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La disinformazione contro le comunità LGBTQ+ in Europa: Italia, Francia e Romania a confronto

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Con il terzo ed ultimo report diffuso da PROMPT, il progetto dello European Narratives Observatory per il monitoraggio della disinformazione online, si conclude la serie di approfondimenti realizzati da Orizzonti Politici per gettare luce sulle principali narrazioni che inquinano lo spazio informativo europeo.

Questo articolo prosegue il lavoro di analisi delle cornici disinformative entro cui sono inquadrate le comunità LGBTQ+, soffermandosi su tre specifici contesti nazionali: Italia, Francia e Romania. Si tratta di casi studio selezionati da PROMPT sulla base di eventi recenti, che, nei diversi Paesi, hanno avuto un impatto significativo sulle comunità LGBTQ+: il ddl sull’educazione sessuo-affettiva in Italia, la sentenza della Corte di giustizia europea sul riconoscimento del matrimonio tra persone dello stesso sesso in Francia e l’ondata di violenza anti-LGBTQ+ scatenatasi in Romania durante il periodo elettorale.

Le dinamiche di diffusione della disinformazione sui social network

Per fornire un quadro della pervasività con cui la disinformazione si diffonde in rete, è opportuno ricostruire le dinamiche di propagazione di tale fenomeno. Da questo punto di vista, PROMPT sottolinea la compresenza di dinamiche di centralizzazione e coordinamento nella produzione e disseminazione dei contenuti disinformativi.

  • La centralizzazione si registra nella misura in cui un numero molto ristretto di attori (circa l’1% degli account) risulta essere responsabile della produzione di una quota considerevole di contenuti. Questi account “centrali” agiscono come promotori iniziali, diffondendo i messaggi su diverse piattaforme. 
  • Successivamente, entra in gioco un meccanismo di coordinamento in base al quale reti organizzate di account (spesso social bots) rilanciano ripetutamente gli stessi messaggi, simulando un sostegno fittizio alle narrazioni false e facendole apparire come largamente condivise. 

Quest’ultimo meccanismo incentiva la formazione delle cosiddette camere dell’eco, ambienti informativi all’interno dei quali circolano ricorsivamente le stesse rappresentazioni della realtà, che si rafforzano a vicenda e confinano l’utente in spazi incontaminati da visioni alternative. La ripetizione di un messaggio, se questo non è sottoposto a contraddittorio, lo rende più familiare e, conseguentemente, più facile da accettare. In tal modo, qualsiasi narrazione falsa o fuorviante diventa più difficile da scardinare, ed è così che la disinformazione si propaga senza incontrare resistenza.

Eventi politico-istituzionali come catalizzatori della disinformazione: i casi studio di Italia, Francia e Romania

Secondo quanto rilevato da PROMPT, il volume della disinformazione anti-LGBTQ+ aumenta in occasione di specifici eventi istituzionali e politici. Questi momenti costituiscono un terreno ideale per polarizzare il dibattito e minare la coesione sociale attraverso la diffusione di sentimenti di paura o rabbia contro ciò che è inquadrato come una minaccia per l’ordine vigente.

In Italia, questa dinamica è emersa chiaramente durante la discussione del disegno di legge sull’educazione sessuo-affettiva nelle scuole, proposto dal ministro Giuseppe Valditara e attualmente approvato solo dalla Camera dei Deputati. Presentato come uno strumento atto alla prevenzione della violenza di genere, il ddl sembra non lasciare spazio all’inclusione di temi legati all’identità di genere e all’orientamento sessuale. Se le forze politiche di opposizione e gli attivisti denunciano con forza questa lacuna educativa, il governo, invece, sostiene esplicitamente di non voler introdurre nelle scuole le cosiddette “teorie gender”.

