Economia

Ucraina e materie prime: così il prezzo della benzina è schizzato alle stelle

Nonostante i recenti cali, i prezzi della benzina e del gasolio sono aumentati ininterrottamente da metà 2020 in poi. L’aumento si è fatto sentire soprattutto nel 2022, colpendo le tasche degli italiani in misura consistente. Quali le ragioni di questo rincaro? Per capirlo, bisogna conoscere la composizione del prezzo di benzina e gasolio, e comprende gli andamenti degli ultimi anni, con riferimento anche, ma non solo, al ruolo avuto dal conflitto in Ucraina.

La composizione del prezzo della benzina

Il prezzo medio mensile si calcola moltiplicando i prezzi che si sono verificati nel mese per il numero di giorni in cui questi sono stati presenti, poi sommandoli e dividendo tale somma per il numero totale dei giorni del mese di riferimento. Tali prezzi sono il risultato di quattro componenti, che ne determinano il valore. Questi sono: il costo della materia prima, ovvero il costo netto della benzina e del gasolio – detto anche Platts o margine di raffinazione –; le accise, ovvero imposte indirette a carico del consumatore; l’Iva, che impatta per un valore pari al 22% della somma di accise e costo della materia prima. Il differenziale tra la somma di queste componenti e il prezzo effettivo praticato dal benzinaio rappresenta il guadagno di quest’ultimo – il margine industriale mediamente meno di 4 centesimi al litro.

Le accise, in particolar modo, erano 19, di cui dieci introdotte tra il 2004 e il 2014. Tuttavia, dal 1995 le accise sono definite in modo unitario, di conseguenza il gettito che ne deriva finanzia il bilancio statale a livello complessivo, non a beneficio di specifiche attività. Oggi, infatti, c’è una sola aliquota, non più distinta tra le varie componenti, pari a 72,84 centesimi. Rappresentano quindi un costo fisso, un valore che, secondo l’Unem – Unione Energie per la Mobilità – era precedentemente individuabile nelle seguenti attività:

L’andamento del prezzo della benzina

Stando a quanto riporta il Mise sul proprio osservatorio, i prezzi di benzina e gasolio hanno avuto andamenti estremamente simili negli anni. Entrambi, infatti, hanno avuto un picco durante gli anni della crisi del debito sovrano, precisamente nel 2012, e sono aumentati sempre, salvo una leggera diminuzione nel 2009. Dal 2012 in poi, i prezzi di benzina e gasolio sono moderatamente diminuiti, escludendo l’inevitabile rialzo del 2022. In quest’ultimo anno, poi, è sottile la differenza tra i prezzi medi del primo trimestre e i prezzi medi del secondo trimestre. Prendendo ad esempio la benzina, infatti, il prezzo medio dei primi tre mesi del 2022 è stato pari a 1.874,33 euro ogni mille litri, mentre nel secondo trimestre è stato pari a 1.884,44 euro ogni mille litri.

La sottile differenza è spiegata dalle componenti di tale prezzo. Se da un lato, infatti, il Governo ha praticato uno sconto di 30 centesimi sulle accise, che ha seguito il precedente sconto di 25 centesimi valido fino all’8 luglio, dall’altro, il costo della materia prima è aumentato in misura più che proporzionale nel tempo – dai 684,92 euro ogni mille litri di dicembre 2021 ai 1.188,94 euro ogni mille litri di giugno 2022. In totale, comprendendo il margine industriale dei proprietari delle pompe di benzina, i prezzi medi a luglio di benzina e diesel sono, stando a quanto riportato da Energia-Luce, pari rispettivamente a 2,044 euro al litro e 2,011 euro al litro. Un margine, quindi, ben maggiore dei circa quattro centesimi sopra citati.

Le cause dell’aumento

Il prezzo complessivo della benzina è aumentato a causa dell’incremento notevole, nel tempo, del costo della materia prima. Questo, infatti, è passato da un minimo di 390,63 euro ogni mille litri di maggio 2020 al valore sopra citato di 1.188,94 euro ogni mille litri di giugno 2022, di fatto più che triplicando. Questo aumento è da attribuire a diversi fattori. Il Ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgietti, ha recentemente affermato: “L’incremento dei prezzi di benzina e gasolio è imputabile principalmente all’aumento della quotazione internazionale del prodotto raffinato e, di conseguenza, al margine di raffinazione, mentre non risulta una significativa variazione del margine di distribuzione dei carburanti, elementi che indicono a ricondurre l’innalzamento dei prezzi in misura assolutamente prevalente alla congiuntura dei mercati internazionali e alle misure restrittive inerenti l’importazione di petrolio dalla Russia.”

