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Afghanistan e i Paesi confinanti: meglio amici che nemici

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La caduta di Kabul nelle mani dei talebani tra il 15 e il 16 agosto 2021 non ha solamente scioccato l’Occidente, ma ha anche causato forti reazioni in Asia Centrale, che da sempre guarda con attenzione gli sviluppi dell’Emirato Islamico afgano. Paesi confinanti come Tajikistan, Turkmenistan, Uzbekistan e Iran, nonostante esprimano grande felicità nel vedere gli statunitensi ritirarsi dall’area, rivelano anche una certa inquietudine nei confronti dei talebani, soprattutto per quanto riguarda la sicurezza dei propri confini. Il Pakistan, che condivide 2.670 chilometri di confine con l’Afghanistan,  dopo anni di aiuti ai talebani ha finalmente un vicino che non pensa di allearsi con l’India e può proclamarsi tra i “vincitori”. Nel frattempo, Cina e Russia, al contrario degli occidentali, hanno annunciato l’intenzione di mantenere aperte le proprie ambasciate a Kabul e già da qualche mese hanno aperto il dialogo con i nuovi inquilini della “cittadella”

L’Afghanistan, pur essendo il Paese più povero della regione, ha una posizione strategica e il suo sottosuolo custodisce giacimenti minerari per un valore stimato che supera i mille miliardi di dollari. Ciò lo rende appetibile come alleato per i vicini e per le superpotenze.

I Paesi confinanti con l’Afghanistan

Le relazioni dell’Afghanistan con le tre ex repubbliche sovietiche, Tagikistan, Uzbekistan e Turkmenistan, sono da sempre molto complicate e dipendono molto anche dalla Russia e dalla sua grande influenza nell’area. Questi tre Paesi confinanti, infatti, hanno supportato l’invasione dell’Unione sovietica nel 1979, spesso determinando risposte violente da parte dei mujahideen afgani, ovvero le guerriglie islamiche sostenute dagli Usa, dall’Arabia Saudita e dal Pakistan. Dopo aver forzato l’Urss al ritiro nel 1989, i mujahideen, guidati da Burhanuddin Rabbani, nel 1992 fondarono lo Stato Islamico dell’Afghanistan, che tuttavia durò solo quattro anni a causa dell’attacco nel 1996 da parte dei talebani. Questi sono una fazione ultra conservativa dei mujahideen diventata indipendente dopo la caduta dei comunisti, che viene appoggiata dal Pakistan e dell’Arabia Saudita. I mujahideen crearono quindi l’”Alleanza del Nord” con il Tagikistan e i gruppi etnici, Uzbeki e Hazara, poi sostenuti e finanziati dalla Russia e dall’Iran. Nel frattempo, nelle ormai ex repubbliche sovietiche erano nati diversi movimenti islamici radicali, come il Movimento Islamico dell’Uzbekistan (IMU), che si allearono con i talebani e Al-Qaida per combattere l’alleanza.

Dalla caduta dei talebani nel 2001, l‘Afghanistan e il Tagikistan hanno costruito strette relazioni grazie alla condivisione di profondi legami culturali e interessi economici e di sicurezza reciproci. Nonostante la maggior parte della popolazione Tagika sia di origine sunnita, la regione che confina con l’Afghanistan si trova nelle montagne del Pamir, abitate dalla comunità sciita ismailita, che da sempre combatte sul confine contro i talebani

Il Turkmenistan, che condivide 744 km di frontiera con l’Afghanistan, nonostante le relazioni generalmente positive con i talebani del regime comunista di Niyazov negli anni ’90, ha poi sostenuto l’invasione guidata dagli Stati Uniti e mantenuto buoni rapporti con il governo di Hamid Karzai, primo presidente eletto in Afghanistan nel 2004. Questo ha favorito importanti accordi commerciali tra i due Paesi: Ashgabat, capitale turkmena, ha contribuito agli aiuti umanitari destinati all’Afghanistan, ha condonato gran parte del debito di Kabul per l’energia elettrica turkmena e ha ricostruito una parte della ferrovia che collegherà i due Paesi. 

