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Rosso, nero e separatista: come si evolve il terrorismo in Europa

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Lo scorso giugno l’Europol, l’ufficio europeo di polizia con sede all’Aja, ha diffuso il rapporto TE-SAT (Terrorism Situation and Trend Report 2020), che fornisce dati e considerazioni sugli episodi legati al terrorismo in Europa nell’anno solare precedente. 

Nel corso dell’ultimo anno, il report conta 10 morti e 27 feriti a causa di attacchi terroristici, perlopiù riconducibili alla matrice islamista. Nonostante questo, rispetto al passato il numero di attacchi jihadisti continua a diminuire progressivamente, a fronte di un aumento degli attacchi legati al terrorismo di estrema destra ed estrema sinistra

L’Europa alla prova del terrorismo di estrema destra

Nell’ultimo decennio, un’ondata di azioni violente legate all’estremismo di destra ha raggiunto l’Europa: nel 2019 sono stati segnalati sei attacchi terroristici di tale matrice (uno completato, uno fallito, quattro sventati), rispetto all’uno del 2018. La Germania, così come altri Stati membri dell’Ue (tra cui il Belgio, la Francia e la Slovenia) ha segnalato l’emergere di nuovi gruppi di stampo ideologico simile, quali l’avversione all’accoglienza, al multiculturalismo e alle istituzioni europee, con una forte caratterizzazione identitaria. 

L’ideologia estremista di destra non è uniforme: è alimentata da diverse sotto-correnti, unite nel loro rifiuto della diversità e dei diritti delle minoranze. Il Global Terrorism Index del 2020 evidenzia un aumento negli ultimi cinque anni, su scala internazionale del 320% dei fenomeni riconducibili ad un orientamento di estrema destra. Secondo il report, questa nuova ondata neonazista, antisemita e anti-musulmana è iniziata nel 2015, con l’acutizzarsi della crisi migratoria in Europa. Sono 33.430 i militanti di tali frange (erano 20 mila prima del 2015), di cui 13 mila potenzialmente violenti. 

Molti dei gruppi individuano la propria battaglia sull’identità culturale dell’Occidente, dichiarando di voler proteggere la cultura giudaico-cristiana contro l’islamismo e l’estremismo religioso. Altri, invece, si rifanno alla teoria della sostituzione etnica, nata in Francia circa vent’anni fa. L’autore è Renaud Camus, pensatore di riferimento della destra identitaria, il quale accosta due fenomeni, correlandoli: denatalità e migrazione, elementi che – sostengono i seguaci del pensiero – porteranno a una “sostituzione etnica” della popolazione europea. 

È stato a causa dell’ attentato a Hanau, lo scorso 19 febbraio, che il tema dell’estremismo neonazista è tornato alla ribalta delle cronache internazionali. In tale occasione nove persone di origini curde e turche sono state uccise dall’ estremista di destra Tobias Rathjen. Il 9 ottobre 2019, nella città di Halle, un uomo di 27 anni, noto per le sue posizioni antisemite, ha aperto il fuoco fuori da una sinagoga tedesca, uccidendo due persone. 

L’11 luglio 2018 Beate Zschaepe, del gruppo terroristico neo-nazista Nsu (Nationalsozialistischer Untergrund), è stata condannata all’ergastolo dopo essere stata giudicata colpevole dei dieci omicidi (otto turchi, un greco e un agente di polizia) compiuti in Germania fra il 2000 e il 2007, al termine del processo a carico suo e di altri quattro membri dell’organizzazione. Dati i casi summenzionati, è possibile notare come in Germania le narrative e ideologie dell’estrema destra risuonino da tempo nelle arene politiche ed addirittura nei consessi istituzionali, supportati anche da partiti di ispirazione neonazista, come l’Alternative für Deutschland (Afd)

Negli ultimi anni, la Germania si trova a dover fronteggiare un altro fenomeno inquietante, quello dei Reichsbürger, i cosiddetti “cittadini del Reich” (dell’Impero, in tedesco). L’ideologia, cui si rifà il movimento, è la presa di coscienza dell’appartenenza a una tradizione imperiale collegata a due altre antiche e possenti tradizioni, quella romana e quella carolingia. 

Tale visione rifiuta la subordinazione a ogni realtà allogena, sostenendo addirittura che la Repubblica Federale tedesca non sia uno Stato, ma un’azienda nata dopo la Seconda Guerra Mondiale. Da tempo, i servizi di intelligence interna tengono sotto osservazione i Reichsbürger, che si sono spesso resi protagonisti di azioni violente contro forze armate o funzionari statali. Alcuni di loro (circa 950) partecipano ancora attivamente a iniziative sovversive dell’estrema destra. Oggi, la scena di destra non agisce più solo in ombra o in clandestinità ma, forte del clima di consenso sviluppatosi in alcune parti del Paese, si mostra con spavalda visibilità. 

Terrorismo etnonazionalista e separatista: il caso dell’Eta e il conflitto nordirlandese

In Europa la maggior parte delle azioni terroristiche sono state legate a conflitti etnici o religiosi, con il terrorismo etnonazionalista e separatista responsabile dell’80% delle azioni contate tra il 1950 e il 1995.

