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Un anno di politica estera: il governo Conte bis parla europeo

Tempo di lettura stimato: 6 min.

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Il 5 settembre 2019, il governo Conte II prestava giuramento di fronte al Capo dello Stato Sergio Mattarella, inaugurando il sessantaseiesimo esecutivo della storia della Repubblica Italiana. Ad un anno dall’inizio dell’esperienza giallo-rossa, è importante provare a trarre le prime considerazioni riguardanti la politica estera del governo Conte II. Non è nostra intenzione dare un giudizio sulle scelte politiche del governo, ma è necessario analizzare alcune tematiche internazionali e comprendere la direzione verso la quale si sta muovendo la politica estera del nostro Paese.

L’eredità giallo-verde

Un anno fa, la situazione lasciata in eredità dal governo Conte I al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale non era delle più semplici. L’ex Ministro degli Esteri, il tecnico Enzo Moavero Milanesi, non era riuscito, nonostante i suoi contatti diplomatici e le sue abilità di mediazione, a smarcarsi dall’ingombranza politica degli allora Vicepresidenti del Consiglio dei Ministri, Matteo Salvini e Luigi Di Maio. La precedente esperienza governativa aveva compromesso sensibilmente i rapporti tra Italia ed Unione Europea, e le significative frizioni con due degli alleati chiave dell’Italia, la Francia e la Germania, avevano indebolito il ruolo di Roma nello scacchiere internazionale.

Il rapporto con l’Europa

La prima sfida a cui è stato chiamato Luigi Di Maio nelle vesti di nuovo Ministro degli Esteri è stata proprio quella di ricucire i rapporti con gli storici alleati europei. Il programma di governo dell’alleanza giallo-rossa aveva immediatamente posto l’accento sull’importanza della “cooperazione” e di un “multilateralismo efficace”, entrambi basati sul “pilastro dell’integrazione europea”.

Di Maio ha cercato subito di distanziarsi dall’operato del precedente governo e di far dimenticare il suo passato di euroscettico. Bisogna ammettere, però, che in questo ambito i partner europei hanno facilitato non poco il compito del titolare della Farnesina. Nei primi mesi del Conte II sono abbondate le opportunità fornite all’Italia per “rientrare” nell’orbita europea. La visita diplomatica di Emmanuel Macron in Italia del 18 settembre, ad esempio, ha segnato l’inizio del disgelo delle relazioni fra Roma e Parigi. Il giorno seguente, l’Italia comunicava ufficialmente la volontà di aderire all’Iniziativa europea d’intervento, la “European Intervention Initiative EI2”, un progetto di cooperazione militare lanciato proprio dal Presidente francese a cui il governo giallo-verde aveva rifiutato categoricamente l’appoggio.

L’intesa sui migranti: un progresso della politica estera del governo Conte?

Sempre a livello europeo, Roma ha fatto parziali progressi in tema di migrazioni. Il 23 settembre, a La Valletta, Italia, Francia, Germania e Malta hanno firmato un accordo per il ricollocamento automatico dei richiedenti asilo, con l’obiettivo di superare il Regolamento di Dublino. La portata dell’intesa, però, è sembrata limitata, in quanto il meccanismo di redistribuzione individuato riguarda esclusivamente i migranti salvati in operazioni di ricerca e soccorso in mare, mentre esclude i cosiddetti “sbarchi autonomi”, che costituiscono la maggior parte degli arrivi in Italia. L’Unione Europea, anche parzialmente su pressioni italiane, si è espressa favorevolmente ad un nuovo patto per l’immigrazione e l’asilo che sostituisca il sistema di Dublino, ma a causa pandemia di Covid-19, la riforma è stata rimandata a data da destinarsi, probabilmente a questo autunno.

Covid-19 e Recovery fund

Politica estera governo conte
La Commissione Europea [crediti foto: Sébastien Bertand CC BY 2.0]

Un altro tema fondamentale per analizzare la politica estera del governo Conte II è proprio la risposta che Roma è riuscita ad ottenere dall’Unione Europea per contrastare la pandemia di Covid-19 e la crisi economica scaturita. Inizialmente la posizione italiana nei confronti di Bruxelles è risultata ambigua e a tratti confusa. Se una parte dell’esecutivo, costituita dal Partito Democratico, accoglieva positivamente le misure messe a disposizione dall’Unione, l’altra, il Movimento 5 Stelle, si mostrava scettica e rafforzava la narrativa pubblica che voleva Russia e Cina come unici sostenitori dell’Italia. Va sottolineato, però, come il governo sia stato in grado di giocare abilmente la partita del recovery fund, grazie al quale l’Italia potrebbe ricevere fino a 208 miliardi di euro, di cui circa 81 con sovvenzioni a fondo perduto e 127 con prestiti. Sotto questo aspetto, dunque, seppur dopo una lunga e per certi versi complicata gestazione, l’Italia è riuscita a ottenere una risposta chiara, decisa e consistente da parte dell’Unione Europea: anche alcuni esponenti dell’opposizione, come Giorgia Meloni, hanno riconosciuto al Presidente Conte il risultato positivo.