Nonostante le dispute sull’acqua, il traffico di droga  e la questione dei rifugiati afgani, un altro Paese che intrattiene da anni accordi commerciali bilaterali con l’Afghanistan è l’Iran. I complicati legami tra questi due Paesi possono essere attribuiti alla continua opposizione iraniana agli Stati Uniti, attore di peso nel Paese negli ultimi 20 anni. Vista la sua maggioranza sciita però, l’Iran ha avuto una lunga storia di differenze ideologiche e rivalità politiche con i talebani afgani, da sempre protagonisti di grande discriminazione nei confronti del gruppo sciita afgano, gli Hazara. Durante il regime talebano alla fine degli anni ’90, l’Iran ha sostenuto l’Alleanza del Nord anti-talebana. Nonostante dal 2001 abbia tenuto, grazie all’approccio del Presidente Khatami, colloqui diplomatici con gli Stati Uniti su come stabilizzare l’Afghanistan ed eliminare al-Qaida, il programma nucleare iraniano e una sfiducia radicale da parte degli statunitensi hanno impedito la cooperazione tra Afghanistan e Iran durante il “ventennio statunitense”. La relazione si è pian piano deteriorata, tanto che Teheran ha tentato ripetutamente di sabotare gli accordi tra Afghanistan e Stati Uniti e ha iniziato a supportare i talebani per cacciare gli americani dal Paese vicino

Afghanistan, Paesi confinanti
Mappa: La posizione strategica dell’Afghanistan in Asia centrale.

Meglio amici che nemici

Se i talebani hanno resistito vent’anni alla persecuzione e ai continui attacchi statunitensi è soprattutto grazie alla Repubblica Islamica del Pakistan, che da sempre vuole sabotare un’eventuale alleanza tra Afghanistan e India ed evitare che i talebani supportino le ribellioni della comunità Pashtun pakistana contro il proprio governo. Se i talebani sosterranno la ribellione Pashtun contro il Pakistan, questo potrebbe tagliare le rotte commerciali dell’Afghanistan verso il mare. L’India è invece particolarmente ostile nei confronti dei talebani a causa del loro sostegno alla rivolta islamista in Kashmir e molto difficilmente sarà in grado di allearsi con loro. 

Da quando i talebani hanno ripreso il controllo di Kabul, i Paesi vicini, Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan, hanno optato per reazioni moderate, sia per salvaguardare la sicurezza del proprio Paese che per interessi economici. Il Presidente uzbeco Shavkat Mirziyoyev porta avanti da anni un progetto di innovazione e collaborazione con l’Afghanistan e i Paesi vicini mirato al potenziamento delle connessioni logistiche e infrastrutturali tra Asia Centrale e meridionale. Per il successo del progetto è essenziale la stabilità afgana e ciò ha spinto i leader centroasiatici e la Russia a creare un dialogo politico intra-afgano, che comprendesse anche i talebani. Negli ultimi mesi diverse delegazioni dei talebani sono state accolte col “tappeto rosso” nei Paesi sopra citati.

Il Tagikistan si sta preparando dall’inizio di giugno ad accogliere i rifugiati nel caso in cui la situazione nell’Afghanistan settentrionale deteriorasse. I primi a varcare il confine sono stati soldati e paramilitari afgani, senza cibo e munizioni. Negli ultimi sette giorni diversi voli non autorizzati hanno attraversato il confine e migliaia di persone sono arrivate in Tagikistan. Anche l’Uzbekistan ha dovuto affrontare una situazione simile alla fine di giugno, ma su scala ridotta. A partire dal 14 agosto però, quando la più grande città dell’Afghanistan settentrionale, Mazar-e Sharif, è caduta nelle mani dei talebani, l’esodo di persone dall’Afghanistan è aumentato esponenzialmente. Diversi aerei sono atterrati negli aeroporti di Bokhtar e di Kulob (in Tagikistan), sorprendendo sia le autorità tagike che quelle uzbeke. Mentre le prime non hanno intenzione di rimandare indietro i profughi afgani, le seconde, che nel corso degli anni hanno ospitato diverse delegazioni talebane e mantengono contatti con il gruppo, stanno arrestando i soldati afgani, respingendo i rifugiati e iniziando esercitazioni militari. I talebani hanno poi preso il controllo di importanti posti di frontiera, oltre che i valichi verso Turkmenistan, Iran e Pakistan. I funzionari turkmeni si sono incontrati con i rappresentanti dei talebani almeno tre volte nel 2021, ma nonostante le rassicurazioni, il presidente turkmeno non sembra certo della sicurezza del Paese e come i suoi vicini ha aumentato la presenza di truppe alla frontiera. 

