AnalisiEnergia e ambiente

Prezzi negativi dell’energia, cosa sono e a cosa servono?

Nel mese di aprile i principali mercati dell’energia europei hanno segnato un prezzo negativo per l’energia elettrica, un eccesso di energia sul mercato ha fatto sì che in alcuni momenti i consumatori fossero “pagati” per utilizzare l’elettricità. Dal 2020, i prezzi negativi dell’energia elettrica si sono fatti strada in quasi tutta Europa manifestandosi nei mercati energetici di diversi stati europei. In questo articolo spiegheremo le cause che possono portare a questo fenomeno, apparentemente paradossale, analizzando le dinamiche del mercato energetico e le sfide connesse.

Contesto economico ed energetico

In economia, un prezzo negativo si realizza quando la domanda per un prodotto diminuisce o quando l’offerta aumenta a tal punto che i venditori siano disposti a pagare gli acquirenti pur di non dovere sostenere i costi inerenti al trasporto, stoccaggio o smaltimento dei prodotti invenduti. Di fatto, questo significa stabilire un prezzo di vendita negativo.Solitamente questa scelta viene presa quando i costi necessari ad arrestare (e successivamente riprendere) i processi produttivi risultino più elevati dei costi sostenuti dal vendere il proprio prodotto ad un prezzo negativo.

Nel settore energetico si riscontrano diverse situazioni in cui viene applicata questa strategia di prezzo: le più comuni sono quelle inerenti ai prezzi del petrolio, del gas naturale, dello smaltimento dell’immondizia e del trattamento delle scorie nucleari.

Prezzi dell’energia negativi si verificano quando una produzione di energia continua ed uniforme incontra una bassa domanda di energia da parte del mercato. Questa tecnica serve per gestire un’improvvisa sovrapproduzione di energia, allertando il mercato riguardo ad una necessaria riduzione della produzione o aumento della domanda. Sono ormai anni che in nazioni come Francia, Germania, Belgio o Paesi Bassi, si registrano simili eventi, a causa per lo più l’alta penetrazione delle fonti rinnovabili.

La produzione di energia da risorse rinnovabili (solare-idroelettrica-eolica) è caratterizzata da una produzione non lineare e facilmente arrestabile, dovendo costantemente avere a che fare con le variazioni del meteo. Al contrario, una produzione basata sul costante utilizzo di combustibili fossili, come con il carbone, non può essere sospesa temporaneamente per adattarsi alle esigenze del mercato, risultando in costi di gestione elevati per i produttori.  Di conseguenza, molti produttori preferiscono continuare a generare elettricità anche quando i prezzi sono negativi, piuttosto che interrompere la produzione e rischiare costi aggiuntivi.

Le recenti strategie europee a favore della diversificazione e dello stoccaggio di energia hanno portato ad un incremento sostanziale delle fonti rinnovabili tra gli stati membri; nonostante ciò numerosi centrali elettriche a combustibili fossili possono essere riluttanti a spegnersi completamente (in situazioni di sovrapproduzione) a causa dei costi operativi e dei tempi di avvio. Ovviamente la regolamentazione di settore deve permettere un simile meccanismo (in Italia ciò non è ancora possibile), ma quali sono le cause più comuni?

Politiche Energetiche e Sussidi

Alcuni governi offrono incentivi finanziari ai produttori di energia rinnovabile per stimolare la crescita delle fonti pulite. Tuttavia, questi sussidi possono portare a una sovrapproduzione di energia da fonti rinnovabili, specialmente in condizioni meteorologiche di vento forte o abbondante irraggiamento solare, causando un surplus di offerta e prezzi negativi. A fronte delle tensioni geopolitiche e dell’invasione russa dell’Ucraina, come parte fondamentale del Green Deal Europeo il piano REPowerEU ha introdotto una strategia per raddoppiare la capacità solare fotovoltaica fino a 320 GW entro il 2025 e installare 600 GW entro il 2030. Grazie all’introduzione di un obbligo giuridico graduale di installare pannelli solari sui nuovi edifici pubblici, commerciali e residenziali, portando la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili da 12 GW nel 2020 a oltre 60 GW entro il 2030, e passando poi a 300 GW entro il 2050.

Limitazioni di Trasmissione

Le limitazioni nella rete di trasmissione dell’energia possono contribuire ai prezzi dell’energia elettrica negativi.  In alcune regioni, la capacità di trasporto dell’energia può essere limitata, rendendo difficile il trasferimento dell’elettricità in eccesso dalle aree di sovrapproduzione a quelle con domanda. Di conseguenza, l’eccesso di energia può rimanere intrappolato in determinate zone, causando una pressione al ribasso sui prezzi dell’energia elettrica.

