Analisi

Da una crisi alle altre, comprendere il voto dei giovani alle elezioni europee 2024

Le elezioni europee in programma per il 6-9 giugno 2024 saranno un test politico chiave per il futuro dell’UE. E tuttavia, sarà già il livello di mobilitazione dell’elettorato, e la partecipazione al voto dei giovani, a fornire un primo, fondamentale, dato circa lo stato di salute dell’Unione. Dopo un declino costante dell’affluenza alle urne a partire dal 1979, data della prima elezione a suffragio universale diretto del Parlamento europeo, lo scrutinio del 2019 ha segnato uno storico aumento della partecipazione al voto, che si è attestata al 50,6%. Secondo un’indagine condotta da Eurobarometro all’indomani delle elezioni, questo incremento è da attribuirsi in larga parte ad una crescente partecipazione giovanile. Nel caso degli under-25, ad esempio, l’affluenza è cresciuta di 14 punti percentuali rispetto al 2019, e per gli elettori di età compresa tra i 25 e i 39 anni di 12 punti percentuali. 

Alla luce dei fattori contestuali che hanno determinato un incremento della partecipazione giovanile nel 2019, viene da chiedersi, allora, come le dinamiche recenti potrebbero influenzare il voto dei giovani in occasione delle elezioni europee del 2024.

Il voto dei giovani alle elezioni europee 2019

Come anticipato, il netto aumento dell’affluenza durante le elezioni europee del 2019 è da attribuirsi in larga parte ad una rinnovata adesione delle classi giovanili, nonostante tra gli under 39 si registri ancora un tasso di partecipazione nettamente più basso rispetto ad altri gruppi demografici (ad esempio, il 54% degli over 55 è andato alle urne nel 2019, dato che scende al 42% per gli under 25). 

Diverse sono le ipotesi che sono state formulate quanto alle ragioni che hanno prodotto una tale dinamica. L’indagine condotta da Eurobarometro nel 2019, ad esempio, ha evidenziato come uno dei motivi trainanti fosse un crescente senso di impegno civico e interesse per la politica europea. Nel caso specifico delle nuove generazioni, tale sentimento si tradurrebbe nella percezione che l’UE disponga delle capacità necessarie a dare risposte alle problematiche ritenute prioritarie. 

Ed è proprio il contesto in cui le elezioni del 2019 hanno avuto luogo che potrebbe offrire ulteriori indicazioni sulle ragioni di una tale partecipazione. Non a caso, la campagna elettorale era stata dominata dal dibattito circa l’urgenza e le modalità della transizione ecologica, che aveva poi portato la futura Commissione europea guidata da Von der Leyen a fare dello European Green Deal uno dei pilastri della sua agenda di governo. In questo senso, nel 2019 una maggiore partecipazione giovanile era coincisa con un numero record di seggi attribuiti ai partiti verdi, il che potrebbe suggerire un nesso tra i due fenomeni. L’intensa mobilitazione dei giovani nel contesto della lotta al cambiamento climatico – della cui furono espressione le molte manifestazioni per il clima – avrebbe quindi determinato un’attitudine favorevole all’impegno civico e all’interesse per la politica.

In quest’ottica, il voto giovanile sarebbe da spiegarsi come una scelta primariamente indirizzata al sistema politico europeo stesso, contrariamente a quanto sostenuto dalla letteratura accademica sulla percezione delle elezioni europee come essendo di “secondo ordine”. Va detto che, su scala nazionale, altri fattori di contesto possono aver influito sulla maggiore partecipazione. Tuttavia, guardando all’Unione Europea nel suo insieme, si può sostenere che i giovani abbiano visto nella consultazione del 2019 un nuovo canale di espressione delle proprie istanze diverso dai tradizionali sistemi politici nazionali, e quindi capace di dar voce a delle problematiche spesso ignorate dalle classi politiche nazionali. Va nel senso di questa ipotesi la tendenza dei giovani a votare seguendo un orientamento pro-europeo e sulla base di problematiche comuni.

