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L’alleanza strategica tra Italia e Germania, oggi più che mai

Tempo di lettura stimato: 6 min.

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Articolo pubblicato per Business Insider Italia

Tra gli innumerevoli effetti dell’approdo della moneta unica in Europa, spicca quello dell’ascesa tedesca come potenza economica trainante dell’Unione. Un coronamento avvenuto dopo il difficile decennio della riunificazione e una serie di sanguinose riforme sul diritto del lavoro dei governi socialisti di Schroeder di fine millennio, che non mancò di spaventare i leader europei dell’epoca per l’emergere della potenza della Germania riunita. È attribuita a Giulio Andreotti la frase “Amo talmente la Germania che ne preferivo due”, pronunciata subito dopo l’unificazione tedesca ed emblematica del fatto che i palazzi di governo europei fossero spaventati dall’ascesa di Berlino, che esprime un potenziale industriale e demografico secondo a nessuno dal nostro lato dell’Atlantico.

L’evidente predominio tedesco sulla direzione comunitaria porta oggi i più euroscettici ad additare l’Unione stessa come una gigantesca copertura per gli interessi germanici, che però sembrano spesso coincidere con quelli italiani. Ad oggi, appare infatti anacronistico non rilevare come vari punti di svolta della politica comunitaria dell’ultimo ventennio siano andati a favore dell’Italia e abbiano visto lo zampino di Berlino. In un’Unione sempre più a trazione tedesca infatti, è spesso risultato complesso approvare una strategia che non avesse la luce verde della Germania. La vana opposizione dei Paesi del nord Europa alle varie proposte di risposta alla pandemia ne sono la prova. Un osservatore imparziale può notare quindi come in più di un’occasione le posizioni tedesche nei momenti decisionali cruciali delle politiche europee siano state in linea con le necessità del nostro Paese. Dal cedimento tedesco in favore dell’Italia durante crisi del debito nel 2011 alla suddivisione dei fondi del Next Generation-Recovery Fund e all’accordo di Malta tra i ministri Lamorgese, Castaner e Seehofer, la Germania sembra oggi essere il più ingombrante, ma il più affidabile, alleato italiano al tavolo di Bruxelles. 

Ma da dove giunge la “solidarietà” tedesca nei confronti del nostro Paese? Con buona pace degli idealismi che tanto ci appassionano, è difficile ipotizzare di trovare la risposta nello spirito di solidarietà europea. Il filo che unisce i due Paesi è, infatti, principalmente economico, ed è proprio questa connessione a spingere i due governi, spesso in disaccordo formale, a sostenersi l’un l’altro nei momenti più emergenziali.

L’alleanza commerciale tra Italia e Germania

Con i suoi 127,7 miliardi di euro di scambi commerciali con l’Italia nel 2019, la Germania è di gran lunga il primo partner commerciale italiano a livello mondiale. Seconda la Francia, a quota 86,4 miliardi di euro, e terzi gli Usa (62,6). I tedeschi, tra l’altro, sono primi nelle classifiche italiane sia delle esportazioni che delle importazioni, anche se le ultime vedono l’Italia importare più beni dalla Germania di quanti non ne esporti. Nello specifico, l’Italia nel 2019 ha importato da Berlino beni e servizi per 69,6 miliardi di euro, a fronte delle esportazioni pari a 58,1 miliardi. Si comprende dunque la crucialità della Germania per l’Italia, e viceversa. 

L’asse commerciale italo-tedesco ha assunto ancora più importanza negli ultimi cinque anni. Nonostante un calo tra 2018 e 2019 dello 0,5% degli scambi commerciali, dovuto alla crisi della manifattura tedesca, dal 2014 al 2019 essi sono aumentati del 22,2%. Un dato superiore alla crescita degli scambi commerciali italiani, che nello stesso periodo sono aumentati del 18,1%. Germania e Italia sono sempre più interdipendenti, dunque, ancora di più di quanto l’Italia non lo sia con il resto del mondo.

Due partner commerciali complementari

Italia e Germania non si scambiano solamente prodotti finiti, cibo e vestiti in cambio di macchine e birra. Questi scambi sono importanti, certo, ma l’alleanza strategica si fonda su un altro concetto, molto pratico: quello delle catene globali del valore. Roma e Berlino, in questo senso, sono complementari: la manifattura tedesca eccelle anche grazie ai macchinari italiani, che compongono il 14,8% dell’export italiano verso la Germania. Ma l’Italia esporta in Germania anche molti semilavorati, come  prodotti in metallo, che valgono il 16,3% del totale dell’export, e materie prime, come prodotti chimici (7%), gomme e plastiche (5,2%) e minerali (2%). Questi beni, che compongono buona parte delle fasi intermedie della catena globale del valore del manifatturiero, valgono insieme il 45,3% delle esportazioni italiane in Germania. Si supera la metà dell’export se si aggiunge il comparto farmaceutico, che vale il 6%.

