L’energia nucleare è tornata al centro del dibattito sulla transizione energetica, se nell’Unione Europea questo gira intorno alla diversificazione energetica , nuovi sviluppi e investimenti hanno seguito anche nel resto del mondo. La questione dell’inclusione dell’energia nucleare nei mix energetici è sempre più frequente e divisiva, rendendo ancora difficile la ricerca di una politica energetica europea comune. Lo ha evidenziato il lungo processo di negoziazione dei partiti europei per trovare un accordo sulla tassonomia verde , in cui la Commissione ha spinto per l’inclusione del gas naturale e dell’energia nucleare. Gli Stati Europei che evidenziano la neutralità dell’energia nucleare rispetto al carbonio, come Francia, Regno Unito e Svezia, pianificano di espandere le proprie capacità nucleari; mentre i Paesi più critici, come la Germania, che ha chiuso le sue ultime centrali nell’aprile del 2023, hanno più volte sottolineato preoccupazioni sulla sicurezza, la gestione i delle scorie e i costi elevati dei progetti nucleari. I paesi del Golfo e del Medio Oriente sono stati spesso trascurati in questo dibattito, tuttavia recenti avvenimenti evidenziano la loro rilevanza nella corsa per l’energia nucleare. Mentre si tratta di veri players nel mercato energetico globale, per via delle vaste riserve di petrolio e di gas naturale,; data la necessità di diversificazione, sia per motivi economici che ambientali, hanno iniziato a espandere le loro capacità di produzione verso fonti rinnovabili e il nucleare Nel caso delle monarchie del Golfo, le cui economie dipendono fortemente dalle esportazioni di petrolio, gli investimenti nell’energia nucleare rappresentano un importante cambio di direzione rispetto alla tradizionale dipendenza dagli idrocarburi. Se ad oggi Paesi come Emirati Arabi Uniti, Qatar, Kuwait e Arabia Saudita hanno un ruolo critico nei mercati energetici, quali saranno dunque le motivazioni e implicazioni del loro interesse nell’energia nucleare per le tendenze energetiche globali?
L’evoluzione storica delle posizioni regionali verso l’energia nucleare nel Golfo
I Paesi del Golfo, storicamente, hanno mostrato scarso interesse per gli investimenti nell’energia nucleare, la politica precedente era infatti basata sullo slogan un “Golfo libero dal nucleare”, specialmente in risposta al problematico programma nucleare dell’Iran (che nacque come programma civile con Atoms for Peace). Tuttavia, queste posizioni hanno visto un cambiamento dalla fine degli anni 2000. Da allora, diversi Stati del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC) hanno annunciato piani nazionali per sviluppare l’energia nucleare a fini civili. L’Arabia Saudita, seguito a una dichiarazione congiunta del GCC nel 2006, che esprimeva interesse nelle applicazioni nucleari pacifiche, nel 2011 aveva annunciato un piano per costruire 16 reattori nucleari entro 20-25 anni, i cui progressi sono stati tuttavia limitati a causa dell’assenza di un quadro giuridico per la sicurezza nucleare.
Nel contesto delle pressioni dei movimenti per la sostenibilità e della Conferenza delle Parti per il Clima (COP), e degli sforzi regionali di diversificazione economica, l’interesse per l’energia nucleare sta portando a una sempre maggiore esplorazione di strategie di diversificazione energetica. È significativo, in tal senso, il ruolo assunto dalla discussione sull’energia nucleare al vertice COP 28 a Dubai lo scorso dicembre 2023. Iniziative come “Atoms for Net Zero”, evento organizzato dall’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (IAEA) e dalla Presidenza degli Emirati Arabi Uniti (EAU) della COP 28, hanno evidenziato il ruolo cruciale dell’energia nucleare per la riduzione globale delle emissioni di Co2 anche per la regione del Golfo.Questi paesi sono mossi dalla necessità di soddisfare la crescente domanda di elettricità, proteggere le esportazioni di petrolio e sostenere la crescita economica, garantendo nel contempo la sicurezza dell’approvvigionamento e riducendo le emissioni di carbonio.
