AnalisiSicurezza Internazionale

Bielorussia 2025: la situazione in vista delle elezioni

La Bielorussia è chiamata al voto a gennaio 2025 per eleggere il proprio presidente. Le elezioni si terranno in un clima segnato soprattutto dalla guerra in Ucraina, dalle proteste popolari seguite all’elezione del 2020 e dalla loro repressione. L’attuale presidente bielorusso, Alexander Lukashenko, aveva già annunciato la sua intenzione di candidarsi a febbraio 2024. Nel caso, quasi scontato, in cui dovesse vincere nuovamente inaugurerebbe il suo settimo mandato consecutivo, senza interrompere la striscia che lo vede Presidente della Bielorussia dal 1994. Alla luce di ciò appare necessario analizzare la situazione politica ed economica del Paese per poter comprendere cosa ci si può aspettare dalle elezioni.

Com’è il clima politico in Bielorussia?  

Il clima politico e non solo in cui si terranno queste elezioni sarà tra i più pesanti dall’indipendenza della Bielorussia. Il Paese è considerato “non libero” e autoritario secondo Freedom House da oltre trent’anni. Al suo interno persistono notevoli violazioni dei diritti umani a causa della repressione di attivisti politici, media indipendenti e minoranze etniche. La repressione si è acuita in seguito alle massicce proteste tenutesi nel 2020 contro la rielezione di Lukashenko, accusato di brogli elettorali. Le autorità bielorusse hanno arrestato 65.000 persone, chiuso oltre 1700 organizzazioni civiche non-profit e bandito tutti i partiti politici tranne quattro, tutti pro-Lukashenko, i quali risultano essere gli unici ufficialmente registrati. Attualmente nel Paese sono detenuti circa 1300 prigionieri politici e durante il mese di novembre il gruppo bielorusso per i diritti umani Viasna ha riportato che oltre 100 persone sono state arrestate con l’accusa di estremismo in vista delle elezioni di gennaio. 

Manifestanti in piazza contro Lukashenko in seguito alle elezioni del 2020 [crediti Homoatrox, via Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0]

Nonostante il controllo capillare e soffocante esercitato dagli apparati di sicurezza interni bielorussi, l’opposizione continua sia dall’interno che dall’esterno dei confini del Paese. L’esempio principale di ciò è quello dell’oppositrice politica Sviatlana Tsikhanouskaya, candidata alle elezioni presidenziali del 2020 contro Lukashenko. Tsikhanouskaya afferma di aver vinto le elezioni presidenziali, successivamente truccate dal regime. Dopo l’inizio della repressione seguita alle proteste contro i risultati delle elezioni ha lasciato la Bielorussia, dando vita ad un governo in esilio in Lituania. Oltre a Tsikhanouskaya sono molti altri ad aver lasciato la Bielorussia dopo il 2020. Si stima che circa 500.000 persone abbiano abbandonato il Paese, a fronte di una popolazione di circa 9 milioni. La maggior parte di questi si è trasferita in altri Paesi europei tra cui Polonia, Paesi Baltici, Germania e Georgia.    

Sviatlana Tsikhanouskaya nel 2020 [crediti Serge SerebroVitebsk Popular News, via Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0]

Le attività dell’opposizione bielorussa sono rese possibili da una serie di gruppi decentralizzati che permettono il coordinamento tra le varie formazioni e la diffusione di informazioni alternative rispetto a quelle fornite dai media statali bielorussi. Tra questi risaltano il network Nexta, un outlet bielorusso con sede a Varsavia diffuso principalmente su Telegram e il canale televisivo Belsat. Quest’ultimo è stato lanciato nel 2007 dalla televisione di stato polacca per fornire una fonte di informazioni alternativa a quelle ufficiali. 

La repressione dell’opposizione in Bielorussia ha portato non solo al peggioramento dei diritti umani nel Paese, un fenomeno in atto da decenni, ma anche all’erosione del patto sociale tra cittadini e Stato. I cittadini bielorussi hanno assistito alla trasformazione del Paese da uno stato sociale dove la priorità era ricercare la stabilità tramite un moderato benessere economico a uno stato securitario dominato da preoccupazioni legate al mantenimento dell’ordine interno. Il clima politico sempre più soffocante ha reso la Bielorussia uno stato a tratti paranoico, costantemente all’erta e pronto a reprimere ogni forma di dissenso per quanto minima.

In che stato si trova l’economia bielorussa?

