I recenti sforzi del governo georgiano per adottare una legge sugli agenti stranieri in stile Cremlino e che impone restrizioni alla società civile hanno evidenziato la lotta geopolitica in corso per definire il futuro del paese. La stessa presidente georgiana ha affermato che il disegno di legge è un tentativo di reprimere l’opposizione politica e la società civile in Georgia, e l’hanno soprannominato “la legge russa” a causa della sua sorprendente somiglianza con la legislazione utilizzata dal Cremlino per mettere a tacere gli oppositori del regime di Putin.
La nuova legge sugli agenti stranieri e le resistenze pro-UE
La contestata legge sugli agenti stranieri della Georgia, proposta e poi accantonata nel 2023 a seguito di un primo ciclo di proteste, è stata ripresa nella primavera del 2024 dal partito di governo Sogno Georgiano e recentemente approvata. La legge è contraria all’articolo 78 della Costituzione georgiana, impedendo alla società civile e ai media di disciplinare le autorità statali per scopi democratici, conferendo poteri eccessivi agli esecutivi e promuovendo pratiche sovietiche di denuncia. Con la sua natura retroattiva e i meccanismi di monitoraggio ambigui, la legge replica lo spirito della sua controparte russa.
Il tentativo del governo georgiano di adottare una legislazione simile a quella della Russia di Putin è tanto più sorprendente a seguito dei risultati dei sondaggi, che mostrano un 80% dei georgiani a favore dell’integrazione con la NATO e l’UE. Ciò ha scatenato una grande reazione pubblica in Georgia e ha attirato severe critiche da parte dei partner occidentali del paese. In una recente dichiarazione, il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha avvertito che la controversa legislazione mette il paese su una “traiettoria precaria” che potrebbe “compromettere il percorso della Georgia verso l’integrazione euro-atlantica”.
Le attuali proteste in Georgia si stanno intensificando mentre il paese si prepara per le elezioni parlamentari di ottobre. Il destino della legge sugli agenti stranieri dovrebbe influenzare significativamente l’esito delle prossime elezioniche saranno indicative della probabile direzione geopolitica futura della Georgia. I risultati di ottobre rappresenterannoanche una sorta di verdetto sugli sforzi di Mosca per riconquistare influenza nel paese, nonostante il doloroso retaggio dell’invasione del 2008 e l’occupazione continua di territori georgiani. Ciò avrà enormi implicazioni per l’intera regione del Caucaso meridionale e potrebbe anche contribuire a modellare l’approccio della Russia all’invasione in corso dell’Ucraina.
Con la società georgiana a un bivio geopolitico e segnata da un’escalation di violenza a causa della dura repressione delle proteste di massa, emergono vari parallelismi con la Rivoluzione Euromaidan dell’Ucraina del 2013-14. La domanda che sorge è se il paese stia vivendo il suo “momento Yanukovych” (il riferimento è al presidente ucraino filo-Cremlino che fuggì in Russia dopo mesi di disordini).
Analisi comparativa tra la situazione Ucraina del 2014 e quella della Georgia attuale
Le due situazioni politiche e sociali sembrano avere molto in comune. In entrambi i casi, le forze politiche pro-occidentali del paese e la società civile hanno protestato contro un governo sempre più autoritario e amico del Cremlino per difendere i loro diritti democratici fondamentali. In entrambi i casi, la brutalità della risposta del regime ha alimentato un’ondata di sostegno pubblico per le proteste.
Il confronto tra l’orientamento europeo e l’influenza russa rappresenta una dicotomia fondamentale per molti paesi dell’Europa orientale. Nel caso dell’Ucraina, la crisi del 2014 è stata il culmine di tensioni latenti: da un lato, il fervente desiderio di integrazione con l’Unione europea e la NATO, evidenziato dalle proteste di Euromaidan; dall’altro, una significativa influenza politica ed economica russa, culminata nel rifiuto dell’accordo di associazione con l’UE da parte del presidente Yanukovych. Questi eventi hanno scatenato una crisi politica di vasta portata, che ha avuto ripercussioni durature sulla stabilità regionale. La Georgia, a sua volta, si trova in una situazione analoga con le regioni separatiste dell’Abkhazia e dell’Ossezia del Sud. Qui, il sostegno russo alle loro aspirazioni di indipendenza ha complicato ulteriormente il quadro geopolitico, generando tensioni persistenti e confronti politici ed economici con Mosca.
Le regioni separatiste e i conflitti interni rappresentano un altro nodo cruciale nei rapporti tra questi paesi e la Russia. Dopo l’annessione della Crimea da parte della Russia nel 2014, l’Ucraina ha visto emergere un conflitto nel Donbass, dove i separatisti filo-russi hanno dichiarato repubbliche indipendenti. Questa escalation ha innescato una guerra prolungata, che continua a tener banco fino ai giorni nostri. Parallelamente, la Georgia ha affrontato simili sfide con le regioni separatiste dell’Abkhazia e dell’Ossezia del Sud, il cui status rimane oggetto di disputa dopo l’invasione russa del 2008. Sebbene questi conflitti siano attualmente in una condizione di stasi, rappresentano sempre potenziali focolai di tensione e possono facilmente influenzare le dinamiche geopolitiche globali.
