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Così gli stretti della Turchia hanno fatto litigare Putin ed Erdogan

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La Turchia vanta una posizione strategica sullo scacchiere internazionale grazie ai suoi due stretti: Dardanelli e Bosforo, un ponte naturale tra il mar Egeo e il mar Nero, che dunque collegano via mare l’Europa all’Asia. La loro importanza è testimoniata sin dall’antichità: la lotta per il controllo di uno degli stretti più strategici, quello dei Dardanelli, ha ispirato una delle opere più grandiose dello scibile umano: l’Iliade. Oggi come allora, i due stretti sono centrali nelle questioni militari tra tre continenti, Africa compresa, ma sono anche tra le aree commerciali più attive al mondo.

Dardanelli e Bosforo: un tesoro tra Europa e Asia 

I due stretti della Turchia sono stati la fortuna delle civiltà che ne hanno avuto il controllo: persiani e macedoni prima, bizantini e ottomani dopo, fino ad arrivare alla moderna Turchia. La fondazione politica e la prosperità economica della stessa Turchia si devono in parte ai due stretti, il cui rilievo geopolitico emerge da alcuni particolari eventi storici del Novecento.

In primis, nel corso della Grande Guerra, gli armamenti francesi e inglesi tentarono di strappare questi due luoghi strategici all’Impero Ottomano per tutto il 1915, senza successo e a fronte di gravi perdite. Ciononostante, le sanguinose battaglie rafforzarono l’unità nazionale nei giovani stati dell’Australia (fondata nel 1901) e della Nuova Zelanda (fondata nel 1907), ex colonie britanniche, mentre favorirono l’ascesa dell’Ataturk Mustafà Kemal che di lì a poco avrebbe guidato l’indipendenza della Turchia nel 1923Un ventennio più tardi, nel 1946, il controllo dei due stretti avrebbe contribuito allo scoppio della crisi tra Stati Uniti e Unione Sovietica, una delle molte scintille della Guerra Fredda. Di fatto, Stalin ambiva al controllo dei due stretti per avere uno sbocco sul Mediterraneo, minando perciò la sovranità della Turchia. Questa decise quindi di avvicinarsi agli Stati Uniti e vietare la libera navigazione degli stretti all’URSS, nonostante la navigazione lungo i due stretti fosse regolata dalla Convenzione di Montreux, siglata il 20 luglio 1936 tra vari Paesi inclusa l’Unione Sovietica. La Convenzione consente tutt’ora la completa libertà di transito delle navi mercantili di qualsiasi bandiera in tempo di pace, mentre in tempo di guerra la libertà di passaggio e navigazione per i mercantili è limitata ai Paesi non in conflitto con la Turchia, qualora si dichiari uno Stato belligerante. Al divieto imposto all’URSS seguì una reazione armata di quest’ultima, che occupò i due stretti con la marina sovietica. Dopo tale azione la Turchia aderì alla NATO in funzione di difesa militare. Questo episodio rivela l’importanza strategica militare dei due bracci di mare: per la NATO, includere il Paese che esercitava il controllo territoriale dei due stretti significava poter impedire a navi da guerra nemiche, come quelle del blocco sovietico, di raggiungere il Mar Egeo e quindi il Mediterraneo, dove gli statunitensi avevano disseminato le loro basi militari. 

Gli stretti della Turchia: un punto nevralgico del petrolio europeo

Oggi i due stretti della Turchia sono i più trafficati al mondo: si stima che circa 48.000 navi mercantili li attraversino ogni anno, il triplo e il quadro rispettivamente dei canali di Suez e di Panama. La Turchia è così un vero e proprio centro logistico per tre continenti: Europa, Asia e Africa. Il traffico mercantile include merci di ogni tipo: materie prime che spaziano da composti chimici a tonnellate e tonnellate di grano dalla Russia all’Europa, ma anche componenti per qualsivoglia industria e, soprattutto, risorse energetiche.

I due stretti sono di fatto fondamentali per l’approvvigionamento energetico dell’Unione europea: di qui transitano le navi mercantili che trasportano greggio e petrolio liquido estratti in Russia, Azerbaijan e Kazakistan. L’Agenzia statunitense per l’energia (EIA), stima che circa 2,4 milioni di barili di petrolio siano transitati lungo i due stretti nel 2016, e più di 3 milioni nel 2004. Un eventuale divieto di transito alle petroliere metterebbe in difficoltà  gli acquirenti europei quanto i produttori asiatici, come testimoniato dalle tensioni tra Ankara e Mosca nel febbraio 2020. Questo episodio si inserisce nella guerra in Siria, quando il presidente turco Erdogan ha minacciato la chiusura del canale per le navi russe se il capo del Cremlino, Putin, non avesse fermato i continui attacchi nella provincia siriana di Idlib, sotto il controllo militare turco. 

