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Brexit, cosa rimane di europeo in Regno Unito

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Il 2020 è l’anno delle grandi dipartite per il Regno Unito. Due dei reali hanno lasciato la famiglia reale come la Gran Bretagna ha lasciato l’Unione europea. Con l’uscita dello scorso 31 gennaio 2020, la Brexit decisa con il referendum del 23 giugno 2016 è stata ufficializzata e l’anno di transizione è ormai agli sgoccioli. Così, l’apparato di rappresentanza delle istituzioni europee nel Regno Unito è inevitabilmente mutato. L’Agenzia europea per i medicinali (Ema) e l’Autorità bancaria europea (Eba), le due agenzie europee che avevano sede a Londra, avevano già lasciato la capitale a seguito della votazione dei 27 durante il Consiglio degli Affari Generali del 20 novembre 2017. Trasferite rispettivamente ad Amsterdam e a Parigi.

La Europe House

Dal 1° febbraio 2020 anche gli uffici del Parlamento e della Commissione europea a Londra hanno subìto alcuni cambiamenti. I due apparati di rappresentanza condividevano la stessa sede non lontana da Parliament Square: la Europe House. La Commissione Ue a Londra ha cessato le attività il giorno dopo l’uscita ufficiale, il 1° febbraio 2020. Mentre la rappresentanza del Parlamento europeo è rimasta. Il Servizio europeo per l’azione estera (Seae) ha rilevato la struttura che è diventata una delegazione, ovvero il tipo di istituzione europea prevista in uno Stato estero. Una sorta di ambasciata europea nella capitale britannica.

Europe House, Londra [crediti foto: Anthony O’Neil/Wikimedia CC BY-SA 2.0]
Abbiamo posto alla Delegazione europea e agli uffici del Parlamento europeo a Londra alcune domande su come la Brexit ha cambiato il loro lavoro e la loro missione nel Regno Unito. Per prima cosa Federico Bianchi, capo Ufficio stampa e Diplomazia pubblica della delegazione Ue nel Regno Unito ci racconta che la Europe House era la sede del partito dei Tories quando Margaret Thatcher era il Primo ministro. Da quelle finestre la Thatcher festeggiò la sua vittoria alle elezioni dell’anno 1979. Poi la Commissione e il Parlamento europeo acquisirono la struttura, provvista di ampio spazio per conferenze ed eventi e di un’area espositiva riservata ad artisti europei. 

Delegazione Ue in Regno Unito

“Secondo l’EU Treaties Representations la Commissione europea può operare solo nei Paesi membri” spiega Bianchi. Prima del 31 gennaio 2020 il Regno Unito era un membro dell’Unione europea e per questo una sede della Commissione europea era in loco. Ma dal 1° febbraio 2020 il Paese è uno stato terzo, dunque la Commissione è stata sostituita dalla Delegazione europea, istituzione prevista per i Paesi non-membri. Questa è la principale differenza tra il prima e il dopo Brexit.

Si contano 144 delegazioni dell’Ue sparse per il mondo e sono tutte parte del Seae che lavora sotto la supervisione dell’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri, Josep Borrell. Ci sono delegazioni europee anche all’interno di organizzazioni internazionali come le Nazioni Unite, l’Unione africana o l’Organizzazione mondiale del commercio. “In termini generali il ruolo della Commissione europea in ogni Stato membro è quello di informare i cittadini sui loro diritti e sulle diverse politiche europee” ci spiega Bianchi. Ad esempio, sui diritti dei consumatori, l’assistenza sanitaria sotto la European Health Insurance Card, ma anche sul trasferirsi, studiare e lavorare in un altro Paese Ue.

“La rappresentanza della Commissione europea a Londra, come in altri Paesi, trattava in maniera diretta con i cittadini e con la stampa, con il governo nazionale e con le organizzazioni non-governative”. Data l’esclusività della situazione dovuta allo smantellamento di un’istituzione e dall’introduzione di un’altra, il personale prima impiegato nella Commissione è stato integrato nel nuovo apparato. 

Missione diplomatica

“La funzione principale della delegazione è quella di rappresentanza diplomatica dell’Ueaggiunge Bianchi. Il fine è quello di aumentare la visibilità e la comprensione dell’Unione europea all’estero. Ogni delegazione è dunque una missione diplomatica in sé e per sé. Lavorare a stretto contatto con le ambasciate dei 27 Paesi Ue, coordinare progetti comuni e redigere report sono alcune delle attività principali.

A Londra, però, la Delegazione ha svolto anche il compito esclusivo di implementare il Withdrawal Agreement, ovvero l’accordo di uscita, seguendo da vicino il processo di negoziazione. “La delegazione non si occupa di un’area specifica, ma rappresenta la Ue, i suoi valori ed interessi” sottolinea Bianchi. Quindi intrattiene con il Paese ospitante rapporti di genere politico, economico e commerciale, oltre ad occuparsi di diritti umani collaborando con la società civile. “La delegazione monitora anche gli sviluppi politici della nazione che la ospita offrendo progetti, borse di studio e sovvenzioni”.

