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DDL SPAZIO: favore a Musk o innovazione necessaria?

Jurij Gagarin, il primo essere umano a volare nello spazio, disse: «Da quassù la Terra è bellissima, senza frontiere né confini.» Era il 12 Aprile 1961, nel pieno della Guerra Fredda quando l’URSS riuscì a superare questo traguardo. Più di 60 anni più tardi, il modo con cui ci si confronta con lo spazio extra-terrestre è radicalmente mutato, tra viaggi spaziali, sfide geopolitiche e interessi privati. 

Alla luce del recente disegno di legge in tema di Spazio, proviamo ad analizzare questo settore in continuo divenire e cerchiamo di capire quale ruolo potrà assumere l’Italia in questo ambito.

New Space Economy e la sua importanza

Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy definisce la Space Economy come “La catena del valore che, partendo dalla ricerca, sviluppo e realizzazione delle infrastrutture spaziali abilitanti arriva fino alla generazione di prodotti e servizi innovativi “abilitati”. L’OCSE ha ulteriormente distinto i segmenti della catena di valore in: upstream, che fa riferimento a ogni fase di progettazione e sviluppo di veicoli spaziali, motori, satelliti e altri componenti necessari per una missione spaziale, downstream, che implica le fasi operative e di utilizzo dei satelliti in orbita, tale segmento può anche includere gli aspetti commerciali dell’economia spaziale. Infine, si annoverano le attività di altri settori economici che derivano o sono basate su trasferimenti di tecnologia spaziale.

In un contesto geopolitico così frammentato, l’industria spaziale assume sempre maggiore importanza. Un ruolo cruciale viene assunto proprio dai satelliti che permettono le comunicazioni in situazioni emergenziali.

Corsa allo spazio: dagli Stati ai privati

Fin dagli anni ’60, nel pieno della Guerra Fredda, si è sempre ritenuto che il settore spaziale fosse appannaggio degli Stati e di agenzie spaziali istituzionali. Proprio in quegli anni vennero fondate la National Aeronautics and Space Administration (NASA)  e l’Agenzia Spaziale Europea (ESA). Tra le motivazioni che diedero il via alla “corsa allo spazio” oltre all’esplorazione dell’ignoto e al progresso scientifico e tecnologico, vi era la volontà di affermare la propria supremazia, in particolare tra Stati Uniti ed URSS, trasformando così lo spazio in un terreno di sfida geopolitica tra superpotenze mondiali.

Il primo oggetto lanciato in orbita attorno alla Terra fu lo Sputnik 1 nel 1957 dall’Unione Sovietica. Sempre nell’ambito del programma sovietico il 12 aprile 1961 il cosmonauta Jurij Gagarin fu il primo essere umano a volare nello spazio esterno, a cui seguirono la prima donna – Valentina Vladimirovna Tereškova – e persino dei viaggi con animali a bordo.

Negli anni seguenti, non tardò ad arrivare la risposta statunitense, in particolare con la celebre missione Apollo 11, che permise il primo sbarco sulla luna da parte dell’astronauta Neil Armstrong. Un punto di svolta fu l’istituzione della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) nel 1998. La ISS divenne il simbolo della cooperazione spaziale globale. Alla sua costruzione, terminata nel 2021, hanno partecipato cinque diverse agenzie spaziali: la statunitense NASA, la russa RKA, l’europea ESA (con tutte le agenzie spaziali correlate), la giapponese JAXA e la canadese CSA-ASC.

Tuttavia, dai primi anni del 2000 tutto ciò è in parte venuto meno, in quanto si sono affacciate alcune imprese private con ingenti investimenti al settore, dando origine alla cosiddetta New Space Economy. Attualmente, le aziende private, guidate da multimiliardari, sono i principali players del settore. SpaceX, BlueOrigins e Virgin Galactic investono, oltre che nella ricerca scientifica e tecnologica, anche nell’espansione di una forma di turismo infraorbitale.

Musk ha dichiarato che la sua azienda raggiungerà Marte entro il 2031. I budget di queste società rimangono ancora contenuti rispetto a quelli investiti delle agenzie spaziali istituzionali, ma si stanno avvicinando sempre di più al livello dei finanziamenti pubblici in questo settore. Ad esempio, SpaceX nel 2024 ha dichiarato ricavi per 13 miliardi di dollari, che equivalgono a poco più della metà dei 24 miliardi di dollari di fondi pubblici richiesti dalla NASA per lo stesso anno, ma il doppio rispetto al budget a disposizione dell’Agenzia Spaziale Europea (7 miliardi). Certamente, innovazioni tecnologiche come la possibilità di avere razzi riutilizzabili, la notevole riduzione dei costi di lancio e l’instaurarsi di partnership tra pubblico e privato hanno favorito la proliferazione di questi nuovi soggetti nel mercato.

DDL Spazio: come si muove l’Italia?