Così come l’arena politica, anche l’economia del Paese non si caratterizza per particolari spazi di libertà, né tantomeno gode di particolare salute.

L’economia bielorussa ha la particolarità di non aver seguito il processo di privatizzazione delle imprese statali che ha caratterizzato gli altri Paesi comunisti dopo la caduta del blocco sovietico. Ancora oggi l’economia bielorussa si caratterizza per una forte presenza di imprese statali, nonostante il sistema abbia cercato di snellirsi e rendersi più efficiente. Queste garantiscono un certo livello di stabilità e soprattutto di benessere sociale, con il pieno impiego dei cittadini come uno dei cardini del sistema economico e sociale bielorusso, ma al contempo generano inefficienze e una competitività limitata sul mercato globale. L’economia bielorussa, inoltre, dipende in larga parte dal commercio verso un numero limitato di Paesi, il principale dei quali è la Russia. Questa dipendenza da un numero ristretto di mercati rende la Bielorussia suscettibile a shock esterni quali soprattutto le sanzioni, a cui il Paese non è nuovo.

La centrale energetica Lukomi a Novolukomi, nel nord della Bielorussia [crediti Serge SerebroVitebsk Popular News, via Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0]

Proprio quest’ultime hanno provocato una contrazione del 4,7% del PIL bielorusso nel 2022, dopo che il Paese è stato sanzionato per il supporto fornito alla Russia durante l’invasione dell’Ucraina. I settori dipendenti dal commercio con l’Occidente sono stati i più impattati, mentre le catene di approvvigionamento già messe sotto pressione dagli effetti della pandemia sono state ulteriormente indebolite. Ciò, unitamente all’esclusione di alcune banche bielorusse dal sistema SWIFT ha reso difficile l’accesso a valuta estera, causando una paralisi parziale del sistema economico e portando a tagli della produzione e a licenziamenti che rischiano di minare la stabilità sociale su cui si basa il regime di Lukashenko.  

Un esempio delle difficoltà dell’economia del Paese dovuta alle sanzioni è la contrazione del settore tecnologico bielorusso, il quale rappresenta un’isola di modernità in un sistema economico dai tratti vetusti. La Bielorussia si caratterizza per un settore informatico relativamente avanzato che è stato capace di creare alcune eccellenze a livello globale. Questo settore è stato fortemente colpito dalle sanzioni del 2022 tanto che il suo contributo al PIL bielorusso si è quasi dimezzato, passando dal 6-7% del 2019 al 4,7% nel 2022. Come conseguenza di ciò oltre 17.000 programmatori hanno lasciato il paese nel 2022, mentre nel 2023 si stima siano stati circa 6.000. Attualmente la situazione sembra essersi stabilizzata nuovamente ricorrendo alla Russia come partner economico, ma l’IT bielorusso al momento non ha le capacità di ritornare ad essere quello che era prima del 2022, facendo da parallelo con il resto dell’economia del Paese. 

Qual è il rapporto con la Russia?

La relazione tra Bielorussia e Russia presenta dei tratti particolari. I due paesi sono fortemente legati e condividono legami politici, militari ed economici che sono stati codificati in una serie di trattati a partire dagli anni Novanta, dopo il crollo dell’Unione Sovietica.

Con l’indipendenza del Paese e soprattutto a partire dalla prima elezione di Lukashenko nel 1994, la Bielorussia ha mantenuto un rapporto molto stretto con il suo vicino orientale. Questo rapporto è culminato nel 1999 con una serie di trattati volti ad integrare ancora più strettamente i due Stati fino alla creazione della cosiddetta Unione di Russia e Bielorussia, un’entità sovranazionale che però ha un valore prettamente simbolico. 

