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Il Clean Industrial Deal: come l’UE vuole unire competitività e decarbonizzazione

Clean Industrial Deal UE

Il 26 febbraio la Commissione Europea ha presentato il Patto per l’industria pulita, “Clean Industrial Deal” (CID), il piano pluriennale per sostenere le tradizionali industrie europee ad alta intensità energetica e il settore emergente delle tecnologie pulite. L’Unione Europea (UE) ha bisogno di nuovo impulso per rimanere una potenza industriale, ma senza compromettere i propri impegni climatici.

Seconda fase del Green Deal

L’UE sta affrontando la difficile conciliazione tra raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, con l’ulteriore obiettivo di ridurre le emissioni del 90% entro il 2040, e proteggere le sue industrie e posti di lavoro. Alla crisi climatica si aggiungono le crescenti rivalità geopolitiche, mentre Bruxelles cerca di ridurre la sua dipendenza da Pechino, e il (nuovo) Presidente degli Stati Uniti Trump adotta una linea dura contro l’Europa.

Coordinato da Teresa Ribera, Commissaria europea per la transizione green e la concorrenza, il Clean Industrial Deal è una delle iniziative più attese dei primi 100 giorni della Commissione von der Leyen II. Rappresenta un “Green Deal 2.0”, che mira a decarbonizzare le industrie europee mantenendo la competitività sullo scenario globale. 

L’obiettivo del Clean Industrial Deal è duplice, raggiungere la neutralità climatica e assicurarsi che le tecnologie del futuro siano “made in Europe”. La sfida principale è semplificare il complesso quadro normativo senza arretrare sugli obiettivi climatici europei. L’eccessiva burocrazia, unita agli alti costi dell’energia, ostacola le aziende europee rispetto a quelle cinesi e americane.

Insieme al Clean Industrial Deal, la Commissione ha presentato anche il Piano d’azione per l’energia a prezzi accessibili (Affordable energy action plan). Il tema dell’energia accessibile è dunque strettamente connesso alla competitività, e l’UE intende accelerare la transizione verso le energie rinnovabili.

Un’Europa più competitiva

Il Clean Industrial Deal arriva sull’onda del Report Draghi, presentato a Bruxelles lo scorso settembre, che urge l’Europa ad agire per non rimanere indietro rispetto a Stati Uniti e Cina. Le imprese europee stanno perdendo competitività, e il rapporto di Draghi sottolinea l’urgenza di chiudere il divario di innovazione tecnologica che separa l’Europa da Stati Uniti e Cina, rendere la decarbonizzazione un’opportunità e non una sfida, e ridurre le dipendenze da paesi terzi per aumentare la sicurezza e l’autonomia strategica.

La Commissione ha raccolto le azioni proposte dal Report Draghi e il 29 gennaio ha presentato la “Bussola per la competitività”, la prima iniziativa del secondo mandato di von der Leyen. Il documento rappresenta una roadmap, una tabella di marcia con le azioni della Commissione nei prossimi cinque anni, e contiene una serie di “flagship actions”, misure concrete per raggiungere gli obiettivi di innovazione, decarbonizzazione e competitività e riduzione delle dipendenze dall’estero. Il filo conduttore della Bussola è semplificare il quadro normativo che pesa sulle imprese, con l’obiettivo di attrarre investimenti e promuovere l’innovazione.

Il Clean Industrial Deal è linea con la Bussola, ha l’ambizioso obiettivo di facilitare gli investimenti nelle tecnologie pulite e strategiche e nelle industrie ad alta intensità energetica.

I pilastri del Clean Industrial Deal

Il Clean Industrial Deal si concentra su sei “business driver”: energia a basso costo, mercati guida, finanziamenti, economia circolare e accesso alle materie prime critiche, mercati globali e competenze.

Energia accessibile. Lo stop al gas russo, le minacce di dazi americani se l’Europa non compra più gas, e la speculazione finanziaria, stanno causando prezzi eccessivi per l’energia. I costi dell’energia ostacolano la competitività delle imprese europee rispetto alle altre potenze mondiali, anche se la produzione di energia pulita in Europa nell’ultimo anno è balzata in avanti, tanto che nella prima metà del 2024, solare ed eolico hanno per la prima volta prodotto più energia elettrica che i combustibili fossili.

Il Piano d’azione per l’energia a prezzi accessibili si focalizza su tre componenti chiave: un mercato dell’energia completamente integrato, un sistema energetico decarbonizzato e un mercato del gas più trasparente e competitivo. Nel suo discorso al World Economic Forum a Davos, von der Leyen ha sottolineato come le infrastrutture energetiche siano al centro del Piano, prevedendo misure per agevolare i finanziamenti nel settore.

