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Come Putin si prepara a regnare in Russia da Zar

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Il 10 Marzo, la Duma (parlamento russo) ha autorizzato Vladimir Putin a candidarsi per altri due mandati. Con il benestare finale della Corte costituzionale, sarebbe in grado di “ripartire da zero” e mantenere il potere per altri sei anni. Vladimir Putin è già stato eletto varie volte negli ultimi due decenni, combinando anche i ruoli di Primo Ministro e Presidente insieme nel 2000 dopo che Boris Yeltsin si dimise dalla carica di Capo di Stato. Attualmente al quarto mandato da Presidente della Federazione Russa, Putin è dunque al comando di uno dei Paesi più grandi e potenti del mondo già da 20 anni, e la sua intenzione è di rimanerci ancora per molto.

Nel 2024, il suo mandato attuale dovrebbe volgere al termine, come previsto dalla costituzione del 1993. Tuttavia, con l’emendamento costituzionale approvato nella seduta della Duma del 10 marzo si è ora palesata l’ipotesi che possa mantenere il potere per altri due mandati. Per raggiungere tale scopo, sarà sufficiente un’approvazione da parte della Corte costituzionale e di un referendum popolare che si svolgerà in data 22 aprile, giorno del compleanno di Lenin. In un discorso fatto ai parlamentari il 10 marzo, Putin ha insistito sulla necessità di stabilità, date le minacce esterne all’economia e alla sicurezza nazionale. Se l’emendamento venisse accettato, il Presidente russo potrebbe potenzialmente rimanere in carica per altri due mandati fino al 2036, quando avrà raggiunto persino il suo 84esimo compleanno. 

Putin, lo stratega

Per mantenere il potere, Putin aveva più di un’arma a sua disposizione, tra cui integrare la Bielorussia alla Federazione Russa per diventare Presidente di un nuovo Paese o assumere il ruolo di Primo Ministro una volta trasformata la Russia in un sistema parlamentare. Tuttavia, ha optato per una soluzione più convenzionale, rappresentata dalla decisione di cambiare la costituzione per auto-garantirsi più stabilità, mantenendo la carica di Presidente. Oltre a assicurargli più poteri togliendo autorità alle regioni, l’emendamento riaffermerebbe anche la superiorità della legge russa rispetto alla legge internazionale.  

Il particolare modus operandi di Putin è stupefacente: i trucchetti che usa per ottenere la rielezione non costituiscono un’infrazione della legge, ma piuttosto un modo di aggirarla mantenendo una parvenza di legalità. La stessa cosa era successa nel 2008, quando, impossibilitato a ricandidarsi immediatamente dopo due mandati da Presidente, per rimanere in controllo Putin aveva semplicemente invertito il suo ruolo con quello del Capo di governo Dmitry Medvedev: mentre quest’ultimo ha ricoperto le vesti di Presidente dal 2008 al 2012, Putin è stato Primo Ministro, avendo comunque un enorme potere. 

Perché la Russia non è una democrazia

È dunque interessante chiedersi come venga classificato il regime politico di un Paese governato da un uomo che ha sempre ricorso agli escamotage per mantenere la sua posizione dominante. Nel caso dell’emendamento costituzionale, l’organo legislativo è stato autorizzato a votare e lo stesso varrà per il popolo russo tra un mese circa. Il sociologo Larry Diamond quindi classificherebbe la Russia come regime competitivo autoritario: le istituzioni elettorali non sono libere e giuste, ma esiste comunque un minimo di competizione, anche se molto limitata. Nel Democracy Index del 2019 realizzato dal giornale The Economist invece, la Russia ha ottenuto un risultato di 3-4 su 10, che corrisponde alla classificazione di regime autoritario. 

In Russia, il sistema multipartitico è attentamente controllato dal Cremlino, e una legge del 2012 che incoraggia la creazione di piccoli partiti sembra in realtà essere nata per  creare divisione e confusione nell’opposizione. Come se ciò non bastasse, non tutte le formazioni politiche riescono effettivamente ad avere accesso alle elezioni. Nel 2018 per esempio, il Ministro della Giustizia Aleksandr Konovalov ha di nuovo rifiutato l’iscrizione del partito di Alexei Navalny, un avvocato che dal 2009 denuncia attivamente la corruzione del governo di Putin e considerato dallo stesso nemico del governo attuale. La sua iscrizione viene rimandata dal 2012, con il pretesto di “problemi tecnici”. Alexei Navalny è stato anche arrestato per 30 giorni nel 2018 a maggio, dopo aver cercato di organizzare una manifestazione pacifica anti-Putin. 

A conferma della debolezza della democrazia in questo Paese vi è anche la fragilità della stampa, impossibilitata a informare l’opinione pubblica in maniera imparziale e ad accertare meriti o mancanze dei politici russi. Nel 2020, Freedom House ha attribuito alla Russia un voto di 0 su 4 per l’indipendenza e la libertà dei suoi media. La libertà di espressione dovrebbe essere garantita dalla costituzione, ma il governo mantiene il controllo sulla TV nazionale, la radio e la maggior parte dei giornali. I giornalisti vengono frequentemente minacciati, arrestati o fisicamente aggrediti. Nel mese di agosto 2019, ad esempio, sono stati arrestati quattordici giornalisti che a luglio avevano documentato proteste pre-elezioni.

Con un Presidente ormai (quasi) eletto a vita, l’assenza di opposizione credibile, il controllo dei media nazionali, e la manipolazione delle elezioni e della costituzione da parte del Cremlino, la Russia ha tutte le caratteristiche di un regime autoritario. Tuttavia, è interessante notare come il controllo esercitato dal governo spesso non sia diretto, ma piuttosto si celi dietro una parvenza di trasparenza e legalità.

Clara Thébert
Unica straniera sulla lista, cerco sempre di farmi passare per Italiana. Nata a Parigi nel 1999, studio Scienze Politiche all'Università Bocconi. Cittadina del mondo, però soprattutto Europea, colgo tutte le opportunità per allargare i miei orizzonti.

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