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Missione PNRR: così i partiti si preparano alle elezioni

Tempo di lettura stimato: 9 min.

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Gli ultimi due anni dopo la prima ondata della pandemia di Covid-19 sembravano aver mostrato ai governi quanto sia importante investire in innovazione per aumentare la propria resilienza ai cigni neri, eventi imprevedibili ma così d’impatto da stravolgere la società. A tal fine nel 2021 l’Italia ha approvato il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) per rilanciare l’economia italiana in recessione dopo l’avvento della pandemia. Il piano è strutturato secondo sei missioni: digitalizzazione, innovazione e competitività, cultura e turismo; rivoluzione verde e transizione ecologica; infrastrutture per una mobilità sostenibile; istruzione e ricerca; inclusione e coesione; salute. Bruxelles ha messo a disposizione risorse economiche per un totale di circa 235 miliardi di euro (da aggiungere al cofinanziamento nazionale) per investimenti dal 2021 al 2026 finalizzati al rilancio del Paese. Fondamentale, dunque, è non perdere l’opportunità alle prossime elezioni di questi fondi la cui erogazione è condizionata a severe scadenze e al raggiungimento di determinati obiettivi. 

Nota metodologica

Il seguente articolo analizza le modalità secondo cui le 4 principali forze politiche (Centrodestra unito, Terzo Polo, Partito Democratico e Movimento 5 Stelle) affrontano i temi contenuti nelle sei missioni del Pnrr esplicitate dal Governo. Per realizzare tale obiettivo, è stata condotta una ricerca orizzontale tra i programmi pubblicati dai partiti per ciascuna missione e si è poi sviluppata una sintesi dei temi di maggior rilievo. In particolare, rispetto al programma del centrodestra, coalizione formata da Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia, il testo di riferimento è stato “L’Accordo Quadro di Programma del centrodestra”, con un’attenzione anche ai programmi dei singoli partiti per rilevarne le differenze, qualora presenti.

Missione 1: Digitalizzazione e innovazione

Il Terzo Polo dedica un capitolo intero ai temi di innovazione, digitale e space economy (considerato fiore all’occhiello dell’industria italiana) passando dalla promozione delle competenze digitali all’azzeramento della burocrazia e digitalizzazione della Pubblica Amministrazione (punto però comune a tutti i programmi) per sanare il gap generazionale. Innovativa è anche la proposta di un’ agricoltura 4.0 tramite le piattaforme online e la gestione da remoto per ridurre gli sprechi e avere migliori profitti, l’esortazione a continuare ad investire in banda ultralarga e 5G. Anche il M5s spinge per ulteriori investimenti nella digitalizzazione dell’agricoltura, smart road e piattaforme digitali per la promozione del turismo sul territorio. “Per un Paese digitale e moderno”, i 5s partono dalla stesura di una carta dei diritti digitali in cui si definisce l’accesso alla rete al pari di un diritto costituzionale per arrivare agli investimenti nelle startup innovative che vengono considerate il cuore della nuova realtà imprenditoriale italiana. Per il Pd, la transizione digitale, insieme a quella ecologica, è uno dei tre pilastri del piano per l’Italia fino al 2027. Comuni sono i temi sulle startup, transizione 4.0, banda ultralarga e digitalizzazione e assunzione nella Pa ma nello specifico si propone l’istituzione di un Fondo nazionale per il diritto alla connessione digitale cofinanziato dai risparmi della missione del Pnrr e nuovi bandi di gara. Il Cdx infine, introduce anche il tema della cyber-sicurezza, su cui la leader di FdI, Giorgia Meloni prende una posizione singolare, proponendo la nazionalizzazione della rete di Telecom