Capire il contesto del voto dei giovani europei nelle elezioni del 2024

Comprendere come i giovani europei abbiano vissuto il recente trascorso storico può fornire ulteriori indicazioni sulle attitudini al voto. Innanzitutto, gli ultimi anni sono stati caratterizzati da un susseguirsi e un sovrapporsi di eventi critici, i quali hanno messo a dura prova le capacità di resilienza dell’Unione. La pandemia da Coronavirus, in particolar modo, ha profondamente modulato il modo di vivere della popolazione mondiale e quindi dei giovani europei. Questi ultimi sono stati fra le categorie sociali più colpite dalla crisi sanitaria, ad esempio in termini di sofferenza finanziaria, difficoltà lavorative e salute mentale. L’invasione russa dell’Ucraina, probabilmente la più grande ed immediata crisi europea degli ultimi decenni, continua ad avere importanti effetti collaterali sui giovani cittadini. Questi ultimi sono quindi nuovamente tra i primi a subire le dinamiche inflazionistiche accelerate dalla guerra, endemicamente correlate alla doppia crisi degli alloggi e dell’energia.

Molti giovani elettori hanno quindi continuato a crescere in un contesto caratterizzato da una profonda policrisi. Sotto questo aspetto, si potrebbe pronosticare che molti torneranno al voto nel 2024. Le dinamiche non sono tuttavia da prendere in modo così semplice e diretto. La partecipazione elettorale dei giovani nel 2019 risultò infatti dall’appropriazione della lotta climatica, ma anche dall’esistenza di un partito ecologico europeo che riuscì a canalizzare le istanze ambientali delle giovani generazioni, compensando quindi gli effetti della recente crisi partitica e il disallineamento giovanile nei confronti della politica istituzionale.

Nel contesto odierno, la lotta climatica viene affiancata dal preponderante insorgere di crisi e problematiche nuove, percepite come urgenze immediate dalle classi politiche e sociali europee. In un contesto di moltiplicazione e complessificazione delle crisi, rimane quindi da valutare se le classi giovanili abbiano continuato a fondare la propria motivazione civica e il proprio interesse politico attorno ad uno o più temi sufficientemente salienti da suscitare un interesse per la partecipazione. Le dinamiche del voto dei giovani dipenderanno quindi fortemente dall’esistenza e dalla visibilità mediatica di partiti politici europei e liste elettorali capaci di aggregare le speranze dell’elettorato giovanile nei prossimi cinque anni.

Anticipazioni sulle attitudini elettorali dei giovani durante le prossime elezioni europee

Secondo il rapporto preliminare del progetto EurHope, alcuni temi figurano tra le priorità politiche delle classi giovanili in vista delle prossime elezioni, quali i cambiamenti climatici, l’economia e il lavoro, le migrazioni, la salute pubblica o ancora la politica estera europea. Sono temi che hanno visto l’Europa particolarmente sollecitata e mediatizzata in questi ultimi anni. Si pensi alla risposta efficace che l’UE ha saputo dare nel campo della salute pubblica, sulla ripresa economica post-pandemica, o ancora in merito alla guerra in Ucraina. La percezione dell’efficacia delle politiche europee in questi campi sarà molto probabilmente un fattore della mobilitazione elettorale dei giovani nel 2024.

Diversamente dal 2019, tuttavia, l’insieme dello spettro partitico europeo si trova posizionato  sull’insieme di queste priorità politiche – sebbene secondo modalità diverse. La partecipazione dei giovani dipenderà quindi in gran parte dalla loro capacità a identificare il partito più consono alla propria gerarchia delle priorità politiche percepite. Stando a recenti sondaggi, le prossime elezioni europee sanciranno uno spostamento di seggi ecologisti a favore di gruppi conservatori e nazionalisti. Seppur vero, questa tendenza non implica necessariamente un declino nell’interesse dei giovani a votare. Infatti, la strutturazione di un dibattito tra gruppi pro-europeisti, euroscettici e nazionalisti può in realtà motivare l’interesse elettorale delle fasce giovanili. Se dunque nel 2019 i giovani fecero la scelta di una politica ambiziosamente ambientale, nel 2024 gli stessi elettori avranno da decidere se consentire – o meno – l’emergere di un’Europa risolutamente più forte nel risolvere le crisi odierne. Per concludere, per quanto le dinamiche del voto giovanile possano essere ambigue, le prossime elezioni determineranno certamente quanto i giovani siano legati al futuro dell’Unione europea.

Articolo a cura di Alberto Seclì (Orizzonti Politici) e Matteo Gorgoni (Académie Notre Europe)

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