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Perché il Water Divide è alla base dei problemi delle risorse idriche in Italia

Tempo di lettura stimato: 7 min.

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La siccità senza precedenti che ha colpito in Nord Italia, durante il primo semestre del 2022, ha riportato all’attenzione pubblica l’urgenza di preservare le risorse idriche e di garantirne la corretta gestione e distribuzione affinchè sia tutelata la stabilità e la sicurezza di ogni nazione. Il tema non può più essere ignorato. Per questa ragione, Orizzonti Politici ha dedicato una guida di tre articoli allo stato dell’arte del servizio idrico integrato italiano. La prima analisi è dedicata alla governance della risorsa idrica. La seconda adotta una prospettiva storico-normativa, delineando l’evoluzione della gestione amministrativa del servizio idrico. L’ultima analisi presenta il divario gestionale tra nord e sud, il cosiddetto water service divide. 

 

Nel corso degli ultimi anni, gestire in maniera ottimale la risorsa idrica è diventato un obiettivo prioritario di diversi Paesi e organizzazioni internazionali, tra cui le Nazioni Unite e l’Unione Europea, le quali hanno riconosciuto il valore intrinseco dell’acqua e della sua corretta gestione a garanzia del pieno godimento della vita e dei diritti umani. Tanto l’aumentata attenzione al tema del cambiamento climatico quanto l’esperienza della pandemia da Covid-19, per cui l’acqua e la sanificazione giocano un ruolo chiave nella prevenzione, hanno ben sottolineato la necessità di tutelare l’acqua come risorsa indispensabile per la vita, la società e l’economia.

Nel territorio italiano, seppure le infrastrutture idriche siano da tempo oggetto di interventi normativi, la condizione della gestione idrica è ben distante dai livelli ottimali augurati. Come riportato dalle ultime analisi ISTAT, non soltanto il prelievo idrico nazionale risulta essere molto superiore rispetto alla media Europea (l’Italia è il secondo paese dopo la Grecia per consumo d’acqua pro-capite), ma le perdite di rete in Italia, dal 2019, sono superiori al 41%.,
Se sono diversi i fattori in grado di influenzare l’efficienza del sistema idrico integrato italiano (Sii), la forte frammentazione gestionale di settore che caratterizza il Bel Paese pare avere un forte impatto sull’andamento generale nazionale. Secondo i dati della fondazione Utilitatis, infatti, la mancata armonizzazione dei sistemi di gestione idrica pare essere una delle cause del ritardo infrastrutturale del nostro Paese in questo settore. Tale ritardo è stato riconosciuto anche dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea che, nell’ottobre 2021, ha condannato l’Italia per non aver ancora implementato le regole comunitarie in materia di trattamento delle acque reflue.
La situazione è più critica soprattutto in alcune aree, sostanzialmente concentrate nelle regioni del Mezzogiorno. In questi territori, la gestione idrica è spesso affidata a modelli in economia, ovvero gestioni ad affidamento diretto che, se comparate con le realtà di affidamento industriale del Nord Italia, non sembrano in grado di garantire sufficienti livelli di rinnovamento e manutenzione delle infrastrutture. Più nel dettaglio, sono proprio le differenze tra modelli di governance, il diverso ammontare di investimenti dedicati alla risorsa idrica nelle varie macroaree nazionali, e i ritardi di pianificazione e operatività dei diversi ATO e degli Enti di Governo di Ambito (Ega) ad aver contribuito a creare quello che gli esperti hanno definito come “Water Service Divide”, ovvero il divario nazionale di qualità ed efficienza tra servizi idrici erogati al Nord e in alcune regioni del Centro, rispetto a quelli nel Sud e nelle Isole. 

I numeri del Water Service Divide

Nelle regioni del Mezzogiorno, l’obsolescenza delle infrastrutture di deposito e distribuzione, associate alla mancanza di adeguate capacità economiche di gestione, hanno causato forti disuguaglianze in termini di qualità di servizio offerto agli utenti. Qualità ed efficienza garantite dai gestori sono i parametri sui quali si fondano le valutazioni relative al Water divide in Italia, costantemente aggiornate dallAutorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA), dalla fondazione Utilitatis e dall’associazione Utilitalia. Tali parametri sono a loro volta calcolati a partire dal valore di sei indicatori specifici, individuati dalle autorità di settore per il monitoraggio degli obblighi previsti dall’ordinamento italiano per la gestione del servizio idrico nazionale. Più nel dettaglio, tali indicatori sono definiti come segue nella Figura 1: 

