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Per capire il ritorno dei Talebani in Afghanistan bisogna guardare alle divisioni etniche

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Il ritorno al potere dei Talebani in Afghanistan ha riportato sulle prime pagine dei giornali occidentali le storie degli abitanti di questo Paese. L’Afghanistan, pur essendo senza sbocco sul mare e posizionato su un territorio prevalentemente montuoso e arido, si colloca al crocevia tra blocchi geografici e politici importanti. A nord si trova l’Asia centrale (dove ora sono presenti le varie ex-Repubbliche Sovietiche), a sud est la penisola indiana e il Pakistan, e infine a ovest il blocco iraniano e tutto il Medio Oriente. L’Afghanistan è situato quindi in una posizione ibrida e ambigua nello scacchiere geografico e forse proprio questa sua collocazione lo ha portato a essere campo di scontro tra varie potenze e gruppi nel corso della sua storia. Scontri però fallimentari per le potenze che hanno tentato di controllarlo, tanto che l’Afghanistan è stato definito “cimitero degli Imperi”. Esso ospita anche un mosaico di etnie e gruppi religiosi più o meno radicalizzati che vanno a delineare i rapporti di potere interni con cui gli attori internazionali esterni hanno dovuto fare i conti. A questo si aggiunge il fatto che le risorse naturali sin qui trovate sono scarse (non ci sono giacimenti di petrolio, anche se ci sono enormi riserve di materiali preziosi nel sottosuolo ancora inesplorato). Il territorio è arabile solo in minima parte (un ottavo del totale) ed è dedicato principalmente alla coltivazione dell’oppio, che è la maggiore fonte di commercio e guadagno del Paese. Capire i recenti avvenimenti in Afghanistan ci porta a guardare al Paese in generale, ma soprattutto alla sua conformazione etnica e religiosa pre-esistente rispetto all’arrivo delle varie potenze (l’ultima, quella americana). 

I gruppi etnici e religiosi dell’Afghanistan

Prima di riepilogare gli avvenimenti che hanno portato alla ritirata americana dell’agosto 2021, è necessario analizzare la composizione etnica e religiosa dell’Afghanistan. Essa ci aiuta a capire meglio chi sono i Talebani, a che gruppo appartengono e perché l’Afghanistan ha sempre avuto problemi di stabilità interna dal 1800 in poi.

Il gruppo etnico principale del Paese è quello dei Pashtun che nel 2020, secondo le ultime statistiche nazionali, corrispondeva al 42% della popolazione totale. Ma ci sono altri 13 gruppi etnici citati nell’articolo 4 della Costituzione afgana, poiché dopo la caduta dei Talebani si è tentato di creare delle istituzioni inclusive e rispettose di tutte le minoranze. Tra questi ci sono i Tagiki (il 27% del totale, che in numeri assoluti sono addirittura più che nello stesso Tagikistan), gli Hazara (9%), gli Uzbeki (9%) e i Turkmeni (3%). Nella mappa sottostante è possibile vedere la loro collocazione sul territorio. Se da un lato la composizione etnica è estremamente eterogenea, sul fronte religioso avviene invece l’opposto. Il 99% della popolazione è infatti musulmana, divisa tra un 84-89% di fede sunnita e 10-15% di impostazione sciita, religione che è stata resa legale soltanto con la costituzione del 2004 sopraccitata.

afghanistan talebani mappa etnie
Mappa: la distribuzione dei gruppi etnici afgani.

Sia l’appartenenza etnica che quella religiosa però si intrecciano e vanno a delineare dei rapporti di potere precisi. Se da un lato Pashtun, Tagiki, Uzbeki e Turkmeni sono sunniti, la minoranza Hazara è sciita. I Pashtun, essendo il gruppo maggioritario, sono anche stati il gruppo natio di tutti i discendenti e monarchi afgani, fino ai Durrani del diciottesimo secolo, stabilendosi così come la classe dirigente del territorio destinata a governare. Assieme ai Pashtun, anche i Tagiki hanno governato la vita politica ed economica del Paese, perché presenti soprattutto nella regione di Kabul e quindi al crocevia del commercio e delle attività economiche. Gli Hazara invece sono sempre stati vittima di discriminazione nei centinaia di anni della storia afgana: esclusi dai Pashtun dalla vita socio-politica, sono stati confinati a una vita di sussistenza nelle regioni centrali montuose proprio per la loro appartenenza religiosa sciita. Questa discriminazione è poi sfociata tristemente nei perseguimenti e massacri condotti dai Talebani fino ai giorni nostri.

L’Afghanistan tra gli inglesi e i russi rivive la stessa storia

La composizione etnica ci porta alla storia del Paese e di come questi gruppi abbiano contribuito a crearla. Da Alessandro il Grande agli Imperatori Cinesi e in seguito dagli inglesi ai sovietici di Mosca, vari imperi si sono addentrati, senza successo, nelle terre dell’Afghanistan. Nel 1800 si andò addirittura a definire il termine di ‘Grande Gioco’ (The Great Game, termine coniato dall’inglese Peter Hopkirk) per indicare il continuo conflitto delineatosi in questa parte del mondo tra Regno Unito e Russia. Lo Zar iniziò infatti a spingere per invadere i territori dell’Asia centrale fino all’India, all’epoca ancora protettorato britannico, oltre che alle regioni dell’Asia centrale. Questo spinse gli inglesi ad anticipare le mosse di San Pietroburgo e a invadere l’Afghanistan per creare così un cuscinetto tra i due imperi. In ogni caso, gli afgani, coordinati in gruppi di guerra e milizie rurali, cacciarono ben due volte (1839 e 1878) gli invasori inglesi. Mai, però, furono poi in grado di coordinarsi a livello nazionale per instaurare un nuovo governo alternativo, determinando quindi la frammentazione del tessuto sociale del Paese, che veniva tenuto insieme solo dalle monarchie del diciottesimo secolo, in cui i vari gruppi etnici godevano di molta autonomia e il potere – in mano ai Pashtun – rimaneva comunque fortemente decentralizzato per convenienza politica e amministrativa. 

