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Le elezioni amministrative a Napoli 2021

Tempo di lettura stimato: 7 min.

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Sono più di 940 mila i residenti napoletani chiamati alle urne tra il 3 e il 4 ottobre per le elezioni del nuovo primo cittadino di Napoli. Sette i candidati sindaco, anche se la corsa elettorale che segna il tramonto dell’era De Magistris sembra essersi stretta su quattro di loro: Gaetano Manfredi (Pd-M5S), Catello Maresca (centrodestra unito), Antonio Bassolino (appoggiato da Azione) e Alessandra Clemente (sostenuta insieme a liste civiche di eredità Dema da Potere al Popolo). 

Al giro di boa, non sono mancate tensioni politiche nell’elezione di Napoli: una su tutte, la pronuncia del Tar sull’esclusione di quattro delle liste di centrodestra per motivi di illegittimità di forma. A meno di un mese dal voto, la decisione confermata anche in sede di Consiglio di Stato con il rigetto dei ricorsi presentati dalla squadra di Maresca, ha scatenato un acceso botta e risposta tra le fazioni contrapposte, con il centrodestra all’attacco sui principi assoluti di partecipazione democratica e sovranità popolare. Manfredi ha risposto richiamando il rispetto istituzionale e costituzionale delle sentenze della magistratura, ma il clima resta teso. Il fronte di centrodestra, meno compatto a Napoli che sul piano nazionale, si vede privato delle liste leghiste, e al suo interno non mancano umori contrastanti sulla scelta del candidato, con Forza Italia intenzionata ad aprire a Bassolino vista la tornata elettorale “non facile”. Dal canto suo, per il Partito Democratico si tratta forse del più importante banco di prova, come affermato dal segretario Letta: nell’esperimento elettorale di alleanza strutturale con i Cinque Stelle, “Napoli è un test molto significativo per questa convergenza”. Alleanza Pd-M5S nel nome di Manfredi che non ha però convinto tutti, a partire dai fedelissimi pentastellati che sono in corsa con un loro candidato

L’identikit dei candidati

Antonio Bassolino, Matteo Brambilla, Alessandra Clemente, Gaetano Manfredi, Catello Maresca, Giovanni Moscarella, Rossella Solombrino: sono questi i nomi in lizza per il prossimo primo cittadino di Napoli. Quella del capoluogo campano è una scheda elettorale molto eterogenea, in cui tra i candidati si ritrovano sì figure ben note, ma anche personalità alla prima esperienza politica

Nessuna gavetta amministrativa né per Moscarella, biologo no-vax che si definisce “studioso di psicologia sociale”, né per Solombrino, manager impegnata sull’equità territoriale con il movimento di Pino Aprile. È la seconda campagna elettorale invece per Brambilla, che ci riprova da candidato per i Cinquestelle che non ci stanno all’accordo del Movimento con il Pd. C’è poi Clemente, fedelissima di De Magistris, che otto anni dopo il primo ruolo in giunta si trova a correre per la poltrona di sindaco. Il centrodestra punta su Maresca, senza un’esperienza amministrativa effettiva, ma con una certa fama a precederlo: docente e magistrato, ha lavorato presso la Direzione distrettuale antimafia e come sostituto procuratore presso la Procura di Napoli, collaborando alle indagini che portarono all’arresto nel 2011 del boss dei Casalesi Michele Zagaria. Il centrosinistra allargato ai Cinquestelle risponde con la carta Manfredi, Ministro dell’Università e della Ricerca nel governo Conte II, prima rettore dell’Università Federico II di Napoli. Infine, in campo anche Bassolino, molto noto: parlamentare PCI-PDS nelle legislature X e XI e Ministro del governo D’Alema, già sindaco di Napoli dal 1993 al 2000 e poi Presidente di Regione Campania dal 2000 al 2010.

Napoli e le elezioni: i temi per la città e l’eredità Dema

Grandi temi sul tavolo in questa campagna elettorale per Napoli, più che mai sentiti in una città piegata economicamente dalla pandemia: welfare, trasporti, sicurezza pubblica, turismo e cultura. Come scrive Ragone nei Quaderni di Sociologia, “la questione napoletana è essenzialmente una questione urbana o, per meglio dire, una questione di distorto sviluppo urbano. Negli ultimi quarant’anni la città e la sua area metropolitana sono infatti cresciute enormemente, molto più della loro capacità produttiva e sono anche cresciute malissimo, sia sotto l’aspetto urbanistico che sotto quello architettonico [ad] eccezione di alcune aree privilegiate della città all’intera area metropolitana”. Il dato sulla densità urbana è oltremodo eloquente: 100 gli abitanti per ettaro, rispetto a una media nazionale di 25. Tassi di disoccupazione allarmanti, mobilità inefficiente e congestionata, inquinamento, assenza di verde, criminalità organizzata e non, situazioni di marginalità diffusa a fare da contorno.