Anche se sul finire dell’anno, l’opzione di un’uscita senza accordo è stata scongiurata. Seppur con qualche attrito, infatti, il Regno Unito e l’Ue sono abituati a collaborare su una pluralità di temi da oltre quarantacinque anni. Secondo la Delegazione è plausibile che questo legame si mantenga anche oltre la fine del periodo di transizione fissato al 31 dicembre 2020.

Due task force sono state impegnate nella definizione del contratto di uscita del Regno Unito dall’Ue. Per l’Europa, i negoziati sono stati guidati da Michel Barnier, già capo della task force di preparazione dei negoziati con il Regno Unito. Mentre per il Regno Unito il compito è stato affidato a David Frost, consigliere di Boris Johnson che condivide con lui le stesse posizioni sulla Brexit. Quando organizzati in presenza, anche l’ambasciatore a capo della prima Delegazione europea in Regno Unito, João Vale Almeida ha preso parte agli incontri tra le due parti.

EU Settlement Scheme

Nel caso sui generis del passaggio di testimone dalla Commissione europea alla Delegazione in Regno Unito, quest’ultima ha ereditato la missione della Commissione. Sono un esempio le informative sessions, ovvero le campagne informative per i locali e gli oltre 3 milioni  di cittadini europei in Regno Unito incentrate sui loro diritti sotto il Withdrawal Agreement.

Ad esempio sull’EU Settlement Scheme. Il programma a cui i cittadini europei in Regno Unito devono iscriversi entro giugno 2021 se intendono continuare a vivere nel Regno Unito anche dopo la fine del periodo di transizione. Come ci spiega Bianchi, l’obiettivo delle campagne informative a riguardo è raggiungere chi ancora non è a conoscenza di questa possibilità.

Parlamento europeo in Regno Unito

Anche l’ufficio del Parlamento europeo a Londra ha subìto qualche cambiamento nel suo operato. Come ci spiega Susanne Oberhauser, capo dell’Ufficio britannico del Parlamento europeo, prima della Brexit il lavoro del Parlamento europeo a Londra era anche quello di supporto ai parlamentari britannici. In altre parole, svolgeva una funzione di collegamento tra la sede centrale e Westminster, oltre a relazionarsi con il pubblico e la società civile, ad esempio in occasione delle elezioni del Parlamento europeo che si tengono ogni cinque anni. Il Regno Unito, come l’Italia, eleggeva 73 rappresentanti che confluivano nei diversi partiti europei. Dopo l’uscita ufficiale il numero degli europarlamentari britannici è stato azzerato.

Ponte tra Londra e Bruxelles

Tra le attività dell’unico organo europeo direttamente eletto dai cittadini vi è quella di fare da ponte tra Bruxelles e il parlamento di ogni Paese Ue. “Adesso la partecipazione dei cittadini britannici ad alcuni dei programmi o dei bandi offerti dal Parlamento europeo non sarà più garantita” ci spiega Oberhauser. Anche se gran parte delle attività sono al momento sospese, l’ufficio del Parlamento europeo a Londra continua ad organizzare eventi alla Europe House, nelle scuole e nelle università britanniche, oltre ad essere molto attivo sui social media. L’informazione sul lavoro dell’Ue e sulle sue istituzioni è al centro del suo operato, insieme alla correzione di fake news.

Come avviene per tutti gli accordi internazionali, il negoziato tra Londra e Bruxelles verrà sottoposto all’approvazione del Parlamento europeo che dovrà ratificare l’accordo in una delle prime sedute plenarie del nuovo anno. “Il Parlamento non ha un ruolo formale nelle trattative di uscita” sottolinea Oberhauser. “Ma lavora con il gruppo di coordinamento offrendo spunti e approfondimenti, facilitando i contatti con il parlamento britannico stesso”. Tra i compiti di Michel Barnier, infatti, c’era quello di aggiornare il gruppo di coordinamento britannico guidato dal presidente della commissione per gli Affari esteri del Parlamento europeo, David McAllister.

Nel corso di quattro anni l’apparato di rappresentanza dell’Ue è stato rivoluzionato. Al cambio della guardia della Commissione in favore della Delegazione, si è aggiunta la completa revisione delle loro attività. Per il futuro, le istituzioni europee rimangono fiduciose sull’instaurarsi di un rapporto di mutua collaborazione tra l’isola e il continente, basato su valori e interessi comuni. Oltre a continuare a curare le relazioni con i media e le campagne informative, tra i nuovi compiti della Europe House ci sarà poi quello di vigilare sulla corretta applicazione dell’accordo. Ora che ne esiste uno.

*The Mall, Londra 31 gennaio 2020 – giornata dell’ufficializzazione della Brexit [crediti foto: Agnese Stracquadanio]
Redazione
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