Negli anni Settanta sono nate organizzazioni terroristiche quali quelle degli indipendentisti radicali baschi (Eta, Euskadi Ta Askatasuna) o irlandesi (Ira, Irish Republican Army). Questi gruppi, che si concepivano principalmente come “eserciti” di un movimento di liberazione nazionale, privilegiavano le azioni militari contro coloro che venivano considerati rappresentanti di una potenza straniera. Nel 2019, il numero di tali attacchi è diminuito per il secondo anno consecutivo, da 83 nel 2018 a 57. Sei Stati membri dell’Ue hanno segnalato un totale di 48 arresti, la maggior parte dei quali è avvenuta in Spagna (25) e in Francia (13). 

In Spagna, l’Eta fu un gruppo armato separatista d’ispirazione marxista-leninista e nacque come movimento radicale in risposta al marcato centralismo della dittatura franchista, con lo scopo di ottenere l’indipendenza per il popolo basco. Nell’aprile 2017 l’Eta ha rinunciato formalmente alla lotta armata e avviato il processo di disarmo definitivo, fornendo una lista di depositi di armi ed esplosivi situati nella Francia sud-occidentale, lungo il confine con la Spagna, e nel maggio dell’anno successivo ha annunciato il suo definitivo scioglimento. 

Di contro, nel 2019 il Regno Unito ha segnalato 55 incidenti relativi alla sicurezza da parte di gruppi repubblicani dissidenti nell’Irlanda del Nord, quattro dei quali hanno preso di mira obiettivi di sicurezza nazionale, come autorità pubbliche, polizia e forze militari, rispetto ad un solo unico caso nel 2018. In tale contesto, l’uccisione della giovane reporter Lyra McKee il 18 aprile 2019, avvenuta in un quartiere della città di Derry chiamato Creggan, mentre stava documentando gli scontri tra nazionalisti repubblicani e le forze di polizia, costituisce in ordine temporale uno fra i più noti atti terroristici che ha recentemente interessato l’Irlanda del Nord. 

L’attentato è stato rivendicato dal New Irish Republican Army, l’ultima incarnazione dell’Ira, l’organizzazione militare clandestina sorta nel primo decennio del Novecento per liberare l’Irlanda dal dominio inglese. Nel corso dell’ultimo anno, il Regno Unito ha segnalato un aumento nella pianificazione degli attacchi, nel targeting e nel commercio di armi in tutta l’Irlanda del Nord. Oggi, la situazione risulta sempre più complessa, dato che le domande fondamentali su cosa possa significare la Brexit per il confine irlandese rimangono senza risposta. Si teme, infatti, che il ritorno ad una qualche forma di frontiera possa rinfocolare gli animi dei separatisti e possa generare una catena di scontri e violenze difficili da contrastare.

L’Italia e lo spettro del terrorismo “rosso”

Le organizzazioni terroristiche di ispirazione ideologica di sinistra hanno prevalentemente diretto le loro azioni contro coloro che consideravano ‘nemici’ del popolo o, quanto meno, ‘ingranaggi’ del sistema di sfruttamento capitalistico. In tutta Europa il numero di arresti su sospetto di terrorismo di sinistra o anarchico nel 2019 è più che triplicato rispetto agli anni immediatamente precedenti: da 34 nel 2018 si è arrivati a 111 nel 2019, di cui 98 in Italia, avvenuti durante manifestazioni violente, scontri con le forze di sicurezza e altre circostanze simili. 

La componente con maggiori profili di pericolosità in Italia fa capo alla Federazione Anarchica Informale (Fai), organizzazione tesa alla internazionalizzazione della lotta insurrezionale. La lotta viene perseguita da decine di sigle in tutto il mondo che hanno aderito alla proposta dell’organizzazione terroristica di stampo anarchico greca Cospirazione delle Cellule di Fuoco all’insegna della sigla Fronte Rivoluzionario Internazionale (Fri). 

Seguendo le indicazioni ideologiche e operative del leader anarchico Alfredo Maria Bonanno, le cellule di anarchici aderenti alla Fai/Fri hanno compiuto negli ultimi anni decine di attentati dinamitardi. Il movimento si basa su piccole cellule formate da pochi militanti che si attivano sulla base delle indicazioni che provengono dalla rete, dove alcuni siti indicano i settori da colpire nell’ambito di “campagne di lotta contro il sistema”, sviluppate spesso in stretto collegamento con formazioni anarchiche europee ed extra-europee (in particolare spagnole, francesi, greche e cilene).

In questi mesi, i gruppi terroristici hanno cercato di approfittare della pandemia da Covid-19 per espandere le loro attività e mettere a repentaglio l’efficacia e la credibilità delle misure di risposta di diversi governi. Inoltre, l’impatto economico e sociale della pandemia sulla popolazione ha il potenziale per alimentare ulteriormente la radicalizzazione di alcuni individui, indipendentemente dalla loro persuasione ideologica.  

 

*Manifestazione contro il terrorismo in Europa [crediti: UnratedStudio via Pixabay]
Anthea Favoriti
Nata nelle Marche, cresciuta in Toscana, adottata da Roma. Ho studiato Lingue Orientali (arabo e persiano) presso l’Università Sapienza di Roma e MENA Politics poi presso l’Università degli Studi di Torino. Amante dei viaggi in solitaria e dei soggiorni all’estero, passo il tempo libero a organizzare possibili itinerari e a collezionare mappe.

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