Un esempio è quello dell’Australia la cui infrastruttura energetica è stata sostenuta per anni dalle centrali a carbone, sta avendo difficoltà a sostenere il passo con la produzione di energia da parte delle fonti rinnovabili (in aumento in tutto il paese). Blackout, prezzi negativi e una latente instabilità della rete elettrica sono causati dalla natura intermittente delle energie rinnovabili e dalla mancanza di soluzioni di stoccaggio adeguate.

Fluttuazioni della Domanda

La volatilità del prezzo dell’energia elettrica (e quindi la rischiosità di un investimento in questo settore) viene aumentata ulteriormente dalle caratteristiche stesse del prodotto. Il consumo istantaneo è una conseguenza della capacità di stoccaggio limitata dell’elettricità che impatta profondamente sulle dinamiche di consumo e commercio.L’energia elettrica è un bene caratterizzato da una domanda anelastica: variazioni del prezzo non implicano variazioni nella domanda del bene, in quanto indispensabile per la nostra economia. Tale caratteristica consente ai prezzi di raggiungere livelli molto alti se la domanda non è soddisfatta, anche per un breve periodo, o livelli molto bassi, quando una parte rilevante della capacità rimane inutilizzata.

Eventi eccezionali come condizioni climatiche estreme, tensioni geopolitiche, chiusure di impianti industriali o interruzioni improvvise della produzione possono influire sulla totale domanda di energia, portando a un eccesso di offerta e al successivo ripiego a prezzi negativi dell’energia. Il prezzo dell’energia elettrica in Europa ha subito un’evoluzione turbolenta negli ultimi anni, caratterizzata da un forte aumento nel 2021-2022 e da una successiva diminuzione nel 2023.

La crescita iniziale è stata alimentata da da una combinazione di fattori, tra cui la ripresa economica post-pandemia e la riduzione delle forniture  di gas dalla Russia. Il calo del 2023 è stato invece favorito da un inverno mite e dall’aumento della produzione dell’energia rinnovabile. Il 2024 per ora ha visto una relativa stabilità dei prezzi, con un lieve calo dovuto principalmente alla forte generazione rinnovabile.  Inoltre, la presenza di contratti a lungo termine o meccanismi di incentivazione delle energie rinnovabili può influenzare la dinamica dei prezzi nell’ambiente di mercato.

Effetti delle Politiche di Mercato

Le politiche di mercato dell’energia possono anche giocare un ruolo nel determinare i prezzi dell’energia elettrica. L’introduzione a livello mondiale di una varietà di politiche volte a ridurre le emissioni di anidride carbonica ha aumentato la complessità di questo quadro per il corrispondente nuovo elemento di costo per le aziende di servizi pubblici. Con l’obiettivo di ridurre la propria dipendenza dall’importazione di energia l’Unione Europea sta investendo fortemente sulla diversificazione delle proprie fonti energetiche, investendo da anni nelle risorse rinnovabili

Per garantire il corretto funzionamento del mercato interno dell’energia e per far fronte alle caratteristiche delle fonti rinnovabili, numerosi mercati dell’energia europei rendono disponibile l’utilizzo di prezzi negativi dell’energia per far fronte a periodi di sovrapproduzione, proteggendo la stabilità di impianti e centrali.

Conclusione

Dalle informazioni che abbiamo raccolto possiamo capire come i prezzi dell’energia elettrica negativi siano il risultato di una complessa interazione di fattori strutturali, politici ed economici; e il loro manifestarsi rappresenta la necessità di stabilizzare il sistema energetico, a fronte degli investimenti in rinnovabili volti all’ottenimento degli obiettivi fissati per il 2050. Abbiamo capito come il vero beneficio economico dei prezzi negativi dell’energia sia per il cliente finale che viene pagato per consumare in una situazione (oraria) di sbilanciamento del sistema e per evitare il sovraccarico dei sistemi di stoccaggio e trasmissione per l’energia elettrica.

In Italia i prezzi negativi dell’energia non sono per ora possibili grazie alla normativa nazionale del mercato all’ingrosso, ma potrebbe succedere presto con la condivisione delle regole di bilanciamento europeo dell’energia.

Chiaramente le cose cambieranno con l’utilizzo e la messa in esercizio di sistemi di accumulo che nel prossimo futuro potranno aiutare ad allineare maggiormente la curva di produzione a quella della domanda. Per poter sostenere una transizione energetica giusta ed efficiente, e per rispettare gli impegni presi in materia di de-carbonizzazione, gli Stati dovranno adoperare una strategia integrata coinvolgendo governi, operatori di rete, produttori di energia e consumatori, al fine di garantire un mercato energetico stabile, efficiente e sostenibile per il futuro.

*Crediti foto: Pasja da Pixabay

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