Visto l’aumento degli scambi commerciali tra i due Paesi e il ruolo centrale della manifattura, non c’è da stupirsi se proprio questo settore abbia assunto negli ultimi anni un andamento praticamente coincidente, come riportato nel grafico sottostante. Se fino al 2013 il trend della manifattura in Italia era molto distinto da quello tedesco, come da quello europeo, le traiettorie dei due Paesi hanno cominciato a sovrapporsi dal 2014 in poi, mentre la media dei Paesi europei è cresciuta al doppio della velocità. Questo non esclude che altri Paesi possano avere una traiettoria simile, ma indica come le manifatture di Roma e Berlino siano esposte agli stessi shock del commercio internazionale. Oggi più che mai.

Il Covid che unisce Italia e Germania

Ancor più che per l’economia nazionale, il Covid è stato un fortissimo shock per le relazioni commerciali. Nel periodo gennaio-settembre 2020 gli scambi tra Italia e Germania sono stati pari a 83,8 miliardi di euro, rispetto ai 95,8 dello stesso periodo del 2019. Un calo del 14,3% su nove mesi, molto superiore alla riduzione del Pil italiano nel 2020, stimata dall’Istat all’8,3%. Nel trovare risposte alla crisi economica, dunque, l’integrazione delle catene globali del valore porta ad una forte coincidenza di interessi nelle relazioni tra Italia e Germania. Se le industrie tedesche non vendono più, i fornitori italiani perdono il cliente più importante. Se le imprese italiane falliscono, i tedeschi si trovano costretti a rifornirsi da altri Paesi, talvolta a prezzi più alti. Quella tra Italia e Germania è una congiuntura di per sé rilevante, ma che può assumere un valore ancora più strategico nei prossimi mesi, quando entreranno in gioco scenari economici e politici che possono cambiare il futuro delle relazioni tra i due Paesi.

I futuri assestamenti

Se può infatti essere naturale concentrarsi sull’odierna situazione, considerando l’emergenza sanitaria ed economica, non bisogna rinunciare ad immaginare gli scenari europei nel prossimo futuro, una volta superata la pandemia. Per quanto riguarda le relazioni tra Roma e Berlino, sono numerosi gli eventi che avranno la possibilità di incidere sul rapporto tra i due Paesi nei prossimi mesi. In Italia, l’incertezza è data dall’attuale crisi di governo a Palazzo Chigi, e dal sempre più vicino “semestre bianco”, cioè gli ultimi sei mesi di mandato del Presidente della Repubblica durante i quali Mattarella non potrà sciogliere le Camere. Sul fronte tedesco c’è invece grande attesa per le elezioni federali del settembre 2021, che porteranno alla fine dell’era Merkel e quindi a un inevitabile riassestamento della politica interna ed estera di Berlino.

Vista la forte interdipendenza commerciale tra i due Paesi, sarà interessante verificare come i nuovi attori sul fronte italo-tedesco si approcceranno alle relazioni bilaterali nei prossimi anni, anche tenuto conto delle evoluzioni nello scenario europeo dettate dall’emergenza Covid. L’approvazione del piano Next Generation EU ha infatti dimostrato la necessità tedesca di abbandonare quelle posizioni “frugali” che hanno talvolta contraddistinto i governi Merkel, per muoversi verso una visione più comunitaria, caratterizzata persino dalla condivisione del debito pubblico. Ora che il campione dei frugali ha fatto concessioni di questo tipo, e visto l’inevitabile cambio di inquilino allo scranno centrale del Bundestag, non risulta irrealistico immaginare come l’asse Roma-Berlino possa diventare ancor più fondante per l’Europa del futuro.

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Testo a cura di Ludovico Bianchi e Federico Pozzi

 

Redazione
Orizzonti Politici è un think tank di studenti e giovani professionisti che condividono la passione per la politica e l’economia. Il nostro desiderio è quello di trasmettere le conoscenze apprese sui banchi universitari e in ambito professionale, per contribuire al processo di costruzione dell’opinione pubblica e di policy-making nel nostro Paese.

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