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Elezioni in Germania: Quale futuro dopo l’era Merkel?

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Riempire un vuoto di leadership non è mai semplice. Riempire quello lasciato dall’addio alla politica di Angela Merkel sembra però un compito quasi impossibile. Dopo 16 anni di governo, la cancelliera simbolo della Germania europea si appresta ad abbandonare il vertice del proprio partito in un momento cruciale per la CDU e per la Germania. Con l’avanzare dei competitor e le discussioni interne, riusciranno i cristiano-democratici a sopravvivere all’uscita di scena del loro segretario-generale? E soprattutto, quali possibili scenari ci attendono dopo le elezioni in Germania? 

L’eredità di Angela Merkel

Il dubbio in effetti è legittimo. Da quasi un anno infatti la CDU affronta una contrazione dei consensi. Dopo il picco del 40%  raggiunto nei primi mesi della crisi Covid, i cristiano democratici hanno affrontato una sonora sconfitta alle elezioni regionali di Marzo, dopo le controversie causate dalle critiche sulla gestione della pandemia da parte della cancelliera uscente. Come accennato sopra, è proprio il passaggio del testimone uno dei punti più critici per la CDU. Il nuovo leader (e candidato cancelliere) Armin Laschet aveva raggiunto la maggioranza dei voti nelle primarie di Gennaio con un margine piuttosto risicato (53% del totale), riempiendo un posto abbandonato anzitempo dall’erede designata Anne Kramp-Karrenbauer. Quest’ultima ha abbandonato il proprio ruolo a causa del Turingiagate, lo scandalo seguito alla partecipazione dell’ultradestra di Alternativ Für Deutschland  all’elezione del ministro-presidente del Lander in questione. Il nuovo segretario ha manifestato opinioni fortemente europeiste, alcune volte in contrasto con il precedente governo, nutre simpatie per il mondo ecologista e sostiene una linea molto aperta sull’immigrazione. Considerando le spaccature interne al suo partito su questi temi, il dialogo nei prossimi mesi sarà un compito estremamente delicato, specialmente con le ali più conservatrici. 

Le elezioni regionali in Baden-Württemberg e in Renania-Palatinato hanno dimostrato la gravità della crisi del partito, che ha perso 4 punti percentuali nel primo e quasi 6 nel secondo, a vantaggio di Grünen e SPDQuesto susseguirsi di sconvolgimenti mal si sposa con l’immagine del partito stabile e unito emersa nell’era Merkel, e i sondaggi ne risentono. Attualmente il partito si assesta sul 28,9%, risalendo dal fondo toccato ad inizio maggio (25%) ma restando lontano dai propri standard e scoprendo pericolosamente il fianco ai propri concorrenti. 

L’avanzata dei Verdi 

La vera novità di questo 2021 è stata la scalata dei Verdi (Grünen). Dopo un risultato eccezionale ottenuto alle elezioni europee del 2019, gli ambientalisti hanno continuato un’avanzata lenta ma inesorabile che li ha portati stabilmente attorno al 20%. La carismatica figura di Annalena Baerbock propone ormai il partito come un irrinunciabile partner di governo. La loro piattaforma preme l’acceleratore sul taglio delle emissioni e la transizione ecologica, oltre che sull’inclusione e il welfare. Più incisivi rispetto ai competitors, specialmente guardando i potenziali alleati dell’FDP, molto più timidi nelle loro proposte ecologiste. Alla luce dei sondaggi, dell’influenza raggiunta nel paese e dei governi regionali da loro presieduti, sono ormai una forza che non può essere ignorata, qualunque sia l’esito delle elezioni di settembre. 

 Gli altri

A completare il quadro restano tre partner potenziali per il partito di maggioranza relativa. A destra i liberali dell’FDP, assestati stabilmente tra i 10 e i 12 punti percentuali negli ultimi mesi; alcune fonti darebbero il partito come contrario ad una coalizione con i verdi (e guardando le sopracitate differenze sostanziali di piattaforma, non sarebbe una sorpresa). Una novità che spinge sempre più lontano l’opzione della“coalizione semaforo”, un governo presieduto da liberali, verdi e socialdemocratici. A rendere questa opzione ancor più remota intervengono i sondaggi, che danno l’ipotetica l’alleanza lontana alcuni punti dalla maggioranza assoluta. Uno scoglio numerico non impossibile da superare al voto, ma di certo poco promettente. I due coprotagonisti rimasti sarebbero i socialdemocratici della SPD, a lungo partner di governo della CDU ma con un importante precedente di collaborazione con i Verdi (il Governo Schröder nel 1998-2005). Altra novità sarebbe la discussa collaborazione con l’estrema sinistra di Die Linke per creare un asse con i Grünen; questa possibile coalizione Red-Red-Green ad oggi non raggiunge però neanche lontanamente le cifre necessarie nei sondaggi, distando almeno 8 punti percentuali dalla maggioranza.  

Quali potrebbero essere le coalizioni vincenti?

Escluse le due combinazioni già citate, il risultato potrebbe dipendere ancora una volta dalla CDU. Difficilmente però  sarà possibile riproporre la formula della Große Koalition con l’SPD data la mancanza di consensi. Quali alleanze sono favorite per la maggioranza?

1)    “Kenya”: la percentuale più sostanziosa (e la maggiore compatibilità di programmi) è attualmente quella espressa dalla coalizione CDU-SPD-Grunen, che potrebbe guadagnare un ampio margine e garantire stabilità. Di certo la spinta progressista  sarebbe più forte, visti i punti di contatto tra verdi e socialdemocratici su salario minimo e welfare. Di pari passo andrebbe la politica ambientale, considerato anche il legame tra Laschet e il mondo ecologista e la sua idea di integrare meglio l’ambientalismo nella CDU. 

2)    “Jamaica”: seconda per supposto numero di consensi, l’asse CDU-FDP-Grunen garantirebbe ugualmente una stabilità non indifferente, raggiungendo abbondantemente la maggioranza assoluta. Questa seconda ipotesi però muoverebbe in senso diametralmente opposto alla prima: sarebbe il contatto fra CDU ed FDP quello più marcato. Di certo la presenza irrinunciabile dei verdi produrrebbe comunque importanti conseguenze, ma sarebbe lecito aspettarsi un’influenza meno incisiva di quella ottenibile con la prima opzione. Ad ogni modo, le già annunciate criticità da parte dei liberali circa un’alleanza coi verdi dovrebbero essere superate al prezzo di un dialogo coalizionale difficile, gravando sull’attività di governo. 

3)    Nero-Verde: se le due ipotesi precedenti immaginavano la presenza di tre partner, quest’ultima semplifica l’equazione portando la CDU a relazionarsi direttamente con gli ecologisti. Essere in due semplificherebbe certamente le trattative, ma fornirebbe uno spazio di manovra minore in termini di seggi. 

In conclusione, le certezze sulle elezioni tedesche sono poche. Tra queste il ruolo chiave dei verdi, che mantenendo le aspettative sondaggistiche sarebbero impossibili da ignorare, e il maggior peso che l’ambiente avrà nel corso della prossima legislatura (magari con il contributo del segretario CDU).

 

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