divario nazionale sistema idrico
Figura 1, lista macro-indicatori

Per ciscun macro-indicatore è poi prevista l’associazione di ulteriori classi di performance (dalla A alla E), in grado di fornire ulteriori indicazioni sull’efficienza dei servizi in essere. Dal report annuale Arera del 2020, un primo segnale di divario arriva dall’analisi dell’indicatore M1b, sullo perdite idriche percentuali. Nelle regioni del Nord la dispersione media idrica si aggira attorno al 15%, al 2019, contrariamente alla situazione al Sud e nelle Isole dove lo stesso indicatore segna valori poco più bassi del 34%, nonostante il netto miglioramento rispetto al 2018 (47,3%). La performance delle zone geografiche più (Nord-Est) e meno (Sud e Isole) virtuose per gli indicatori selezionati è visibile nella Figura 2.
In merito al macro-indicatore M2, relativo alla continuità di erogazione dell’acqua, i dati ARERA per il 2019 evidenziano che le interruzioni del servizio acquedotto, misurato in ore/(anno per utente), oscillano tra lo 0,45 e lo 0,76 ore nelle zone del Nord Italia, aumentano di circa a settanta volte nel Centro (33,29) e raggiungono valori esponenziali pari a 214,18 ore di interruzione al Sud e nelle Isole. Come sottolinea l’Autorità, le interruzioni massicce nel Mezzogiorno non riguardano interventi programmati o disservizi d’emergenza, ma piuttosto un fenomeno strutturale. 

Se la situazione relativa all’indicatore M3, relativo alla qualità dell’acqua, può dirsi poi pressoché soddisfacente in tutto il Paese con piccoli segnali di peggioramento solamente in alcune regioni del Centro, i risultati dell’M4 (Servizi di fognatura) restano invece critici.  Nonostante il campione analizzato da ARERA non sia egualmente rappresentativo per Nord e Centro e Sud e Isole (è analizzato l’80% della popolazione residente nel Settentrione e nel Centro contro il 53% del Sud e delle Isole), dai dati emerge comunque un deciso divario tra Meridione e Settentrione.
Tra tutti, sei gestori, il cui servizio è offerto al 78% dei residenti analizzati dell’area Sud e Isole, sono stati categorizzati come scarsamente affidabili dai propri Enti di Governo d’Ambito.
Pur restando necessario sottolineare che il campione considerato dall’analisi dell’Autorità risulta, ancora una volta, sbilanciato in termini di rappresentanza verso le regioni del Centro e del Nord, Anche il valore medio dell’indicatore relativo all’adeguatezza normativa degli scaricatori di piena (misurata in % di non adeguati) è pari al 59% al Sud e Isole, contro percentuali nettamente inferiori per le aree del Nord (tra 18-25%).

divario nazionale sistema idrico
Figura 2, performance geografica per zona e indicatori selezionati

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza: quale strategia per la gestione del divario nazionale del sistema idrico?

Un’intera sezione del Pnrr (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), la cosiddetta “Missione 2”, è dedicata alla rivoluzione verde e alla transizione ecologica, sezione entro cui si fa diretto riferimento al servizio idrico integrato italiano. Tra i diversi obiettivi illustrati nel documento, la Missione individua una serie di priorità d’intervento che ambiscono a garantire la sicurezza dell’approvvigionamento e la gestione sostenibile ed efficiente delle risorse idriche. Gli interventi previsti dal Pnrr, come chiarito dal governo, dovrebbero contribuire al superamento delle divisioni territoriali tramite investimenti mirati che, su suggerimento della Commissione Europea, dovranno concentrarsi soprattutto sul rafforzamento infrastrutturare nelle regioni del Sud. 

Il Piano riconosce quindi le carenze dell’attuale sistema e prevede un budget totale di 59,46 miliardi di euro per la rivoluzione verde e la transizione energetica, di cui 15,05 miliardi saranno indirizzati alla tutela del territorio della risorsa idrica. Nonostante tale budget possa sembrare adeguato, le risorse destinate alla sola gestione idrica scendono a 4,38 miliardi e rischiano di non essere sufficienti per soddisfare il fabbisogno di interventi che un efficientamento del servizio idrico richiederebbe. Secondo un’analisi ARERA, infatti, si stima che siano necessari 10 miliardi di euro per interventi di base, finalizzati alla riduzione delle perdite idriche e alla garanzie della fornitura d’acqua. Si tratta di interventi tanto di rafforzamento degli enti di gestione e all’introduzione di operatori industriali nel sistema di investimento, quanto di questioni più propriamente legate alla progettazione di nuove opere o alla manutenzione. Tra i rischi di un sotto investimento in questo settore, come fatto notare da LaVoce, esiste quello di intervenire in aree in cui le condizioni infrastrutturali risultino già in buono stato, esarcebando il divario geografico già esistente..  Inoltre, come specificato da Arera già nel 2020, a complicare ulteriormente il quadro, la mancata attuazione e operatività dell’assetto del servizio idrico integrato derivante dal Decreto Sblocca Italia del 2014 potrebbero mettere a rischio, già a valle, il recepimento di quei fondi del Pnrr, soprattutto in quelle aree che ne trarrebbero maggiore beneficio per recuperare il ritardo con il resto del Paese.

Testo a cura di Michael Bernardi, Anna Corrente, e Gabriele Romeo

Questa è una delle tre analisi che Orizzonti Politici ha dedicato allo stato dell’arte del servizio idrico integrato italiano. La prima analisi è dedicata alla governance della risorsa idrica. La seconda adotta una prospettiva storico-normativa, delineando l’evoluzione della gestione amministrativa del servizio idrico. L’ultima analisi presenta il divario gestionale tra nord e sud, il cosiddetto water service divide. 

 

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