Mercati guida. La Commissione punta a stimolare la domanda di tecnologie pulite creando dei “mercati guida”, riferendosi a misure che creano domanda di beni decarbonizzanti, come l’imposizione di quote. Parte della strategia è anche l’aumento della domanda di idrogeno verde, cioè con basso impatto ambientale, semplificando le norme europee sugli aiuti di Stato.

Finanziamenti. Per stimolare l’innovazione e la competitività, l’UE deve attrarre investimenti privati e pubblici nel settore delle energie rinnovabili. Il Clean Industrial Deal prevede la modifica del quadro normativo sugli aiuti di Stato entro il secondo semestre del 2025, per semplificare e accelerare l’approvazione di misure di sostegno pubblico per la decarbonizzazione e le tecnologie green. Sono previsti anche aiuti per sostenere la produzione di tecnologie strategiche, come le batterie.

La Commissione prevede un aumento in investimenti annuali in energia, industria e trasporti di circa 480 miliardi di euro rispetto al decennio precedente, facendo leva sui capitali privati sul 38% del bilancio comune che sosterrà la transizione ecologica anche tra il 2028 e il 2034. È’ prevista anche l’istituzione di un “Competitiveness Fund” per rafforzare il quadro finanziario e investire in tecnologie strategiche. La Commissione ha già previsto un investimento di 100 miliardi di euro per stimolare la produzione pulita in Europa.

Economia circolare e materie prime critiche. Il documento riafferma l’impegno verso la riduzione dei rifiuti e l’aumento dell’efficienza delle risorse per diminuire le dipendenze da paesi terzi, soprattutto dai fornitori di materie prime critiche. La Commissione presenterà un Circular Economy Act il prossimo anno per affrontare il tema della scarsità di risorse e promuovere la circolarità, incoraggiando la produzione di prodotti sostenibili e riducendo i rifiuti.

Mercati globali. Per fare fronte alla concorrenza di Cina e Stati Uniti, la Commissione continuerà la sua svolta geopolitica sfruttando i propri strumenti di difesa commerciale, come i dazi anti-dumping e anti-sussidi, ma anche rafforzando gli sforzi diplomatici per diversificare i propri partner e concludere accordi bilaterali con paesi terzi. 

In risposta all’annuncio di Trump di imporre elevati dazi sui prodotti europei, l’UE propone misure per stimolare la domanda dei beni “Made in Europe”, ad esempio stabilendo quote minime sulle tecnologie verdi acquistate dai governi. La Commissione punta anche a semplificare e rafforzare il Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM), il meccanismo che applica una tassa sul carbonio per compensare le emissioni per merci prodotte fuori dall’UE.

Lavoro e skills. La Commissaria Ribera ha insistito sull’aspetto delle politiche sociali del Clean Industrial Deal. Il Piano non può ignorare l’importanza di creare skill e forza lavoro per assicurare che la transizione verde non abbia ricadute negative sull’occupazione nei settori che verranno svantaggiati perché troppo inquinanti.Per questo, prevede incentivi a programmi di riqualificazione della forza lavoro e con il settore dell’educazione per colmare lo skills gap, e favorire la transizione verso settori del futuro. La Commissione istituirà una “Union of Skills” per investire nella formazione e sviluppo delle competenze dei lavoratori, creando posti di lavoro di qualità.

Unire competitività e obiettivi climatici

Il Clean Industrial Deal contiene un approccio pragmatico alla transizione ecologica, supportando le aziende per affrontare il caro energia, le complesse supply chains e i requisiti di sostenibilità. Questo piano rappresenta una risposta alla critica che il Green Deal mancasse di una politica industriale solida, e punta a supportare le aziende europee nella decarbonizzazione.

Il piano non è solo un’iniziativa domestica, ma uno strumento geopolitico per rafforzare l’autonomia strategica e leadership dell’UE nella transizione energetica. Il ritorno di Trump alla Casa Bianca preoccupa Bruxelles, sia da un punto di vista commerciale che di sicurezza. La sua agenda “America First” impatterà negativamente gli export europei, in particolare il settore automobilistico. In aggiunta, la continuazione della guerra commerciale di Trump contro la Cina può provocare un cambio di rotta dei beni cinesi verso l’Europa, che con i loro prezzi artificialmente bassi danneggerebbero le imprese europee.

Infine, la necessità di allentare il “red tape”, le eccessive regole imposte alle imprese,  e snellire il quadro giuridico non deve compromettere gli standard  di sostenibilità. L’industria europea deve affermarsi come modello di sviluppo economico sostenibile, e il bisogno di maggiore produttività non deve giustificare un aumento delle emissioni.

L’ambizioso piano di politica industriale europea però non sarà di facile realizzazione. Il successo del Clean Industrial Deal dipenderà dunque dalla sua implementazione, dall’efficacia delle misure attuate. In ballo ci sono la sopravvivenza dell’industria europea, e il raggiungimento degli obiettivi climatici.

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