Missione 2: Rivoluzione verde e transizione ecologica 

In cima alle priorità degli elettori che si recheranno ai seggi il 25 settembre non ci sono solo l’economia e la digitalizzazione, ma anche la crisi climatica, che nell’arena politica si rivela essere un tema tanto trasversale quanto divisivo. Partendo dal M5s, i pentastellati devono la propria ascesa agli slogan sulle tematiche ambientali, ma in queste elezioni il loro programma non è così dettagliato a riguardo. Si parla di una “società del 2000 watt” per ridurre le emissioni di CO2 e la stabilizzazione del superbonus 110% per migliorare i livelli di risparmio energetico. Per quanto riguarda il territorio, invece, propongono una nuova mappatura per prevenire il dissesto idrogeologico e stop a nuove trivellazioni, inceneritori e metodi obsoleti per il compostaggio dei rifiuti. Nel programma comune del Cdx l’ambiente finisce ben dodicesimo sui quindici punti comuni senza dettagli sulle risorse economiche destinate. Scendendo nel dettaglio dei singoli programmi di partito, però, la Lega propone di rivedere tutti gli accordi dell’Italia a livello internazionale, mentre FdI si scaglia contro l’ambientalismo proponendo un “ecologismo conservatore” in cui l’ambiente è il cosiddetto “creato” della religione cristiana e l’ecologia viene intesa come la difesa del suolo patrio tramite combustibili fossili e supporto alle imprese. Fi anche condivide quest’ultima priorità e punta sul rilancio di idroelettrico, geotermia e nucleare (insieme alla Lega). Dall’altro lato, il Terzo Polo si schiera a favore del gas e dell’indipendenza energetica del Paese dalla Russia. Inoltre, si propone di abbassare il prezzo del CO2 e si mostra favorevole all’inclusione del nucleare nel mix energetico. 

Infine, per il Pd gli obiettivi in tema di crisi climatica devono essere “realistici ma ambiziosi” e anche quest’ultimo propone i rigassificatori come soluzione chiave prima del 2050. Sul piano fiscale propone, invece, premialità per le imprese che rispettano i criteri Esg, una legge quadro sul clima e una riforma fiscale verde

Missione 3: Infrastrutture per una mobilità sostenibile

In generale, emerge che  nei programmi elettorali la mobilità sia forse la grande assente.. I diversi schieramenti presentano diverse soluzioni mirate a ridurre il traffico, promuovere auto elettriche e biciclette e riorganizzare la distribuzione delle merci. Il Pd parla di Mobilità come Servizio Integrato basato sulla gratuità dei trasporti pubblici per giovani e anziani e un unico biglietto per tutte le linee di trasporto. In opposizione solo il Cdx lancia come cavallo di battaglia ancora per una volta la realizzazione del ponte sullo Stretto ma per il resto, il programma comune risulta approfondire poco questa terza missione del Pnrr. Solo Salvini, leader della Lega, specifica nel suo programma che la priorità non devono essere le piste ciclabili e le Zone a Traffico Limitato (Ztl) nei centri urbani, ma la condivisione in sicurezza delle strade e marciapiedi fra i pedoni e i mezzi di trasporto. Calenda e Renzi lasciano poco spazio al tema, ma parlano di riorganizzare il trasporto merci tramite autoporti urbani per facilitare lo scambio fra veicoli pesanti e leggeri. Infine, il M5s propone di nuovo il Superbonus e la creazione di reti stradali interconnesse (alias Smart Road), ma non entra molto nel dettaglio di tale proposta lasciandola alquanto vaga. Promuove inoltre l’adozione delle auto elettriche e il noto Progetto Mediterraneo finalizzato alla connessione fra porti, strade e ferrovie. 

Missione 4: Istruzione e ricerca

Il tema dell’istruzione è stato al centro del dibattito politico nel corso della campagna elettorale. In particolare, la questione è sorta dalla proposta del Partito Democratico di rendere obbligatoria e gratuita la scuola dell’infanzia, una misura intesa a ridurre le disuguaglianze già in tenera età. Inoltre, il partito di Letta prevede sussidi in base all’ISEE per l’acquisto di libri e un aumento degli stipendi degli insegnanti adeguato ai parametri UE. Attenzione simile all’istruzione è quella rivolta dal Terzo Polo: nel programma si prevede l’obbligatorietà della scuola fino ai 18 anni, insieme all’istituzione del tempo pieno nella scuola primaria con agevolazioni per la mensa per i meno abbienti. Partendo dalle percentuali di NEET sul territorio italiano, l’urgenza dei problemi della scuola rappresenta per il Terzo Polo l’origine di molte difficoltà del Paese, specialmente nel mondo del lavoro. Le critiche all’obbligatorietà della scuola dell’infanzia sono venute principalmente da Lega e Forza Italia, che, nel documento programmatico condiviso anche con Fratelli d’Italia, non fanno menzione di disuguaglianze sociali generate nel mondo della scuola concentrandosi invece sulla professionalizzazione dei percorsi scolastici, l’ammodernamento delle infrastrutture e l’allineamento degli investimenti in ricerca ai parametri europei. Il M5s guarda all’istruzione da una prospettiva ancora diversa: condivide con il Pd l’aumento degli stipendi degli insegnanti, propone un aumento degli psicologi nelle scuole e  promuove una “scuola dei mestieri” per le professioni artigiane.