La politica estera del governo Conte

Guerra civile libica

Nello scacchiere geopolitico, una delle priorità del governo giallo-rosso è stata la guerra civile libicaqui l’approfondimento di OriPo. L’Italia si è sempre interessata alle vicende della sua ex-colonia, e tra il 2015 e il 2016 Roma è stata tra i maggiori promotori e protagonisti del processo delle Nazioni Unite che ha portato alla formazione del governo provvisorio di Tripoli. Il governo Conte I ha poi deciso di seguire una strategia differente rispetto ai governi precedenti, cercando di stringere legami con la fazione ostile al governo provvisorio. La strategia si è rivelata controproducente, e Roma ha perso l’influenza che aveva su Tripoli. Il governo Conte II ha inizialmente cercato di collocarsi in una posizione di equidistanza tra le parti in guerra per mantenere una certa neutralità, salvo poi riaffermare il suo appoggio a Tripoli dopo che questa ha inanellato una serie di vittorie significative. Questa politica frammentaria non ha aiutato Roma, che non risulta aver avuto un ruolo nella recente temporanea tregua. La partita libica è però ancora lunga, e l’Italia forse avrà l’opportunità di ritornare protagonista del conflitto.

La mancanza di una grand strategy

In materia di missioni internazionali, la politica estera del governo Conte II non si è discostata particolarmente rispetto al solco tracciato dai precedenti esecutivi. L’Italia manca sempre di una grand strategy, una strategia di lungo periodo volta a promuovere gli interessi nazionali sulla scena internazionale. L’argomento ha trovato spazio grazie alle iniziative del Ministro della Difesa Lorenzo Guerini. Tuttavia, l’esecutivo giallo-rosso non sembra aver dato primaria importanza a una strategia globale nazionale, forse anche per cercare di distinguersi dalla precedente esperienza giallo-verde, che dell’interesse nazionale aveva fatto il proprio cavallo di battaglia.

Il peso della politica estera del governo Conte

L’Italia, infine, non è riuscita ad aumentare il suo peso nella comunità internazionale. Per esempio, Roma non ha saputo ritagliarsi il ruolo di mediatrice in alcuni dei cosiddetti “conflitti congelati” dell’Est Europa, ruolo che l’Italia avrebbe potuto aspirare ad avere vista la vicinanza di una parte della sua classe politica a quella russa. Inoltre, a parte una certa vicinanza durante la pandemia di Covid-19, l’Italia non ha ricevuto particolari benefici dalla sua adesione alla Nuova Via della Seta cinese. L’accordo, voluto fortemente da Di Maio, non ha portato i ritorni economici e gli investimenti esteri sperati, anche a causa del rallentamento dei progetti causato dalla pandemia di Covid-19.

Fra immobilismo internazionale e attivismo in Europa

È possibile affermare, dunque, che le novità più rilevanti di politica estera del governo Conte II riguardano il rapporto con l’Unione Europea. L’esecutivo giallo-rosso ha subito cercato di mostrare discontinuità con il precedente governo, e gli storici alleati italiani hanno immediatamente manifestato di apprezzare questo cambio di rotta. Sebbene in ambito migratorio si siano fatti solo timidi passi avanti, Roma è riuscita a garantirsi un corposo pacchetto di aiuti per contrastare la crisi economica causata dalla pandemia di Covid-19. Per quanto riguarda gli altri dossier, non si sono visti particolari mutamenti. Complice, ovviamente, la pandemia di Covid-19, che ha reso notevolmente più complicato qualsiasi progetto, missione e relazione. Vedremo nei prossimi mesi se la situazione tornerà alla normalità, e la politica estera italiana tornerà a essere più dinamica e incisiva.

*Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte al Parlamento Europeo [crediti foto: European Parliament CC BY 4.0]
Dario Romano Fenili
Laureato in International Relations alla London School of Economics, sono appassionato di geopolitica, politica estera e sicurezza internazionale. Vivo a Londra da due anni, ma ho lasciato il cuore sulle Orobie.

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