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“Defund the Police”: come i governatori Usa hanno affrontato le richieste dei manifestanti

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Lo scorso 25 maggio George Floyd è stato ucciso da Derek Chauvin, poliziotto del Minneapolis Police Department a St. Paul, in Minnesota. Nei giorni seguenti le proteste in supporto delle istanze presentate dal movimento Black Lives Matter sono divampate in tutte le maggiori città degli States, con lo slogan Defund the police apparso ovunque, sulle magliette e i cartelloni dei manifestanti, sui social e sui principali media statunitensi. La mobilitazione è proseguita per tutta l’estate e molto probabilmente si dilungherà fino al voto presidenziale in novembre.

Tra le principali rivendicazioni delle proteste è emersa la richiesta di ridurre i fondi ai corpi di polizia. La richiesta ha goduto in un primo momento di ampio consenso tra l’opinione pubblica americana, soprattutto fra i democratici. Durante il susseguirsi delle proteste diversi consigli comunali, sindaci e governatori hanno infatti aperto alla possibilità di ridurre parte dei fondi di polizia, per destinare maggiori risorse ad altri settori. Tra questi spiccano i programmi di assistenza a chi presenta problemi di salute mentale (un quarto dei decessi causati da police shooting riguarda persone con mental health problem), per i senzatetto, per i giovani e infine per il sistema sanitario nazionale.

La richiesta di riduzione dei fondi destinati alla sicurezza nasce anche dalla controversa realtà carceraria degli Stati Uniti. Malgrado negli ultimi 25 anni il tasso di criminalità negli USA sia calato, il tasso di incarcerazione è aumentato vertiginosamente.

I dati hanno portato Alexandra Natapoff, studiosa di diritto, ex federal public defender e autrice del libro Punishment Without Crime ad affermare che negli Stati Uniti è presente un sistema di incarcerazione di massa. All’interno del libro l’autrice evidenzia come l’80% degli arresti avvenga per “reati minori”. Questo modus operandi fa sì che ogni 100.000 abitanti 710 siano in carcere. Il più alto dato non solo tra i paesi occidentali, ma anche fra tutti gli stati che fanno  parte dell’Ocse. Dai dati emerge inoltre come 77 milioni di persone abbiano dei criminal record, il 23% dei 329 milioni di americani.

Manifestanti, sostenitori e simpatizzanti del BLM legano questa realtà sociale a due cause principali: l’eccessivo finanziamento della polizia e la cultura securitaria statunitense. Cambiare la seconda richiede però un processo lungo e articolato, motivo per cui Defund the police è diventata una richiesta così popolare. È una risposta pratica e realizzabile, a fronte di un problema ritenuto estenuante, soprattutto per le minoranze. Nel 2014 il tasso di incarcerazione degli afro americani era infatti cinque volte quello dei bianchi.

La soluzione proposta dagli attivisti di BLM, quindi, è generalmente quella di de-finanziare apparati della polizia per deviare almeno una parte delle risorse per la repressione dei reati verso la loro prevenzione.

Questa però, anche a detta di numerosi opinionisti, non è una soluzione certa al problema più ampio della carcerazione di massa, che l’esperta Alexandra Natapoff individua invece nell’eliminazione del misdemeanor system. Secondo Natapoff la depenalizzazione per reati minori svuoterebbe infatti le carceri e ridurrebbe il tasso di incarcerazione.

L’impatto effettivo sui budget

A quattro mesi di distanza dallo scoppio dei disordini le città che hanno ridotto il finanziamento delle forze di sicurezza sono poche. Una ricerca condotta da Bloomberg su 34 delle 50 più grandi città statunitensi ha evidenziato come il motto Defund the police non abbia trovato seguito a livello pratico. Gli unici consigli comunali ad aver ridotto in maniera consistente il Police Budget dei bilanci sono New York ed Austin.

New York si distingue per la più ampia riduzione di questi fondi. Nel bilancio approvato l’anno scorso e riferito al 2020 vennero destinati 5,9 miliardi al dipartimento di polizia (NYPD). Qualche settimana fa la città della grande mela ha approvato un taglio netto di un miliardo di dollari e ha portato la spesa per l’NYPD a 4,9 mld.

