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Armi nucleari: perché il rischio ora è più alto

Tempo di lettura stimato: 7 min.

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Oramai nel 2020 abbiamo visto di tutto e nulla ci sorprenderebbe più. Dobbiamo aspettarci anche una guerra nucleare?

Tra le armi di distruzione di massa, quelle nucleari rimangono la principale preoccupazione della comunità internazionale, a causa della potenza distruttiva sia a breve che a lungo termine che portano con sé, rappresentando un’enorme minaccia per l’intera comunità.

Gli investimenti globali in forze nucleari aumentano, sono stati avviati processi di modernizzazioni degli arsenali e la deterrenza resta ancora centrale nella politica internazionale. In più diversi Stati si rifiutano di essere vincolati da obblighi multilaterali e gruppi terroristici hanno espresso il desiderio di acquisire armi e materiale nucleari. Il mondo sembra pieno di potenziale per una catastrofe nucleare.

Ad oggi, il più importante trattato in ambito nucleare è il Trattato di non proliferazione nucleare (Tnp), entrato in vigore in piena guerra fredda nel 1970, che riconosce come potenze nucleari solo cinque stati: Stati Uniti, Russia, Gran Bretagna, Francia e Cina. Questi sono tenuti a ridurre le proprie dotazioni nucleari in vista di un disarmo completo, mentre per gli altri 185 Stati firmatari sono previste ispezioni periodiche da parte dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Iaea) dell’Onu per verificare la sola natura pacifica dei loro programmi nucleari.

Testate nucleari mondiali
Testate nucleari globali, dati aggiornati al 2019. Fonte: Arms Control Association.

Tendenze attuali: tra investimenti e modernizzazioni 

Secondo l’Ufficio Onu per il Disarmo, il numero di armi nucleari al mondo (dichiarate) è effettivamente passato da 70mila nel 1986 a 14,500 nel 2019. Tuttavia, la maggior parte degli Stati sembra ancora poco incline a procedere verso il disarmo.

Le potenze nucleari stanno investendo grandi somme di denaro per modernizzare i propri sistemi nucleari esistenti. Secondo un report dello Stockholm International Peace Research Institute, la Russia ha negli ultimi dieci anni intrapreso un esteso programma di modernizzazione nucleare, dando priorità alle armi nucleari rispetto a quelle convenzionali per la sua difesa. Nel periodo 2010-2018, il Paese ha aumentato le spese destinate agli armamenti nucleari, passando da 7 a 11 miliardi di dollari.

Ciò ha suscitato grande incertezza in merito agli obiettivi strategici di Putin, rendendo così Usa ed Europa poco inclini a ridurre le rispettive forze nucleari. Ultimamente anche Francia, Regno Unito e Usa hanno dirottato le proprie strategie verso un aumento delle spese militari e modernizzazioni dei rispettivi programmi nucleari. Lo scorso gennaio Trump ha annunciato che chiederà un aumento del 20% per il budget 2021 destinato al programma nucleare nazionale.

I maggiori investimenti sembrano essere destinati al mantenimento delle forze nucleari strategiche, cioè quelle testate nucleari pronte all’uso anziché in stoccaggio o in smantellamento. Stati Uniti e Russia, che insieme possiedono il 91% delle armi nucleari mondiali, mantengono operative quasi la metà delle proprie testate. 

La linea aggressiva della Corea del Nord

Da quando è salito al potere, il leader Kim Jong-un ha spesso mostrato atteggiamenti aggressivi. Il programma nucleare e missilistico del Paese è cresciuto in maniera esponenziale, con 91 test atomici effettuati. Non ci sono dati precisi, ma secondo l’intelligence americana l’ammontare di armi nucleari oscillerebbe tra 30 e 60. Dopo l’escalation di tensioni e minacce tra Washington e Pyongyang nel 2017, che avevano scatenato a livello mondiale il terrore di una guerra nucleare, il Summit di Singapore del 2018 aveva segnato una distensione dei rapporti bilaterali e un’apertura di Kim a negoziare un accordo per la denuclearizzazione della penisola coreana.

Ciò nonostante, la Corea del Nord non ha fermato i suoi programmi illeciti, continuando la manutenzione e costruzione di impianti nucleari, e restando così soggetto alle sanzioni Onu e Usa. Secondo alcuni studiosi della Johns Hopkins School of Advanced International Studies, il programma nucleare missilistico di Pyongyang è pronto ad espandersi ulteriormente nei prossimi cinque anni, e sembra essere ormai parte integrante della legittimità politica del regime di Kim, sia in patria che all’estero.

Test missilistici Corea Nord
Test missilistici nucleari effettuati durante le ultime tre leadership nordcoreane. Fonte: Nuclear Threat Initiative.

I rischi nucleari nel subcontinente indiano

Dall’inizio del nuovo millennio sia India che Pakistan hanno quasi quadruplicato le dimensioni dei rispettivi arsenali nucleari e intensificato le capacità produttive di materiale fissile. Questi dati pongono diverse preoccupazioni, soprattutto in relazione ai rapporti tra i due paesi che più volte hanno raggiunto livelli di tensione molto alti. Se dovesse sfociare un conflitto nucleare “la distruzione non si limiterebbe solo a questa regione, ma il mondo intero dovrebbe affrontarne le conseguenze” aveva dichiarato il premier pachistano nel 2019.