Afghanistan, paesi confinanti
Rifugiati Afgani in Iran. [crediti foto: Protection and Humanitarian Aid, Flickr, CC BY-NC-ND 2.0]

Gli interessi delle superpotenze in Afghanistan

Negli ultimi anni la Russia ha mantenuto una “relazione speciale” con i Paesi dell’Asia centrale, perseguendo vecchie e nuove forme di cooperazione. Mosca non ha confini in comune con l’Afghanistan ma ciò che preoccupa è la continuità territoriale tra il nuovo emirato afgano e le ex repubbliche sovietiche a maggioranza musulmana. L’instabilità delle frontiere tra questi Paesi lascia spazio per nuove forme di terrorismo e di violenza tali da danneggiare gli interessi economici e geopolitici di Mosca. La Russia da anni intraprende accordi bilaterali con i singoli Paesi dell’Asia Centrale e la sua politica estera nella regione si può riassumere in tre obiettivi principali: la promozione della sicurezza e della cooperazione tecnico-militare, ovvero la modernizzazione delle forze armate degli Stati della regione e la costruzione di basi militari; l’agevolazione di progetti energetici nel settore del petrolio e del gas e dell’energia idroelettrica; e il rafforzamento delle istituzioni di integrazione dell’Unione economica eurasiatica (EAEU) e dell’Organizzazione del trattato di sicurezza collettiva (CSTO).

Un altro importante attore internazionale inevitabilmente attratto dal ritiro degli Usa è la Cina, che negli ultimi anni ha investito molto nei Paesi centroasiatici. In Tagikistan, ad esempio, ha costruito strade e infrastrutture oltre ad aver posto delle basi di addestramento militari. Pechino teme da tempo che l’Afghanistan, con cui condivide 76 chilometri di confine (il corridoio del Wakhan), possa diventare un punto di sosta per i separatisti uiguri, la minoranza musulmana nella delicata regione di confine dello Xinjiang. Per questo motivo, una delegazione talebana di alto livello ha incontrato il Ministro degli Esteri cinese Wang Yi a Tianjin lo scorso mese, promettendo che l’Afghanistan non sarebbe stato usato come base per i militanti. In cambio, la Cina è pronta a offrire ai talebani il riconoscimento internazionale cui ambiscono e coinvolgere il Paese nella Belt and Road Initiative. Ha poi accettato in linea di principio di effettuare miliardi di dollari di investimenti in Afghanistan, soprattutto in campo di energia e risorse naturali.

Quest’analisi fa parte di un dossier di approfondimenti sull’Afghanistan. Se ti è piaciuta potrebbe interessarti anche “Per capire il ritorno dei Talebani in Afghanistan bisogna guardare alle divisioni etniche“.

*Elicottero d’attacco Apache in Afghanistan. Settembre 2020. [crediti foto: Andre Klimke, via Unsplash]
Maddalena Fabbi
Nata a Genova nel ’98. Laureata in triennale alla statale di Milano, oggi sono studentessa double degree presso l’Università di Belgrano a Buenos Aires, Argentina. La mia ricerca di nuove esperienze mi ha portato più volte in America Latina di cui mi sono appassionata.

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