Missione 5: Inclusione e coesione

Le politiche per il lavoro e per la coesione sociale sono temi centrali nei programmi delle principali forze politiche, con il salario minimo che vede tutti d’accordo ad eccezione dei partiti di centrodestra. Il M5s fa, infatti, del salario minimo a nove euro lordi l’ora una delle sue battaglie politiche principali, da unire allo stop agli stage non retribuiti e al rafforzamento del reddito di cittadinanza. Queste le misure che fanno parte di quella che Giuseppe Conte ha battezzato “agenda sociale”, in contrapposizione all’ “agenda Draghi” caldeggiata specialmente dal Terzo Polo. Nell centrodestra, invece, forte enfasi è riposta sulla flat tax, proposta con aliquote diverse, rispettivamente al 15% dalla Lega e al 20% da Forza Italia, e approvata anche da Fratelli d’Italia insieme ad una non meglio specificata “tutela del potere d’acquisto delle famiglie di fronte alla crescente inflazione”. Rispetto al salario minimo del M5s, poi, si riscontra una inusuale convergenza del Terzo Polo, che scrive di una “retribuzione dignitosa” e articola poi la volontà di promuovere azioni condivise con le parti sociali. Completamente diversa, invece, la visione sul Rdc, che nei piani di Calenda e Renzi andrebbe cancellato dopo il primo rifiuto di un’offerta di lavoro. Lavoro e giustizia sociale compongono il secondo dei tre pilastri del programma del Partito Democratico, che promuove il salario minimo e diverse misure per combattere le disuguaglianze economiche e di accesso a diritti essenziali, come la casa e un’alimentazione sana.

Missione 6: Salute

La sesta missione del Pnrr affronta la sanità, il tema tendenzialmente protagonista degli ultimi tre anni. Data la sua urgenza, ricopre un ruolo di rilievo anche nei programmi dei partiti. Nei programmi delle forze del centrodestra si dà attenzione alla sanità di prossimità e alla medicina territoriale per l’abbattimento dei tempi delle liste di attesa. Rispetto alla pandemia, si prevede la riformulazione dei piani pandemici e, soprattutto, il contrasto a eventuali nuove ondate senza compressione delle libertà individuali. Su medicina territoriale e riduzione dei tempi di attesa, c’è sostanziale comunanza di intenti del Partito Democratico, che propone poi anche di aumentare i fondi destinati al Fondo Sanitario Nazionale e il lancio di un piano straordinario per la salute mentale con centri radicati nei territori. Altre proposte, poi, nel programma del M5s, che si appella alla salute come “diritto universale” e suggerisce di interrompere le interferenze della politica nelle nomine dei dirigenti sanitari, insieme alla riforma del titolo V della Costituzione sulle competenze per promuovere un accentramento nelle mani dello Stato e un minor potere alle Regioni. Da ultimo, il Terzo Polo ribadisce il tema costituzionale della ripartizione delle competenze, proponendo un principio di sussidiarietà dello Stato qualora le Regioni riscontrino difficoltà; è poi previsto un avanzamento meritocratico del personale sanitario attraverso i fondi del Pnrr.

Riflessioni conclusive

Le sei missioni del Pnrr abbracciano i problemi più urgenti e importanti del Paese. tutte le quattro coalizioni hanno presentato proposte che affrontano questi temi, dichiarando – esplicitamente o meno – di aver ancorato il proprio programma al percorso definito dal Pnrr. 

È interessante rilevare come su alcuni temi – ad esempio salario minimo o  fondi sull’istruzione – non esistano posizioni radicalmente diverse tra tutti i partiti, ma anzi esista una certa comunanza di intenti anche da fazioni contrapposte, appartenenti a famiglie politiche diverse. Il fine è condiviso, ad esempio la riduzione delle emissioni per quanto riguarda la tematica ambientale, ma cambiano i mezzi che si intendono utilizzare per raggiungerlo. 

Il Governo incaricato dal nuovo Parlamento avrà l’onere di proseguire il lavoro già intrapreso dal Governo Draghi, tenendo però conto della necessità di interventi anche strutturali, con riforme collaterali, per attuare il Pnrr nelle sue sei missioni.

Articolo a cura di Lorenzo Ancona e Sveva Manfredi

Redazione
Orizzonti Politici è un think tank di studenti e giovani professionisti che condividono la passione per la politica e l’economia. Il nostro desiderio è quello di trasmettere le conoscenze apprese sui banchi universitari e in ambito professionale, per contribuire al processo di costruzione dell’opinione pubblica e di policy-making nel nostro Paese.

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