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Verso la Legge di bilancio: la prima Nadef del Governo Meloni

Nadef governo (Crediti foto: Bru-nO via Pixabay.com)*

Con l’arrivo dell’autunno, anche il linguaggio politico si fa più grigio: Legge di Bilancio, Manovra, Def, Nadef, spesso utilizzati come sinonimi, ma che, in realtà, segnano le diverse tappe nel complicato iter della pianificazione finanziaria nazionale.

Mentre per “manovra” si intende un generico insieme di misure di politica economica, la Legge di bilancio è il documento che unisce al bilancio previsionale, cioè il bilancio di previsione delle entrate e uscite future, anche le misure di politica economica (“manovra”) che il governo intende adottare. Inoltre, per arrivare all’approvazione della Legge di bilancio e per portare avanti l’interlocuzione con l’Unione europea, si approvano anche documenti intermedi come il Def (Documento di Economia e Finanza) e il Nadef, cioè la sua nota di aggiornamento.

Ma quali sono le reali implicazioni di questi documenti e perché rivestono un ruolo così centrale?

Def, Nadef e Legge di Bilancio

La Nota di Aggiornamento del Documento di Economia e Finanza (Nadef) agisce come documento transitorio nel più vasto “Ciclo di bilancio“, la complicata sequenza attraverso cui il bilancio statale viene sviluppato e ratificato. Questo ciclo si articola durante l’intero anno solare e si segmenta in due “semestri”: uno focalizzato sulla programmazione e l’altro sull’attuazione, con un coinvolgimento anche dell’Unione europea.

Durante il primo semestre, anche noto come “semestre europeo“, il Governo, abitualmente in aprile, presenta in parlamento il Def, lo strumento cardine di pianificazione economico-finanziaria del Paese. Il Def illustra sia lo stato economico-finanziario del Paese sia la strategia economica e di finanza pubblica che si intende adottare con una prospettiva di medio termine (generalmente 3 anni). Una volta approvato, il Governo trasmette i contenuti del Def al Consiglio dell’Unione europea e alla Commissione europea, la quale emetterà successivamente le sue raccomandazioni. Tali raccomandazioni dovranno poi essere prese in considerazione dal Governo per la formulazione della politica economica.

Nel secondo semestre, basandosi sugli input ricevuti dal Consiglio e dalla Commissione, il Governo è tenuto a sottoporre alla Camera e al Senato la Nadef, la quale ha lo scopo di aggiornare le previsioni del Def di finanza pubblica e rivedere gli obiettivi “programmatici” del Paese rispetto a quelli “tendenziali”, ossia rispetto a dove ci si sarebbe trovati se le politiche economiche fossero rimaste invariate.

La tappa successiva è la cosiddetta “Sessione di bilancio“, durante la quale vengono stabilite le normative per realizzare concretamente gli obiettivi fissati nella fase precedente. Entro il 20 ottobre il governo presenta al parlamento il disegno di Legge di bilancio, che dovrà essere poi approvata entro il 31 dicembre.

Il Ciclo di bilancio
Il Ciclo di bilancio

 

La prima Nadef del Governo Meloni

Come presentato nella sua premessa, la Nadef del 2023 racconta una situazione economico-finanziaria peggiorativa rispetto a quanto presentata nel Def precedente, causata dagli oneri dei crediti fiscali del superbonus, dal rialzo dei tassi di interesse e dal rallentamento del ciclo economico internazionale, portando così il Governo a far «scelte difficili».

Il Governo alza di un punto la stima di deficit per il 2023, portandolo al 5,3% sul Pil dal 4,3% previsto nel Def, principalmente per effetto del superbonus edilizio, descritto dalla Nota come principale causa delle difficoltà di questa Legge di bilancio. Sale anche il deficit del 2024, dal 3,6% tendenziale,  che rappresentava le previsioni economiche basate sull’assunzione che le attuali politiche di bilancio rimanessero invariate,  al 4,3% programmatico, cioè tenendo conto delle nuove politiche e misure che il governo intende implementare, per poi ritornare sotto il livello del 3% solo nel 2026.

Il Pil del 2024 crescerà dell’1,2% con una stima rivista al ribasso rispetto a quella di aprile pari al +1,5%, mentre il rapporto debito/Pil per il 2024 è fissato al 140,1% con una stima del tasso di disoccupazione pari al 7,3%.

