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Presidenziali americane tra economia e Covid-19

Tempo di lettura stimato: 7 min.

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I dibattiti, le dichiarazioni, gli scandali, gli affondi: la data delle elezioni più seguite al mondo è sempre più vicina. Dopo quattro anni dalle ultime presidenziali americane il Partito democratico proverà a riprendersi la Casa bianca in un momento storico inedito per il Paese. La campagna è caratterizzata da uno scontro ideologico molto sentito, una sfida per “l’anima della nazione”, secondo la campagna di Joe Biden.

Una campagna elettorale segnata dalle proteste del movimento Black Lives Matter, da una pandemia e da una crisi economica unica nel suo genere. Una campagna elettorale segnata soprattutto da Trump, col quale sembra che i colpi di scena non manchino mai. Il 2 ottobre il presidente ha dichiarato su Twitter di aver contratto il virus, mentre nell’arco di un paio di giorni sono risultati positivi anche la first lady Melania, la collaboratrice Hope Hicks, il manager della campagna Bill Stepien e altri membri dello staff vicini al presidente. Una strage per la campagna repubblicana, e un evento che a livello mediatico ha oscurato tutto il resto del dibattito elettorale (persino la nomina da parte del presidente di Amy Coney Barrett alla Corte suprema e il primo dibattito presidenziale).

Elezioni presidenziali in tempi di pandemia

Il virus, proprio lui. Se tra vent’anni volessimo raccontare questa campagna elettorale a qualcuno non potremmo che iniziare parlando di Covid-19. L’epidemia ha plasmato i principali eventi a ridosso delle elezioni, si è portata dietro una crisi prima sanitaria e poi economica di grosso impatto sulle vite degli americani e ha dato una linea precisa alle campagne elettorali dei due candidati.

Con l’emergere dei primi contagi sul territorio statunitense, il presidente ha adottato una narrazione finalizzata a sminuire l’entità del contagio e della crisi sanitaria. “Abbiamo tutto sotto controllo” ha twittato più volte Donald Trump, proprio come non sono mancati i paragoni con la normale influenza e gli attacchi ai “Fake News Media” allarmisti. Mascherine e lockdown sono state sin da subito raccontati come una privazione delle libertà individuali da parte della propaganda trumpiana. Persino il presidente si è quasi sempre rifiutato di indossare la mascherina e hanno destato clamore alcuni suoi comizi in cui non sono state attuate misure per far rispettare le regole di distanziamento.

Gli effetti del Covid-19 sulle presidenziali americane

I Democratici si sono dati una linea opposta a quella del presidente su tutto, Biden ha avuto per molto tempo una foto profilo twitter che lo ritraeva in mascherina. “Wear a mask” (“Indossate una mascherina”) twittava quasi ogni giorno Andrew Cuomo, il Governatore dello stato di New York (anche lui democratico) nel periodo più grave della crisi epidemica. La propaganda democratica ha poi spinto molto sulla ripresa del contagio a giugno. I dem hanno parlato molto dell’aumento dei contagi rilevati piuttosto che del’aumento dei decessi, più contenuto rispetto a quello della prima ondata.

Dall’inizio dell’epidemia i decessi e i contagi giornalieri non si sono mai fermati. Biden nelle ultime settimane ha fatto leva proprio sul dato degli oltre 200.000 americani morti finora. I democratici vogliono che fino all’ultimo giorno prima delle elezioni si parli di questo, visto il recente calo dei consensi subito da Trump allo scoppio della seconda ondata. Le contrapposizioni si sono viste anche sui tamponi, il presidente ha a lungo sostenuto che l’alto numero di contagiati (più di 7 milioni a inizio ottobre) fosse dovuto al fatto che gli Usa fanno molti tamponi (più di 100 milioni, sempre a inizio ottobre) e ha più volte chiesto che ne venissero fatti di meno.

Una media di 1000 decessi al giorno e picchi fino a 80.000 nuovi contagiati non sono passati inosservati agli elettori. Il contagio del presidente ha portato a un parziale cambio di strategia nella campagna di Trump: il 4 ottobre è uscito un video dove dice di aver imparato dal virus.

Il Covid fa parlare di sanità

Il presidente è stato subito ospedalizzato e curato con dei farmaci non disponibili al pubblico ancora in fase di sperimentazione, un’altra cosa che potrebbe non piacere all’elettorato vista la difficoltà riscontrata dal sistema sanitario nel fornire tempestivamente cure adeguate a tutti i cittadini durante l’epidemia. Nelle fasi più critiche alcuni ospedali non erano sicuri di poter rianimare i pazienti in crisi cardiaca o respiratoria per mancanza di dispositivi di protezione per i medici. Molte famiglie hanno dovuto firmare un documento che sollevava i medici dall’obbligo della rianimazione, mentre nel New Jersey sono state diffuse delle linee-guida per decidere quali malati mettere in terapia intensiva e quali no, visto lo scarso numero di respiratori a disposizione.

