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Il Portogallo alle elezioni, il miracolo economico a rischio con il Covid-19

Tempo di lettura stimato: 7 min.

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Il 24 gennaio si terranno le elezioni presidenziali in Portogallo. Il Paese ci arriva in una situazione di profonda crisi, dopo essere stato considerato un modello per l’Europa. Quando la crisi economico-finanziaria dei mutui subprime degli Stati Uniti del 2008 divampò in Europa, il Portogallo fu uno dei Paesi più duramente colpiti. All’alba del 2009, il debito pubblico – che era il 70% del Pil, nel periodo pre-crisi – aveva toccato quota 100%, fino ad arrivare al valore record di 130% negli anni della crisi del debito sovrano. Il deficit era all’11%, la disoccupazione giovanile al 40%, e il 35% della popolazione era a rischio povertà assoluta. Il Portogallo, dopo la Grecia, era considerato il Paese più fragile dell’Eurozona e si era guadagnato l’ingresso nei Piigs, acronimo coniato in ambito finanziario nel 2011 con le iniziali di Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna, i Paesi più deboli a livello di conti pubblici e sostenibilità finanziaria.

Il governo dell’allora premier socialista José Socrates chiese aiuto alla comunità economica internazionale, e con la firma del Memorandum of Understanding, ottenne un piano di finanziamenti dalla Troika, un board di istituti internazionali composto dal Fondo monetario internazionale, dalla Banca centrale europea e dai rappresentanti della Commissione europea. Il piano, a cui aveva fatto accesso anche la Grecia, subordinava gli aiuti economici al Portogallo ad una serie di misure molto restrittive, che andavano sotto il nome di austerity: taglio degli stipendi dei dipendenti pubblici, diminuzione della spesa pubblica, taglio delle pensioni e liberalizzazione dei settori produttivi.

Un modello per l’Europa

Il Portogallo è uscito dalla crisi in anticipo rispetto agli obiettivi della Troika, esibendo un recupero economico sorprendente. A differenza della Grecia, in cui l’austerità ha prodotto i danni che abbiamo visto negli anni passati, il Portogallo è riuscito a ristabilire le finanze pubbliche e a ribaltare il trend negativo iniziato con la crisi, con dei successi incredibili che sono diventati un modello per tutta l’Europa. La disoccupazione è calata costantemente, il Pil è cresciuto ininterrottamente per 25 trimestri prima dello scoppio della crisi da Covid-19, il bilancio pubblico era in attivo per la prima volta dopo 45 anni. Dopo la parentesi del governo del partito socialdemocratico – che in Portogallo è la prima formazione di centro-destra, nonostante il nome possa trarre in inganno – guidato da Pedro Coelho dal 2011 al 2015, succeduto a quello di Socrates dopo le proteste in tutto il Paese, si è affermato un governo di centro-sinistra guidato da Antonio Costa del partito socialista, in una coalizione con altri partiti di sinistra. Il nuovo governo ha proseguito le politiche di consolidamento fiscale del precedente, ma ha implementato misure di protezione sociale e di welfare per compensarne gli effetti restrittivi. 

Il governo di Costa è diventato un caso unico in Europa, in un periodo storico caratterizzato dal sorgere di movimenti populisti e dell’affermazione di partiti di estrema destra. Il Portogallo, infatti, è uno dei pochissimi casi europei (e mondiali) in cui la sinistra tradizionale è riuscita a rimanere al potere, in un momento in cui quasi tutti i partiti della sinistra sono calati enormemente in termini di consenso. La fiducia al governo Costa è stata confermata successivamente alle elezioni legislative del 2019, dove il partito socialista ha ottenuto una vittoria schiacciante, che non ha garantito comunque la maggioranza assoluta dei seggi, obbligando il Ps a formare un governo di coalizione con il Bloco de Esquerda, formazione politica di sinistra, e con il partito comunista portoghese. 

Le elezioni del 24 gennaio

Il 24 gennaio, come detto poc’anzi, si terranno le elezioni presidenziali in Portogallo. Il sistema politico del Paese è infatti una repubblica semipresidenziale: il Presidente della Repubblica è il Capo di Stato e il Comandante dell’Esercito, e viene eletto a suffragio universale dalla popolazione. Ha il potere di nominare il Primo Ministro – che detiene il potere esecutivo – dopo le elezioni legislative, per un mandato di quattro anni, e il Consiglio dei Ministri dopo aver consultato il Premier. In Portogallo vige una situazione atipica: Il Presidente della Repubblica è Marcelo Rebelo De Souza, del partito socialdemocratico. Dal 2006 ad oggi, le elezioni presidenziali sono state stravinte dal partito socialdemocratico, con margini piuttosto ampi. Quindi, in Portogallo alle elezioni legislative – che servono per formare il Governo e nominare i deputati dell’Assemblea – vince il partito socialista, e alle presidenziali vince il partito socialdemocratico. È una situazione inusuale, se si pensa che il consenso della maggioranza della popolazione gravita ormai da anni intorno ai partiti di sinistra, ma alle presidenziali vince sempre il centro-destra. 

Tuttavia, questa divisione dei poteri non ha minato l’esecutivo di Costa. Tra il Premier e il Presidente della Repubblica vi è da anni un tacito accordo di collaborazione per cui, malgrado la diversa appartenenza politica, i due non si intralciano a vicenda. Questa alleanza tra partito socialista e partito socialdemocratico, molto simile a quella in Germania tra Cdu (Unione Cristiano-Democratica) e Spd (Partito Socialdemocratico), è stata ribattezzata geringonça (accozzaglia). Un sondaggio di Politico mostra Souza come netto favorito, con una percentuale del 64%, riconfermando quindi il trend degli anni passati. 