In Francia, gli attori della disinformazione hanno strumentalizzato il dibattito nato dalla sentenza del 25 novembre 2025 della Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE), che ha stabilito che gli Stati membri devono riconoscere i matrimoni tra persone dello stesso sesso legalmente contratti in altri Paesi dell’Unione. Questa decisione è stata strategicamente sfruttata per alimentare la diffidenza verso le comunità LGBTQ+, facendo al contempo leva sulle preoccupazioni francesi legate alla protezione della sovranità nazionale e delle strutture sociali tradizionali, percepite come in pericolo a causa di una presunta “offensiva progressista” proveniente da Bruxelles.

Infine, in Romania, dopo che il candidato di estrema destra Călin Georgescu ha vinto il primo turno delle elezioni presidenziali nel novembre 2024, si è verificato un aumento della violenza online contro la comunità LGBTQ+. Responsabile di questa escalation risulta essere l’incitamento all’odio di esponenti politici ultraconservatori, autori di dichiarazioni omofobe e istigatori alla violenza fisica come risposta alle rivendicazioni queer.

Narrazioni disinformative anti-LGBTQ+: pattern comuni e specificità nazionali

Dall’analisi dei contenuti diffusi online emerge come la disinformazione presenti una tendenza di fondo comune a tutti e tre i casi presi in considerazione. 

Alcune narrazioni rimangono coerenti oltre i confini. In tutti i contesti analizzati, per esempio, la necessità di proteggere la “struttura familiare tradizionale” e l’“ordine naturale” di fronte alla minaccia corruttrice LGBTQ+ risulta essere la cornice tematica più ricorrente, dalla quale discendono altre esigenze difensive. Queste ultime sono però altrettanto adattate sulla base degli eventi locali precedentemente discussi, e declinate per colpire specifiche sensibilità nazionali.

  • In Italia, nel contesto del “ddl Valditara”, le rivendicazioni LGBTQ+ sull’educazione sessuo-affettiva sono inquadrate come una “minaccia pedagogica”, che priverebbe i genitori della libertà di scegliere come educare i propri figli.
  • In Francia, la sentenza della CGUE in favore dei diritti LGBTQ+ viene interpretata come una “minaccia alla sovranità nazionale”, perpetrata dalle istituzioni europee in virtù di un progetto di colonialismo culturale. 
  • In Romania, durante i cicli elettorali, le istanze queer sono state rappresentate come una “minaccia esistenziale” all’identità rumena, con importanti ricadute sul piano ideologico e geopolitico. Da questo punto di vista, l’inclusione sociale delle comunità LGBTQ+ implicherebbe la scelta tra un Occidente decadente (corrotto moralmente) e una Romania “pura” (geopoliticamente allineata alla Russia, puntualmente dipinta come difensore dalle minacce ideologiche occidentali).

Oltre il pretesto: disinformazione e democrazia

Lo sguardo comparato delle narrazioni utilizzate in Italia, Francia e Romania per dare sostanza alla disinformazione contro gli individui e le comunità LGBTQ+, conferma che gli eventi politici ed istituzionali costituiscono un pretesto per più ampie e sistematiche operazioni di destabilizzazione della coesione sociale. Inoltre, rappresentando potenziali momenti di svolta per la storia di vita di un Paese, dibattiti legislativi, decisioni giudiziarie e momenti elettorali sono difatti spesso sfruttati – internamente ed esternamente – per la possibilità che offrono di ridisegnare gli equilibri (geo)politici tra le forze in campo.

Da ciò deriva un processo che, andando oltre il singolo contesto nazionale, contribuisce ad alimentare polarizzazione sociale e sfiducia istituzionale, incidendo in modo significativo sulla tenuta della democrazia nel suo complesso. Di conseguenza, nell’affrontare il problema della disinformazione, appare sempre più imprescindibile la necessità di farlo tenendo conto della natura pervasiva e delle implicazioni sistemiche di questo fenomeno.

Ancora una volta, il contrasto alla disinformazione non si configura come una semplice questione di qualità e integrità dello spazio informativo, ma come precondizione essenziale per la tutela e la resilienza delle democrazie contemporanee.

*Immagine di copertina: [PROMPT project logo via The European Narrative Observatory/PROMPT]
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