Molti americani non sono soddisfatti dei servizi sanitari negli Stati Uniti, considerati innanzitutto troppo costosi e per questo non accessibili a tutti. Per il 2020 ad esempio, il costo medio di un’assicurazione sanitaria individuale è stato stimato pari a 456$ al mese. Proprio per questo riforme e proposte di riforma che potenziano la sanità pubblica come l’Obamacare e il Medicare for All hanno un grande successo a livello elettorale. Una battaglia sostenuta con fermezza dal Partito democratico e che deve il suo forte appeal anche alla lenta crescita dell’aspettativa di vita alla nascita, ferma negli Usa da più di cinque anni.

La crisi economica, una beffa per Trump

Anche dal punto di vista economico le condizioni di vita e le aspettative future hanno assistito a un netto peggioramento con l’arrivo del virus. Dopo quasi 12 anni di crescita ininterrotta (il ciclo positivo più lungo della storia americana) è arrivato un virus a ribaltare completamente una situazione che sembrava molto favorevole per il presidente in carica.

“Jobs, Jobs, Jobs!”, “STOCK MARKET UP BIG!” twitta il presidente ogni volta che gli indici azionari americani risalgono, e in questi 4 anni sono stati battuti tanti record. Nessuna novità visto che la capitalizzazione delle aziende Usa sale indisturbata da 12 anni e i record venivano infranti anche sotto la presidenza Obama. Proprio l’arrivo del virus a marzo ha dato un colpo di proporzioni storiche a Wall Street, anche se il Nasdaq si è ripreso nel giro di un mese e il Dow Jones sembra essere tornato quasi ai livelli precedenti al grande crollo di marzo.

L’economia è uno dei grandi cavalli di battaglia della propaganda trumpiana: l’imprenditore miliardario di successo che porta il Paese a una nuova prosperità economica. Ma con la pandemia non si è fermata solo la crescita, anche il pil pro capite e i posti di lavoro hanno subito un duro colpo.

Gli effetti della crisi

Ad aprile il pil pro capite è diminuito del 4% rispetto al trimestre precedente, mentre la disoccupazione è schizzata dal 3% al 15%. Valori mai visti prima nella storia recente degli Stati Uniti, che sono dovuti soprattutto ai lockdown imposti all’interno dei vari Stati. Per fare un confronto, durante la grande crisi del 2008 la disoccupazione ai suoi massimi aveva raggiunto il 10%.

I repubblicani stigmatizzano i lockdown e addossano il crollo economico ai governatori democratici, i quali, dal canto loro, rimarcano la gestione tardiva dell’epidemia effettuata dal governo federale. Anche se nel grafico non è riportato, ad oggi la situazione economica sta gradualmente rientrando, con un tasso di disoccupazione che si assestava intorno all’8% a fine settembre. L’economia si sta riprendendo più velocemente del previsto ma i livelli di reddito e disoccupazione pre crisi non saranno raggiunti prima del giorno delle elezioni. Trump non potrà quindi alimentare la propria propaganda con i dati a disposizione prima dell’arrivo del virus.

Un Paese diviso

Non è detto che gli Stati Uniti torneranno subito a crescere coi ritmi pre crisi. Nel lungo periodo l’economia americana potrà contare sempre meno sulla spinta demografica, in costante rallentamento da 14 anni. Tanti spunti potenzialmente utili alla campagna di Biden, che però in tema economico preferisce concentrarsi sull’equità sociale piuttosto che sulla crescita del pil. “L’economia funzionava male anche prima della crisi” è lo slogan di Biden: un braccio teso verso l’elettorato democratico più sensibile alle problematiche sociali che fa riferimento a Bernie Sanders.

Disoccupazione ai massimi dal 2009, una crisi sanitaria in corso, 200.000 morti e milioni di contagiati, ma soprattutto una nazione fortemente polarizzata su quasi tutti i temi. Le presidenziali americane fanno tanto rumore e quest’anno più che mai non sembrano mancare i colpi di scena.

Nadir Mannahttps://orizzontipolitici.it
Nasco a Milano, mi sono trasferito a Bologna dopo il liceo per studiare economia all'Alma Mater. Fatto per il 70% di ironia e per il restante 30% di curiosità, ho 21 anni e sono già stempiato. Sono un liberista sfrenato anche se per la compagnia preferisco gli studenti di lettere e i fan di Berlinguer.

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