Decenni più avanti, durante la guerra fredda, in Afghanistan si assistette a un nuovo scontro proxy tra gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica. Quando i sovietici invasero il territorio nel 1979 per supportare il neo governo comunista, si andò a ricreare una mobilitazione e radicalizzazione di vari gruppi etnici e religiosi, chiamati collettivamente “Mujahideen” (termine che si riferisce ai combattenti della “jihad”), per cacciare gli invasori russi. I signori della guerra dei vari gruppi etnici e sociali furono in grado di far fallire i tentativi di un’altra potenza mondiale come l’Unione Sovietica, aiutati anche da altre potenze come gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita, che spesero fino a un miliardo di dollari a metà anni ’80. Ancora una volta, però, la ritirata degli attori esterni lasciò nel Paese un vuoto di potere che nessuno riusciva a colmare pacificamente e in modo stabile. 

I Talebani, dalle madrasse pakistane al regime del terrore in Afghanistan

L’Afghanistan, dopo la ritirata dell’URSS e la caduta del regime comunista, ripiombò nella guerra civile, in cui i vari Mujahideen e gruppi socio-politici di riferimento (dai socialisti ai gruppi islamici radicali) si scontrarono per mantenere il loro potere locale e/o tentare di conquistare quello nazionale. Fu proprio durante questo periodo di instabilità politica e sociale che nacquero i Talebani.

I Talebani sono un movimento nato tra giovani afgani nelle madrasse (scuole islamiche) in Pakistan, Stato che fin da subito finanziò e supportò il movimento. I Talebani appartengono alla maggioranza pashtun sunnita, che viveva principalmente nel centro sud del Paese, al confine proprio con il Pakistan. Questi giovani erano scappati dall’Afghanistan durante l’invasione sovietica e il regime comunista di Kabul e nelle madrasse si radicalizzarono pronti per ritornare nel Paese d’origine, per prendere il potere e trasformare l’Afghanistan in un regime islamico fondamentalista. Il movimento talebano riuscì a guadagnare consenso nei campi di rifugiati sfruttando il malcontento generale delle campagne, dovuto al caos e alla povertà della regione. Partendo dal sud dell’Afghanistan, riuscirono a prendere il controllo dell’intero Paese per riportare l’ordine e il controllo e imporre la legge islamica di impronta salafita e tradizionale. 

In questo frangente si formò il Fronte islamico unito per la salvezza dell’Afghanistan a nord di Kabul, formato da diversi gruppi etnici e sociali con a capo Massud, detto Leone del Panjshir. Pur essendo di etnia pashtun come la controparte talebana, riuscì a raggruppare i gruppi di Tagiki, Hazara e Uzbeki dei territori del nord per far fronte al governo fondamentalista di Kabul. Il fronte venne poi aiutato anche da India, Russia e Iran (gli Hazara sono sciiti come la maggioranza iraniana) e si dissolse nel 2001 dopo l’arrivo degli Usa e la formazione della nuova Repubblica Islamica dell’Afghanistan, con Hamid Karzai come Presidente eletto nel 2004.

I talebani hanno ripreso il controllo dell’Afghanistan, tornerà il fronte?

Il rapido riacquisto del potere da parte dei Talebani in concomitanza con la ritirata occidentale ha fatto nascere dubbi e quesiti riguardo alla reale potenza del movimento islamico nel Paese. In questa discussione entra in gioco proprio la componente etnico-religiosa dell’Afghanistan.

Infatti, durante gli anni di guerriglia con la presenza occidentale nel Paese dal 2001 in poi, i Talebani reclutavano nelle campagne anche ragazzi di etnia tagika, uzbeka e turkmena, per portarli a radicalizzarsi e addestrarsi in Pakistan, con la promessa di un’educazione islamica di eccellenza e benessere economico. Tagiki, Uzbeki e Turkmeni sono infatti comunque di fede sunnita come la maggioranza pashtun. In un Paese estremamente povero come l’Afghanistan (il 47,3% della popolazione viveva sotto la soglia di povertà nel 2020), la radicalizzazione dei giovani diventa così più semplice ed efficiente

Questa cooptazione di gruppi etnici precedentemente ostili ai talebani potrebbe aver permesso la riconquista di territori poco tempo e senza resistenza. In un contesto estremamente diverso dalla fine degli anni ’90 e senza la presenza o l’aiuto militare americano, ci si chiede quindi se una nuova resistenza al neo-governo Talebano nascerà tra la popolazione afgana, così estremamente frammentata e diversa. 

* Aerial view of the Afghan city Mazar-i-Sharif [crediti foto: Marko Beljan via Unsplash]

Giovanni Polli
Nato a Vicenza nel '99. Sono uno studente di scienze politiche presso l'Università Bocconi. Oltre ad essere un appassionato di politica, sono un vorace consumatore di musica; probabilmente sono l'unico a comprare ancora CD. In Veneto ho sviluppato anche un'altra delle mie più grandi passioni: lo spritz, rigorosamente a tre euro!

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