Nonostante ciò, la Nadef segnala la volontà, da parte del Governo, di confermare, con la Legge di bilancio, il sostegno alle famiglie e alla genitorialità, gli investimenti pubblici, con priorità a quelli del PNRR, il taglio al cuneo fiscale sul lavoro anche nel 2024, fino ad un 7% di esonero contributivo per i redditi più bassi. Quando si parla di cuneo fiscale, si intende la differenza percentuale tra quanto un lavoratore costa al proprio datore di lavoro e quanto effettivamente il lavoratore guadagna al netto di tutte le imposte, contributi compresi. La sua riduzione è stata una dei temi centrali del programma elettorale del Centro-destra.

Non è chiaro, invece, se il Governo riuscirà a trovare le risorse per attuare anche parte della riforma fiscale, altra sua promessa elettorale e già oggetto di una legge delega, con l’eliminazione dell’aliquota Irpef del 25% per i redditi fino ai 28.000 €. Infatti, attuare sia il taglio del cuneo fiscale che l’eliminazione dell’aliquota Irpef del 25% si stima costerebbe alle casse dello Stato rispettivamente 10 e 4 miliardi di euro, per un totale di 14 miliardi €.

 

Le reazioni dei mercati alla Nadef e alle nuove stime macroeconomiche

L’indomani dell’approvazione della Nadef da parte del Consiglio dei ministri, lo spread Btp-Bund ha registrato un’espansione, raggiungendo i 200 punti base, e il rendimento del decennale italiano è salito oltre il 4,94%, il picco più elevato dal 2013. Siamo il Paese con lo spread e il rendimento dei Titoli di Stato più alti d’Europa, più di Spagna, Grecia e Regno Unito (fonte: La Repubblica – Finanza).  È probabile che gli investitori internazionali abbiano accolto con disappunto la previsione di una spesa in deficit di 14 miliardi (rispetto ai 4 miliardi previsti dal Governo Draghi), che innalzerà il rapporto deficit/PIL sopra l’obiettivo europeo del 3%. Inoltre, potrebbero non essere state convincenti neanche le previsioni governative relative alle entrate, parte delle quali provengono da ulteriori privatizzazioni.

Gli investitori tendono a mostrare una sensibilità accentuata verso revisioni negative delle previsioni economiche, soprattutto quando si tratta dell’Italia, non essendo il nostro Paese comunemente associato alla disciplina fiscale. “Irresponsabile” è come il The Economist definisce la Legge di bilancio italiana in uno dei suoi ultimi articoli.

Benché l’aumento dei rendimenti dei Titoli del Tesoro non sia attribuibile esclusivamente alla Nadef (ma anche ad inflazione, boom della spesa pubblica USA, conflitti, ridimensionamento delle proiezioni di crescita macroeconomica, tra gli altri), è innegabile che il superamento dei vincoli europei e il peggioramento delle precedenti stime di crescita e spesa generino incertezza. Se l’Italia non rispetta gli standard europei, emerge il dubbio riguardo alla disponibilità o alla volontà della Banca centrale europea di attivare il suo “scudo” per proteggere i Titoli italiani – una volontà che, prima o poi, gli investitori potrebbero voler testare vendendo Btp.

 

La prima Nadef del governo tra realismo e ottimismo

Nella sua prima vera manovra finanziaria, il Governo Meloni, nonostante si sia fino ad oggi dimostrato prudente nella gestione dei conti pubblici, non rinuncia ad attuare parte delle promesse elettorali a deficit, coerentemente con quanto fatto dai suoi predecessori.

Tuttavia, le conseguenze degli eventi della crisi finanziaria del debito sovrano del 2011, anche sulla tenuta dei governi, sono ancora troppo recenti per essere dimenticate. Pertanto, come previsto, non ci saranno misure rivoluzionarie per mancanza di risorse necessarie.

Anche il taglio del cuneo fiscale, principale misura di politica economica per la quale si sono liberate risorse a deficit, resta una misura temporanea e non strutturale, con il serio rischio di avere effetti non significativi sull’economia reale.

La narrazione della Nadef tenta comunque di presentare una Italia con un grande potenziale di sviluppo e delinea la volontà del Governo di investire in «infrastrutture, ricerca e formazione, per riportare l’Italia su un sentiero di crescita che valorizzi al massimo i lavoratori e le imprese, che sono la vera forza del nostro Paese e che, con la loro dedizione e inventiva, ne fanno uno dei maggiori esportatori europei e mondiali». Sarà essenziale monitorare l’evoluzione delle politiche e delle strategie annunciate, con l’aspirazione che le promesse si traducano in reali traguardi di crescita e stabilità per il Paese.

*Nadef governo (Crediti foto: Bru-nO via Pixabay.com)

 

 

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