La Clemente (qui il suo programma), che incarna la continuità con l’amministrazione precedente, vede nel Recovery Fund quelle risorse che sono mancate durante il decennio De Magistris. Eppure, nell’aprile 2021 più di sette cittadini napoletani su dieci bocciavano l’operato del sindaco uscente. Ed è proprio questo diffuso malcontento cittadino che Maresca (qui il suo programma) vuole cavalcare, quando afferma che “ora tocca a noi”. Molte le attese dei cittadini napoletani in quel 30 maggio 2011, quando De Magistris veniva eletto sindaco con il 62% delle preferenze. Dieci anni dopo, la promessa di una nuova stagione politica non sembra però essere stata mantenuta, su diversi fronti: la mancanza di un progetto politico forte e complessivo, la distanza del “Palazzo” dalla città e una personalità sentita troppo spesso come ingombrante sono gli argomenti che impediscono alla maggior parte degli osservatori di promuovere l’esperienza De Magistris. 

Il problema dell’astensione e l’immobilismo: gli anni di Bassolino

Al sindaco uscente va riconosciuto però il merito di aver avvicinato molti, e soprattutto giovani, disillusi o normalmente non intercettati dalla politica. Oggi, le stime dell’affluenza alle urne 2021 vedono un tasso di partecipazione fermarsi al 50%. Comprendere il diffuso sentimento di disaffezione e la generale sfiducia dei cittadini napoletani verso le amministrazioni locali richiederebbe un excursus storico che ci porterebbe molto indietro nel tempo. 

Di certo, un’esperienza indelebile in questo senso più vicina ai giorni nostri è legata alle vicende e alla personalità di uno dei candidati in corsa (di nuovo) per la carica di sindaco. È il caso di Bassolino e della sue esperienza di governo tra Regione Campania e Napoli tra il 1993 e il 2009. Sgomberando il campo da logiche più giustizialiste, la questione non ha nulla a che vedere con i diciannove processi che Bassolino ha affrontato, tra le inchieste sulle “consulenze d’oro”, truffa aggravata ai danni dello Stato, abuso d’ufficio e frode in pubbliche forniture, tutte peraltro risoltesi in assoluzioni. Il problema della disaffezione cittadina nasce dall’incapacità politica di cambiare le cose. Per Bassolino sono tanti i mea culpa proferiti al termine dei suoi mandati. E il fatto che questa ammissione di colpa arrivi proprio da una colonna della classe politica dirigente impegnata a Napoli e per Napoli finisce per avvalorare quel generale senso di inadeguatezza che sembra aver paralizzato le amministrazioni locali negli ultimi quarant’anni. Ma Bassolino (qui il suo programma), che è stato il primo a presentarsi ufficialmente come candidato sindaco di Napoli, ha deciso di usare questo elemento a suo favore, spiegando la sua candidatura come un rinnovato impegno, più consapevole e determinato. 

Dall’altro lato, l’alternativa nell’area del centrosinistra è Manfredi (qui il suo programma), con l’obiettivo di rendere Napoli “una città aperta al lavoro e attrattiva”. Due le questioni più urgenti per questa visione di città: il rilancio del porto e un nuovo modello di turismo.

Storia delle giunte e scenari futuri: elezioni Napoli 2021

Dando uno sguardo alla storia delle giunte negli anni, un fatto salta subito all’occhio: da che nel 1993 si vota per l’elezione diretta del sindaco con il nuovo sistema elettorale, sono solo tre i sindaci che si sono succeduti in trent’anni, ognuno eletto per due mandati consecutivi. Tra Bassolino e poi Iervolino Russo, cambiano i nomi dei partiti, ma non si modifica la maggioranza, sempre a trazione centro-sinistra. Nel 2011, si registra l’exploit dell’indipendente De Magistris: per la prima volta vengono lasciate fuori dall’amministrazione di Napoli sia la destra che la sinistra. Il populismo Dema funziona e testimonia il sentimento politico tra i cittadini, non solo di Napoli ma anche in generale nel Paese: non dimentichiamo che di lì a due anni, con l’ingresso in Parlamento del Movimento 5 Stelle, alcuni osservatori conieranno il termine “Terza Repubblica” ad indicare una nuova fase, di rottura completa con il precedente quadro politico. In questi anni, sono stati molti altri i cambiamenti in corso, soprattutto nell’alternanza degli equilibri politici. Anche secondo Repubblica, ancora una volta, probabilmente Napoli anticiperà col suo comportamento elettorale “il ciclo del completo disincanto della politica attraverso il trinomio personalizzazione-trasversalità-astensione”

Mentre sono diversi i commentatori politici a rilevare le esasperazioni di polemica e le tante contraddizioni nella corsa elettorale a Napoli, dalla “peggior campagna elettorale d’Italia” arriveranno indicazioni importanti, dei veri e propri segnali alle singole formazioni politiche. Da un lato Pd e 5S avranno un primo feedback sul successo o insuccesso della loro alleanza, dall’altro anche i pentastellati faranno i conti sul loro futuro politico da indipendenti, proprio nella città del loro exploit assoluto nel 2018. In casa centrodestra, invece, grande attesa per la composizione degli equilibri di forza nella coalizione e le sue conseguenze. Una su tutte, l’endorsement in caso di ballottaggio nella particolare eventualità in cui dovesse essere Bassolino e non Maresca ad accedervi.

Redazione
Orizzonti Politici è un think tank di studenti e giovani professionisti che condividono la passione per la politica e l’economia. Il nostro desiderio è quello di trasmettere le conoscenze apprese sui banchi universitari e in ambito professionale, per contribuire al processo di costruzione dell’opinione pubblica e di policy-making nel nostro Paese.

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