In effetti, la quotazione del petrolio ha subito un brusco rialzo con l’inizio del conflitto in Ucraina, ma al 22 luglio il prezzo del petrolio sul mercato era a poco più di 104 dollari al barile. Evidentemente, sia il margine di raffinazione che il margine di distribuzione risultano essere parte integrante di questa variazione. Il primo, poi, ha subito un notevole impatto causa il conflitto in Ucraina. Tuttavia, è nell’aumento del margine di raffinazione che si può individuare il casus belli degli aumenti che sono susseguiti e susseguono. Tuttavia, esistono anche ragioni di carattere geopolitico. La decisione dell’Ue di arrestare le importazioni via mare di petrolio russo e la decisione del cartello petrolifero Opec di mantenere invariati i piani di produzione del greggio. Anche questi fattori hanno contribuito all’aumento delle quotazioni del petrolio sui mercati.

Confronto in Italia e nel mondo

Secondo Energia-Luce, la Liguria risulta essere la regione con il prezzo più alto per la benzina – 2,09 euro per litro – mentre lo è il Friuli-Venezia Giulia per il diesel – 2,07 euro per litro. La Campania risulta invece come la regione col costo più basso di benzina e gasolio, rispettivamente a 1,99 euro e 1,96 euro per litro.

Quanto ai distributori, poi, secondo Altroconsumo quelli che mediamente risultano più convenienti per fare rifornimento sono Tamoil, Q8 e Sarni Oil. Inoltre, nelle cosiddette “pompe bianche”, ovvero i piccoli distributori indipendenti, i prezzi di benzina e gasolio sono rimasti in media più elevati rispetto ai prezzi praticati dalle grandi compagnie, contrariamente a quanto comunemente creduto.

Tuttavia, anche in altri Stati europei il prezzo di benzina e gasolio è molto alto. Altri Paesi, infatti, praticano prezzi maggiori, pure in casi dove il potere d’acquisto delle famiglie è inferiore. Ad esempio in Grecia, in Spagna o in Nord Europa. Secondo l’Osservatorio dei Conti Pubblici Italiani, il prezzo più alto nell’Ue era praticato, a marzo 2022, dall’Olanda, dove la benzina costava 2,29 euro al litro. Seconda sul podio la Germania – 2,14 euro al litro – seguita proprio dall’Italia (pre sconto sulle accise), sempre con 2,14 euro al litro. I paesi più economici invece risultano essere Malta – con 1,34 euro al litro – e Ungheria, con addirittura 1,28 euro al litro, ovvero un euro in meno rispetto al prezzo praticato nei Paesi Bassi.

Cosa aspettarsi nei prossimi mesi

Il petrolio, al 23 luglio, si scambia sui mercati a poco più di 103 dollari al barile. Un dato rilevante, soprattutto considerando che in tempi non sospetti – inizio marzo – ha toccato e superato i 130 dollari al barile. Da un lato, questo è sinonimo di corretto funzionamento del mercato: all’aumentare eccessivo del prezzo, la domanda prima o poi si riduce. Tuttavia, è anche un dato allarmante, in quanto potrebbe rappresentare un segnale di una potenziale recessione, come già si discute negli Stati Uniti. È, però, anche il risultato delle sanzioni inflitte ai danni della Russia, con i prezzi che continuano a scendere a discapito di Putin.

Ciò detto, è ancora presto per decretare un possibile ritorno ai prezzi che hanno meglio caratterizzato gli anni precedenti. A incidere sul prezzo dei carburanti sono diverse componenti. Sebbene il prezzo del petrolio rappresenti un riferimento rilevante per determinare il costo della materia prima, questo va confrontato con altre variabili. Il contesto geopolitico caratterizzato dal conflitto in Ucraina, il rincaro delle materie prime e dei trasporti sono aggravanti di un quadro già incerto.

*Crediti foto: Juan Fernandez, via Unsplash

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