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Le contraddizioni interne rischiano di far esplodere la Nigeria

Tempo di lettura stimato: 6 min.

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In Nigeria la perdurante instabilità regionale nonché il contesto securitario fragile non sembrano dare segni di miglioramento e le recenti proteste contro le forze dell’ordine nelle principali città della Nigeria ne sono la prova concreta. Di fatto, l’insieme di questi elementi potrebbe compromettere irrimediabilmente lo sviluppo del Paese e arrecare gravi danni ai rapporti bilaterali tra Italia e Nigeria, specialmente da un punto di vista economico

La Nigeria, in quanto prima economia e primo produttore di petrolio nel continente, rappresenta il nuovo gigante economico dell’Africa, tanto da rappresentare un partner chiave per l’Italia. Tuttavia, la situazione in cui versa la capitale Abuja risulta particolarmente delicata dal punto di vista demografico. Il progressivo incremento della popolazione nigeriana, che al momento detiene già il primato di Stato più popoloso dell’Africa, rende il Paese una vera e propria “bomba demografica”: si stima, infatti, che nel 2050 la Nigeria ospiterà circa 402 milioni di persone. I legami tra i due Paesi sono confermati anche dalla consistente comunità di nigeriani che vive e lavora in Italia: la Nigeria, infatti, si classifica undicesima per numero di presenze nel nostro Paese.

Dal punto di vista della cooperazione politica, i rapporti bilaterali tra Italia-Nigeria sono degni di nota. Di fatto, la politica italiana di cooperazione allo sviluppo è fortemente presente sul territorio nigeriano, con numerosi progetti di assistenza umanitaria e pacchetti di aiuti finanziari. Tuttavia, le positive relazioni tra i due Paesi rischiano di sfumare a causa della crescente precarietà istituzionale in cui versa attualmente  il Paese africano. 

Un’instabilità a più fattori

Ad oggi, il contesto nigeriano risulta instabile a causa della compresenza di molteplici elementi, primo fra tutti il Coronavirus, che ha reso il Paese uno fra i più colpiti dell’Africa Occidentale. I casi sono infatti in continua crescita, e al momento se ne contano oltre 125.000.

Secondo i dati del Fondo Monetario Internazionale (Fmi), la pandemia da Covid-19 ha avuto un forte impatto anche sull’economia nigeriana, aggravando la crisi economico-finanziaria preesistente. Di fatto, il virus ha posto un’ulteriore pressione sul fragile sistema sanitario nigeriano ed ha aumentato il numero delle persone bisognose di assistenza, passate da 950.000 a 1.8 milioni. La pandemia ha poi causato la chiusura delle frontiere, con conseguenti limitazioni sull’approvvigionamento di beni essenziali e mezzi di sussistenza, inasprendo le già precarie condizioni di povertà e insicurezza alimentare. 

Fra le principali cause di questa condizione vi anche è l’attuale emergenza ambientale in cui versa il Paese.  Il cambiamento climatico, l’esponenziale crescita demografica, il degrado ambientale e la progressiva desertificazione stanno infatti contribuendo a esacerbare le difficoltà affrontate dalla popolazione rurale. 

Ubicazione del lago Chad, [crediti foto Hans Braxmeier CC BY-SA 2.0]

La situazione risulta particolarmente grave e complessa nel nord del Paese, nel bacino del Lago Ciad, collocato a cavallo tra Nigeria, Camerun, Niger e Ciad. Le cause alla base dell’instabilità regionale sono multisettoriali e profondamente radicate nel contesto storico locale. Innanzitutto, vi è un problema propriamente ambientale, ovvero la drastica diminuzione della superficie del lago Ciad, il cui corpo idrico è diminuito del 90% dagli anni ‘60, a causa di numerose concomitanze naturali e antropiche. Tra queste figurano una cattiva gestione delle risorse idriche e gli impatti del cambiamento climatico tra cui una prolungata siccità. 

Di fatto, le condizioni di degrado ambientale hanno fortemente impattato la popolazione locale. Il risultato sono stati spesso i violenti conflitti e tensioni per il controllo della terra e delle risorse naturali fra le diverse comunità residenti, in particolare tra i pastori di etnia Fulani e gli agricoltori Hausa, i due gruppi etnici maggioritari presenti nel nord del Paese. 

Le principali fonti di disaccordo, alla base dei conflitti intra-etnici, riguardano l’uso dei terreni agricoli, le aree di pascolo e l’approvvigionamento idrico.  Come testimoniano numerosi studi, le lotte per le risorse della terra sono fra i principali fattori alla base degli scontri tra le comunità di agricoltori e pastori. Oltretutto, la concreta possibilità di accedere con una certa facilità al mercato delle armi leggere ha aggravato notevolmente i costi umani di questi scontri. 