Gli effetti del Covid-19

Anche il Portogallo ha tuttavia subito gli effetti distruttivi del Covid-19. Il miracolo economico avvenuto negli anni passati è stato quasi azzerato dalla crisi economica provocata dal virus. Tre quarti dei 360mila posti di lavoro creati negli ultimi 4 anni sono andati perduti, il rapporto debito pubblico/Pil è al 135%, il Pil stesso, secondo le stime della Banca Centrale Portoghese, si sarebbe contratto dell’8,1%. Dati che risvegliano nella mente dei portoghesi ricordi dolorosi legati alla crisi economico-finanziaria di 10 anni prima, ha affermato Ricardo Baptista Leite, portavoce sui temi legati alla sanità del partito socialdemocratico portoghese. Il Portogallo ha richiesto 13 miliardi di euro di sovvenzioni (il 6% del Pil) entro il 2026 dal Fondo per la ripresa dell’Unione Europea. Cifre importanti se consideriamo il fatto che il Portogallo è comunque, al di là del modello che ha incarnato, un Paese piccolo con poco più di 10 milioni di abitanti. 

Eppure il Portogallo aveva risposto bene all’emergenza Covid-19. Fu uno dei primi Paesi a implementare le restrizioni per contenere i contagi. La situazione dopo la prima ondata era una delle migliori in Europa, se si considera che la vicina Spagna presentava numeri molto più preoccupanti. Ma la seconda ondata a ottobre ha mostrato le vulnerabilità del sistema portoghese: il Paese infatti ha una carenza cronica di posti letto in terapia intensiva, e il numero di infermieri è al di sotto della media europea – 18mila infermieri portoghesi sono espatriati durante la pandemia, secondo i dati dell’ordine professionale – senza contare il fatto che lo stipendio degli infermieri si aggira sui 1000 euro. Il Sistema Sanitario Nazionale è stato messo a durissima prova durante la pandemia, e la dipendenza del Portogallo dal turismo e dai lavori a basso contenuto tecnologico ha acuito gli effetti della crisi economica. 

Il problema del miracolo economico degli anni passati è che il Portogallo, per ottenere quei risultati incredibili di consolidamento fiscale e basso deficit, ha dovuto sacrificare una quota importante di investimenti pubblici. Nel Paese c’è una mancanza strutturale di opere ed infrastrutture, e ora che la crisi da Covid-19 è divampata il margine di manovra, tenendo conto anche dell’elevato livello di debito pubblico, è molto risicato. Queste condizioni hanno creato forti tensioni nella maggioranza di sinistra, e diversi movimenti alternativi e anti-sistema, che in Portogallo non avevano ancora guadagnato visibilità, stanno crescendo. È il caso di Chega, un partito politico portoghese di orientamento nazionalista e social-conservatore fondato nel 2019 da André Ventura, già esponente del Partito socialdemocratico, che alle elezioni legislative del 2019 aveva fatto eleggere un deputato, e che ora sta guadagnando consensi. La sinistra si presenta invece spaccata in 3 blocchi distinti alle presidenziali: partito comunista, partito socialista e Blocco di Sinistra si presenteranno infatti separati. In tutto questo, il Presidente uscente e favorito per la rielezione Marcelo Rebelo de Souza ha contratto il Covid-19 il 12 gennaio.

La presidenza del semestre europeo

Il prossimo semestre europeo sarà guidato dal Portogallo, che si appresta a gestire la missione difficilissima di coordinare la distribuzione dei vaccini, la gestione delle frontiere in tutta l’Unione e la ripresa economica. Augusto Santos Silva, ministro degli esteri, ha dichiarato che il governo socialista di Lisbona darà la priorità “al pieno sviluppo della strategia dell’UE di vaccinazione gratuita e universale”. Il Portogallo eredita un semestre gestito molto bene dalla Germania, con risultati che vanno dall’accordo concluso sul quadro finanziario pluriennale e il Recovery Fund, dal deal trovato sulle future relazioni con il Regno Unito. Una delle priorità del premier Costa, come ha spiegato l’analista politica Nicoletta Pirozzi ad Euronews, sarà il versamento quanto prima possibile dei fondi del nuovo bilancio dell’Ue. Il governo Costa ha fatto intendere che ci sarà una forte attenzione verso i diritti sociali, attraverso l’applicazione del pilastro adottato nel 2017 per la creazione di pari opportunità per tutti, e che la ripresa economica non dovrà lasciare nessuno indietro. Tra semestre europeo, pandemia e crisi economica, il Portogallo si gioca il proprio futuro: continuerà ad essere un modello per l’Europa o dovrà affrontare i traumi del passato?

Massimiliano Garavallihttps://orizzontipolitici.it
Classe ’97, ma con le occhiaie da quarantenne. Fondatore del blog culturale Sistema Critico, scrivo di politica e filosofia, e nel mezzo qualche poesia. Mi sono laureato con double degree in Economia e Management ad Urbino ed in European Economic Studies a Bamberg, Germania. Mi piace pensare che ogni nostro piccolo pensiero sia una spinta per qualcuno a cambiare.

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