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Ideologia addio: così i partiti puntano sul problem solving

Tempo di lettura stimato: 5 min.

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Alla luce dei risultati delle elezioni del 25 settembre, è forse il caso di chiedersi che valore abbiano ancora la destra e la sinistra in Italia. Anche se le due principali coalizioni si sono schierate sotto i due ombrelli di centrodestra e centrosinistra, ci sono gli elementi per pensare che una parte degli elettori ricerchi nei partiti, al posto di una tradizionale ideologia di parte, degli obiettivi concreti e dei progetti da realizzare. E che alcuni partiti abbiano dato loro quello che vogliono.

La schiacciante vittoria di Fratelli d’Italia, che per diversi aspetti non rientra nel profilo classico di partito conservatore, e il relativo successo del Terzo Polo, che si presenta come estraneo alle ideologie di parte, alimentano, seppur in modo diverso, questa tesi.

Programmi di punti o programmi di parte

Le strategie politiche trasversali non sono una novità. Il fenomeno di volatilità dell’elettorato nei sistemi politici europeo e statunitense è stato già sfruttato diverse volte. Non è raro che partiti tradizionali che si definiscono conservatori includano nei loro programmi politiche economiche progressiste. La strategia conosciuta nelle scienze politiche come issue competition, secondo cui un partito seleziona i temi (issues) più cari al suo elettorato senza pensare troppo al colore della bandiera, è riconosciuto a partire dagli anni ‘80. Eredi della strategia sono Tony Blair, che concentrandosi su punti condivisi da tutto l’elettorato, come i servizi pubblici, l’educazione e la mobilità sociale ha costruito il suo successo. Donald Trump, che ha condotto nel 2017 una campagna elettorale a favore di politiche protezioniste per creare posti di lavoro, alquanto raro per un candidato Repubblicano. A suo modo, anche Angela Merkel, che ha preferito, in campagna elettorale e durante i suoi governi, porre l’accento sulle sfide della Germania piuttosto che sulle divisioni di parte.

Campione in Europa è probabilmente il partito di Macron, che abbina attitudini liberali su diritti civili e immigrazione a un’enfasi, propria della destra, sul liberismo dei mercati, la deregolazione e il free trade. 

Un approccio diverso

Un elemento accomuna tutti questi esempi: l’approccio, e la retorica, sono quelle del problem-solving. Chi corre alle elezioni non promette di tutelare degli ideali astratti, né si attiene alle proposte tipiche dei progressisti o dei conservatori, ma propone degli obiettivi da raggiungere. Mobilità sociale nel Regno Unito, lavoro negli Stati Uniti, lotta ai cambiamenti climatici in Francia; per farlo, si serve anche dei mezzi propri di chi storicamente siede al lato opposto. 

L’Italia non è da meno. Nella parentesi che lo ha visto segretario del Partito Democratico, Matteo Renzi ha tentato di far virare la nave del Partito verso un approccio meno partisan e più pragmatico. Le elezioni del 2014 sono state chiaramente vinte affidandosi a una strategia di problem-solving di questioni condivise da tutto l’elettorato, facendo leva sulla competenza del partito a portare a termine il lavoro.

Aria di cambiamento

Se fin qui erano i partiti tradizionali ad usare alcune proposte non proprie del loro schieramento per accaparrarsi voti, i risultati di questo 25 settembre confermano un trend che era già visibile alle elezioni del 2018. Parliamo di formazioni che hanno dalla loro nascita un’anima non ideologica, sfruttano la volatilità degli elettori e rigettano la tradizionale dimensione destra – sinistra. 

Durante la turbolenta campagna del 2018, le analisi confermano che, se i partiti tradizionali si impegnavano ancora a condurre campagne coerenti alle ideologie di parte, due formazioni di opposizione agivano diversamente. Da un lato la Lega, che, anche con un’agenda radicalmente di destra, è riuscita a costruire un forte radicamento nei settori operai, e la cui posizione insofferente verso l’immigrazione è sempre più condivisa da cittadini trasversalmente alle barriere ideologiche. Dall’altro il Movimento Cinque Stelle, un partito “piglia-tutto” che rigetta la dimensione tradizionale destra – sinistra concentrandosi perlopiù su punti condivisi, con un elettorato che è il più vicino al votante medio.

Nel 2018, Lega e M5S hanno ottenuto un successo storico e hanno formato il governo giallo-verde. I due partiti tradizionali, Partito Democratico e Forza Italia, una dura sconfitta.

L’Italia oggi

Nella corsa alle elezioni del 25 settembre la sfida dei partiti all’ideologia sembra aver influenzato alcune formazioni politiche che l’hanno resa il loro tratto distintivo. Parliamo del Terzo Polo, che da subito si è vestito degli abiti di partito super partes, ma anche del primo partito del Paese, Fratelli d’Italia, che incomincia ad abbracciare politiche moderate anche se stridono con il suo posizionamento ideologico. 

Visioni del mondo diverse, per alcuni aspetti antitetiche, ma qualcosa in comune: i due partiti sembrano mettere l’ideologia in secondo piano. Con una differenza strategica. Se l’approccio del Terzo Polo calca quello di partiti come Renaissance di Macron, volti ad affrontare le sfide dell’oggi con pragmatismo e dichiarata competenza, il partito di Giorgia Meloni assume dalle sue origini un approccio marcatamente conflittuale

Si potrebbe dire, e alcuni politologi lo sostengono, che i due partiti si siano allontanati dalla diagonale delle tradizionali formazioni novecentesche in direzioni opposte, combinando istanze della destra e della sinistra. In una direzione si è mosso il Terzo Polo, entrato in scena con un carattere liberale-cosmopolita, combinando una posizione economica centrista con politiche favorevoli all’immigrazione. Dall’altra, Fratelli d’Italia, dichiaratamente nazional-conservatore, propone un programma che coniuga piani restrittivi sull’immigrazione e scetticismo europeo con politiche economiche moderate. La flat tax generalizzata, forse la misura fiscale di destra per eccellenza, non convince la Leader del partito, così come gli scostamenti di bilancio azzardati

La distanza tra i due partiti si traduce nel diverso approccio alle trasformazioni economiche e sociali come globalizzazione, integrazione europea o progresso tecnologico: propositivo il Terzo Polo,  conflittuale Fratelli d’Italia. Una visione di problem-solving porta infatti a vedere i processi politici in modo positivo, tecnico e non particolarmente controverso. Una visione conflittuale prende davanti alle stesse tematiche un’attitudine critica, vedendole in termini divisivi e tentando di mobilizzare malcontento.

Strategie vincenti?

Sembra che queste combinazioni siano vincenti. Fratelli d’Italia, con un robusto 26%, ha ottenuto il ruolo di prima forza del Paese. Il Terzo Polo, che ha debuttato come esperimento centrista poco più di un mese fa, si assesta poco sotto l’8%, non raggiungendo l’obiettivo sperato ma arrivando molto vicino a Forza Italia. Sicuramente non una sconfitta per una formazione così giovane

Dall’altra parte, i risultati dei partiti tradizionali sono deludenti: se il Partito Democratico non raggiunge la soglia del 20%, il partito di Berlusconi non convince più l’elettorato, che lo lascia all’8%. 

È evidente, come si è visto durante la recente campagna elettorale, come la retorica destra- sinistra, ancora strumentalizzata da una serie di partiti, non abbia abbandonato il dibattito politico. Ma ci sono gli elementi per pensare che potrebbe farlo presto.

*Elezioni politiche del 25 settembre [crediti foto: Fanpage CC BY 2.0]

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