Per quanto riguarda la polarizzazione sociale, l’Ucraina era divisa tra regioni ad ovest tendenzialmente pro-Occidentali e regioni ad est e sud pro-Russe (Crimea e Donbass). La Rivoluzione Euromaidan ha accentuato le differenze tra questi due poli, portando ad una spaccatura netta nel tessuto sociale ucraino ed al referendum in Crimea del 2014. Tuttavia, secondo i sondaggi dell’epoca, la percentuale di popolazione a favore delle proteste per il cambio di governo era del circa 50% e solo il 13% di questi provenivano dalle regioni orientali dell’Ucraina.
Anche la società georgiana attuale è polarizzata tra pro-Occidentali e pro-Russi. Le elezioni e le decisioni politiche sono state spesso guidate da questa divisione, ma l’influenza del Cremlino nei processi democratici è sempre stata costante. Tuttavia, l’attuale spinta pro-europeista e pro-occidente è supportata, come menzionato, da numeri estremamente maggiori rispetto a quelli dell’Euromaidan.
L’integrazione europea e il supporto internazionale sono aspetti cruciali per i paesi dell’Europa orientale in cerca di stabilità e progresso. L’Ucraina, dopo aver firmato un Accordo di Associazione con l’UE nel 2014 e intrapreso riforme significative, ha poi formalmente richiesto l’adesione all’Unione Europea in seguito all’invasione russa. Questo processo è stato recentemente accelerato, e pochi giorni fa è stato annunciato l’avvio dei negoziati ufficiali di adesione.
Anche la Georgia ha fatto progressi verso l’integrazione con l’UE, ottenendo lo status di paese candidato alla fine del 2023. Tuttavia, il percorso della Georgia verso l’adesione è complicato e meno avanzato rispetto a quello dell’Ucraina, in parte a causa dell’approvazione della controversa legge sugli agenti stranieri, che ha sollevato preoccupazioni in Europa. Il processo di adesione è ulteriormente rallentato da questioni politiche interne e dalla resistenza della Russiaperciò, il risultato delle elezioni nazionali di ottobre sarà determinante per capire come l’Unione europea intenderà procedere rispetto ad una futura annessione.
L’influenza del Cremlino sul partito di governo georgiano ed i possibili scenari post elezioni
Il partito Sogno Georgiano è salito al potere nel 2012, in un momento in cui le ferite dell’invasione russa della Georgia del 2008 erano ancora aperte. Negli ultimi 12 anni, il partito è riuscito a consolidare gradualmente la sua presa sul potere, dimostrandosi sempre più audace nella promozione di posizioni pro-Cremlino e antioccidentali. Le pratiche corrotte e clientelari delle élite al potere sono le fonti di malcontento popolare, insieme con la riluttanza ad adattarsi alle dinamiche mutevoli della politica internazionale in mezzo alla guerra tra Russia e Ucraina.
Preoccupanti sono anche le attitudini delle élite al potere nei confronti dell’opposizione e dei cittadini. I leader dell’opposizione vengono infatti cacciati durante le udienze parlamentari, i manifestanti pacifici vengono dispersi e arrestati violentemente, i giornalisti, la società civile e gli attivisti dei partiti vengono intimiditi e aggrediti fisicamente, dipingendo il quadro di un governo riluttante nel rispondere alle richieste dei propri cittadini. Il presidente del Parlamento ha annunciato la creazione di un registro speciale per gli individui che partecipano o incitano alla violenza, favorendo l’autocensura e la libertà di espressione.
La via d’uscita da questa situazione moralmente e politicamente grave è rappresentata dalle elezioni parlamentari. Dato che la legge elettorale georgiana vieta la formazione di blocchi, i partiti dell’opposizione potrebbero sfruttare l’opportunità per costruire e ridefinire le proprie identità politiche e mobilitare gli elettori principalmente nelle regioni e poi nella capitale.
A fine maggio, il presidente Salome Zurabishvili, antagonista del partito Sogno Georgiano a ha annunciato il veto alla legge. Tuttavia, il Parlamento ha respinto il veto, lasciando come unica strada l’impugnazione per incostituzionalità presso la Corte Costituzionale della Georgia. Il malcontento pubblico offre all’opposizione un’opportunità unica per emergere da questa battaglia e formare un governo di coalizione dopo le elezioni parlamentari di ottobre. Proprio per tal motivo la stessa presidente ha proposto un’alleanza sotto la “Carta Georgiana” in vista delle prossime elezioni.
I cittadini georgiani potrebbero votare strategicamente per i partiti dell’opposizione e, in cooperazione con essi, protestare e fare campagna pacificamente per scatenare processi democratici auto-rinforzanti. Questo risultato potrebbe permettere alla Georgia di avviare i negoziati di adesione all’UE nel dicembre 2024.
* Bandiera georgiana ed ucraina raffigurate durante una riunione NATO [crediti foto: Maurizio Boni CC BY 2.0]





