AnalisiSicurezza Internazionale

Industria bellica europea: il punto a due anni dallo scoppio della guerra

Il panorama geopolitico europeo è stato profondamente ridisegnato dall’invasione russa dell’Ucraina del febbraio 2022. Attraverso le sanzioni economiche e l’irreprensibile sostegno militare a Kiev, i paesi Europei hanno espresso una linea netta, recentemente messa in dubbio dalle elezioni Europee del 2024. Nonostante gli effetti dei risultati recenti saranno chiari solamente all’instaurarsi della nuova maggioranza a Bruxelles, la NATO, il principale partner militare dell’UE, ha già rafforzato la propria posizione in Europa nell’ultimo anno ammettendo nuovi paesi come Svezia e Finlandia. 

Il contesto della guerra in Ucraina e la risposta comunitaria europea.

La crescente presenza dell’alleato sul continente, unita ai contesti geopolitici sempre più tesi, rappresentano i principali motivi per cui l’Unione Europea ha inaugurato, benché timidamente, una serie di misure per aumentare la propria capacità di difesa collettiva. Di conseguenza, paesi tradizionalmente moderati, specialmente se vicini geograficamente al conflitto in corso, hanno cambiato improvvisamente la loro politica in ambito di spesa militare. Un esempio lampante è la Germania, storicamente riluttante ad aumentare le spese militari, la quale ha dichiarato di voler aumentare il budget per la difesa attraverso un fondo di 100 miliardi destinato ad ammodernare le forze armate. 

Nel complesso, la spesa militare UE per la difesa è cresciuta da 240 miliardi nel 2022 a 280 miliardi nel 2023, con la previsione di arrrivare fino a 350 miliardi di euro nel 2024. Paesi come Grecia, Estonia, Lituania o Finlandia hanno raggiunto o superato l’obiettivo della NATO di spendere il 2% del proprio PIL in difesa, con la Polonia che ha raggiunto il 3,9%, superando gli Stati Uniti stessi. Ciò che ha maggiormente avuto un impatto sul futuro comunitario del continente, tuttavia, non è l’aumento del budget militare di per sè, che potrebbe essere giustificato anche da una spesa individuale maggiore, quanto il fatto che ciò sia stato accompagnato da un aumento della coordinazione tra paesi europei per migliorare l’efficacia e l’efficienza delle forze armate.

Infine, l’ingresso di Finlandia e Svezia nella NATO ha rappresentato una risposta diretta alle minacce della Russia, riducendo il divario che esiste tra l’appartenenza alla NATO e all’UE. In questo modo, la crescente presenza del principale alleato europeo sul continente ha incoraggiato fortemente una maggiore integrazione delle capacità difensive dei singoli paesi.

I principali programmi di coordinamento della spesa militare e della produzione industriale.

La spesa militare complessiva in Europa è aumentata del 16,7% solo nel primo anno dopo l’invasione russa dell’Ucraina. La Commissione Europea ha sfruttato il maggiore coinvolgimento diretto o indiretto dei paesi UE nella NATO per promuovere l’obiettivo di una difesa comunitaria, adottando politiche mirate. Ad esempio, per aiutare i paesi a raggiungere l’obiettivo NATO del 2% in difesa, diventato una priorità per i paesi europei più vicini al conflitto, la Commissione Europea ha incrementato politiche di sostegno finanziario mirate come il Fondo Europeo per la Difesa (EDF). Questo strumento, oltre al supporto economico, ha l’obiettivo implicito di incentivare la cooperazione tra gli stati membri nello sviluppo di nuove tecnologie militari.

La guerra in Ucraina, inoltre, ha evidenziato carenze nelle difese aeree europee e la necessità di sviluppare tecnologie per contrastare l’artiglieria a lungo raggio russa migliorando i sistemi di comando e controllo. Ciò ha richiesto un inevitabile coordinamento non solo politico, ma anche produttivo dell’industria bellica europea, che ha iniziato a cooperare strettamente dall’inizio del conflitto per migliorare le carenze reciproche in ottica di una centralizzazione della ricerca e dell’innovazione. Programmi come il PESCO (Permanent Structured Cooperation), inaugurato nel 2018, sono stati rinforzati ulteriormente, mirando a ridurre la frammentazione industriale per migliorare l’efficienza della produzione bellica europea. 