Diverse città hanno approvato solamente una riduzione nominale dei fondi dedicati alla sicurezza, al contempo però lo stesso General Budget è stato ridotto. È il caso di Philadelphia e di Las Vegas. La celebre città del gioco d’azzardo ha infatti approvato una riduzione del 7,48% del General Budget e del 6,41% del Police Budget. A causa della pandemia da Covid-19 la capitale della Pennsylvania ha visto ridursi il suo bilancio di 400 milioni di dollari.  La ricerca mette in luce una realtà ben lontana dalle richieste dei manifestanti. Negli ultimi mesi la maggior parte delle città ha aumentato o mantenuto invariati i fondi per la polizia. Alcune città, persino a fronte di una riduzione del General Budget, hanno aumentato la spesa per la sicurezza. Tra queste compaiono Atlanta, Houston e Charlotte.

La mancata riduzione dei fondi, inoltre, non è imputabile all’orientamento politico dei sindaci e dei consigli comunali. I sindaci di Atlanta (che ha aumentato i fondi) e Austin (che invece li ha ridotti) sono infatti Keisha Lance Bottoms e Steve Adler, due democratici.
Sono svariati i motivi che hanno fatto sì che il Police Budget non fosse ridotto. Non è possibile individuare una matrice ideologica, sebbene i repubblicani abbiano dichiarato la loro contrarietà. Molte città redigono i propri bilanci con largo anticipo e apportare una modifica sostanziale richiede tempo e dibattiti. La gestione della pandemia da Covid-19 ha inoltre occupato gran parte dell’agenda e delle fatiche delle amministrazioni locali.

Lo scontro tra Repubblicani e Democratici

Defund the police è una richiesta radicale, che ribalta la narrazione degli ultimi trent’anni di politica statunitense. Da Nixon fino ai giorni nostri il sostegno finanziario e ideologico ai dipartimenti di polizia è stato una costante. Un leitmotiv che è stato esplicitato bene dalla politica three-strikes del 1994: un reato violento e due reati comuni implicano l’ergastolo.

La militarizzazione dei corpi di sicurezza locali risale al 1997. Fu il National Defense Authorization Act voluto da Bill Clinton a dare maggior vigore al 1033 Program. Questo programma permetteva (e permette tuttora) di trasferire il «materiale militare in eccesso» alle forze di polizia e di sicurezza (le cosiddette Law Enforcement Agencies).  La massiccia assunzione di poliziotti avvenuta alla fine del secolo, inoltre, è sempre imputabile a Clinton, che ne parlava già nel 1993.

Eppure, oggi i ruoli sembrano invertiti. La speranza dei sostenitori di Defund the police risiede nelle elezioni presidenziali di novembre, che vedono i Democratici fortemente favoriti da ogni sondaggio nazionale. Eppure, non molti progressisti sembrano volersi esporre politicamente in favore dell’iniziativa.
È opinione comune infatti che diversi consigli comunali dems non abbiano approvato la riduzione dei fondi di sicurezza per evitare un facile attacco dai repubblicani. Ridurre il personale di polizia e gli strumenti in suo possesso non è semplicemente una risposta ad un problema, ma anche una scommessa politica.

Al contempo infatti, dall’altra parte della barricata, diversi Repubblicani si sono scagliati contro ogni tentativo di ridurre i fondi destinati alle forze dell’ordine.
Ron DeSantis, governatore della Florida, ha infatti annunciato che taglierà i finanziamenti statali alle città che taglieranno i fondi ai dipartimenti locali di polizia. Lo stesso Trump è intervenuto più volte per assicurare che a livello federale i fondi destinati alla polizia non verranno ridotti.

Il ruolo dell’ala radicale del Partito Democratico

Gli elettori che alle primarie hanno sostenuto Bernie Sanders insistono sulla riduzione dei fondi di polizia. La task force istituita tra Biden e Sanders, subito dopo che quest’ultimo si è ritirato dalle primarie ha virato direzione. Il gruppo congiunto aveva il compito di indagare politiche inerenti alla criminal justice, ma dall’uccisione di Floyd in poi il Defund the police è diventato il principale tema d’indagine.

L’appiattimento del Partito democratico, rispetto a quello repubblicano, sui temi sociali è considerato uno dei motivi del successo di Donald Trump alle scorse elezioni del 2016. Sebbene Biden si sia dichiarato scettico rispetto a un taglio netto dei Police Budget, la parte più progressista della sua coalizione ha premiato i candidati che hanno parlato di riduzione dei fondi di polizia. Da Jaamal Bowman a Charles Booker, sono diversi i nuovi nomi emersi. Molti di questi sono vicini ai Democratic Socialists of America di Sanders e Ocasio-Cortez.

Joe Biden dovrà quindi scegliere. Inseguire i progressisti, la parte più attiva e rumorosa della sua base, e rischiare il voto moderato. Oppure presentarsi come candidato centrista e mettere a repentaglio il voto dei socialdemocratici.

 

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