Il 6 marzo la Camera dei deputati ha approvato un disegno di legge del governo che introduce nuove regole riguardantil’economia dello spazio, ribattezzato “ddl Spazio”. Il testo, che ora è in esame al Senato, regola l’accesso degli operatori privati al mercato spaziale: tra questi, ci sono le aziende del settore dell’aerospazio e delle telecomunicazioni, che potranno piazzare i loro satelliti in base a specifiche regole. Durante il suo esame alla Camera non sono mancate critiche da parte dell’opposizione, principalmente rivolte all’articolo 25 del disegno di legge, che prevede la creazione da parte del Ministero delle Imprese e del Made in Italy di una “riserva di capacità trasmissiva nazionale” aperta alla gestione da parte di operatori privati appartenenti all’Unione europea o alla NATO. Nella pratica, questa riserva consiste in una rete di satelliti che potranno essere gestiti da imprese private, per garantire la comunicazione degli apparati dello Stato in caso di emergenza e di assenza di altri mezzi di comunicazione. L’aspetto più contestato è stato il fatto che il Governo abbia previsto l’accesso a tale misura anche ad aziende provenienti da Paesi membri della NATO, e dunque anche a SpaceX, di proprietà di Musk, permettendogli di poter gestire le comunicazioni istituzionali italiane in casi di emergenza. Ciò potrebbe rivelarsi un problema di sicurezza nazionale, vista l’influenza politica di Musk e i suoi rapporti con l’amministrazione degli Stati Uniti. A tal proposito, hanno fatto scalpore le parole dell’imprenditore americano che minacciavano di interrompere il servizio Starlink, appartenente proprio a SpaceX, impiegato nel territorio ucraino durante il conflitto con la Russia.

La spesa per lo spazio

L’Italia vanta una lunga tradizione nelle attività spaziali. È stata la terza nazione dopo URSS e USA ad aver mandato in orbita un satellite, è stata tra i membri fondatori dell’ESA di cui oggi, come evidenziato dall’OECD, è il terzo paese per contributo economico. In occasione del vertice ministeriale dell’ESA a Parigi nel novembre 2022, l’Italia si è impegnata a fornire un contributo di 3,1 miliardi di euro per il periodo 2023-2027. Questo impegno rappresenta un aumento netto degli stanziamenti (+35%) rispetto al vertice ministeriale del 2019. Inoltre, secondo una ricerca Eurispes, l’Italia si colloca come il sesto paese al mondo per investimenti nel settore spaziale in relazione al PIL.

Il budget italiano impiegato nel settore Spazio poteva già contare su circa 1.835 milioni di euro di finanziamenti del piano pluriennale dell’Agenzia Spaziale Italiana e 300 milioni di euro per la quota della partecipazione italiana al programma Artemis con la NASA, rifinanziato nell’ultima legge di bilancio. A questo budget nazionale si aggiungono i 2,3 miliardi del PNRR. Si tratta, quindi, di un totale di 4,6 miliardi di investimento italiano nel settore. È importante ricordare che il Bel Paese è fra i pochissimi a vantare l’intera filiera legata allo Spazio all’interno del proprio territorio nazionale: dai razzi vettori alla costruzione di satelliti, dalla ricezione di dati dallo spazio alla loro elaborazione. Anche se la maggior parte delle imprese coinvolte sono ancora PMI, non mancano le eccezioni, come il caso D-Orbit.

Innovazione o sicurezza nazionale?

Il settore dell’industria spaziale ricopre un ruolo strategico sul piano delle relazioni internazionali, pertanto, è fondamentale che l’innovazione proceda di pari passo con la tutela della sicurezza nazionale.

Le tecnologie realizzate nell’ambito della space industry trovano applicazione in molti ambiti – da quello militare, a quello civile – che potrebbero però anche essere target di attacchi informatici, soprattutto in occasione di sconvolgimenti geopolitici. Nel febbraio 2022, quando è iniziata l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, molti modem satellitari in Ucraina e in Europa sono stati disabilitati da un attacco informatico, spingendo l’operatore globale Viasat a eseguire un “hard reset” per garantire la fornitura di comunicazioni.

Inoltre, esistono diversi punti di vulnerabilità nei sistemi di terra e nelle apparecchiature di rete che sono necessari per controllare i sistemi spaziali. La proliferazione di questa tecnologia rende ancora più importante la collaborazione internazionale in ambito di sicurezza informatica.

Cosa aspettarsi per il futuro?

l’Italia è stata un precursore nel dotarsi di una legge sul territorio spaziale, ma serve collaborazione a livello europeo per garantire una gestione efficace di tale ambito: proprio Mario Draghi ha rivolto un invito ad individuare una strategia e una regolamentazione a livello europeo che eviti fughe in avanti da parte dei singoli Paesi. Ora il DDL passerà nelle mani dei membri del Senato che potrà proporre eventuali modifiche o approvare il provvedimento in toto.

*Immagine di copertina: [Foto di SpaceX-Imagery via Pixabay]

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