Iran e Siria continuano a violare le restrizioni internazionali

Da quando Trump nel 2018 ha lasciato unilateralmente l’accordo sul nucleare iraniano (il Joint Comprehensive Plan of Action del 2015), che prometteva incentivi economici in cambio del freno al suo programma nucleare, l’Iran ha ripreso a violare le restrizioni. L’Iaea ha recentemente riportato come negli ultimi mesi il paese sia stato poco collaborativo con l’agenzia, ostacolando ispezioni, rifiutandosi di fornire spiegazioni in merito a materiale nucleare non dichiarato e aumentando i livelli di arricchimento di uranio oltre a quelli massimi stabiliti dall’accordo. Secondo alcuni l’Iran starebbe violando le restrizioni in modo da fare pressioni sui paesi europei e indurli ad aumentare gli incentivi economici per contrastare le pesanti sanzioni Usa. Ma la teoria che stia portando avanti un programma militare nucleare per destabilizzare il Medio Oriente sembra convincere di più. 

Nella stessa regione, la Siria ha sempre negato di aver sviluppato un proprio arsenale nucleare, finchè nel 2007 le forze israeliane hanno distrutto con un attacco aereo un reattore nucleare in grado di produrre una bomba atomica a 450Km da Damasco – fatto mai chiarito dal governo siriano. La guerra civile ha portato nel 2013 l’Iaea a sospendere le ispezioni nel paese. Di conseguenza, la situazione caotica e l’abbassamento dei controlli rischiano di favorire la produzione di nuove armi nucleari e che queste vengano portate fuori dal paese e vendute a gruppi terroristici.

Possibilità di accesso al nucleare per attori non statali

Dato allarmante è infatti la possibilità che terroristi e attori non statali riescano ad accedere ad armi e materiali nucleari. Secondo alcuni esperti di sicurezza nucleare, molte organizzazioni terroristiche sono ormai in grado di acquistare dispositivi nucleari da uno Stato, fabbricarsi da sé un ordigno improvvisato, rubare materiale radioattivo o lanciare attacchi informatici, introducendosi nei sistemi di controllo nucleari ormai sempre più automatizzati. Al-Qaeda e Isis hanno già attivamente cercato di acquisire armi di questo tipo, violando basi nucleari o strutture militari.

Gli obiettivi nucleari di gruppi terroristici sono inoltre favoriti dal contrabbandando di tecnologie, know-how e materiali per la produzione di ordigni nucleari. Il Pakistan oggi controlla la più importante di queste reti clandestine, guidata dallo scienziato Abdul Qadeer Khan.

Quindi, quali i rischi?

Il Science and Security Board, un gruppo di esperti di sicurezza nucleare, avverte che oggi “la probabilità di una catastrofe globale nucleare è molto alta”. Troppi attori statali e non possiedono o desiderano armi nucleari, e non tutti con scopo deterrente, ma piuttosto offensivo.

La colpa sarebbe da attribuire in primo luogo ai leader mondiali che non sembrano voler rinunciare facilmente ai propri armamenti nucleari. Si provocano con azioni e dichiarazioni, effettuano investimenti volti a modernizzare gli arsenali, e mantengono operative gran parte delle proprie forze nucleari. Tali atteggiamenti creano ambiguità e percezioni distorte tra paesi che possono portare a ulteriori corse agli armamenti anziché puntare al disarmo.

Gli Stati che non prendono parte a trattati multilaterali o che ne violano gli obblighi, sviluppando nuovi programmi nucleari illeciti, pongono reali rischi. Secondo il presidente del Council on Foreign Relations, Richard N. Haass, la Corea del Nord manterrà il suo arsenale atomico e risponderà con azioni belligeranti pericolose finché non percepirà più gli Usa come una minaccia. Inoltre, piccole potenze come Iran e Siria, che hanno meno controllo operativo sui propri arsenali, meno trasparenza, e sono più sensibili a turbolenze politiche, aumentano i rischi di eventi nucleari disastrosi, intenzionali o accidentali.

Disarmo e diplomazia restano fondamentali

Sebbene la deterrenza nucleare sia chiaramente ancora centrale per le dottrine strategiche di diversi stati, i leader mondiali devono necessariamente ridurre le proprie forze nucleari, soprattutto quelle operative, e limitare i processi di modernizzazione. È inoltre fondamentale rafforzare i livelli di sicurezza di centrali nucleari e arsenali, per ridurre i rischi di furti di armi e scorie radioattive, sabotaggi, intrusioni informatiche o incidenti.

Dialogo e diplomazia rimangono essenziali, in primis con la Corea del Nord, la quale rappresenta una minaccia che da regionale rischia di diventare velocemente globale. Sarà importante anche intensificare la cooperazione internazionale e integrare all’interno di nuovi trattati quelle nazioni soggette a tensioni regionali, come India e Pakistan.

Il rischio è una parte ineliminabile delle armi nucleari e l’unica via d’uscita rimane il completo disarmo globale.

Susanna Foà
Milanese di nascita, ho studiato Scienze Politiche alla Statale di Milano, per poi completare un Master in International Relations and Security alla University of Birmingham. Mi piace esplorare le cose belle di questo mondo e, perché no, provare a migliorare quelle che non funzionano.

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