Un corridoio per le navi da guerra: un’escalation militare è in corso?

Proprio tramite gli stretti, la Russia invia molte delle sue forze militari in Siria, partendo dalla base navale di Novorossiysk nel mar Nero e raggiungendo i porti siriani di Tartus e Laodicea. Già nel 2015, Erdogan era andato molto vicino alla chiusura del canale, dopo analoghi attacchi russi lungo il confine Turco-siriano, mirati in particolare ai combattenti turkmeni che sono sul fronte opposto a quello russo ma di etnia turca, dunque sotto l’ala di Erdogan. Il presidente turco decise infine di “punire” il Cremlino facendo aspettare per ore le navi cargo russe prima di passare lungo il Bosforo, un danno economico certo limitato rispetto a una diretta azione militare come la chiusura del passaggio. 

Ma le tensioni non sono state limite soltanto alla questione siriana. Tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre 2021, il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov ha lanciato l’allarme di un’escalation militare tra il Cremlino e la NATO dovuta alla presenza militare NATO in prossimità dell’Ucraina. Gli alleati occidentali hanno quindi motivato la propria presenza militare come una risposta a “insoliti” movimenti di truppe russe vicino al confine comune con l’Ucraina, aspettandosi un possibile attacco da parte della Russia. Queste tensioni seguono un generale rafforzamento della marina ucraina, che oggi conta più mezzi marini e, soprattutto, armi e munizioni, dopo l’arrivo di navi americane, l’ultima delle quali in novembre, transitata proprio attraverso i Dardanelli

Equilibri in bilico: gli stretti della Turchia al centro del dilemma del prigioniero

L’ingerenza militare russa e le aspirazioni territoriali dello “zar” Putin preoccupano allo stesso modo attori politici che solitamente non condividono una simile visione politica, ma sembra che un possibile nemico comune stia stimolando una politica di difesa condivisa nel Mediterraneo e nel Mar Nero. La NATO e la Russia sembrano valutare le possibili reciproche mosse come in un vero e proprio dilemma del prigioniero, e gli stretti turchi potrebbero essere decisivi per scoraggiare il Cremlino. Nel dilemma del prigioniero, due giocatori sono messi alle strette dalle regole del gioco: entrambi possono agire in modo da salvare se stessi e danneggiare l’altro, oppure salvare entrambi, o danneggiare entrambi. In assenza di comunicazione tra le due parti, le sorti del gioco sono imprevedibili nei loro effetti, non a caso tale modello era stato utilizzato già negli anni ‘60 per studiare le dinamiche della Guerra Fredda

Da un lato, Erdogan potrebbe impedire alle forze navali russe di giungere in Europa, sebbene questa sarebbe raggiunta da altre forze come quelle terrestri e aeree. Tuttavia, gli alleati transatlantici potrebbero invadere il Mar Nero passando proprio lungo Bosforo e Dardanelli, e a quel punto le forze russe dovrebbero fronteggiare una vera e propria armata appena sul proprio confine, riuscendo difficilmente a proteggere le coste ucraineD’altro canto, la Turchia potrebbe vietare il passaggio delle navi cargo russe, con grosse perdite economiche per il commercio dell’avversario, tanto più che l’afflusso di risorse energetiche dalla Russia sta progressivamente scemando in Europa in favore di alleati più affidabili, come il Medio Oriente, e risorse più sostenibili come i bio-combustibili.

Sebbene quello ritratto sia uno scenario apocalittico che sicuramente la diplomazia bilaterale riuscirà a evitare, è chiaro come la Turchia potrebbe giocare un ruolo chiave proprio grazie ai suoi stretti, che si confermano risorse economiche e militari strategiche indiscusse nel tempo.

Questo articolo è il secondo di una serie legata all’importanza geopolitica degli stretti e canali marittimi. Clicca qui per leggere la prima analisi: “L’acqua che fa la storia così gli stretti influenzano sulla geopolitica”.

*Foto da Defence-Image / Pixaby.com

Giulia Isabella Guerra
Studio il mondo per capirlo e renderlo comprensibile agli altri. Laureata in Studi Internazionali presso l'Università di Trento, frequento Data Analytics for Politics, Society and Complex Organizations a Milano. Nel tempo libero scrivo, leggo classici, curo il giardino e coccolo i miei gatti.

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