In occasione della European Sustainable Energy Week (EUSEW), si è trattato il ruolo e gli obiettivi delle Comunità Energetiche Rinnovabili in Europa (CER). Dopodiché, un’analisi ha approfondito l’adattamento del sistema italiano allo sviluppo del progetto delle CER che coinvolge gli Stati europei ma in primis i cittadini dell’Unione europea. Infine, in questo pezzo viene presentato il punto di vista di alcuni Youth Energy Ambassadors, figure selezionate a livello europeo per contribuire al dibattito sulla transizione energetica.
Attraverso una serie di domande, si è analizzato il ruolo dei giovani nella diffusione delle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER), analizzandone potenzialità, limiti e prospettive future.
Dalla partecipazione giovanile alle sfide operative in Italia, fino alle implicazioni geopolitiche e alle opportunità offerte dal contesto europeo, emerge un quadro articolato in cui le CER si configurano non solo come strumenti di sostenibilità, ma anche come leve di trasformazione economica e sociale.
Dalla partecipazione giovanile all’implementazione delle CER
La European Sustainable Energy Week è uno spazio di confronto tra istituzioni, imprese, società civile e innovatori della transizione energetica. In questo contesto, quale può essere il ruolo degli Young Energy Ambassadors nel trasformare la partecipazione giovanile in proposte concrete?
Gli Young Energy Ambassadors possono fare qualcosa che manca nel dibattito attuale: portare proposte che partono dal basso e sono immediatamente testabili. Non servono altri manifesti generici. Servono giovani che arrivino alla EUSEW avendo già sperimentato qualcosa sul territorio.
Il vero valore aggiunto non è solo “rappresentare la voce dei giovani”, bensì dimostrare che certe soluzioni funzionano e hanno solo bisogno di supporto per scalare a livello nazionale ed europeo. Infatti, abbiamo lanciato un sondaggio per capire l’interesse nel supportare le comunità energetiche da parte dei giovani. Sono state raggiunte più di 600 risposte in poche settimane. Moltissimi si sono detti interessati a valutare una collaborazione e stiamo già proponendo dei potenziali match alle CER che a loro volta hanno risposto ad un sondaggio simile.
Alcune difficoltà nell’implementazione delle CER in Italia sono i rischi legati alla digitalizzazione. Questa risulta scarsamente operativa e ricca di ostacoli legati alla complessità tecnica, oltre che una burocrazia rigida. In che modo i giovani potranno contribuire a rendere le CER più accessibili ed efficaci nel prossimo futuro?
Attualmente, il problema principale delle Comunità Energetiche Rinnovabili in Italia non è l’incentivo economico, bensì il fatto che attivare una CER richiede di navigare un labirinto di pratiche e regolamenti complessi. Per un cittadino comune è incomprensibile.
I giovani possono intervenire su tre fronti concreti:
- Sulla semplificazione digitale: servono piattaforme che rendano semplice ed intuitivo l’accesso alla condivisione dell’energia, riducendo al minimo gli inevitabili aspetti burocratici.
- Sulla mediazione culturale e sulla comunicazione: i giovani che vivono nei territori possono fare da “traduttori” tra il linguaggio tecnico-normativo e le esigenze reali di cittadini, piccole imprese e amministrazioni comunali, nonché supportare le CER nel farsi conoscere tramite i social media.
- Sulla prospettiva futura: le CER generano dati di consumo e produzione che, se analizzati bene, permettono di ottimizzare i flussi energetici e massimizzare il beneficio per i membri, competenze che molti giovani possiedono vista la presenza di corsi quantitativi e di analisi dati presenti in molti corsi. Queste capacità saranno fondamentali quando le CER potranno accedere ai mercati della flessibilità elettrica grazie ai prossimi sviluppi normativi.
Una trasformazione oltre la sostenibilità
Le CER sono spesso presentate come strumenti di sostenibilità e risparmio, ma la loro portata è anche politica e sociale. Sono capaci di ridisegnare il rapporto tra cittadini, territorio ed energia. L’impatto geopolitico delle CER è la delocalizzazione dell’approvvigionamento energetico e una maggiore autonomia nazionale. Secondo voi, in Italia questa dimensione “trasformativa” è stata compresa fino in fondo? Quali sono eventuali vulnerabilità di cui la società civile dovrebbe essere al corrente?
No, in Italia questa dimensione non è stata compresa fino in fondo. Le CER vengono ancora raccontate prevalentemente come uno strumento per “risparmiare in bolletta”. In realtà il loro potenziale geopolitico è molto più profondo. Ogni kWh prodotto da fonte rinnovabile e consumato localmente è un kWh che non dipende da un gasdotto russo o da una nave di GNL che deve attraversare lo stretto di Hormuz.
Ci sono tre principali vulnerabilità reali di cui la società civile dovrebbe essere consapevole.
- La dipendenza dalla supply chain cinese per i pannelli fotovoltaici: stiamo sostituendo una dipendenza dal gas con una dipendenza dai moduli solari e l’80% della produzione mondiale è concentrata in Cina (Fonte: IEA).
- Il rischio di frammentazione: migliaia di micro-CER senza coordinamento rischiano di creare problemi alla rete elettrica (congestioni locali, difficoltà di bilanciamento), perché il sistema di distribuzione italiano non è stato progettato per gestire flussi bidirezionali su scala diffusa.
- La vulnerabilità insita nella politica: le CER spostano potere dalle grandi utility ai cittadini e questo genera resistenze che si riflettono nelle tempistiche autorizzative, nella complessità burocratica e nella lentezza del Gestore dei Servizi Energetici (GSE) nel processare le domande.
Il supporto statale alle Comunità Energetiche Rinnovabili
Molte CER nascono grazie a incentivi pubblici. Quanto è sostenibile questo modello nel lungo periodo senza un forte supporto statale e quali meccanismi potrebbero garantirne la scalabilità?