Secondo la Top 100 dei produttori di armi internazionali del SIPRI (Stockholm International Peace Research Institute) l’industria bellica europea è dietro solamente a quella americana e cinese in termini di fatturato complessivo. L’italiana Leonardo primeggia nel continente, seguita dalla francese Thales e da Airbus Defence and Space. La cooperazione di queste aziende passa attraverso gli incentivi UE per il miglioramento della competitività dell’industria bellica e determina, in ultima analisi, le capacità difensive del continente. Tra le iniziative di consolidamento e integrazione in seguito allo scoppio del conflitto spiccano le proposte per incentivare acquisti congiunti e lo sviluppo di abilità comuni. Ad esempio, la Commissione Europea ha proposto la creazione di consorzi europei per la difesa, con la possibilità di esentare tali acquisti dal pagamento dell’IVA.

Infine, il maggiore coordinamento industriale e finanziario europeo è evidente soprattutto nel campo delle tecnologie emergenti, come droni, intelligenza artificiale e cybersecurity. Il principale strumento di incoraggiamento della ricerca fornito dalla Commissione Europea in questo campo rimane il Fondo Europeo per la Difesa (EDF), con l’obiettivo di ridurre la dipendenza dalle tecnologie non europee.

Le prospettive future dopo le elezioni europee 2024.

Il futuro dell’industria bellica europea in termini di spesa complessiva e capacità di coordinamento passa inevitabilmente per le traiettorie geopolitiche non solo del continente, ma anche degli alleati (e degli avversari) nel mondo. Le previsioni indicano un futuro caratterizzato da prospettive di crescita ed innovazione, trainato dal coordinamento industriale e dalla domanda per un riarmo rapido ed efficiente dettato da esigenze politiche quali la risposta alle minacce russe. 

Tuttavia, le stesse minacce che spingono verso una maggiore integrazione alimentano al contempo le principali resistenze alla maggiore implementazione di una difesa comune, come le costanti divergenze nazionali e la domanda per un maggiore federalismo europeo in termini di spesa pubblica, come dimostrato dai risultati delle elezioni europee del 2024. La proposta di una strategia comune per l’industria della difesa europea, che prevede in ultima analisi la creazione di un Commissario Europeo per la Difesa, richiede il consenso di tutti gli stati membri. Ciò appare sempre più difficile nel contesto di un Consiglio Europeo e di una maggioranza parlamentare sempre più orientati verso la destra conservatrice e federalista.

A tal proposito, tra i vincitori delle recenti elezioni europee spiccano i nomi di Marine le Pen e Viktor Orban, i leader della destra populista europea storicamente più vicini al Cremlino. Le Pen, a capo del Rassemblement National e in piena campagna elettorale per le elezioni amministrative francesi, ha noti trascorsi di amicizia con Putin da cui ha ricevuto un prestito attraverso una banca russa nel 2014. Tuttavia, con l’invasione dell’Ucraina, quest’ultima ha tentato di discostarsi dal proprio passato, condannando pubblicamente l’aggressione e cercando di riposizionarsi come candidata più mainstream. Orban, al contrario, ha mantenuto strette relazioni con Putin, incontrandolo recentemente per discutere una nuova proposta di pace a trazione filo-russa. Tali infiltrazioni dimostrano come la guerra in Ucraina possa diventare in futuro un terreno di divisione, più che di unione, per la difesa comune europea.  

Due anni di conflitto ai confini dell’Europa hanno accelerato l’incremento della spesa militare e la coordinazione nella produzione tra le principali economie UE, alimentando un tema cruciale nel dibattito comunitario. Questi sviluppi nell’industria bellica europea potrebbero portare a una maggiore coordinazione nelle politiche di difesa comune in futuro, sebbene restino ostacoli significativi da superare, primo fra tutti, l’indirizzo politico stesso dell’Unione in campi di politica “esterna” negli anni a venire.

*Crediti foto: Dusan Cvetanovic da Pixabay.

Condividi:

Post correlati