Progressi nell’energia nucleare nel Golfo: Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita in primo piano
Nonostante l’interesse politico ed economico per la produzione di energia nucleare nel Golfo, gli unici impianti attualmente attivi sono i reattori nucleari di Bushehr in Iran e di Barakah negli Emirati Arabi Uniti. I passi più significativi a livello di ricerca e sviluppo dell’energia nucleare nel Golfo sono stati fatti dagli Emirati Arabi Uniti e dall’Arabia Saudita. Il progetto Barakah, situato ad Abu Dhabi e sviluppato in collaborazione con la Corea del Sud, è la prima centrale nucleare operativa nel Golfo. Negli Emirati, l’impianto nucleare di Barakah, diventato operativo nel 2020, è destinato a coprire il 25% del fabbisogno energetico del Paese. La società statale Emirates Nuclear Energy Company (ENEC) mira inoltre ad ampliare la sua presenza internazionale acquisendo quote in progetti nucleari stranieri. Ad esempio, gli Emirati Arabi Uniti stanno esplorando investimenti nell’infrastruttura nucleare in Europa, compresa la potenziale partecipazione ai progetti nucleari di Sizewell C nel Regno Unito. Se da un lato questi questi investimenti si allineano alla strategia degli Emirati Arabi Uniti per diversificare l’ economia, dall’altro completano gli sforzi della Gran Bretagna per rafforzare il proprio settore dell’energia nucleare attraverso investimenti privati. Gli Emirati Arabi Uniti sono all’avanguardia nello sviluppo dell’energia nucleare nella regione. La nuova “Clean Energy Strategy”, annunciata nel 2017, prevede un investimento di 163 miliardi di dollari entro il 2050 per ottenere che il 50% della propria energia provenga da energia nucleare e rinnovabili, il 38% dal gas e 12% dal carbone. In Arabia Saudita, nonostante l’ambizioso piano Vision 2030, che mira a generare il 50% dell’elettricità da fonti rinnovabili entro il 2030, attualmente solo una frazione minima proviene da solare e eolico. Il Paese ha una capacità di generazione di 83 GWe e ha annunciato progetti per aumentare significativamente le energie rinnovabili, nonché per sviluppare l’energia nucleare.
Le politiche nazionali nucleari nel Medio Oriente e il Nord Africa
Anche le regione del Medio Oriente e del Nord Africa, sta esplorando o avviando programmi nucleari. L’Egitto ha iniziato la costruzione della sua prima centrale nucleare, El Dabaa, in collaborazione con l’azienda di Stato russa Rosatom, un progetto visto come una mossa strategica per affrontare le problematiche relative alla catena di approvvigionamento. La Giordania sta avanzando nel suo programma nucleare con il sostegno dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica e della Commissione Giordana per l’Energia Atomica (JAEC). Il paese mirava ad aver due unità nucleari da 1000 MWe, in funzione entro il 2025, ma ora sta considerando l’uso Small Modular Reactors (SMR). Questi ultimi, infatti, insieme ad altri impianti di nuova generazione, rappresentano un’altra soluzione su cui alcuni stati si stanno indirizzando.
I reattori modulari piccoli (SMR) renderebbero più facile logisticamente per piccoli Stati come il Bahrain e il Qatar aggiungere l’energia nucleare ai loro mix energetici, i due Paesi infatti hanno espresso interesse nell’acquisire queste tecnologie quando saranno sul mercato. Possono essere assemblati in fabbrica e trasportati, rendendo la loro costruzione più sicura e veloce e riducendo i costi delle infrastrutture.
Una seconda questione cruciale riguarda la fornitura di materiali critici, come l’uranio arricchito, necessario al funzionamento delle centrifughe. Molti Paesi della regione dipendono da fornitori internazionali per ottenere questi materiali: la Russia è uno dei principali fornitori, offrendo sia combustibile nucleare che tecnologia per la costruzione di reattori. l’Iran, la Turchia e l’Egitto hanno stretto accordi con Mosca per sviluppare le loro infrastrutture nucleari. Un esempio è l’impianto nucleare di Akkuyu Nukleer, in Turchia, di cui Mosca mantiene il controllo completo secondo un modello “build-own-operate”: la Russia è responsabile della progettazione, della costruzione, della manutenzione, del funzionamento per 60 anni (compresa la fornitura e l’utilizzo del combustibile) e del successivo smantellamento.
Energia nucleare nel Golfo: arma a doppio taglio ?
L’energia nucleare si presenta come una potenziale soluzione alle sfide energetiche del Consiglio di Cooperazione del Golfo, inclusa la sua dipendenza dal petrolio, ma introduce anche una serie di complicazioni economiche, di sicurezza e politiche che richiedono una gestione attenta mentre questi programmi verranno sviluppati. Inoltre, le rivalità geopolitiche della regione complicano ulteriormente l’adozione dell’energia nucleare, a causa dellala natura a doppio uso della tecnologia nucleare. La comunità internazionale è infatti caratterizzata da sentimenti contrastanti riguardo al passaggio del GCC verso l’energia nucleare, temendo in particolare un aumento della disponibilità di materiali e tecnologie nucleari che abbasserebbe potenzialmente le barriere alla capacità di armi nucleari.
Oltre alla diversificazione, vi sono altri benefici economici da considerare, come la crescente domanda di energia nella regione MENA e la desalinizzazione dell’acqua, che rappresenta una delle sfide immediate per l’energia nucleare nel Golfo. Inoltre, le preoccupazioni riguardano il rischio di incidenti nucleari, che potrebbero avere un impatto significativo sulla sicurezza energetica, idrica e alimentare della regione. Il Medio Oriente è soggetto a effetti sproporzionati dei cambiamenti climatici, con un aumento delle temperature e condizioni meteorologiche estreme che aggiungono ulteriori rischi agli impianti nucleari.In definitiva, è fondamentale valutare con attenzione i rischi e i vantaggi dell’energia nucleare mentre il Medio Oriente e il Golfo considerano questa alternativa per affrontare le sfide energetiche e climatiche.
Immagine copertina: ESA via flickr.