Il contesto securitario ha poi visto aggiungersi un ulteriore elemento di instabilità: Boko Haram – un gruppo armato di ispirazione jihadista diffuso nel nord della Nigeria –  che ha approfittato del precario quadro istituzionale per penetrare all’interno della regione. Boko Haram, il cui nome in lingua hausa significa “l’educazione occidentale è proibita” ha dato avvio alle prime operazioni di guerriglia nel 2009 con l’obiettivo dichiarato di istituire uno stato islamico nel nord della Nigeria. L’organizzazione ha intercettato con successo il malcontento locale e lo ha trasformato in un potente mezzo di reclutamento, grazie al quale è riuscito ad estendere la propria rete terroristica all’interno del bacino del lago del Ciad. 

Le violenze perpetrate, sia da Boko Haram che dalla campagna governativa per debellare il gruppo sul territorio, hanno tuttavia provocato tra il 2009 a oggi la morte di oltre 50.000 persone e più di 2.4 milioni di persone sfollate, oltre ad un sostanziale blocco delle attività economiche. Particolarmente cruento è il modus operandi di questa organizzazione terroristica, caratterizzato da violenti e frequenti assalti a villaggi, chiese, mercati e dall’uccisione, stupri e rapimenti di civili, nonché politici e leader musulmani, donne e bambini.

Questi fenomeni storici hanno generato nell’area una crisi umanitaria di enorme complessità. Ad oggi, nella regione del bacino del lago Ciad oltre 11 milioni di persone necessitano di assistenza umanitaria. Inoltre, la quasi totalità degli sfollati si sono rifugiati in comunità che risultano essere tra le più povere al mondo. Attualmente, in tutto il territorio, una famiglia su tre è in condizioni di grave insicurezza alimentare e i livelli di malnutrizione sono oramai critici, in particolare nel nord-est del Paese.

Un conflitto sempre più regionale

Grazie ai legami culturali, etnici e religiosi che il Ciad, Niger e Camerun condividono con la Nigeria settentrionale, Boko Haram ha fortemente investito nel contrabbando transfrontaliero di armi e beni, unitamente al reclutamento di combattenti per la causa jihadista. Ciò ha portato a una crescente preoccupazione condivisa dai governi circostanti e alla conseguente riattivazione e ampliamento del mandato della Multinational Joint Task Force – organizzazione creata dalla Lake Chad Basin Commission nel 1998 – che ha come obiettivo la conduzione di operazioni di anti-terrorismo. 

Risulta dunque evidente come l’instabilità in Nigeria e, in particolare, i disordini nel bacino del lago del Ciad, costituiscano una grave minaccia alla stabilità della regione. Di fatto, l’attivo coinvolgimento dei Paesi limitrofi ha segnato un punto di non ritorno, giacché ha esacerbato le condizioni di precarietà in cui versa il Paese. Tuttavia, è indubbio che questa situazione di perdurante instabilità dovrà essere affrontata un giorno per mezzo di una più stretta cooperazione a livello regionale.

#EndSARS: la protesta che sta travolgendo la Nigeria

I problemi della Nigeria non si limitano alle aree più settentrionali: dallo scorso 7 ottobre, il Paese è scosso da violenti moti di rivolta. Al centro delle proteste vi è la Special Anti-Robbery Squad (Sars), un’unità speciale della polizia nigeriana creata per

Giovane manifestante durante le proteste #EndSARS, [crediti foto: Tobi Oshinnaike via Unsplash].

fronteggiare la criminalità violenta a Lagos e ora accusata di abuso di potere e di violazione dei diritti umani, documentati anche dal monitoraggio condotto da Amnesty International. Nonostante le richieste dei manifestanti siano state accolte dal presidente nigeriano Muhammadu Buhari e la Sars sia stata dissolta, le proteste non hanno subito alcuna battuta di arresto. I cittadini nigeriani temono infatti che, una volta accordata una nuova disposizione per le forze dell’ordine, la situazione non cambi e, per questi motivi, richiedono una ulteriore riforma strutturale del corpo di polizia. 

Sebbene i giovani nigeriani abbiano preso coscienza della propria capacità di mobilitare manifestazioni facendo pervenire le proprie richieste al governo, attualmente il futuro del Paese resta estremamente incerto e in divenire

* L’instabilità in Nigeria rischia di compromettere lo sviluppo del Paese, [crediti foto: Samson Maxwell via Unsplash]
Martina Mazzini
Classe 1996, studentessa e appassionata del mondo della cooperazione internazionale. La scrittura è per me da sempre terapista, insegnante e amica. Con me non possono mai mancare una abbondante dose di ironia, una sottile vena polemica e risate ad un volume decisamente poco tollerato da chi mi sta intorno.

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