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Le elezioni amministrative a Torino 2021

Tempo di lettura stimato: 5 min.

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Le elezioni amministrative del 3-4 ottobre sono a Torino un appuntamento importante per capire quale corrente politica si stia stabilendo in Piemonte. In una regione dove nelle ultime tornate elettorali si è assistito più volte a stravolgimenti di fronte politico, ci sono partiti che attendono conferme e altri che tentano di rimontare dopo annate difficili. 

Nel 2016 la vittoria della candidata del Movimento 5 Stelle, Chiara Appendino, strappò il capoluogo piemontese alla sinistra per la prima volta dall’inizio degli anni ’90. Il successo dei Cinquestelle però non è stato riconfermato nelle elezioni regionali del 2019, dove si è tenuto un testa a testa tra il candidato di centro-destra, poi vincitore, Alberto Cirio, e il candidato del centro-sinistra, già sindaco di Torino, Sergio Chiamparino. Quest’anno per le elezioni di ottobre ci si ritrova con una lista di 13 candidati a contendersi il comune tra cui anche un nome nuovo per il Movimento cinque stelle, che ha scelto di non riconfermare la sindaca Appendino.  

Uno sguardo ai candidati

Tra i 13 candidati, i riflettori sono puntati soprattutto su due di loro: Paolo Damilano della coalizione di centro-destra e Stefano Lo Russo della coalizione di centro-sinistra. In difficoltà il partito in carica, il Movimento 5 Stelle, con la scelta di Valentina Sganga, appoggiata anche dalla lista del Movimento cinque stelle e di Europa verde ecologista.

A Torino, quindi, nessuna alleanza tra Pd e M5S, con la sindaca uscente, Chiara Appendino, che ha deciso di non ricandidarsi per le comunali del 2021. Una scelta anche in larga parte legata alla sua condanna a sei mesi per falso ideologico in atto pubblico nel 2016, che l’aveva già portata all’autosospensione dal Movimento. 

Al suo posto troviamo Valentina Sganga (35 anni), capogruppo dei 5 stelle per il comune di Torino dal 2016 ad oggi. Nonostante il suo nome non sia così conosciuto al di là della cerchia di amministratori locali piemontesi, la sua candidatura cerca di tracciare una continuità con la giunta Appendino, anche proprio per la vicinanza tra la Sganga e la sindaca uscente. Sganga si è da subito schierata contro un’alleanza con il PD e ha centrato il suo programma elettorale sui temi del lavoro e della lotta al cambiamento climatico. Tra i suoi piani più ambiziosi ci sarebbe la riqualificazione dell’area industriale ex FIAT di Mirafiori.

Per quanto riguarda il centro-destra, la coalizione si è affidata a Paolo Damilano (56 anni). Damilano è un imprenditore enogastronomico Torinese che ha costruito il proprio programma elettorale attorno al tema del lavoro, alle piccole e medie imprese e alla tutela del commercio, soprattutto per le categorie più esposte alla crisi Covid-19. Il candidato vicino alla Lega e al ministro Giorgetti ha anche nostalgia del passato industriale della città e ha promesso il suo impegno per migliorare l’offerta turistica torinese, a partire dal suo settore, quello enogastronomico, per poter promuovere al meglio i dintorni del capoluogo piemontese. Inoltre, Damilano chiama in causa le periferie, in un progetto di maggior connessione e integrazione alla vita urbana torinese, che passa anche attraverso la questione dell’edilizia popolare. Le liste che appoggiano Damilano sono Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia, Si Tav, Si Lavoro, Popolo della Famiglia, Progresso Torino, Torino Città Futura e Torino Bellissima.