L’incentivo serve più ad invogliare la partecipazione che a rendere economicamente conveniente l’installazione di nuovi impianti (soprattutto se di piccola taglia). Per la scalabilità nel lungo periodo, tre meccanismi sono più promettenti dei sussidi diretti:
- La standardizzazione contrattuale e normativa: se attivare una CER richiedesse un mese invece di dodici, il modello scalerebbe da solo.
- La trasposizione della Direttiva sui Mercati Elettrici europea che definisce la vera condivisione dell’energia come transazione di energia elettrica rinnovabile tra membri della comunità creando de facto una diversificazione dell’approvvigionamento di ciascun consumatore e permettendo ai piccoli produttori di diventare veri attori del mercato dell’energia.
- L’integrazione con i mercati della flessibilità elettrica: le CER potrebbero vendere servizi di bilanciamento alla rete (come già avviene in Francia con il modello NEBEF e nelle sperimentazioni nazionali in corso come RomeFlex), generando ricavi ricorrenti indipendenti dagli incentivi.
Chi guida e chi resta indietro nella transizione energetica?
Le CER richiedono competenze tecniche, giuridiche e organizzative: vedete in questo modello anche un’opportunità per la creazione di nuove figure professionali e nuove leadership locali, soprattutto tra i giovani?
Assolutamente sì, e non è teoria, sta già succedendo. Le CER stanno creando una domanda di figure professionali che prima non esistevano. Alcuni esempi sono i “community energy manager”, un mix tra ingegnere energetico, mediatore sociale e project manager. L’”esperto di configurazioni di autoconsumo collettivo” invece deve padroneggiare simultaneamente la normativa, la fiscalità e la progettazione impiantistica. Oppure il “data analyst energetico territoriale”, che analizza i profili di consumo e produzione per dimensionare correttamente la CER.
Per i giovani questa è un’opportunità concreta di leadership locale: chi riesce ad attivare una CER diventa un punto di riferimento per l’intera comunità. Le CER potrebbero rappresentare sempre più un modello di imprenditorialità territoriale che non richiede di spostarsi nei grandi centri urbani o all’estero.
Le CER sono spesso raccontate come modelli inclusivi, ma nella pratica richiedono un capitale iniziale, specifiche competenze e capacità organizzative. Esiste il rischio che finiscano per rafforzare disuguaglianze territoriali invece che ridurle?
Il rischio è reale. Oggi le CER funzionano meglio dove ci sono edifici in buone condizioni, cittadini con disponibilità economica e amministrazioni comunali con competenze tecniche, cioè nei contesti che ne avrebbero meno bisogno. Un comune di 2.000 abitanti in un’area interna del Sud, con edifici vecchi, popolazione anziana e un ufficio tecnico con due persone potrebbe faticare ad attivare una CER. Specialmente se paragonato a un comune del Nord-Est con un tessuto cooperativo forte e più risorse economiche a disposizione.
Per evitare che le CER diventino un privilegio dei territori già avvantaggiati, servono tre cose concrete:
- Modelli di CER che minimizzino l’onere organizzativo con soggetti aggregatori che facciano da facilitatori.
- Meccanismi di finanziamento che coprano il capitale iniziale per le fasce più deboli. Il PNRR ha stanziato risorse per i comuni sotto i 50.000 abitanti, ma la finestra temporale utile e il plafond a disposizione si sono dimostrati inadeguati rispetto alla domanda.
- Un supporto tecnico strutturato: non il bando una tantum, ma un accompagnamento continuativo, anche per la prima fase di gestione.
Il futuro delle CER nel contesto europeo
Durante la European Sustainable Energy Week emergono spesso priorità e trend sulla transizione energetica. Quali ritenete possano avere un impatto più concreto sullo sviluppo delle CER nei prossimi anni?
Tre trend emersi nelle ultime edizioni avranno un impatto diretto:
- L’integrazione delle CER con lo storage distribuito: le batterie residenziali stanno diventando sufficientemente economiche. Questo permette alle CER di accumulare energia di giorno e redistribuirla la sera, aumentando decisamente il tasso di autoconsumo e quindi la convenienza economica.
- Il digital energy sharing: piattaforme basate su blockchain o smart contract. Il loro ruolo è automatizzare la ripartizione dell’energia e degli incentivi tra i membri della CER eliminando la necessità di gestione manuale e riducendo i costi amministrativi quasi a zero.
- Il terzo, forse il più importante, è l’evoluzione del quadro regolatorio europeo sulla flessibilità distribuita. La revisione della Electricity Market Design Directive sta aprendo la possibilità per le CER di partecipare ai mercati dei servizi ancillari e del bilanciamento, trasformandole da semplici “gruppi di autoconsumo” a veri attori del mercato energetico.
Se questa evoluzione si concretizzerà, le CER non saranno più solo uno strumento di risparmio, bensì una fonte di ricavo attivo e questo ne cambierà radicalmente la scala e l’attrattività.
*Immagine di copertina: [Foto di Ildigo via Pixabay]
Testo a cura di Gaia Barbarino e Daria Kayvan Khosrow con la gentile partecipazione di Marco Costa, Matilde Montresor e Veronica Saletti.
Ora tocca a te!
Se hai meno di 35 anni e vuoi avere un ruolo attivo nella transizione energetica compila questo breve sondaggio sulle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER): https://forms.gle/tq3LjVxs83zp86d47
Il sondaggio si inserisce all’interno delle iniziative promosse dai rappresentanti italiani del programma Young Energy Ambassadors della Commissione Europea in collaborazione con lo European Youth Energy Network (EYEN) e RENOSS (Rete Nazionale degli One Stop Shop).