Ciononostante, le relazioni tra i due Paesi non sempre sono state sempre prive di attriti. Minsk e Mosca si sono scontrate su diverse questioni. In particolare la Russia è stata frustrata dagli sforzi di Lukashenko di voler preservare la sovranità bielorussa, accusandolo di rallentare il processo d’integrazione tra i due Paesi. Sono emerse delle tensioni anche a causa della dipendenza economica della Bielorussia dalla Russia, in particolare per quello che riguarda gli approvvigionamenti energetici. Nel 2007 una disputa circa le forniture di gas e petrolio verso la Bielorussia ha inasprito le relazioni tra i due Paesi, portando Lukashenko a cercare un temporaneo avvicinamento all’Unione Europea per mettere pressione su Mosca e tentare di sganciarsi dall’orbita russa. Nel 2009 la “Guerra del Latte” ha nuovamente gelato i rapporti tra Minsk e Mosca. Nata da un connubio tra il rifiuto bielorusso di riconoscere l’Ossezia del Sud e l’Abkhazia, regioni separatiste in Georgia controllate dalla Russia in seguito all’invasione del 2008, e dall’interesse russo circa la privatizzazione dell’industria del latte bielorussia, la contesa ha portato ad un blocco momentaneo delle importazioni di latte dalla Bielorussia alla Russia. Altri blocchi simili sono stati attuati tra il 2017 e il 2019. La Russia impiega quindi la sua posizione di superiorità economica nei confronti della Bielorussia anche come strumento per plasmare la politica del suo vicino, a discapito della sovranità bielorussa. 

Alexander Lukashenko con Vladimir Putin a Mosca nell’aprile 2024 [crediti Servizio stampa del Presidente della Russia, via Wikimedia Commons, CC BY 4.0]

I rapporti tra Minsk e Mosca sono comunque da considerarsi stretti, ma non sempre rosei. Ciò è cambiato con la diffusione del dissenso interno in Bielorussia in seguito alle elezioni del 2020. Lukashenko si è trovato a doversi rivolgere a Mosca per ottenere garanzie politiche ed economiche per la sopravvivenza del suo regime. Ciò ha segnato un punto di svolta nelle relazioni con la Russia, ormai diventata il partner principale del Paese. Minsk ha tentato di ritagliarsi un ruolo autonomo come ponte tra la Russia e l’Occidente, come testimoniato dagli accordi di Minsk del 2014 e 2015 tra Russia, Ucraina e diversi Paesi europei, ma questo ruolo attualmente sembra non essere più praticabile. L’isolazionismo di Mosca ha trascinato con sè anche la Bielorussia e adesso i due Paesi si trovano in un legame di convivenza per necessità. In questa convivenza pesa la superiorità di Mosca rispetto a Minsk, rendendo la Russia un partner imprescindibile.

Alla luce di tutto ciò, cosa possiamo aspettarci da queste elezioni?

Attualmente il regime bielorusso non mostra particolari segni di cedimento, nonostante i molti problemi che lo contraddistinguono. La sua tenuta è messa a dura prova sia dallo scontento interno legato alla situazione economica precaria e alla mancanza di diritti, sia dallo spettro di un possibile coinvolgimento bielorusso a fianco della Russia nella guerra in Ucraina; coinvolgimento che Lukashenko sa di non potersi permettere e che ha sempre tentato di evitare. Nonostante la voglia di riforme economiche e politiche sia diffusa, i servizi di sicurezza bielorussi hanno il Paese sotto controllo. Alla luce di ciò con ogni probabilità si assisterà comunque alla rielezione di Lukashenko nel 2025 con percentuali variabili a seconda di quanto il regime si sente forte. Alle elezioni seguirà probabilmente un nuovo ciclo di proteste, repressione e abbandono del Paese da parte di chi se lo può permettere. 

Lukashenko non è l’unico ad avere la necessità di rimanere al potere. Anche Vladimir Putin necessita di avere continuità nel rapporto con la Bielorussia e di conseguenza anche con Lukashenko. Il Paese è infatti l’unico suo vero partner in Europa senza legami con rivali quali l’Unione Europea o la NATO. Viene a ripresentarsi quindi la dinamica di interdipendenza necessaria tra i due Paesi. Finché Putin rimane al potere in Russia anche Lukashenko continuerà con ogni probabilità a governare in Bielorussia. Nonostante la credibilità della Russia verso i suoi alleati, anche storici, sia stata recentemente messa in dubbio, non è da sottovalutare l’importanza vitale che una Bielorussia stabile e quantomeno prevedibile ha per la Russia nel contesto attuale.    
Le elezioni presidenziali del 2025, in conclusione, potrebbero segnare non solo l’ennesima rielezione di Lukashenko, ma anche l’inizio di nuove tensioni interne che metteranno ulteriormente alla prova la tenuta sociale ed economica del Paese. In questo contesto, la sopravvivenza del regime appare nuovamente e strettamente legata alla capacità di mantenere l’appoggio russo e alla volontà di Mosca di non perdere un alleato chiave in Europa.

*Il presidente bielorusso Alexander Lukashenko nel 2015 [crediti Serge Serebro, Vitebsk Popular News, via Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0]
Condividi:

Post correlati