In casa centro-sinistra invece i torinesi si ritrovano con un altro capogruppo della Sala Rossa del comune di Torino candidato, cioè Stefano Lo Russo (45 anni). Dal 2006, anno in cui è stato eletto con l’Ulivo al Consiglio comunale, Lo Russo è stato poi rieletto nel 2011 per il Pd e incaricato dell’assessorato all’Urbanistica, e poi nel 2016 del ruolo di capogruppo di minoranza. A questo giro, Lo Russo ha strappato la nomination come candidato del centro-sinistra vincendo delle primarie caratterizzate da bassissima affluenza, con solo 300 voti di scarto rispetto a Francesco Tresso. Anche il programma di Lo Russo si concentra sul lavoro e sul sostegno alle attività commerciali torinesi, ma soprattutto sembra dare molta importanza al tema della distanza sociale tra i quartieri di periferia, che ad ogni elezione sembrano allontanarsi sempre di più dal suo partito, e i quartieri del centro, ormai una roccaforte del Partito democratico. Il programma di Lo Russo delinea una città multicentrica, dotata di una rete sociale più stretta, collegata da nuovi piani di mobilità, internazionale e fonte di pari opportunità. Lo Russo gode dell’appoggio delle liste, Partito Democratico, Moderati, Articolo 1, Sinistra Ecologista, Lista Civica per Lo Russo e Torino Domani.

Il grande tema dell’elezione: l’area ex FIAT Mirafiori

L’enorme area industriale torinese, una volta simbolo di crescita e grande centro di impiego per la città oggi si ritrova con la produzione ai minimi storici, con un crollo di produzione del 90% rispetto ai ritmi del 2006. Ciononostante, è proprio qui che FCA ha deciso di puntare sulla transizione verso le vetture elettriche. La 500e viene prodotta nello stesso stabilimento da cui è uscita la prima 500 nel lontano 1957. Il numero dei lavoratori oggi resta però lontano da quello di un tempo, dove il quartiere coincideva praticamente con la popolazione operaia e impiegata. Oggi la linea di produzione elettrica impiega 2.900 persone (di cui solo 1.200 operativi, gli altri cassaintegrati) e nonostante la nascita di questo nuovo campo di innovazione continua il ridimensionamento degli impiegati: oltre 800 le uscite anticipate da Stellantis tra gli stabilimenti di Mirafiori e Grugliasco nel luglio 2021.

Per tutti e tre i candidati, la questione di Mirafiori va oltre quella dell’impiego nelle fabbriche FIAT. La sfida più importante è rendere il quartiere meno dipendente dalla sua storia operaia, date ormai le circostanze inevitabilmente mutate. Altro tema è riavvicinare i proprietari industriali e il comune, per pensare e progettare insieme un nuovo sistema di welfare che tenga conto delle nuove esigenze, del nuovo mercato del lavoro, ma anche della riqualifica professionale dei lavoratori con maggiore anzianità. 

Una chiave di lettura per le elezioni di Torino

Il Movimento cinque stelle in cinque anni è passato da primo partito a terzo incomodo. Nonostante ciò Sganga ritiene una base di elettori abbastanza solida da poter costringere gli elettori torinesi a tornare alle urne per un secondo turno di ballottaggio tra Lo Russo e Damilano. In questo caso il Partito democratico di Torino si troverebbe in una situazione simmetrica a quella del 2016, nella quale la destra finì per appoggiare Appendino al ballottaggio, consegnandole le chiavi del municipio. A questo nuovo round di elezioni, però, un’uscita di scena dei Cinquestelle dovrebbe favorire maggiormente Lo Russo nell’eventualità di ballottaggio con Damilano. Resta però molto improbabile un allineamento ufficiale successivo tra i due partiti, che nonostante stiano provando una strategia di convergenza a livello nazionale, al livello torinese scelgono di caratterizzarsi e rimanere su fronti politici ben lontani.

Pietro Valetto
Nato a Torino vivendo tra Stati Uniti e Italia fino al liceo, mi porto dietro una visione internazionale e una passione per la politica “all’americana”. Studio Economia e Management in Bocconi e lavoro sui social per creare contenuti innovativi per OriPo.

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