partita si fa più complicata data la natura stessa dell’imposta. Dall’atto prodotto dalle Commissioni si evince come lo scopo sia avere una tassazione più snella indirizzata non più al soggetto che produce reddito ma all’oggetto. Il principio fondamentale è costituito dalla necessità di tassare il reddito derivante dallo svolgimento di attività produttive in modo uniforme con una aliquota proporzionale, rendendo così il sistema omogeneo ed eliminando le differenze in caso l’attività sia gestita attraverso società di persone o di capitali. Infatti, il criterio è quello di introdurre una tassazione separata del reddito d’impresa a prescindere dalla forma giuridica, in modo tale che quest’ultima non venga scelta solo per convenienza fiscale.

Una manovra analoga era già stata tentata nel 2017 con l’introduzione della cosiddetta Iri, con un’aliquota proporzionale pari a quella dell’Ires, ma mai entrata in vigore. 

Per quanto riguarda i redditi delle persone fisiche, la Commissione ritiene che ci si debba muovere verso un “modello duale” in cui  le aliquote dei regimi sostitutivi sono maggiormente allineate al primo scaglione dell’Irpef, ad eccezione del regime forfetario. Si conferma, inoltre, la base individuale come unità di tassazione invece di quella familiare ma non si considera la possibilità di una riduzione dell’Irpef e conseguentemente dell’aliquota media poichè una misura del genere andrebbe inevitabilmente a pesare sulle già sofferenti casse dello Stato. Si fa attenzione, poi, alla classe media (tra 28mila e 55mila euro) al fine di ridurre le disuguaglianze. Infine si auspica un intervento di semplificazione dell’imposta nell’applicazione dei tre strumenti già menzionati: scaglioni di reddito, detrazioni e deduzioni. 

Prospettive future 

Considerando quanto analizzato fino ad ora, nonostante il governo abbia incluso nella programmazione anche un riordino delle norme del codice tributario, tale riforma del sistema fiscale italiano è ben lontana dall’essere organica nell’implementazione a causa di alcuni aspetti che sono stati omessi dalla discussione, come ad esempio i regimi di tassazione agevolata, il catasto e la tassa di successione. Il governo, però, ora ha nelle mani uno strumento da utilizzare in modo propositivo e coerentemente alle esigenze di un mondo in cui, da un lato, la pandemia ha esacerbato le disuguaglianze, dall’altro, ci sono i cittadini maggiormente colpiti dalla conseguente recessione che richiedono l’intervento dello Stato per un’adeguata redistribuzione all’interno della società. Viste le aspettative nell’ambito del Pnrr una riforma del sistema tributario sembra dunque necessaria. Bisogna, comunque, riflettere se tale atteggiamento conservativo della Commissione sia sufficiente al fine di rendere il tessuto socio-economico italiano più competitivo e non più a due velocità.

Articolo a cura di: Sveva Manfredi e Riccardo Romano Boiani

Crediti foto: The New York Public Library, via Unsplash.
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